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	<title>il giardino dei poeti</title>
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	<description>la poesia è la fioritura del pensiero - il miosotide non fa ombra alla rosa, ciascuno la sua bellezza</description>
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		<title>Ivano Mugnaini</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 03:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Ivano Mugnaini]]></category>

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		<description><![CDATA[  IL SORPASSO DI IVANO MUGNAINI   Di Augusto Benemeglio 1.Strade Sentire “Il sorpasso” come metafora del proprio ineluttabile destino, un po’ come avvenne cinquant’anni fa nel film di Risi, con Gassman e Trintignant, e quasi quasi  nella stessa situazione socio-politica di sciattezza, cialtroneria, perdita di forma etc., che fin da allora lamentava Italo Calvino. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=315&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="alignnone" src="http://www.coreglia.net/premiletterari/mugnaini.jpg" alt="" width="134" height="175" /></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>IL SORPASSO DI IVANO MUGNAINI</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center">Di <strong>Augusto Benemeglio</strong></p>
<p><strong>1.Strade </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sentire <em>“Il sorpasso”</em> come metafora del proprio ineluttabile destino, un po’ come avvenne cinquant’anni fa nel film di Risi, con Gassman e Trintignant, e quasi quasi  nella stessa situazione socio-politica di sciattezza, cialtroneria, perdita di forma etc., che fin da allora lamentava Italo Calvino. Ma con una enorme differenza, allora si iniziava un cammino verso un futuro radioso, da spremere e godere come un frutto maturo,  pur con tutti i limiti di cui sopra, e <strong>con canzonette tipo  </strong><em>Saint Tropez Twist</em> di Peppino di Capri, o <em>Guarda come dondolo</em>  di Edoardo Vianello, che fanno da sfondo al film; <strong> </strong>oggi non c’è più niente davanti a noi, il futuro ce lo siamo già giocato ad un gigantesco video-poker mediatico. Siamo tutti in liquidazione, in via di estinzione per consunzione spirituale ancor prima che materiale. E tutto ciò non poteva non essere registrato da un poeta colto raffinato e sensibilissimo come Ivano Mugnaini, che indaga l’assurdo che c’è nelle scene di vita quotidiana  (<em>Sarebbe tempo di percorrere le strade/ dei perché lasciando a casa le borse/ dei come, cercare una voce, una chiave/ nelle ossa spezzate dei cani o nella carne/ soffice di ghignanti puttane. Sarebbe tempo,/se il tempo non fosse fragile, imperfetto</em>…//ma/  <em>La strada non è la stessa. Lacera, deborda/ la rabbia dei pini, affiorano grida di radici).</em></p>
<p style="text-align:justify;">Mugnaini è uno di Viareggio, che conosce bene l’arte delle maschere e delle magnifiche sfilate dei carri grotteschi sul lungomare, il galoppo dell’onda sulla battigia invernale, coi suoi ossi di seppia, le statue scolpite dal vento e la danza del mare; è uno <em>ancora</em> toscano, e conosce l’arte della Lingua italiana e della Parola, che è  “l’unico strumento che media mondo e sentimento e, allora essa deve essere perfetta”. Se saliamo appena un poco più su siamo in altre terre, in culture diverse  di frontiera (Lunigiana, Garfagnana, ect), fine pianura, pendii scoscesi, colline verdi, radici attaccate a tutti i costi, cave di marmi e lave lavate.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2. Arte</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ma, onestamente, a dirla tutta, io conoscevo solo il Mugnaini saggista, avevo letto un suo articolo sull’arte che mi aveva intrigato per tutta la sequela (splendida) di ossimori. “L’arte, la più vitale delle cose superflue, la più inutile delle cose indispensabili”, arte come ”zucchero salato” dal gusto sapido e a tratti amaro della coscienza del tutto; e poi un po’ di Pavese, Alvaro, Goethe, Adorno, Goethe, e naturalmente Wilde, per finire con un condivisibile assioma: “ l’arte aiuta a vivere, ma non salva, non evita il tonfo, la caduta, la ferita, anche se permette di sognare, di volare”. Insomma le nostre strade s’erano già incrociate, ma è stata  Cristina Bove , la Grande Giardiniera, che mi ha fatto scoprire l’altra faccia, l’altra strada di Mugnaini, quella della poesia, costruita come un movie road, che ha molte simbologie e attualità, che si fa spesso cronaca, pur nella ricerca dell’astrazione. Ad esempio “<em>Strade” </em>mi ricorda, fin quasi nei dettagli, la scena finale di quel magnifico film, quando l’auto, la mitica Lancia Aurelia B24, esce di strada e precipita sulle rocce della scogliera toscana, quasi in un silenzio spettrale. S’avverte solo l’urlo senza tempo del mare,  con quell’onda immensa di risacca che rifrange sugli scogli, &#8211; metà luce di spruzzi d’argento e diamanti, metà ombra e tenebra di morte (…<em>Scruti il guard-rail/ con la coda dell’occhio lasciando solo un esile/ spiraglio al sogno, Il sorpasso, il mare verde/ di Castiglioncello, l’urlo di un’onda fulminea,/ sole, vivo, abbacinante, sulla strada salmastra del tutto, del niente)</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ un film di un simbolismo radicale, una vita da <em>“sorpasso”</em>, un po’ come la poetica del Nostro, che naviga “sull’onda dell’incertezza”, in equilibrio precario, con il mirino della telecamera che inquadra la “forza di suggestione” di un particolare, ascolta la “voce del silenzio” e nella percorrenza di questo “antidestino” che è l’arte, luogo di perfetta libertà,   gioca a <em>“sorpassare se stesso”</em>, il senso del tempo, della propria precarietà,  del proprio naufragio, del proprio fallimento (…“<em>sarebbe tempo di scrivere solo del tempo,/ come un naufrago che si innamora / dell&#8217;acqua che lo strangola e si abbandona”)</em>. Non ha rimpianti, non si specchia alla fonte, né si compiace della propria bravura. Ma dimentica se stesso. E anche questa è un’arte non trascurabile.</p>
<p style="text-align:justify;">3. <strong>Ironia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come ha osservato Fontanella, Mugnaini è uno che si sente “inadeguato”, che sta sempre sul “baratro”, con il “cappio” alla gola, e che tuttavia “non rinuncia al confronto”, e non esita a offrirsi ogni volta in tutto il suo disarmante candore”. Insomma si mette in gioco, non si tira mai indietro. Benché abbia “un’aspirazione alla tregua, egli conserva la coscienza del dramma esistenziale,  e carpire la pace dell’attimo è drammaticamente tutto ciò cui si può aspirare”. Ma il magma del sacrificio non si spegne sotto lacrime non vissute, nell’attesa di un rimorso e di una diminuzione necessaria. Nella sua poesia quasi sempre “disperatamente magica”, e “luminosamente spietata”,  nella sua nuda verticalità espressiva <em>(Non è più concesso, o almeno opportuno, /lasciare spazio al rimpianto. Visi che erano /sogno, brivido che squassava la schiena, /speranza, pazzia)</em><em>,</em><em> </em>c’è una vena d’ironia (un popolo senza ironia sarebbe barbaro, aveva detto Palazzeschi, suo corregionale), che lo salva da quelle tempeste di  memoria a fil di pelle che squassano tutti i poeti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4. Parola </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ma a ben vedere il viareggino  è soprattutto il  poeta dei “ponti interrotti” , i fragili ponti di parole, della sillaba franta, o della frase spezzata, che devono essere ricostruiti  ricuperando  quel senso di  ri-incontro, stupore e  spazio infinito, svelare il mistero che cela i nomi delle cose  perché   <em>“dare, ora, alle parole/il giusto peso, è tutto/ciò che abbiamo”</em><em> …//</em><em>Tocca al poeta sollevare le parole / con le braccia, sentire la pelle / bruciare di sudore ad ogni sillaba / che riga l’asfalto, ogni silenzio / che sfregia la spina.</em><em></em></p>
<p style="text-align:justify;">La parola di oggi è solo bla-bla, violenza dell’aria,  polvere di cipria, stele oltraggiata, pietra disonorata, fredda luce non usata,  piano di pianto, Sms che stravolge e depreda ogni lingua <em> “come se si potesse scarnificare la parola,/ irriderla, violentarla e lasciarla lì, /occhi gelidi, incolume, feroce, ancora serena.</em><em>.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ed ecco, allora,  lungo la strada litoranea la faticata parola degli operai che ridono con la bocca di mattoni e di cemento, gli operai che sanno del tremore degli alberi e i movimenti delle nubi (frecce di sangue, al tramonto), del rumore incessante del martello pneumatico,  del delirio circolare in cui vive l’uomo di strada che cerca la pausa come schiarimento dell’anima, sanno della concavità della memoria, del magma che ci avvolge, della necessità del   “sorpasso”  di se stessi per poter sperare ancora nell’uomo: “<em>Ride, lui che sa, conosce la consistenza/ del bitume”.</em><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;">E tuttavia  Mugnaini non  rinuncia alla sua prigione. Fa costante esercizio di pazienza e di equilibrio quotidiano del proprio scacco di vivere, spezzandosi la schiena mille e mille volte prima di ripresentarsi al pubblico. Tenta il sorpasso della propria disperazione, sospeso al filo delle parole, vede come le cose passano attraverso di lui e lo spazio in cui succedono, uno spazio che è anche il tempo.  E’ lui il primo a sapere che la sua opera è solo un ponte di mediazione, e che il poeta non è un piccolo dio, ma voce di tutti e di nessuno. A lui non interessano le quasi verità e il quasi delirio,  né contano le suggestioni del  ritmo giambico e il fremito  di liquide allitterazioni. Qualsiasi cosa possa aver ispirato la sua voce (ispirazione, inconscio, azzardo, accidente, rivelazione)  essa rimane voce di ciò che è <em>altro, ” magia liberata dalla menzogna di essere verità”.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5. Sorpasso</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Quel che conta veramente è andare <em>“oltre”</em>, è <em>il sorpasso</em>, inseguendo che cosa? Non lo sappiamo, magari una trattoria di Ferrara, che ha lo stesso nome, ed è nel cuore medievale della città, dove Luchino Visconti  girò alcune scene del mitico film “Ossessione” , e dove fanno le <em>“tagliatelle al sorpasso”</em>, le polpette di alici e i maccaroni Montalbano, in una mescolanza siculo-ferrarese;  o un negozio dove fanno scarpe che sono come ali ai piedi, e si chiamano – neanche a dirlo &#8211; “Il sorpasso”, e ci puoi girare il mondo senza fatica;  o, infine, a Piazza Risorgimento, a Roma, dove “Il sorpasso”  è un Caffè, ma anche una filosofia di vita, dove puoi trovare il trapizzino alla Trilussa, una pizza bianca di forma triangolare farcita con i piatti tipici della cucina romana, e naturalmente aperitivi alla Sainte Beuve, cocktails e dintorni gogoliani o caravaggeschi, ma anche la birra bavarese di Augustus Wiezen, a metà tra Goethe e Papa Ratzinger, un doppio malto di frumento e di lievito a fermentazione naturale. Ma forse  non ci troverai il “vermentino”, la farinata e l’ironia spezzina, né la “lei” che avrebbero potuto salvarti o perderti : “<em>Non sarà certo il chiarore di un vermentino/ a salvarmi stasera in questa bettola di lusso/ di La Spezia, anticamera ironica del nulla, risate /e focacce quasi tiepide, e tu, la pelle delle mani,/ gioco pigro dei bracciali, oro puro che suona come ottone”.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Non c’è neppure il salgariano eroe della nostra infanzia, che ci aveva fatto ridere e sognare: “<em>Abbiamo rivisto insieme, tu ed io, /passato a tarda ora, su una rete infima,/ minore, “Sandokan”, lo sceneggiato /a colori di una gioventù ruggente”. </em>Quello che ti (ci) attende è solo un’ombra liquida, l’ora definitiva, un antico desiderio di morte, una pratica da sbrigare con massima celerità, e senza arrecar disturbi e fastidi al traffico cittadino :”<em>È cosa da poco, in fondo, la morte, banale, / veniale o giù di lì, di sicuro scontata”</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6. Amore </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Il sorpasso</em>, il primo road-movie della storia del cinema, da cui prese spunto Dennis Hopper per il suo mitico <em>“Easy Rider”,</em> non è citato a caso dal toscano Mugnaini, che ben conosce il film e  quei posti, che descrive nella lirica  ancora vivi, pregnanti, attuali (“anche la realtà è sogno”). Sono pressoché gli stessi scenari del finale del film, il castel Sonnino sul promontorio, la cala del Leone, le scogliere della Calignaia  e del Sassoscritto, quelle curve scoscese che anch’io ho percorso, negli anni ’70, quando abitavo a Quercianella, e mi recavo ogni mattina a Livorno. E, per astrazione, mi sembrava &#8211; effettivamente &#8211; di andare “oltre” me stesso, dove in qualche luogo mi ritrovavo ad attendere il mio (miracoloso) arrivo. E’ un po’ – forse – quello che accade a Mugnaini, quando se ne va a Castiglioncello, a fare shopping di solitudine, in cerca delle sue oscure verità,  sguardi  di cenere congelata, corpo che si sdoppia e si guarda: un Ivano è prigioniero nelle lamiere dell’auto, l’altro si fa scintilla, onda giaguaro, teschio, cratere, silenzio, sogno,  e vola. Ma poi ritorna in terra, e  non chiede nessuna amnistia, ma  “<em>Almeno allora uno sconto di pena alla pena/ dell’essere, una via di fuga, d’ingresso, d’uscita,/il lusso di un carcere aperto alla speranza/ della redenzione, il crimine antico di ritrovarsi/ colti clamorosamente sul fatto, nel sacco entrambe/ le mani, in piena flagranza di reato, nell’atto doloso,/e recidivo, di essere ancora vivi, ancora umani”. </em></p>
<p style="text-align:justify;">E quelle sue parole nate dalle ombre segrete del  silenzio, flusso luminoso d’energia, sono sculture scolpite dal vento, coscienza protesa all’avvenire,  sono parole d’amore, un monumento pubblico al buio del  Milite Ignoto dell’esistenza, che è dentro ciascuno di noi, quel milite che ha il coraggio di vivere e lottare,<em>“malgrado</em> &#8211; come annota Roland Barthes &#8211; <em>le difficoltà della mia vicenda, malgrado i disagi,/i dubbi, le angosce, malgrado il desiderio di uscirne fuori,/dentro di me non smetto di affermare l’amore come un valore </em> e cerca una guida, un senso, un giusto cammino, un riconoscimento di sé stesso quale innamorato folle della poesia,  “<em>nella certezza che nessun potere, / nessun politicante avvelenatore di sangue / e di sorrisi potrà mai strapparmela”.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Anche se l’Italia dei <strong><em>sistematori di poesia </em></strong>è ignobile &#8211; scrive Alberto Bevilacqua -<em>, forse </em>un giorno qualcuno scoprirà in modo giusto questo tentativo di <em>“Sorpasso”</em> della poetica di Mugnaini.<em> </em>Ma è difficile, ridotti come siamo a fumo pietrificato, in patrie sempre più straniere, in percorsi ineluttabili e sempre più disperati, in strade senza vie d’uscita e senza orizzonti, anche se non ce ne accorgiamo, non lo sappiamo ancora che siamo <em>tutti </em>dei disperati. Ci vogliono i poeti come Mugnaini , che scrivono parole interdette, segni  intrecciati su una pagina di quaderno, che può essere vasta come un letto di mare, ci vogliono questi erratici visionari, cercatori d’oro e di veleni, che portano  alla luce un potenziale mistero, dono, follia e (forse) un attimo di felicità  (<em>È istante in cui la mente / diventa riflesso di sole, sorriso profondo del cuore. /avrai il dono scabro/ di un attimo: l’istante/ in cui ti senti vivo, seppure fragile, / inadeguato all’eterno.</em> Ci vogliono i poeti come lui, che cerca un barlume di autenticità, che  si mette in gioco, rischiando, che fa “<em>Il sorpasso”</em> in curva, e non ha  una Ferrari, né una Honda, forse non sa nemmeno guidare,  ma sfida lo stesso il proprio destino. E lo fa  per amore, nient’altro che per amore.</p>
<p><strong>Roma, 18 maggio 2012</strong></p>
<p>___________________________________________</p>
<p style="padding-left:90px;"><strong> <em><span style="text-decoration:underline;">STRADE</span></em></strong></p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>Strade</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Come se si potesse scarnificare la parola,<br />
irriderla, violentarla e lasciarla lì, occhi<br />
gelidi, incolume, feroce, ancora serena.<br />
Inebriarsene, sfregiarla di carezze di vetro,<br />
senza pagare lo scotto, la ruga che scava<br />
la pelle, lasciandola bella di bellezza ineffabile.<br />
Passarle addosso il peso del corpo e lamiere<br />
squadrate come si fa con l’asfalto, confidando<br />
nella pazienza dell’eterno, l’immutabile.<br />
Ma l’asfalto si squama, si sgretola.<br />
La strada non è la stessa. Lacera, deborda<br />
la rabbia dei pini, affiorano grida di radici.<br />
Passi al mattino nell’abitacolo surriscaldato,<br />
e ride l’operaio del cantiere stradale guardandoti<br />
blaterare tra i denti frasi che si schiantano<br />
sui finestrini. Ride, lui che sa, conosce la consistenza<br />
del bitume, sonda l’amalgama con i piedi,<br />
una danza imparata da bambino, gambe<br />
salde tra i grumi e l’aria, cosparge<br />
cantando la strada al giusto livello, la quantità<br />
ideale. Ride, mentre il cervello si tritura, pasta<br />
farinosa, impalpabile, e prosegui, lento, a un palmo<br />
dalla striscia della mezzeria. Scruti il guard-rail<br />
con la coda dell’occhio lasciando solo un esile<br />
spiraglio al sogno, Il sorpasso, il mare verde<br />
di Castiglioncello, l’urlo di un’onda fulminea,<br />
sole, vivo, abbacinante, sulla strada salmastra<br />
del tutto, del niente.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p style="padding-left:150px;">VLADIMIR: Questo ci ha fatto passare il tempo<br />
ESTRAGON: Ma sarebbe passato in ogni caso<br />
VLADIMIR: Sì, ma non così velocemente<br />
S. Beckett,<em> Aspettando Godot</em></p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>La speranza di settembre</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Ora che sono finiti gli spunti antichi<br />
e le idee adeguate annotate con cura<br />
hanno ridisceso una per una scale di ferro<br />
senza ringhiera, ora che perfino l&#8217;afa<br />
lascia spazio alla coscienza della sera,<br />
sarebbe tempo di scrivere solo del tempo,<br />
come un naufrago che si innamora<br />
dell&#8217;acqua che lo strangola e si abbandona<br />
ad occhi aperti ad un infinito abbraccio.<br />
Sarebbe tempo di percorrere le strade<br />
dei perché lasciando a casa le borse<br />
dei come, cercare una voce, una chiave<br />
nelle ossa spezzate dei cani o nella carne<br />
soffice di ghignanti puttane. Sarebbe tempo,<br />
se il tempo non fosse fragile, imperfetto,<br />
regolato da cronografi tarati male, ancora<br />
soggetti a salti e arresti, orgogli e terrori,<br />
costretti a fare algebra dell&#8217;aritmetica,<br />
sbagliando i più elementari teoremi,<br />
contenti, in fondo, di fallire gli schemi<br />
essenziali, le basi, i calcoli, le proporzioni,<br />
felici, nonostante tutto, di sprecare un&#8217;altra<br />
estate fingendo di studiare, per poi tornare,<br />
assetati, vibranti, al primo giorno di scuola,<br />
immutabilmente, finché sussiste la speranza<br />
di settembre.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>Con sollievo</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Sì, lasciamo che il testo<br />
trovi la sua strada, l&#8217;oggetto, il messaggio.<br />
Niente sarà sprecato, non un gesto,<br />
un sorriso, uno slancio, un pensiero<br />
dedicato a lei che, ferma di fronte<br />
al portone serrato del sogno, ci dava<br />
appuntamenti per il giorno sbagliato,<br />
ridendo, giocando a scardinare il tempo<br />
che giocava a dadi, distratto, muto.<br />
Lasciamo che il verso trovi<br />
per sé e per noi la sua strada, il suo senso.<br />
Tutto, perfino il nulla, ha corpo nella parola,<br />
e la sua assenza di sostanza è pietà,<br />
misericordia nella tortura che ci consuma,<br />
il &#8220;foco che ci affina&#8221;.<br />
Forse, magari nel regno del sonno, quando<br />
sarà pace il silenzio e prato il respiro,<br />
ci sarà detto dove conduce il sentiero<br />
e diverremo noi il cammino, saldo, sicuro,<br />
ignaro di abissi di tornanti. Tutto avrà scopo,<br />
ed ogni interrogativo irrisolto sarà arte<br />
arcana di filosofia astratta e carnale, volto<br />
incrociato lungo un viale straniero, quando<br />
è già quasi sera, e, con sollievo, non si è certi<br />
di distinguere buio e luce, falso e vero.</p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>***</strong></p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>Non è più concesso</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Non è più concesso, o almeno opportuno,<br />
lasciare spazio al rimpianto. Visi che erano<br />
sogno, brivido che squassava la schiena,<br />
speranza, pazzia. E’ bene guardare, ora,<br />
la foglia che cade sul tratto di via<br />
che hai di fronte, prendere il sole che c’è,<br />
amaro o scialbo, non importa.<br />
Adesso c’è il vento che sposta la foglia<br />
sfiorandoti i piedi. E conta soltanto vedere,<br />
con gli occhi spalancati, se l’aria che la muove<br />
è brezza lieve o fiato di treno marcio d’olio<br />
e di distanza. Tonnellate di ferro corrono costanti,<br />
e, nell’attimo in cui ti sembra di cogliere una mano,<br />
uno sguardo dal finestrino, ti distrae il grigio<br />
e il viola, la venatura quasi pulsante della tua foglia,<br />
che appare anch’essa, per un istante, intrisa<br />
della stessa lontananza.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>Quale amnistia?</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Quale amnistia? Per quali peccati mortali?<br />
E’ cosa da poco, in fondo, la morte, banale,<br />
veniale o giù di lì, di sicuro scontata,<br />
garantita come una sentenza, o un elettrodomestico<br />
Philips con controllo illimitato di qualità.<br />
Perché tarda allora l’indulto al vizio comico<br />
del vivere? Qualcuno lo disse “assurdo”,<br />
questo abuso, tale misera esuberanza, ma<br />
fu solo mirabile tautologia.<br />
Almeno allora uno sconto di pena alla pena<br />
dell’essere, una via di fuga, d’ingresso, d’uscita,<br />
il lusso di un carcere aperto alla speranza<br />
della redenzione, il crimine antico di ritrovarsi<br />
colti clamorosamente sul fatto, nel sacco entrambe<br />
le mani, in piena flagranza di reato, nell’atto doloso,<br />
e recidivo, di essere ancora vivi, ancora umani.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p style="padding-left:90px;">Eravamo proprio noi</p>
<p style="padding-left:90px;">Non sarà certo il chiarore di un vermentino<br />
a salvarmi stasera in questa bettola di lusso<br />
di La Spezia, anticamera ironica del nulla, risate<br />
e focacce quasi tiepide, e tu, la pelle delle mani,<br />
gioco pigro dei bracciali, oro puro che suona<br />
come ottone. In questa trattoria, frastuono virtuale<br />
di una stazione buia ormai, siamo fuggiti per gettarci,<br />
lepri cieche, l’uno nelle braccia dell’altra,<br />
entrambi sorridendo, davanti al mirino millimetrato.<br />
Non sarà certo il tuo vinello frizzante dal costo<br />
di diamante sudafricano, né la tua voce liscia, brillante,<br />
accesa di verve fresca di bollicine, a salvarmi dal conto,<br />
dal bilancio, addizione puntuale del dare e dell’avere,<br />
coperto e servizio compreso, la mancia proporzionale,<br />
si vous voulez, al vostro buon cuore.<br />
Non sarà il tuo occhio per nulla azzurro, né il tuo capello<br />
biondo pseudonaturale, e neppure il racconto di fiaba<br />
senza alcun possibile verdiano brindisi trionfale.<br />
Eppure, bevi amore, accosta labbra rosse di vita al vetro<br />
avido! E’ ancora sera, è ancora presto, la cameriera<br />
ha sempre voglia di scherzare, bevi amore, e parlami<br />
di sogni che senza te non so versare né stillare. Bevi,<br />
non importa quanto, non importa come pagheremo.<br />
C’è ancora il buio, spreme mosto denso,<br />
profumato. Domani al mattino risaliremo lenti verso<br />
la stazione, lo sguardo a terra, ebbro quanto basta<br />
per credere che ieri sera quelli seduti a sfiorarsi<br />
gli occhi e le mani sopra il cristallo<br />
lucido e sottile dei bicchieri,<br />
eravamo proprio noi.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p style="padding-left:90px;"><strong>Sandokan</strong></p>
<p style="padding-left:90px;">Abbiamo rivisto insieme, tu ed io,<br />
passato a tarda ora, su una rete infima,<br />
minore, “Sandokan”, lo sceneggiato<br />
a colori di una gioventù ruggente.<br />
Abbiamo provato di nuovo a sognare<br />
album di figurine da riempire<br />
a poco a poco a scuola, durante le lezioni,<br />
lasciando una sola casella vuota, quella<br />
che manca, per fortuna, la Perla di Labuan,<br />
da cercare domani, sperando<br />
di non trovarla mai.<br />
Ora però, neppure gli occhi della Tigre<br />
cerchiati di kajal, sanno più ipnotizzare,<br />
è sbiadito il rosso del sole, l’India domestica,<br />
chiosco abusivo di Cinecittà, sa di zucchero<br />
caramellato andato a male.<br />
Passa adesso, eterna, inesorabile, solo<br />
la réclame. La segue e la incalza una canzone<br />
anni settanta; “la piazzetta del mercato è ancora<br />
là”, sì, ma il sorriso da contratto del cantante<br />
biondo tinto somiglia troppo, ora, a un ghigno;<br />
o forse a un pianto.</p>
<p style="padding-left:90px;">***</p>
<p align="center">  IVANO MUGNAINI</p>
<p align="center">Laureato in Lettere Moderne all&#8217;Università di Pisa.</p>
<p align="center">- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; -</p>
<p align="center">E’ autore di narrativa, romanzi e racconti, poesia e saggistica.</p>
<p style="text-align:justify;">               E’ autore di testi di prosa e poesia e di recensioni per alcune riviste nazionali e straniere: “Nuova Prosa”, “Gradiva”, “La Mosca di Milano”, “Il Grandevetro”, “Italian Poetry Review”,  “L’ Immaginazione” e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet.</p>
<p style="text-align:justify;">           Cura il blog letterario “DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario”, <a href="http://www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com/">www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com</a>, in cui pubblica, con un commento introduttivo, liriche e prose di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo.</p>
<p style="text-align:justify;">       Ha presentato suoi testi, prose e liriche, all’interno di manifestazioni e rassegne artistico-letterarie nazionali tra cui “Versinguerra” e “Bunker Poetico”, brani letterari abbinati ad opere artistiche all’interno della Biennale d’Arte di Venezia.</p>
<p style="text-align:justify;">  E’ autore di racconti premiati o segnalati in concorsi letterari, tra cui:</p>
<p style="text-align:left;"> *  Premio  &#8220;Nuove Lettere&#8221; giuria presied. da A. Bevilacqua  Istit. Italiano di Cultura (NA);</p>
<p style="text-align:left;"> *  &#8220;Parole di carta&#8221; (Roma)   “Fiur’lini”   (L’Aia, Olanda) giuria Associaz. Culturale Forum;</p>
<p style="text-align:left;"> *  &#8220;Eraldo Miscia &#8211; Città di Lanciano&#8221;  giuria Roberto Pazzi, Giuseppe Cassieri, Vincenzo Consolo;  “Premio Loria”.</p>
<p style="text-align:left;">    Il suo racconto lungo dal titolo <em>Desaparecidos</em>  è stato pubblicato da Marsilio, e il racconto <em>Un’alba</em> da Marcos Y Marcos.</p>
<p style="text-align:left;">          Ha pubblicato la raccolta di racconti &#8220;LA CASA GIALLA&#8221;, i romanzi “IL MIELE DEI SERVI” e &#8220;LIMBO MINORE&#8221;  (Piero Manni, Lecce) e il libro di racconti “L’ALGEBRA DELLA VITA” (Greco &amp; Greco, Milano, 2011).</p>
<p style="text-align:justify;">          Dirige, assieme a Mauro Ferrari, la collana “AltreScritture” di Puntoacapo editrice.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align:justify;">         È autore di liriche e raccolte di poesie premiate o segnalate in concorsi  letterari nazionali, tra cui:</p>
<p style="text-align:justify;">Premio &#8220;Eugenio Montale&#8221; (Roma) &#8211; Sez. Inediti Italiani &#8211; giuria Goffredo Petrassi, Maria Luisa Spaziani;</p>
<p style="text-align:justify;">*       “Leopardi” Recanati giuria Centro Studi Leopardiani;</p>
<p style="text-align:justify;"> *       &#8220;Lerici-Pea&#8221; (SP) giuria presied. da Folco Portinari;</p>
<p style="text-align:justify;"> *       &#8220;Fiorino d&#8217;Oro&#8221; (FI) &#8211; Centro Cult. Firenze Europa;</p>
<p style="text-align:justify;"> *       &#8220;Camaiore&#8221; (LU)  -Sez. opere prime          ed altri.</p>
<p style="text-align:justify;">           Ha pubblicato la silloge dal titolo &#8220;CONTROTEMPO&#8221;  e le raccolte “INADEGUATO ALL’ETERNO” Felici editore, Pisa,  2008, e “Il TEMPO SALVATO”, Blu di Prussia , Piacenza, 2010.</p>
<p style="text-align:justify;">                                 &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align:justify;">       Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo:</p>
<p style="text-align:justify;">       Andrea Camilleri, Ferdinando Camon, Vincenzo Consolo, Michele Dell&#8217;Aquila, Luigi Grazioli, Gina Lagorio, Paolo Maurensig, Raffaele Nigro, Elio Pecora, Giorgio Saviane, ed altri.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/ivano-mugnaini/'>Ivano Mugnaini</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/315/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=315&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Marzia Alunni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 03:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Marzia Alunni]]></category>

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		<description><![CDATA[Figlia di Maria Grazia Lenisa, poetessa nota e celebrata, di spiccata personalità e di precise scelte tematiche e contenutistiche, fortemente materica e sensuale, non dev’essere stato semplice imboccare per la figlia la stessa strada della poesia; sul suo capo , oltre alla grande competenza , si stagliava un’ombra da coltivare e di trapassare per potersi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=309&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/05/181760_202290509783083_100000064077694_776704_4642794_n.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-310" title="181760_202290509783083_100000064077694_776704_4642794_n" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/05/181760_202290509783083_100000064077694_776704_4642794_n.jpg?w=238&h=223" alt="" width="238" height="223" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Figlia di Maria Grazia Lenisa, poetessa nota e celebrata, di spiccata personalità e di precise scelte tematiche e contenutistiche, fortemente materica e sensuale, non dev’essere stato semplice imboccare per la figlia la stessa strada della poesia; sul suo capo , oltre alla grande competenza , si stagliava un’ombra da coltivare e di trapassare per potersi permettere una voce propria. Marzia Alunni ha dovuto recidere il cordone che l’ha avvinta alla madre , di cui però non ha mai smesso di promuoverne la conoscenza e la memoria; all’atto compiuto ha messo mano alla sua voce, al suo canto, all’unicità dei suo attraversare la luce e l’ombra, la vita e gli eventi.</p>
<p style="text-align:justify;">La poesia può tutto perché è polisemica, perche non comunica solo con lemmi , ma con silenzi, spazi bianchi, omissioni, discrasie: il messaggio è veicolato da una tale molteplicità di attanti da farsi unico e irripetibile. Ovviamente, se parliamo di poesia.</p>
<p style="text-align:justify;">La Alunni ha pubblicato poco, un libro “ Il Semacosmo” e poesie sparse qua e là in riviste.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi piace affrontare l’analisi di questa voce dal titolo del libro, che mai è ininfluente, anzi, e specie in questo caso, sostengo che è sintesi , punto di partenza, meta e percorso delle poesie. “Semacosmo” è il cosmo , vorrei dire l’universo, che si fa, anzi è, portatore di senso , che ha significati in semi e germogli, in piante e pianti, in silenzi e nel rumore.</p>
<p style="text-align:justify;">Una notte stellata comunica come sa farlo una notte che sia priva di stelle e rannuvolata, ciascuna ha un suo messaggio, ciascuna ha un suo sguardo per coglierla e darne voce.</p>
<p style="text-align:justify;">Scoperto il filo rosso che la poetessa segue non ci stupiamo che il deserto alluda “ad una morte viola”. Ci resta da chiederci che cosa si intenda per morte viola; il colore è una visione interiore in questo caso, che però allude ad una situazione oggettiva: la notte nel deserto non è nera, temibile, ma viola, d’attesa e forse un po’ penitenziale. Per questo , per la sicurezza che infonde, è meglio fissarsi su un cielo stellato.</p>
<p style="text-align:justify;">La fragilità e la pochezza della mente umana ha bisogno di aggrapparsi a fissità, a ciò che pare immutabile, che permane oltre la nostra sosta terrena: astri e galassie, leggi naturali, la fisica, la chimica. la regolazione della materia, vivente e non,… eppure anche questo non basta perché siamo torturati dal dubbio e la nostra stessa fragile natura ci fa dubitare di quanto scoperto e manifesta altri bisogni come  <em>una fame disperata di amore.</em></p>
<p style="text-align:justify;">La poetessa sta dentro una battaglia fra l’infinito ( e il persistere del dubbio) e la finitezza della visione che sa cogliere bagliori e incanti, minutaglie dell’esistere <em>“ Poi sereno fluttuò il polline / per conquistare l’estrema sponda / al passaggio di sciami ronzanti/ su argentei ricami d’aracne”</em></p>
<p style="text-align:justify;">Non possiamo non apprezzare l’estrema precisione di questa descrizione che vorrebbe collocarci in uno stato di sicurezza … e… invece … le parole  confondono e frastornano, meglio proiettarsi oltre la concretezza della visione in regione di un’oltranza che pure esisterà , da qualche parte.</p>
<p style="text-align:justify;">La poesia dell’Alunni mi pare si collochi tutta sulla borderline fra l’essere e l’esistere, la luce che imbeve le estasi , gli austri , l’assoluto dei neutrini e i crepuscoli che pure hanno una loro dolcezza, che celano un sogno , che mascherano una tenerezza: “ <em>srotolano dimensioni attorte/ il raggio di una stella buia.</em>”. L’ultimo verso ha una esuberanza semantica<strong> </strong>colma di<strong>  </strong>una grazia solenne , vibrante eppure in-certa.</p>
<p style="text-align:justify;">La poesia di Marzia non sposa nessun canone , eppure sta tutta nel canone contemporaneo  ( a partire dall’ultimo decennio del Novecento) e ne esalta tutta la ricchezza lessicale, le proprietà di chiamare a sé una massa di dicibile, concreto e in-concreto, cioè meditato, perseguito col lumicino di una ragione che non vuole celarsi ma esplicita, sottintende, provoca. per una poesia matura, paziente e “vera”</p>
<p><strong><em>Narda Fattori</em></strong></p>
<p>Da “IL SEMACOSMO” &#8211; Bastogi, aprile 2002-</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">SAHEL</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Berbera è la notte<br />
ai limiti estremi del Sahel<br />
e il piatto orizzonte allude<br />
ad una morte viola.<br />
Glabre le dune,<br />
s’abbarbicano<br />
invisibili orme di vita<br />
ed orientarsi è dubbio,<br />
meglio restare indefinitamente<br />
davanti al cielo stellato.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">LA RICERCA DEFINITORIA</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Indefinibili distanze<br />
che esaltano<br />
la ciclicità degli astri,<br />
concentrica,<br />
anipotetica grazia.<br />
Così è un bisbigliare,<br />
un gettar ponti,<br />
definizioni che traccino segni<br />
sulla sabbia,<br />
presto scomposta<br />
e si ritrae ogni discorso,<br />
restano<br />
i postulati del dubbio:<br />
dare e ricevere amore,<br />
come ragione,<br />
in una fame<br />
disperata di tutto.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">L’ISPIRAZIONE</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">E’ folle la girandola dei colori,<br />
mille suoni di stelle<br />
giungono<br />
dall’assoluto in grido<br />
e presto sfoglia la rosa.<br />
Potesse essere vento boreale<br />
quest’onda<br />
che trascina via i deserti<br />
artici e i ghiacciai<br />
sommersi,<br />
forse bruciati solo<br />
dall’oro vivo dello sguardo<br />
antico e infido.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Dalla silloge inedita: “Tutto è di là dal Tempo”</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">MIGRAZIONI</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">L’isola dimenticata della luce<br />
che, sola, conoscono i cormorani<br />
sorgeva,<br />
improvviso miraggio di scogliere,<br />
sul crinale del sogno,<br />
un fato di polvere e d’aria.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Poi sereno fluttuò il polline<br />
per conquistare l’estrema sponda<br />
al passaggio di sciami ronzanti<br />
su argentei ricami d’aracne.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Vennero, migrando, per nidificare,<br />
tra le madrepore mille versi<br />
a confondere,<br />
ma l’incanto del volo prevalse,<br />
come un protendersi d’anime<br />
intrepide, librate verso l’Oltre.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">CASCATE DI GELO</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">E’ l’acre vento dei ghiacciai<br />
a chiudere<br />
d’amore ogni ricerca<br />
quando la trasparenza<br />
di cascate immobili<br />
scende e i flutti assistono<br />
ad inenarrabili cadute.<br />
D’intorno è fuga di gabbiani<br />
e pause d’assoluto nella tregua,<br />
i desideri inesplorati restano<br />
e poco, o nulla, va perduto,<br />
attendendo<br />
il corso rarefatto di millenni.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">STRINGHE</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">Ha spazio la vittoria della luce,<br />
estasi di crepuscoli perenni<br />
in attesa della nova nascente.<br />
La doppia falce, che occhieggia<br />
sulle plaghe disperse, sul nulla<br />
è un silenzio nudo per immagini.<br />
E mari, e onde ancora &#8230;sconvolgenti,<br />
nella quiete d’oceani di fuoco,<br />
dal registro forte, impavido,<br />
muove l’attesa sognante.<br />
Al pieno soffio degli atomi<br />
detta l’assoluto storie di neutrini<br />
ad un cosmo ebbro d’astri<br />
e srotola dimensioni attorte<br />
il raggio di una stella buia.</p>
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">
<p style="text-align:left;padding-left:180px;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Marzia Alunni</strong> è nata a Brindisi nel 1962; si è laureata in filosofia all’Università di Perugia nel 1988 con una tesi su Aelredo di Rievaux, destando la curiosità del Prof. Cornelio Fabro.   Fin dall’adolescenza è stata iniziata all’amore per la poesia da sua madre, Maria Grazia Lenisa.   Successivamente ha pubblicato su riviste quali, ad esempio, <em>Prometeo</em>, <em>Arte Stampa</em>, sul <em>Notiziario</em> della Bastogi e su <em>Punto d’incontro, I Fiori del male, Vernice </em>e<em> Arenaria</em>.   Ha scritto un libro di poesie nel 2002, intitolato <strong><em>Il Semacosmo</em>,</strong> con la prefazione di Giorgio Barberi Squarotti e l’introduzione di Davide Puccini.  Ha un nuovo libro inedito dal quale sono stati pubblicati alcuni testi su blog,  riviste e social network.</p>
<p style="text-align:justify;">Si é interessata di vari autori storicizzati per recensioni e studi, menzioniamo i lavori sui saggi di Eraldo Garello, sulle poesie di Corrado Calabrò ed intorno agli aforismi di Domenico Cara. Insegna, già da alcuni anni, italiano nella scuole medie e superiori della città in cui risiede: Terni. Dopo la morte della madre ne diffonde le opere e ne cura la memoria con varie iniziative di critica e poesia.  E’ curatrice del blog di letteratura e culturale  <a href="http://marzialunni.blogspot.com/">http://marzialunni.blogspot.com/</a> , suoi testi sono apparsi in altri siti, in particolare sui blog LPELS e P<em>oetarum Silva</em>. E’ tra i collaboratori del sito <a href="http://www.literary.it/">www.literary.it</a> con le sue recensioni.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/marzia-alunni/'>Marzia Alunni</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/309/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=309&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Pietro Pancamo</title>
		<link>http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/05/15/pietro-pancamo/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 04:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Pancamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://giardinodeipoeti.wordpress.com/?p=251</guid>
		<description><![CDATA[Tra queste poesie vorrei partire da quella intitolata &#8220;Morte antologica permanente&#8221; per passare alle altre come se fossero pianeti tutt&#8217;intorno ad un nucleo centrale o sole. Chi di noi non ha osservato, con occhio apparentemente arido e senza speranze, la caduta dei propri sogni migliori? Qualunque sia il motivo, tocca a tutti gli esseri umani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=251&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/pietro-pancamo-foto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-252" title="Pietro Pancamo (foto)" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/pietro-pancamo-foto.jpg?w=190&h=238" alt="" width="190" height="238" /></a></p>
<p>Tra queste poesie vorrei partire da quella intitolata &#8220;Morte antologica permanente&#8221; per passare alle altre come se fossero pianeti tutt&#8217;intorno ad un nucleo centrale o sole.</p>
<p>Chi di noi non ha osservato, con occhio apparentemente arido e senza speranze, la caduta dei propri sogni migliori?</p>
<p>Qualunque sia il motivo, tocca a tutti gli esseri umani tranne a quelli che muoiono precocemente, senza avere maturato il pensiero.</p>
<p>La poesia moderna, che tanto proclama e difende la propria libertà, ha dei canoni ben precisi, che comunque io non vedo come limiti, ma binari perché il treno della parola possa correre: esige una semplicità addensata sintetica, talora anche scarnificata, ma mai semplicistica, che nella poesia di Pietro Pancamo esiste in pienezza. Deve sembrare che il testo sia un pensiero naturale lì gettato senza travaglio, non in una singola poesia, ma in tutta la poesia dell&#8217;autore. Insomma la &#8220;scuola&#8221; poetica moderna deve essere come d&#8217;aria nell&#8217;aria, e qui ci siamo. Poesie d&#8217;aria, pensieri divenuti parola, sentimento non sentimentale, eliminazione dei luoghi comuni e, soprattutto, originalità anch&#8217;essa naturale, mai forzata.</p>
<p>Il tormento umano assume parole forti che, dal particolare, come sempre avviene nella buona poesia, assurgono all&#8217;universale storico&#8221; E adesso è soltanto / stanchezza rabbiosa / resistere ogni giorno / al ripetersi ingombrante del respiro / e della luce&#8221;.</p>
<p>Lo stesso concetto è ripetuto in Frammento, ma con un tocco di speranza in più: &#8220;amore e incertezza, incertezza e amore&#8221;.</p>
<p>Anche in Confronto (fra lui e gli altri ) c&#8217;è un quadro fosco: le tigri che si spulciano gli occhi, egli che si inerpica fra le pietre e sembra un fantasma nero. Però la cosa cambia in Rebound, dove il poeta vorrebbe baciare una &#8220;sventola, con la timidezza del tramonto&#8221;: qui predominano le ragioni della vita, c&#8217;è anche entusiasmo, ironia e persiste quella semplicità espressiva pregnante che lo contraddistingue. Non bisogna stupirsi che i poeti cambino opinioni e stati d&#8217;animo, non è forse questa la vita? Nessuno si sveglia tutte le mattine in preda al pessimismo cosmico e osservando i propri sogni &#8220;imbalsamati&#8221;, può darsi che invece gli venga in mente la &#8220;sventola&#8221; e la voglia di baciarla, umanissima anch&#8217;essa.</p>
<p>E la filosofia dei poeti non è uguale a quella dei veri e propri filosofi, è piuttosto un ondeggiamento filosofico del pensiero espresso in versi. Come nella sua &#8220;Filosofia&#8221;, che esprime molto bene quanto per il poeta la parola sia aguzza e &#8220;Le mani s&#8217;infrangono / contro un gesto incompiuto&#8221; perché &#8220;Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio / che smette, ogni tanto, / di pronunciare il vuoto&#8221;.</p>
<p>Ecco le poesie: intercalari del silenzio.</p>
<p>Sprazzi, frammenti, scintille, gocce. Battiti fotografati in un tentativo di eternità. A ricordo del nostro passaggio su questa terra dura e bella.</p>
<p>Il cielo non è raggiungibile, per quanto viviamo immersi nel cielo: &#8220;Se tento / di raggiungere il cielo / la distanza rimane invariata. /m&#8217;avvicino / soltanto alle nubi&#8221; ( Aeroplano ).</p>
<p><a href="http://domenicaluise.splinder.com/">Domenica Luise</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Aeroplano</p>
<p></span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Se tento</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">di raggiungere il cielo</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">la distanza rimane invariata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">M’avvicino</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">soltanto alle nubi</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p class="MsoNormal"><a name="_Toc519675759"></a><strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Filosofia</p>
<p></span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">che smette, ogni tanto,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">di pronunciare il vuoto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Allora qualche indizio di materia</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">deforma l’aria, </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">descrivendo le pause del nulla</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">prima che il silenzio</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">si richiuda.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">(Le mani s’infrangono</span></p>
<p><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">contro un gesto incompiuto)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
</span><strong>Morte antologica permanente</p>
<p></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Siccome la vita</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">ci rovina la vita</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">(sempre!),</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">a giugno ho visitato</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">(un po’ turista, un po’ becchino</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">e un po’ parente sconsolato)</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">l’interessante morte</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">antologica permanente</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">delle mie speranze</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">migliori:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">quanti sogni falliti</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">imbalsamati in bella mostra!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Li guardavo e piangevo</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">desolato nero,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">dannandomi frenetico</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">la salute.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">E adesso è soltanto</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">stanchezza rabbiosa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">resistere ogni giorno</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">al ripetersi ingombrante del respiro</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">                      e della luce.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';color:#ffffff;"> .</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Frammento</span></strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">A tratti nel buio</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">la filigrana di stelle</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">configura</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">la mia rabbia pensosa:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">amore o incertezza, incertezza e amore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Rebound</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Mi son beccato</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">l’amore rebound</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">del post-incontro;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">e adesso</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">vorrei baciarti, sventola,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">con la timidezza del tramonto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Confronto</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"><br />
S’alza al mattino</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">un fumo di tigri</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">dalle iridi aperte,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">in campagna;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">un’espressione grinzosa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">rimbocca la faccia</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">dei contadini.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">E mentre il fiume</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">s’accalca ai loro piedi,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">si spulciano gli occhi</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">scrupolosamente</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">trovandovi affogate</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">zampette di ragno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Io invece,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">montanaro del cuore che batte,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">m’inerpico per un letto castano</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">di mie pietruzze in salita.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">Poi, di sera,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">– tornando a zonzo verso casa –</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">sembro un fantasma nero che,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">appuntito come un ago,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:'Arial', 'sans-serif';">viaggi sui trampoli del buio.</p>
<p></span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:3cm;text-align:justify;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:'Bookman Old Style', 'serif';">Componimento di Pietro Pancamo tratto dalla silloge «Manto di vita» (LietoColle, Faloppio, 2005), della quale – a questo indirizzo internet: <a href="http://www.lietocolle.info/it/g_lucini_su_pancamo.html">www.lietocolle.info/it/g_lucini_su_pancamo.html</a> – è possibile consultare una recensione a firma del critico Gianmario Lucini.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Pietro Pancamo</strong> (1972) coordina il portale «<a href="http://www.labileabile-traccia.com/rivista_000000.htm">L(’)abile traccia</a>» (citato in un volume della Zanichelli); oltre che redattore del blog collettivo <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/">«Viadellebelledonne»</a>, fra i più seguiti in Italia, è direttore editoriale e conduttore di «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», podcast culturale in onda ogni giovedì sull’emittente digitale di Milano “Pulsante Radio Web”.</p>
<p style="text-align:justify;">È autore di «Manto di vita» (LietoColle, Faloppio, 2005), una silloge di versi che ha suscitato l’interesse di Giancarlo Pontiggia. Compare nelle antologie «Poetando. L’uomo della notte» (Aliberti editore, Roma-Reggio Emilia, 2009) e «Mentre un’altra pagina si volta» (Giulio Perrone Editore, Roma, 2010) curate rispettivamente da Maurizio Costanzo e Walter Mauro.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 2012, la Rete Uno della radio nazionale della Svizzera italiana gli ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».</p>
<p style="text-align:justify;">È da poco disponibile on-line il suo primo e-book di racconti: «Sia fatta la tua comicità. Paradise strips» (Cletus Production, Roma, 2012).</p>
<p style="text-align:justify;">Fra le riviste da cui è stato recensito – o su cui ha pubblicato (talora in inglese) poesie, articoli o racconti – figurano «La poesia e lo spirito», «Tuttolibri» (inserto de «La Stampa»), «Poesia» (Crocetti Editore), «Poesia» (blog del canale televisivo Rai News), «Scriptamanent» (Rubbettino Editore), «Poeti e poetastri» (portale gestito dall’Agenzia letteraria “Perroni &amp; Morli Studio”), «Gradiva», «Atelier», «La Mosca di Milano», «Stilos», «El Ghibli», «Corpo12», «Lettera.com», «Subway Letteratura», «Sagarana», «IF. Insolito &amp; Fantastico», «Il Paradiso degli Orchi», «BooksBrothers», «TerraNullius», «Oubliette Magazine», «Progetto Babele», «Tangram», «InFonòpoli», «Books and other sorrows», «Filling Station» (quadrimestrale canadese) e «Snow Monkey» (periodico statunitense).</p>
<p style="text-align:justify;">Recensioni a sua firma sono uscite sia nel sito della rivista «L’Indice dei libri del mese», che in quello dell’edizione fiorentina del «Corriere della Sera».</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/pietro-pancamo/'>Pietro Pancamo</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/251/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=251&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Fabrizio Centofanti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 01:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>

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		<description><![CDATA[. Questo autore mi è parso talmente ricco che ho preferito analizzare le poesie proposte ad una ad una nella speranza di aiutare più efficacemente la lettura altrui. In questo modo sarò più lunga, ma più chiara e, dato il genere di poesia, ciò mi sembra necessario. In Terre emerse vedo una fusione di sogno-realtà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=279&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/05/fabrizio-centofanti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-283" title="fabrizio centofanti" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/05/fabrizio-centofanti.jpg?w=300&h=272" alt="" width="300" height="272" /></a><br />
<span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Questo autore mi è parso talmente ricco che ho preferito analizzare le poesie proposte ad una ad una nella speranza di aiutare più efficacemente la lettura altrui. In questo modo sarò più lunga, ma più chiara e, dato il genere di poesia, ciò mi sembra necessario.<br />
In <em>Terre emerse</em> vedo una fusione di sogno-realtà e di luce-tenebre come se il sogno potesse ispirare barlumi più reali del reale: &#8220;<em>sognare è sapere</em>&#8221; e la luce dà forma alle tenebre e viceversa perché la fiamma del lume è comunque contenuta nel petrolio oscuro. Il titolo è emblematico: al di sotto di sogno-realtà e luce-tenebre c&#8217;è l&#8217;abisso dell&#8217;iceberg interiore ignoto a noi stessi, ciò che emerge è un chiaroscuro che appare, incide e sparisce: ultima parola della poesia è &#8220;invano&#8221; il che mi pare doloroso e fortemente corrispondente al titolo: terre emerse invano.</p>
<p>In <em>Altrove</em> continua l&#8217;approfondimento come un martello pneumatico nell&#8217;anima: il canto infinito dell&#8217;oltre è triste da scrutare. Seguono paragoni concreti e duri: oltre quei vetri che ho proprio sotto l&#8217;occhio, oltre il cielo, che sicuramente svanisce con la sua innocenza da prima Comunione toccata appena da bambini, oltre i nostri ed altrui denti canini molli come la calce, oltre le illusioni e le note più elevate che osammo improvvisare (<em>il discanto</em>), oltre il nostro quotidiano che ci ferisce a morte, oltre e altrove, tutto finisce nel &#8220;<em>dolore del ventre</em>“ dove anche le risa sono gemiti.</p>
<p>In <em>Etàire</em> continua il contrasto tra il desiderio della felicità umanissimo e il più assoluto nulla che ci attende su questa amara terra così bella, talora, a vedersi e così grondante dai tempi del Golgota, quando un uomo innocente ci elevò con sè.<br />
Il poeta parla sommessamente a se stesso, egli davvero potrebbe volare, non è così pesante e la voce dei propri aneliti sembrava delicata. Si è mutato in uccello fuggitivo per liberarsi dal Dio dei passi inutili, che è quello dei formalismi, convenienze, crudeltà, compromessi, ingiustizie ed utilitarismi. Perché dovunque ci sia disamore manca qualsiasi Dio vero. Così l&#8217;anima uccello ferito vola proprio in quella ferita, che zampilla e la spina diventa fiore come (strano paragone di ermetismo apparente) quando non è permessa la felicità. L&#8217;occhio del triangolo, nella grafica cattolica, rappresenta Dio che tutto vede e non consente la felicità nel dolore e miseria comuni. O felici tutti o nessuno, allora, davanti a Dio, nessuno. È la condizione terrena.</p>
<p>L&#8217;apparente confusione di <em>nomen omen</em> ammanta i segreti del dolore-amore umani e li universalizza a tutta la storia del passato, presente e anche futuro. C&#8217;è il bisogno di un tepore accanto, il contatto dell&#8217;anima, il che soltanto potrebbe placare la creatura umana almeno per un po&#8217;.<br />
E quante volte il mattino, andando a scuola al lavoro col treno ho guardato fuori dal finestrino e i pensieri, il poco riposo, la tristezza, ma anche la fame di felicità erano simili ai pensieri che Fabrizio Centofanti, così fluidamente, ci dice nella sua <em>Qui</em>, dove il qui si moltiplica per tutti i viaggi della giornata dentro e fuori dal treno.</p>
<p>E passo a <em>Non importa</em>: l&#8217;autore è andato a prendere in ospedale Pietro, l&#8217;idraulico rumeno. Un gesto di amore concreto a cui corrisponde quel grido di gioia: don Fabrizio!<br />
E si guardano anima nell&#8217;anima, il confortante e il confortato.<br />
Ma anche il confortante, in questa presa di coscienza di fronte allo sfacelo della cruda realtà, avrebbe bisogno di una mano materna che, compassionevolmente, lo lenisse: &#8220;<em>Il Natale  ha la faccia dei poveri, si nasconde agli scribi / e ai sacerdoti occupati nei riti solenni di una falsa religione / per conto mio / non credo più all&#8217;inferno e al paradiso /.</em><br />
Vero che il Natale abbia la faccia dei poveri e si nasconda al formalismo religioso, ma non è affatto vero che l&#8217;autore non creda più all&#8217;inferno e al paradiso, semplicemente sono caduti le fiamme, i diavoli coi tridenti e gli angioletti dalle ali di piume, che non sono mai serviti a niente, pure metafore di stati d&#8217;animo. E qui l&#8217;abbandonato non abbandona il Cristo sofferente incarnato nell&#8217;idraulico rumeno sicché l&#8217;inferno si trasforma nel paradiso di quello sguardo vicendevole.<br />
Gli ultimi due versi sono quanto continuamente provano i poeti: <em>&#8220;Vago di giorno in giorno/ in una vita che non cessa di sorprendermi&#8221;.</em><br />
Vero anche questo: senza gli appigli che ci avevano rassicurati, ormai davvero insieme ai più poveri, vaghiamo sorpresi di resistere, guardiamo il peccato più orribile eppure siamo ancora capaci di ammirare la natura e poetare.</p>
<p>Che altra bella poesia è <em>Otto marzo</em>, così irruente, sincera, piena. Come sarebbe se uomini e donne, nella stima vicendevole, potessimo creare un mondo intero invece di due metà traballanti malamente accostate? Il dramma dei due pianeti maschio-femmina e uomo-donna (corpo e anima) credo che non si possa risolvere su questa terra, purtroppo. Ogni donna è madre, anche colei che non ha figli della propria carne, ma anche l&#8217;uomo è madre appena accoglie l&#8217;altro e si occupa di lui, solo che tutti abbiamo bisogno di una vicendevolezza madre-figlio conformemente al modello trinitario, dove lo Spirito Santo è la reciprocità dell&#8217;amore tra Padre e Figlio. Non è un discorso difficile, è la sola semplicità dell&#8217;amore appagante. Allora, certo, nell&#8217;armadio buono ci sarebbero<em> &#8220;i colori infiniti / e trasgressivi dell&#8217;allegria improvvisamente /esplosa &#8220;</em>, sono, questi colori della vita, talmente ardenti da essere definiti trasgressivi, in realtà gli unici colori autentici e giusti, che ci fanno saltare di gioia.</p>
<p>La poesia <em>Grazie</em> mi commuove, ma devo dire che tutte le poesie di questa scelta mi hanno commossa e vi ho percepito dentro, in un lampo, un nocciolo di dolore, amore e speranza malgrado tutto, che sono universali: il picco dell&#8217;umano travaglio dal quale sprizza poesia vera.<br />
Grazie per la mia vita, per com&#8217;è stata, con i suoi amori e amicizie &#8220;<em>mai compiuti</em>&#8220;. È vero, &#8220;<em>gli anni non si hanno, semmai sollevano o pesano</em>&#8221; e l&#8217;autore è commosso essendosi gli amici &#8220;<em>prodigati perché non soccombessi</em>&#8220;. Il mondo &#8220;<em>lo illude e lo delude ancora</em>&#8220;, dico io, perché la vita suscita sempre una speranza inaspettata anche nella palude generale e nella più amara presa di coscienza. Il risultato è quello di &#8220;<em>piangere come un bambino disperato, felice di sentirmi vivo</em>&#8220;.</p>
<p>In <em>Sfratto (tsunami giapponese)</em> la domanda del sacerdote è la stessa degli atei e di qualunque essere umano che guarda l&#8217;orrore e si chiede perché:<em> &#8220;Se ti vedesse Dio, cosa direbbe&#8230;o terra o faglia o crosta&#8221;</em>.<br />
È il silenzio di Dio davanti alla tragedia umana, la storia degli egiziani travolti dal mar Rosso che si richiude appena dopo il passaggio del popolo eletto, le vittime dei lager nazisti e delle foibe, le donne col viso bruciato dall&#8217;acido perché hanno osato parlare con un altro uomo e quelle trucidate dallo stesso padre e dai fratelli perché volevano andare a volto scoperto o si erano innamorate del compagno occidentale, è tutta la sofferenza umana, comunque sia, anche senza arrivare a questi estremi, con Cristo crocifisso centrale che ci compendia in sangue ed acqua. E per ognuno di noi, come per lui, la resurrezione pare così assurda.<br />
Ma i poeti, in tutto questo, osano una speranza anche senza appigli.</p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#0000ff;"><a href="http://domenicaluise.splinder.com/"><span style="color:#0000ff;"><strong>Domenica Luise</strong></span></a></span></p>
<p style="text-align:center;">________________________________</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Terre emerse</strong></p>
<p>sognare è sapere, dicevi, per questo<br />
dormire è cambiare, vedere fanali improvvisi,<br />
su strade d&#8217;azzurro. il palazzo ha un giardino<br />
di pietra, cancelli melodici chiudono<br />
ritmicamente la via.<br />
sapere, trovare il guardiano che grida<br />
da porte di ghiaccio.<br />
è solo la luce, pensavi, che fende,<br />
che scricchiola piano, la tenebra<br />
il tutto che illumina,<br />
invano.<br />
<span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Altrove</strong></p>
<p>è triste volere dirimere &#8211; di cedola in cedola<br />
il canto infinito dell&#8217;oltre<br />
dell&#8217;oltre quei vetri, se il cielo svanisce<br />
se è un fatto di luci, soltanto,<br />
di denti canini,<br />
umidi, come la calce. un ottone<br />
risuona di un inno in oscura rivolta.<br />
e ormai si rinnova<br />
il vuoto, il salvato<br />
un orlo d&#8217;ignota bottiglia, tarlato.<br />
se gira soltanto<br />
è un&#8217;ombra che fredda contagia<br />
l&#8217;amato discanto.<br />
tutto finisce: la scusa<br />
di ciò che respira<br />
è il dolore del ventre, le risa, l&#8217;altrove.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Etàire</strong></p>
<p>non sei così pesante da volare:<br />
sembrava delicata la tua voce<br />
che si cambiò in uccello per sottrarsi<br />
al Dio dei passi inutili.<br />
la fuga ti tentava, alla radice azzurra<br />
si scava la fede del compagno<br />
spina che diventa fiore<br />
come l&#8217;occhio del triangolo<br />
quando la perfezione dell&#8217;essere felici<br />
è il più assoluto nulla.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Nomen omen</strong></p>
<p>facile dire l’oltre nominare<br />
sentire gocce contro la tua pelle<br />
e dichiarare: è pioggia<br />
oppure fare finta di partire<br />
e dire: è fuga<br />
che non esista un ultimo ricordo<br />
e che la terra autonoma decida<br />
il nome e il fatto e il fato di quell’acqua<br />
e il rovinare sordo delle scarpe<br />
lo stesso schianto turgido del bacio<br />
che nella sera nutre il destinato<br />
nome l’esoso nume del rapporto<br />
il tuo calore il corpo che si placa<br />
l’acqua e la pioggia l’umida incavata<br />
risuona appena l’unico barlume</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Qui</strong></p>
<p>come il mattino vuole dentro il viaggio<br />
del treno vuoto<br />
senza macchinista<br />
che corre &#8211; sembra &#8211; verso una città<br />
deserta come l&#8217;io che mi rintraccio<br />
(in ogni sogno) come un controllore:<br />
mi sento solo quando guardo fuori<br />
questa campagna all&#8217;alba<br />
nel vagone<br />
c&#8217;è solo un gatto fulvo che passeggia<br />
- è appena un simbolo<br />
è già nel vicolo -<br />
mi chiedo ancora quando torneremo<br />
con il vestito buono ed il volume<br />
di quelle stanche stanze di poesia<br />
o forse basta l&#8217;ombra del binario<br />
la piega azzurra fuori dello spazio<br />
l&#8217;unico punto immobile<br />
in questa corsa buia dell&#8217;abitudine.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Non importa</strong></p>
<p>Non importa che il respiro si spezzi ogni momento<br />
nel tempo in cui la regola è morire,<br />
dare fino alla nausea, alla vertigine,<br />
non aspettarsi nulla, oltre il rintocco<br />
di campane appena riparate.<br />
Il regno è all’orizzonte della notte<br />
con la faccia di Pietro, l’idraulico rumeno cui nessuno<br />
affida più il lavoro, dopo l’incidente. In cambio<br />
fu clemente l’auto da cui è stato investito l’altra sera:<br />
dimesso poco dopo, all’ospedale.<br />
Don Fabrizio! – ha gridato, incrociando i miei occhi appollaiati<br />
sui suoi, nel ventre bianco del pronto soccorso cittadino.<br />
Il Natale ha la faccia dei poveri, si nasconde agli scribi<br />
e ai sacerdoti occupati nei riti solenni di una falsa religione.<br />
per conto mio<br />
non credo più all’inferno e al paradiso:<br />
vago di giorno in giorno<br />
in una vita che non cessa di sorprendermi.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Otto marzo</strong></p>
<p>Come sarebbe il mondo se l’altra metà fosse davvero<br />
l’altra metà, se il dare e il violare<br />
e l’aggredire diventassero<br />
accogliere, ricevere la vita, tramandare<br />
il codice di un gesto ormai perduto<br />
che chiamavamo ascolto, e in quel momento<br />
ogni parola e pensiero e movimento<br />
fossero d’altra pasta, d’altro stile,<br />
non satiresco, non profittatore o maniacale,<br />
ma attento, rispettoso<br />
dell’altro, vorrei dire materno, se la madre non fosse<br />
solo un alibi, un altro strumento<br />
del potere maschio, sdoganamento<br />
dell’ennesima poltrona di comando.<br />
Come sarebbe il mondo se nell’armadio buono<br />
non ci fossero solo<br />
la giacca e la cravatta, ma i colori infiniti<br />
e trasgressivi dell’allegria improvvisamente<br />
esplosa, della cosa una volta per tutte<br />
ritrovata insieme con il resto, non cercata<br />
come oggetto di valore effimero e umiliato,<br />
rivolta del contesto,<br />
ribellione dell’esserci davvero, del trasformare<br />
il mondo e farne qualcosa in più della metà,<br />
farne l’intero.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Grazie</strong></p>
<p>In un punto del tempo e dello spazio<br />
nacqui, non sapendo che cosa mi aspettava,<br />
cosa fosse la vita con gli agguati,<br />
i tradimenti, gli amori mai compiuti, le mille<br />
incertezze che sboccarono<br />
nello schiaffo, nel bacio, nel sorriso,<br />
l’illusione assurda della parola data,<br />
il vomito, la febbre, la solitudine appesa<br />
all’attaccapanni dei ricordi, e tu mi chiedi<br />
quanti anni hai,<br />
senza sapere che gli anni non si hanno,<br />
semmai sollevano o pesano: ecco – posso dirlo? -<br />
mi commuove questa notte, se penso a coloro<br />
per i quali sono qui, che si sono prodigati<br />
perché non soccombessi<br />
al dolore o alla fatica, m’inseguirono<br />
nei momenti peggiori, vincendo il timore di essere respinti,<br />
e quelli che invece in mille modi<br />
hanno tentato di ferirmi, perché qualcuno deve pur pagare<br />
il vuoto, la mancanza, l’assenza di bene,<br />
il mondo è una bilancia da pareggiare sempre,<br />
e per ogni successo è normale che cadano tre lacrime<br />
o dieci, a seconda della stella, di quello che chiamano destino,<br />
che io ringrazio, perché in un punto del tempo<br />
e dello spazio rinasco ogni giorno come allora,<br />
aprendo, incosciente come allora, l’utero del mondo<br />
che ancora non comprendo,<br />
che – ci crederai? – mi illude<br />
e mi delude ancora, mi fa male, nonostante<br />
cerchi di schivare il colpo successivo, ma – ora<br />
voglio dirlo – mi sento felice di non riuscire<br />
a proteggermi abbastanza, di essere qui<br />
a soffrire come allora, di piangere come un bambino<br />
disperato, felice di sentirmi vivo, di nascere<br />
di nuovo, in questa notte ancora, in questa stanza.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Sfratto (tsunami giapponese)</strong></p>
<p>Perché l’acqua deve stare al suo posto, non uscire di senno,<br />
altrimenti impazziscono le barche, si sfidano a duello, e il fuoco divora<br />
il legno delle mense, il coccio dei tetti, il verde dei giardini<br />
noncuranti, la piattaforma gravida di scafi<br />
sputati sulla riva, colonne di fumo che protestano, gridano,<br />
se la logica del mondo fa la faccia irata,<br />
se ti vedesse Dio, cosa direbbe<br />
dell’intemperanza,<br />
della mancanza di controllo, o terra o faglia o crosta,<br />
esubero, eccesso d’energia, cosa direbbe Dio, se ti vedesse<br />
discinta, spettinata, o lugubre festa pagana,<br />
travi, sacchi, cassettoni, ali d’aereo e fango e fango,<br />
il fuoco attacca la città, la mente dell’uomo, cosa direbbe<br />
Dio di questo tuo avanzare irrispettoso, prepotente,<br />
certo, incosciente, ci mancherebbe che lo facessi apposta,<br />
per odio della gente, o insofferenza, o natura, o crosta,<br />
o sangue del mio sangue, figlio, nelle doglie del parto,<br />
cosa direbbe Dio di questa nuvola di fuoco che si alza<br />
verso il cielo, del sole che pare schermirsi &#8211; io non c’entro<br />
con questo -, cosa direbbe l’uomo, mia madre, tuo padre,<br />
figlio, adorato giglio, perché sei uscita di senno,<br />
non sei stata al posto che ti spetta, amore di papà,<br />
densa di schiuma, perché sei una massa grigia e bianca<br />
come la mente, cosa direbbe chi t’ha voluto né ha potuto farti<br />
meglio di com’eri, o natura, o crosta, o energia bambina,<br />
come perdonarti la mancanza di tatto, d’attenzione,<br />
cosa direbbe questo fottuto uomo, della pagana violazione, dello sfratto,<br />
della faccia assassina che uccide, senza sosta.</p>
<p><strong>(Poesie tratte da “Nomen omen”)</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em> </em>______________________</p>
<p><strong>Fabrizio Centofanti</strong><br />
E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino.<br />
Il suo primo racconto, <em>Arrivano i fantasmi</em>, fu pubblicato su l’ “Umanità” il 18 agosto 1972, quando aveva quattordici anni; ne seguirono altri su diversi quotidiani e riviste.<br />
Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università <em>La Sapienza</em> di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo <em>Leopardi e noi. La vertigine cosmica</em>. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia.<br />
Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario.<br />
E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2006; opera soprattutto nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una L<em>ectio divina</em> settimanale, nella sua prefettura e oltre, su invito di parroci e teologi, laici e non.<br />
Ha pubblicato:<br />
- un volume su Calvino (<a href="http://www.tesionline.com/__PDF/11008/11008b.pdf"><em>Italo Calvino. Una trascendenza mancata</em></a>. Istituto Propaganda Libraria, 1993. Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) Ne ha parlato anche su <em>Rai Radio 1</em>.<br />
- uno su Rebora (<em><a href="http://books.google.it/books?id=NrxEaNq0oNYC&amp;pg=PA237&amp;lpg=PA237&amp;dq=il+segreto+del+poeta+clemente+rebora&amp;source=bl&amp;ots=0fR5EMNpEu&amp;sig=Uh49KpXdwrPTESjn7m8sfEvlDQ0&amp;hl=it&amp;ei=MGgFTbq-HMv_4AaB0LXwCQ&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=3&amp;sqi=2&amp;ved=0CB0Q6AEwAg#v=onepage&amp;q=il%20segreto%20del%20poeta%20clemente%20rebora&amp;f=false">Il segreto del poeta</a>. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale,</em> Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987)<br />
- numerosi saggi e articoli di natura letteraria.<br />
- <a href="http://www.ibs.it/code/9788880874607/centofanti-fabrizio/parole-della-felicit-agrave.html"><em>Le parole della felicità</em></a>, edito dalla Laurus Robuffo, 2005.<br />
- il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008.<br />
- <a href="http://www.ibs.it/code/9788874024230/centofanti-fabrizio/guida-pratica-all-eternit-agrave-racconti.html">Pret(re) à portér</a>, Effatà, 2010.<br />
- <a href="http://www.ibs.it/code/9788874026883/centofanti-fabrizio/non-superare-le-dosi.html">Non superare le dosi consigliate</a>, Effatà, 2011.<br />
Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo,<a href="http://www.ibs.it/code/9788874027460/centofanti-fabrizio/ecco-l-uomo-c-egrave-un.html"> Ecco l’uomo</a>.<br />
Il secondo, del 2012, <a href="http://www.amazon.com/Nessuno-pi%C3%B9-importante-te-Italian/dp/1468110292/ref=sr_1_3?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1327044086&amp;sr=1-3">Nessuno è più importante di te</a>, è uscito con Amazon.<br />
Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, <a href="http://www.ibs.it/code/9788889378687/magliani-marino/magazzino-delle-alghe.html">Il magazzino delle alghe</a>, Eumeswil 2010.<br />
Con Photocity Edizioni ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie <a href="http://ww2.photocity.it/Vetrina/DettaglioOpera.aspx?versione=18262&amp;formato=8219">Nomen omen</a>.<br />
Una raccolta di poesie dal titolo <a href="http://www.feaciedizioni.it/testiPdf/voce in moto contrario.pdf">Voce in moto contrario</a> è stata pubblicata online.<br />
E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”.<br />
Numerosi suoi scritti sono stati pubblicati online su Nazione Indiana, Insubriacritica, Libero Libro, Imperfetta Ellisse, Il primo amore (il blog di Tiziano Scarpa, autore fra l’altro, della prefazione a Pret(re) a porter), sul blog di Chiara de Luca, Farapoesia e Feaci edizioni, Ibridamenti, Absolutepoetry, Microcenturie e molti altri.<br />
E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (<a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com</a>) uno dei più importanti e seguiti, dove attualmente scrive.</p>
<p style="text-align:left;"><em>Qui sotto il link per leggere su Neobar la recensione del suo amico poeta, scrittore, critico letterario<strong> Augusto Benemeglio</strong></em><span style="color:#0000ff;"><em><a href="http://neobar.wordpress.com/2012/04/29/augusto-benemeglio-nomen-omen-di-fabrizio-centofanti/"><span style="color:#0000ff;"><br />
</span></a></em></span><em><a href="http://neobar.wordpress.com/2012/04/29/augusto-benemeglio-nomen-omen-di-fabrizio-centofanti/">http://neobar.wordpress.com/2012/04/29/augusto-benemeglio-nomen-omen-di-fabrizio-centofanti/</a></em></p>
<p style="text-align:center;">
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/fabrizio-centofanti/'>Fabrizio Centofanti</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/279/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=279&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lucetta Frisa</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 03:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Lucetta Frisa]]></category>

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		<description><![CDATA[Inconsapevoli esercizi Da questo buco di fonemi e sillabe incastrate tra palato e gola strozzate vocali stretto afono foglio vorrebbe dire della vastità. Potesse soffiarvi lungo fiato ascendere discendere ruotare ondularsi emozione allontanarsi pulviscolo. La vastità si è innamorata di un nervo le scocca un pensiero sotto il piede che va e ritorna senza ricordare. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=267&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/frisa-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-268" title="frisa 2" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/frisa-2.jpg?w=225&h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Inconsapevoli esercizi</p>
<p style="text-align:justify;">Da questo buco di fonemi e sillabe<br />
incastrate tra palato e gola<br />
strozzate vocali<br />
stretto afono foglio<br />
vorrebbe dire della vastità.<br />
Potesse soffiarvi lungo fiato<br />
ascendere discendere ruotare<br />
ondularsi emozione<br />
allontanarsi pulviscolo.<br />
La vastità si è innamorata di un nervo<br />
le scocca un pensiero sotto il piede<br />
che va e ritorna<br />
senza ricordare.<br />
Si regala il congedo e lo stupore<br />
toccandosi un osso:<br />
lui c’è.<br />
Dicono<br />
che nel cervello ci sono passaggi<br />
da vuoto a vuoto<br />
dove ci si può parlare.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora non sa cosa sia la poesia<br />
come non sa nulla degli astri e degli altri<br />
dei buchi neri dei raggi gamma e del DNA<br />
che non sono freddo fame tenerezza.<br />
Lei vuole unirli tutti in un’unica cosa<br />
-senza badare ai particolari-<br />
in un unico bagliore e vorrebbe<br />
tornare a scuola ma non può<br />
essendo il cervello vuoto stanco<br />
trattiene qualche sensazione nessuna<br />
tabellina schegge<br />
di ragionamenti matematici del tipo:<br />
alla vita segue la morte<br />
alle domande il silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Questo liquefarsi<br />
di lacrime nel suo bicchiere<br />
-camminano le rime le terzine<br />
si sciolgono nell’acqua senza frizzo<br />
e via nell’aria non ancora scritta-<br />
le fa sapere ciò che già sapeva<br />
e il poco vino succhiato come linfa<br />
che trema nel bicchiere sotto e sopra-<br />
le fa sentire il lutto e l’esultanza<br />
di una dea insensibile.<br />
Altri possono lottare:lei no.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">L’amore per la bellezza-<br />
paesaggi quadri suoni profumi<br />
e l’esercizio del pensare<br />
e delle parole per trattenere<br />
qualcosa di ciò che divampa e va a pezzi-<br />
la farà rinascere sulla terra?<br />
Chiede alla pagina e all’aria<br />
dissensi e consensi-<br />
per restare bambina.<br />
E i padri continuano a non esserci o a punire<br />
e lei a perdere del futuro il concetto.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Si congeda da tutti i pensieri e non li ringrazia<br />
Le maglie vecchie e le nevi d’antan<br />
mentre avverte colpi di gelo sui capelli -è l’avvenire?-<br />
o è un altro inverno che fa pallido il palmo della mano<br />
come una perpetua luna con volto di teschio<br />
-lei vede metafore dappertutto-<br />
Ma cosa cerca lei la lieta assenza<br />
o il soffrire di chi c’è senza anestesia?</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò che qui non appare è anche altrove materia<br />
materia la luce che come notte scompare<br />
e il volo radente del nero lunare<br />
prende nella sua scia e si resta muti<br />
sapendo che sottoterra siamo nati<br />
e in mezzo alle parole non c’è fiore.</p>
<p style="text-align:justify;">**<br />
Di questa perdita che cosa farne?<br />
restare qui coi sensi tutti accesi<br />
e allora il dovere è ricordare<br />
oppure darsi perduta<br />
sparita<br />
senza odore<br />
e quindi assolutamente smemorata<br />
ebbra<br />
e all’ebbrezza del suo nulla<br />
consegnare qualche poesia distratta.<br />
**</p>
<p style="text-align:justify;">Ora pensa che la profondità<br />
è solo il tempo del volo<br />
uno scendere al buio<br />
nel buco della terra.<br />
Questa chiarezza vuota<br />
si schianta contro qualcosa<br />
ma senza più dolore.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Ha sepolto nelle nuvole l’idea di sé-<br />
su un piano mediano tra l’atmosfera<br />
una linea indugia ancora come una scrittura:<br />
si consola se nel verso scorre un fiato<br />
svaporato in fumo.</p>
<p style="text-align:justify;">Deboli tracce di ossigeno sono ciò che resta di catastrofi.</p>
<p style="text-align:justify;">**</p>
<p style="text-align:justify;">Lei si volgeva in alto a riguardare stelle<br />
luna sole e nuvole per gli aruspici e libri alti<br />
sugli scaffali<br />
senza sapere quanto gelo in cielo ci fosse<br />
e nelle ossa<br />
e terra nelle parole<br />
e controversi nei versi scritti sul retro del foglio<br />
e terra tra le righe<br />
cicli ricorrenti cataclismi semantici<br />
fonemi e terremoti e neppure<br />
sapeva che tutto- proprio tutto-<br />
si concentrasse in una carezza<br />
una vocale di terra tenuta a vibrare<br />
in un solo significato che si alleggeriva<br />
a ogni cambio d’umore e d’inverno<br />
nei loro inconsapevoli esercizi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>( da L’altra, Manni, 2001)</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lucetta Frisa</strong>, è poeta, scrittrice, traduttrice e lettrice a voce alta. Tra i suoi libri di poesia: <em><strong>La follia dei morti</strong> </em>(nota di C.A.Sitta, Campanotto 1993), <em><strong>Notte alta</strong></em> (postfazione di S. Verdino, Book 1997), <strong>L’altra</strong> (nota introduttiva di A.Lolini, Manni 2001), <em><strong>Se fossimo immortali</strong></em> (postfazione di M. Ferrari, Joker 2006), <em><strong>Ritorno alla spiaggia</strong></em> (nota critica di G.Fantato, La Vita Felice 2009) e <em><strong>L’emozione dell’aria</strong></em> (saggio introduttivo di G.M.Lucini, CFR edizioni, 2012).</p>
<p style="text-align:justify;">Ha tradotto vari autori francesi, tra cui <strong>Henri Michaux<em> (Sulla via dei segni, Graphos, 1995)</em></strong>, <strong>Bernard Noël (<em>Artaud e Paule, 2005</em>)</strong> e<strong><em> L’Ombra del doppio, 2007</em> )</strong> e <strong>Alain Borne <em>(Poeta al suo tavolo, 2011)</em></strong>, tutti nella collana “I libri dell’Arca“, che cura insieme a <strong>Marco Ercolani</strong> per Joker edizioni.<br />
Suoi testi sia in riviste <em>(Poesia, L’Immaginazione, Pagine, Nuova Prosa, La Mosca di Milano, La Clessidra, Italian Poetry Review, ecc.</em>) sia in antologie come <em><strong>Il pensiero dominante</strong></em> (a cura di F.Loi e D. Rondoni, 2001), <em><strong>Genova in versi</strong></em> (a cura di S. Verdino, Philobiblon, 2003), <em><strong>Trent’anni di Novecento</strong></em> (a cura di A. Bertoni, Book ,2005), <strong>Altramarea</strong> (a cura di A. Tonelli, Campanotto, 2007), <em><strong>Poems from Liguria</strong></em> (a cura di R.Bertoni, Manni, 2009,con traduzione inglese).<br />
Collabora con saggi, racconti e poesie a diversi siti web:<a href="http://rebstein.wordpress.com/"><br />
www.rebstein.wordpress.com</a><br />
<a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com,">www.viadellebelledonne.wordpress.com</a><br />
<a href="http://ivanomugnainidedalus.wordpress.com">www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com</a><br />
<a href="http://vicoacitillo.net">www.vicoacitillo.net/<br />
</a><a href="http://terresdefemmes.blogs.com">http://terresdefemmes.blogs.com</a><br />
<a href="http://www.arcipelagoitaca.it/">http://www.arcipelagoitaca.it</a>/<br />
<a href="http://www.filidaquilone.it/">http://www.filidaquilone.it/</a><br />
<a href="http://filid’aquilone.wordpress.com;">www.filid’aquilone.wordpress.com</a><br />
<a href="http://www.poesia2punto0.com/">http://www.poesia2punto0.com/</a><br />
Pubblica racconti per ragazzi sul quotidiano <em>Avvenire</em> e note critiche sulla rivista di letteratura giovanile LG.<em>Argomenti</em>, In prosa ha scritto: <strong>Sulle tracce dei cardellini</strong>, Joker, 2009, e <strong>La torre della luna nera e altri racconti</strong>, Puntoacapo, 2012.<br />
Sempre in prosa,insieme a <em><strong>M.Ercolani: L’atelier e altri racconti</strong></em> (Pirella, 1987), l’epistolario fantastico <strong><em>Nodi del cuore</em></strong> (Greco &amp; Greco, 2000), <strong><em>Anime strane</em> </strong>(ibidem, 2006) e <strong><em>Sento le voci</em></strong> (La Vita Felice, 2009). Questi due ultimi sono stati tradotti in francese nel 2011 per le edizioni États civils di Marsiglia.<br />
Finalista ai premi “ Montale” e, più recentemente, al “Montano” e al “Merini”, ha vinto il <em>Lerici-Pea</em> (2005) per l’Inedito e l’<em>Astrolabio</em> 2011 della critica per <strong><em>Ritorno alla spiaggia</em></strong> e la sua opera complessiva.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:justify;">Di <strong>Lucetta Frisa</strong>, della sua produzione variegata e proficua, parla ampiamente la bibliografia; inoltre, e per fortuna, sulla sua opera vi sono accurate e autorevoli note critiche, e a queste, reperibili anche in rete (ai succitati indirizzi), rimando.<br />
Da parte mia, intraprendo la lettura degli estratti qui inseriti senza alcuna velleità esaustiva, tuttalpiù, all&#8217;interno e in forza del loro lessico e sintassi lineari ed efficaci, tento la restituzione di un ascolto, prendendo in custodia il fatto che questi testi siano “limitati” dentro un tutto molto più ampio, a partire dal libro di riferimento. È un limite che non (mi) limita, semplicemente delimita ciò che va facendosi lettura, che, guarda caso, fa propri i termini di: centro, bordo, distanza, a partire dal titolo della raccolta e, poi a seguire, dalla scrittura vista come “linea” del piano mediano fra le nuvole, dove si cela il sé, e l&#8217;atmosfera.<br />
Ma torniamo a “L&#8217;altra” del titolo che, infatti, non si accompagna ad alcun nome, non viene connotata; ciò esalta la singolarità e l&#8217;universalità (una non esclude, appunto, <em>l&#8217;altra</em>&#8230;) a contenere sia la provenienza da “alter” (fra due, come la presenza dell&#8217;aggettivo determinativo farebbe più direttamente pensare) che quella da “alius” (diverso), per la rappresentazione di un chi-qualcosa <em>ancora distante</em>, eppure intimamente legato, un imprescindibile altro (da sé, dal centro), ma <em>secondo sé</em> come un bordo.</p>
<p style="text-align:justify;">Scrive Lucetta (in modo splendido): “La vastità si è innamorata di un nervo / le scocca un pensiero sotto il piede”, conducendo il <em>tutto</em> (visibile e invisibile), compresi quindi l&#8217;estensione del profondo e ciò che è <em>altro</em>, alle possibilità di percussione e di riconoscimento attraverso i nervi-sensi, e questo in grazia di una generica forza erotica che è anche di una freccia di pensiero. Ma un atto, anzi un raptus, di tale fatta, per quanto <em>sensibile</em> esso possa apparire, per quanto, a volte, addirittura rappresentabile mentalmente, non può che contenere già il proprio limite, perché <em>altro</em> non sarà mai permeabile al nervo e al senso; al più sarà conoscibile per frammento, istantanea o illuminazione o, come porta a supporre l&#8217;immagine potente del pensiero scoccato sotto il piede, al più può rimandare alla visione di una &#8211; o L&#8217;<em>altra</em>? &#8211; che, avendo <em>que</em>l “serpente” sotto il piede, possa esercitare la decisione di cavalcarlo o, come una madonna &#8211; per fede, schiacciarlo.<br />
In tale contesto (limitante ma anche libero), il fatto che: “un osso: / lui c’è” tangibile e sotto il sole, ha una sua bella valenza di rassicurazione, tanto più che il “riguardare le stelle”, anche se può vantare il richiamo a Dante&#8230;, e poi “luna sole e nuvole per gli aruspici e libri alti / sugli scaffali”, non porta a stimare la quantità di “gelo in cielo” né, tornando più a terra, sapere oltre del particulare (sempre che lo si voglia ben sapere, perché l&#8217;aspirazione è piuttosto a unire: “unirli tutti in un’unica cosa / -senza badare ai particolari-”).</p>
<p style="text-align:justify;">E, infine, all&#8217;interno del sapere di non sapere (“ancora non sa cosa sia la poesia”, “[...] e neppure / sapeva che tutto- proprio tutto- / si concentrasse in una carezza” -bellissima questa, seppur tardiva, ma raggiunta, consapevolezza&#8230;), l&#8217;altra si pone più di una domanda, di volta in volta cosmica e terrena (di modo che un po&#8217; vi si avverte Leopardi, soprattutto quando si fa riflessa sul soffrire&#8230;), tentando qualche risposta:<br />
“Ora pensa che la profondità / è solo il tempo del volo”, “il dovere è ricordare / oppure darsi perduta”, “sapendo che sottoterra siamo nati / e in mezzo alle parole non c’è fiore.”.</p>
<p style="text-align:justify;">In mezzo, appunto, c&#8217;è il dolore o, se non c&#8217;è, è sostituito da una “chiarezza vuota” che “si schianta contro qualcosa”, perché finanche la vastità tentata dalla parola, dal suo buco <em>nero</em> “di fonemi e sillabe / <em>incastrate</em>” e vocali <em>strozzate</em>, quando anche fosse scrittura “delle parole per trattenere / qualcosa di ciò che divampa e va a pezzi-” e, in questo, tentativo di risarcimento o riconciliazione (per es. con il padre – che tuttavia continua “a non esserci o a punire”- e, per induzione, con il proprio tempo passato in modo da riconoscersi futuro), dicevo, quando anche fosse scrittura, quando anche totalmente <em>necessaria</em>, è su un foglio <em>stretto e afono</em>. Fra gli altri, anche quest&#8217;ultimo, anche se dal pozzo, anche se nobile, rozzo o pieno zeppo, non ci si accorge che sia di un <em>esercizio</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><a href="http://margheritaealla.altervista.org/blog/"><span style="color:#0000ff;"><strong>Margherita Ealla</strong></span></a></span></p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/lucetta-frisa/'>Lucetta Frisa</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/267/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=267&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Maria Gisella Catuogno</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 04:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Gisella Catuogno]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; Ha la grazia innata dei movimenti e la precisione esperta  di termini e ritmi la poesia di Maria Gisella Catuogno. Tende con slancio autentico alla natura e ne conosce, tuttavia, la fragilità della “promessa vagheggiata” (Vigilia di primavera) e destinata a infrangersi, non senza aver prima danzato, incantando e incantandosi, al ritmo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=240&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/gisella-matr-paola.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-262" title="gisella matr. paola" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/gisella-matr-paola.jpg?w=225&h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha la grazia innata dei movimenti e la precisione esperta  di termini e ritmi la poesia di Maria Gisella Catuogno. Tende con slancio autentico alla natura e ne conosce, tuttavia, la fragilità della “promessa vagheggiata” (<strong><em>Vigilia di primavera</em></strong>) e destinata a infrangersi, non senza aver prima danzato, incantando e incantandosi, al ritmo di un rondò.</p>
<p>In questo senso, <strong><em>Stelle frante</em></strong> è rivelazione di una poetica, suo manifestarsi nella catena impeccabile di immagini-suoni: “Non un filo d’erba/un grappolo di glicine/un sospiro di vento/un tremolio di mare/nell’alba appena desta/cambieranno di forma/intensità colori incanto.” Non è mero idillio questa ‘necessaria’ continuità, è, piuttosto, la musica, potente perché non teme di apparire semplice e sommessa (<strong><em>Il girasole</em></strong>), della “legge mite”, che regola, ovvero, più precisamente, “compone” i rapporti tra mondo e esseri umani, quella legge teorizzata da Stifter nella <em>Premessa</em> ai suoi racconti <em>Pietre colorate</em> e citata più volte da Heidegger.</p>
<p>La “legge mite” passa per una fase di rottura, di lacerazione, che nella lirica <strong><em>E già il cielo si infiamma di tramonto </em></strong>ha i tratti del contrasto cromatico, tra il bianco, autobiografico bagliore irresistibile del foglio da vergare “di segni e di parole/che modellino/ l’animo” e il rosso fiammante del cielo della sera,  al tramonto delle illusioni di “bloccare il tempo/in un presente infinito”.</p>
<p>Che la nozione della “legge mite”, “dell’ordine universale” (<strong><em>Il girasole</em></strong>) non sia supina arrendevolezza, ma “intelligenza acuta/ e libera/ da ogni pregiudizio”, “calma paziente” che affianca la “curiosità”, la consapevole “accettazione delle sfide”, è chiarito dal ricordo insieme struggente e luminoso <strong><em>A Patrizia (ad memoriam)</em></strong>: “Quel che più mi manca/è quello che sapevi/e che porgevi/senza salire in cattedra/come solo i veri maestri/sanno fare;/e quel passo franco/d’eterna ragazza/cittadina;/quel tuo vestito giallo/splendido sull’abbronzatura”.</p>
<p>La cifra di <strong><em>Stillano i giorni</em></strong>, nell’alternanza, dominata con agilità e sicurezza,  di misure – al prevalente endecasillabo si intrecciano dodecasillabi e un settenario -  e di ritmi diversi, è la “quieta grandezza”, è la melodiosa semplicità, è l’armonia con la quale Maria Gisella Caatuogno tesse, non priva di sublime ironia, classico e fiabesco, donando a chi legge, a chi ascolta, il ritratto veritiero, familiare e originalissimo, di un sé incantato a guardare “i petali dell’alba”, a riempire “d’acqua sorgiva” le brocche, ad aspettare “il sole,che sciolga questa brina”.</p>
<p>Anna Maria Curci</p>
<p><a href="http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/">http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Stelle frante</strong></p>
<p align="center">Non mi nascondo la vanità del vivere</p>
<p align="center">la sua fragilità di vetro di cristallo</p>
<p align="center">la brevità di volo di farfalla</p>
<p align="center">l’impronta lieve</p>
<p align="center">appena sagomata</p>
<p align="center">che resterà di noi</p>
<p align="center">a chi toccherà</p>
<p align="center">di vivere a sua volta</p>
<p align="center">e penserà di nuovo</p>
<p align="center">a quella vanità.</p>
<p align="center">Non un filo d’erba</p>
<p align="center">un grappolo di glicine</p>
<p align="center">un sospiro di vento</p>
<p align="center">un tremolio di mare</p>
<p align="center">nell’alba appena desta</p>
<p align="center">cambieranno di forma</p>
<p align="center">intensità colori incanto.</p>
<p align="center">E in ogni luogo</p>
<p align="center">la bramosia di vita</p>
<p align="center">colmerà di verde</p>
<p align="center">i fossi a primavera</p>
<p align="center">feconderà nei nidi</p>
<p align="center">le uova degli uccelli</p>
<p align="center">fiorirà i grembi</p>
<p align="center">d’attesa e di speranza.</p>
<p align="center">Perché la vita è questo</p>
<p align="center">germogliare instancabile</p>
<p align="center">e precario:</p>
<p align="center">appena il tempo</p>
<p align="center">di alzare gli occhi al cielo</p>
<p align="center">e perdersi</p>
<p align="center">nella luce</p>
<p align="center">delle stelle frante.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong><sup>***</sup></strong></p>
<p align="center"><strong>Vigilia di primavera</strong></p>
<p align="center">Eppure l&#8217;aspettiamo, tutti gli anni</p>
<p align="center">come l’approdo d’una promessa</p>
<p align="center">vagheggiata nell’ombra fredda</p>
<p align="center">delle stagioni morte;</p>
<p align="center">come la gemma d’una speranza</p>
<p align="center">di fede nella vita, tuttavia:</p>
<p align="center">le piume d’un nido in attesa</p>
<p align="center">sotto il tetto</p>
<p align="center">il vento tiepido d’ Eostre</p>
<p align="center">che rinasce</p>
<p align="center">e semina di petali e di luce</p>
<p align="center">le lande desolate dell’inverno</p>
<p align="center">le uova fecondate degli uccelli</p>
<p align="center">negli anfratti sicuri</p>
<p align="center">d’una cavità d’albero</p>
<p align="center">della concavità salata d’uno scoglio</p>
<p align="center">le ripe che s’accendono di giallo</p>
<p align="center">negli spettinati grappoli</p>
<p align="center">dei fiori di ginestra</p>
<p align="center">il mare già cosparso sui fondali</p>
<p align="center">del baluginio biancastro</p>
<p align="center">delle posidonie</p>
<p align="center">il cielo più alto e meno vuoto</p>
<p align="center">di voli e di schiamazzi</p>
<p align="center">acrobata sospeso</p>
<p align="center">tra verità e mistero.</p>
<p align="center">***</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>E già il cielo s’infiamma di tramonto</strong></p>
<p align="center">Non si crederebbe l’attrazione</p>
<p align="center">del foglio bianco a vergarlo</p>
<p align="center">di segni e di parole</p>
<p align="center">che modellino</p>
<p align="center">l’animo –informe-</p>
<p align="center">come creta il vasaio;</p>
<p align="center">a bloccare il tempo</p>
<p align="center">in un presente infinito</p>
<p align="center">che non ci fiorisca di rughe</p>
<p align="center">la fronte e il pensiero</p>
<p align="center">per raccontare le storie del mondo</p>
<p align="center">e di quanti l’hanno solcato</p>
<p align="center">o sfiorato appena</p>
<p align="center">e lui forse</p>
<p align="center">nemmeno se n’è accorto:</p>
<p align="center">della nostra alba di petali rosa</p>
<p align="center">di un mattino fugace ubriaco di sole</p>
<p align="center">e della lunga dolorosa sera.</p>
<p align="center">Eri bambina un attimo fa</p>
<p align="center">e già il cielo s’infiamma di tramonto.</p>
<p align="center">***</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Il girasole</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center">Mi ha regalato mia figlia un girasole:</p>
<p align="center">è assetato di luce, come me.</p>
<p align="center">Ma a lui basta girare il capino</p>
<p align="center">e offrire i petali alle carezze</p>
<p align="center">dei raggi per star bene</p>
<p align="center">sentirsi appagato</p>
<p align="center">e al posto giusto</p>
<p align="center">nell’ordine universale.</p>
<p align="center">Non ha incertezze:</p>
<p align="center">le corolle sono gialle e salde</p>
<p align="center">il pistillo scuro e vellutato.</p>
<p align="center">La notte si riposa</p>
<p align="center">dopo aver bevuto</p>
<p align="center">per tutto il giorno il sole</p>
<p align="center">e forse sogna il fresco</p>
<p align="center">l’ombra</p>
<p align="center">il chiaroscuro.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>A Patrizia (ad memoriam)</strong></p>
<p align="center">Quel che più mi manca</p>
<p align="center">è il tuo sguardo lucido</p>
<p align="center">sul mondo;</p>
<p align="center">il tuo giudizio sicuro</p>
<p align="center">su eventi o su persone</p>
<p align="center">ispirato non da presunzione</p>
<p align="center">ma da un’intelligenza</p>
<p align="center">acuta</p>
<p align="center">e libera</p>
<p align="center">da ogni pregiudizio.</p>
<p align="center">Quel che più mi manca</p>
<p align="center">è la tua calma paziente</p>
<p align="center">quel non lasciarti</p>
<p align="center">condizionare</p>
<p align="center">da nulla</p>
<p align="center">se non dal tuo pensiero;</p>
<p align="center">la tua curiosità</p>
<p align="center">del mondo e della vita;</p>
<p align="center">quella tua accettazione</p>
<p align="center">delle sfide</p>
<p align="center">d’ogni natura fossero:</p>
<p align="center">le mani alla tastiera</p>
<p align="center">o a sfogliare</p>
<p align="center">come quasi sempre</p>
<p align="center">libri</p>
<p align="center">o a tagliare e cucire</p>
<p align="center">come una sarta vera.</p>
<p align="center">Quel che più mi manca</p>
<p align="center">è quello che sapevi</p>
<p align="center">e che porgevi</p>
<p align="center">senza salire in cattedra</p>
<p align="center">come solo i veri maestri</p>
<p align="center">sanno fare;</p>
<p align="center">e quel passo franco</p>
<p align="center">d’eterna ragazza</p>
<p align="center">cittadina;</p>
<p align="center">quel tuo vestito giallo</p>
<p align="center">splendido sull’abbronzatura.</p>
<p align="center">Quel che più mi manca</p>
<p align="center">è vederti in bici</p>
<p align="center">o a spasso con i bimbi;</p>
<p align="center">le chiacchiere e le risate</p>
<p align="center">per strada o sulla spiaggia</p>
<p align="center">per qualche ora</p>
<p align="center">in vacanza</p>
<p align="center">dai problemi;</p>
<p align="center">e quel tuo ciglio asciutto:</p>
<p align="center">una lezione</p>
<p align="center">che non ho imparato</p>
<p align="center">ancora</p>
<p align="center">come invece</p>
<p align="center">da sempre</p>
<p align="center">sapevi bene tu.</p>
<p align="center"><sup>***</sup></p>
<p align="center"><strong>Stillano i giorni</strong></p>
<p align="center">Stillano i giorni il loro avaro miele<br />
e lo mescolano all&#8217;amaro quotidiano<br />
per tentarmi alla vita, nonostante.<br />
E i nodi dell&#8217;ansia che arrochiscono<br />
la voce e la baldanza<br />
profumano di nardo tuttavia.<br />
Arpeggia lieve la mia malinconia<br />
e le sue note si perdono nel vento<br />
non fa più male, ormai, è solo compagnia.<br />
Avvolgo alla mia rocca il filo del passato<br />
[sguardi, sussurri e lame di parole<br />
sorrisi, pianti e grumi di dolore<br />
perle di gioia e grandine di rabbia]<br />
e ne alimento il fuso del presente<br />
pungendomi le dita, non di rado.<br />
Non ho un principe azzurro al mio risveglio<br />
né fatine gentili a trepidare<br />
ma guardo incantata i petali dell&#8217;alba<br />
riempio d&#8217;acqua sorgiva le mie brocche<br />
aspetto il sole, che sciolga questa brina.</p>
<p>Maria Gisella Catuogno scrive di sé:</p>
<p>sono nata all’Isola d’Elba, dove vivo, mi sono laureata in Lettere all’Università di Firenze, sono sposata e ho tre figli. Insegno Italiano e Storia.</p>
<p>Ho pubblicato nel 2003 la mia prima raccolta di liriche, <em>Parole per amore</em> (Ed.Libroitaliano) cui sono seguiti altri testi in prosa ( <em>Il mio Cavo tra immagini e memoria </em>Nidiaci; <em>Riviere </em>Aletti; <em>Vento nelle vele</em> Aletti) e poesia ( <em>Brezza di mare</em> Ibiskos-Ulivieri; <em>Fiori di campo</em> Montedit) Ho partecipato a esperienze di scrittura collettiva (<em>Il volo dello struffello,</em> Liberodiscrivere; <em>Malta Femmina</em> Zona; <em>Dedalus</em> puntoacapo editrice)</p>
<p>Sono presente in molte antologie e ho ottenuto vari riconoscimenti.</p>
<p>Collaboro a testate giornalistiche e a periodici come <em>Lo Scoglio</em> dell’Isola d’Elba e <em>L’Isola </em>di Capri e  a blog letterari quali <em>Liberodiscrivere, Viadellebelledonne, Poetika,In purissimo azzurro, Flannery.</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/maria-gisella-catuogno/'>Maria Gisella Catuogno</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/240/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=240&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gisella matr. paola</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Sebastiano Patanè</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 03:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Patanè]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Intimità senza diarismo e riconquista della parola: Sebastiano Patanè &#160; Anche chi è abituato a leggere con l’occhio “del critico”, a volte, si trova piacevolmente costretto a far tacere, almeno per un po’, la voglia o l’urgenza di scrivere qualcosa su quello che sta leggendo: interpretazioni plausibili, osservazioni brillanti o (ahimè) riflessioni personali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=232&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/35748_1460455881662_1541389503_1134693_6670981_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-259 aligncenter" title="35748_1460455881662_1541389503_1134693_6670981_n" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/35748_1460455881662_1541389503_1134693_6670981_n.jpg?w=300&h=190" alt="" width="300" height="190" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Intimità senza diarismo e riconquista della parola: Sebastiano Patanè</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Anche chi è abituato a leggere con l’occhio “del critico”, a volte, si trova piacevolmente costretto a far tacere, almeno per un po’, la voglia o l’urgenza di scrivere qualcosa su quello che sta leggendo: interpretazioni plausibili, osservazioni brillanti o (ahimè) riflessioni personali che riducono la poesia letta a stimolo o pretesto per esprimere se stessi, invece. Questo mi è successo con Sebastiano Patanè, e posso garantire che non mi succede spesso: mi riferisco al modo discreto eppure deciso con cui i suoi testi ti mettono in condizione di ascoltarli, senza ruffianerie e con apparente nonchalance; e così facendo ti portano a scriverne con l’illusione di averli fatti un po’ tuoi anziché solo guardati da vicino. Questo è vero soprattutto per <em>se gli angeli</em>, primo testo di questa coesa e pur varia sequenza. Perché?</p>
<p style="text-align:justify;">Forse perché in questa poesia Patanè è solo, e questa solitudine risalta tanto di più quanto le poesie seguenti sono animate da una costante presenza femminile: una presenza fuggevole e immaginaria nella scena del testo, ma fortissima nell’indirizzare lo sguardo del poeta e quasi nel determinargli le parole. In queste altre poesie si realizza un’intimità “interna” che tiene chi legge a una distanza un po’ maggiore di quanto non accadeva con <em>se gli angeli</em>: non per un difetto o una scelta <em>ad hoc</em>, ma con la stessa differenza che passa tra l’essere chiamati in causa e l’essere ammessi a una rappresentazione di straforo.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure, non bisogna vedere quest’opposizione in modo così netto: infatti, <em>se gli angeli</em> è una presa di coscienza alla quale segue la necessità di un “recupero”, di una vittoria sulla mancanza che si realizza nei testi seguenti. Del resto, il battito è cosciente “solo di memorie e vuoti da riempire”, e questi vuoti e memorie sono in scena nelle poesie successive, una numerazione di “lacune” (vuoti, appunto) e l’instaurazione di un dialogo (<em><span style="text-decoration:underline;">Parliamo</span> stasera</em>, <em>Novantadue <span style="text-decoration:underline;">parole</span></em>; le sottolineature sono mie). Se la scrittura non può far tornare la persona amata che per rievocazione, può invece tornare ad articolare il soggetto poetico: dopo la radicale separazione delle parole dal corpo (“parole appese / nate morte e d’arroganza separate dalla lingua”, <em>se gli angeli</em>) si arriva a un rapporto nuovamente riappacificato e fecondo con esse (“sto raccogliendo il miele / in novantadue parole”, <em>Novantadue parole</em>). La stessa nota biografica dell’autore sottolinea il legame tra separazione e perdita della parola, infine riconquistata.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima ho accennato al senso di intimità e di dialogo che ho avvertito leggendo queste poesie; ora devo aggiungere però che non si ha mai un’impostazione diaristica, non c’è l’ingombro di un “io” determinato e ansioso di essere riconosciuto. Come posso chiarire a me e a chi sta leggendo questo apparente paradosso? Basta rivolgersi con attenzione ai testi, perché niente meglio del tessuto linguistico ci svela i misteri di quello che sentiamo “a pelle” e che Patanè, intelligenza intuitiva, ha veicolato.</p>
<p style="text-align:justify;">Il senso di intimità è segnalato dal pathos delle interrogative indirette (“che ne sarà delle parole appese”, <em>se gli angeli</em>), marcatori colloquiali (“c’è una certa pace”, <em>4 della sera</em>; “il passo è corto per davvero”, <em>Novantadue parole</em>), il sussurrato delle parentesi (<em>Parliamo di stasera</em>) e soprattutto l’uso di un “tu” privato e confidenziale (“ti vedo accesa gemma incendiaria”, <em>4 della sera</em>; “ti porterò un fiume di gole”, <em>appena posso ti porterò un fiume</em>; “ti passi attraverso”,<em> parliamo di stasera</em>).</p>
<p style="text-align:justify;">La negazione del diarismo e dell’io invece è ottenuto da una scomposizione cubista che affida <em>status </em>di soggetto a elementi solitamente passivi e posti in terza persona (“come se tutti i volti avessero la stessa bocca”; “nemmeno centomila seni/cariatidi reggerebbero la corsa”, <em>se gli angeli</em>; “l’assedio decide l’avanzata”, <em>4 della sera</em>) che nei casi più estremi sfociano in accumuli simultanei quasi surrealisti e di difficile decifrazione (“cerchi portati giù schiantati tra le cosce dai brillamenti decodificati e nudi”, <em>4 della sera</em>).</p>
<p style="text-align:justify;">Rimanda al surrealismo anche la punteggiatura minima a rendere talvolta magmatici i versi, la cui duttilità nell’accomodare senza sforzo misure lunghe è notevole. Anche il corteggiamento del cliché non risulta in una sua rivitalizzazione (per es. la “luna che mostra i suoi seni di cemento”, dove il <em>topos</em> che associa luna e donna è rinnovato dall’accostamento urbano straniante). Altre piccole spie a ricordarci che la poesia è anche un gioco (ma un gioco intelligente) sono certi giochi di parole (il titolo <em>4 della sera</em>, dove 4 si riferisce sia al dato temporale sia al numero delle “lacune” poetiche) o certe deliberate sostituzioni come “stasera” in luogo di “sera” in “e tu non canti questa stasera” (<em>Novantadue parole</em>), dove la voluta cacofonia (que<span style="text-decoration:underline;">sta</span> <span style="text-decoration:underline;">sta</span>sera) realizza a livello testuale il non canto. Si potrebbe dire altro, per esempio accennare alla resa dell’erotismo (<em>4 della sera</em>), o ai giochi sinestetici (per es. “è bello ascoltare il respiro stringersi alle dita”, <em>Novantadue parole</em>); o ancora all’effetto di lenta scoperta per cui, quello che in <em>se gli angeli</em> sembra un discorso astratto (il piano che si dilata come un’onda, accrescendo le distanze) acquisisce concretezza nel richiamo intratestuale del “seno / che azzera le distanze”: dove ciò che è falso sul piano razionale (una curva, il rigonfiamento del seno, rende più lunga la distanza tra due punti) è vero su quello istintuale (la comunione erotica annulla le distanze, i nostri schermi).</p>
<p>Davide Castiglione (<a href="http://www.castiglionedav.altervista.org/">www.castiglionedav.altervista.org</a>)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><strong>se gli angeli</strong><strong></strong></p>
<p>ora che il piano si è dilatato come un’onda<br />
-parlo dello spazio tra noi- che ne sarà delle parole appese<br />
nate morte e d’arroganza separate dalla lingua<br />
dall’immaturo battito cosciente solo di memorie e vuoti da riempire<br />
non importa di cosa come se tutti i volti avessero la stessa bocca</p>
<p>c’è gente là fuori che necessariamente vuol dare un senso a tutto</p>
<p>se gli angeli smettessero di volare il cielo ci cadrebbe addosso<br />
e nemmeno centomila seni/cariatidi reggerebbero la corsa<br />
forse un sorriso che spazzi via le cartacce dal balcone oppure<br />
l’ascoltarsi senza condizioni finché dura questo camminarsi dentro</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><strong> 4 della sera</strong><strong></strong></p>
<p><em> (prima lacuna)</em></p>
<p>c’è una certa pace tra i piatti e la bocca lontani dai tumulti sottostanti<br />
cerchi portati giù schiantati tra le cosce dai brillamenti decodificati e nudi<br />
si accavallano i silenzi nel giogo dell’afa settembrina</p>
<p>ti vedo accesa gemma incendiaria come un tramonto che prevede il vino<br />
mentre sorseggi il flusso che m’insanguina, vermiglia</p>
<p><em>(seconda lacuna)</em></p>
<p>un fitto cumulo di negazioni ammette il desiderio quando l’aria si riempie<br />
d’intrecci ed omissioni maree d’occhi bassi mentre la sera resta dietro la finestra</p>
<p>si colora di labbra l’ultimo pinolo e il piano sembra scivolare verso il seno<br />
che azzera le distanze</p>
<p><em>(terza lacuna)</em></p>
<p>l’assedio decide l’avanzata senza regole o retorica di carne nel bacio<br />
che precede la caduta degli avori<br />
dietro la pelle fieri animali avvinghiati al battito</p>
<p><em>(congruenza)</em></p>
<p>Piazzolla continua a girare anche se bastano le mani</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><strong>appena posso ti porterò un fiume</strong><strong></strong></p>
<p>appena posso ti porterò un fiume di gole sconfitte dal silenzio<br />
e strapperò i quaderni del pianto proprio lì, accanto alle persiane<br />
a ridosso della luna che mostra i suoi seni di cemento</p>
<p>eri dello stesso colore dei sogni a piazza Castello<br />
ora un bianconero ci ha resi univoci</p>
<p>ricordi la neve di collina quella bucata dai fiori?<br />
tu poesia io vento<br />
e quell’enorme arcangelo che ci indicava la culla</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><strong>parliamo di stasera</strong><strong></strong></p>
<p><strong>‎</strong>[parliamo di stasera<br />
di come passi attraverso gli orologi delle cose<br />
(ogni passo ha una lunghezza, ogni grido)<br />
senza il timore di smarrirti tra le pagine dove sei scrittura<br />
e quindi cosa e ti passi attraverso senza tempo]</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><strong>Novantadue parole</strong><strong></strong></p>
<p>stasera gli ulivi non riflettono l’argento<br />
voglio pensare che non ci sia luna<br />
che giù nel cortile il passo è corto per davvero<br />
e tu non canti questa stasera</p>
<p>-</p>
<p>guarda le pieghe di quest’aria<br />
sembra muoversi da sola senza voce<br />
dall’intonaco alla gonna stilla del mio tempo</p>
<p>-</p>
<p>è bello ascoltare il respiro stringersi alle dita<br />
con te che gli ulivi vorrebbero al posto della luna</p>
<p>-</p>
<p>canta allora quelle antiche litanie<br />
che sanno di zolfo e nocepesca<br />
(è tutto dentro gli occhi ramemare)</p>
<p>-</p>
<p>io sono qui sto raccogliendo il miele<br />
in novantadue parole</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><em>le poesie sono tratte dalla raccolta &#8220;del tempo che si muove appena&#8221;</em></p>
<p>Sebastiano A. Patanè, nasce a Catania nel 1953 sotto l’acquario di febbraio. Fin da giovanissimo coltiva la passione delle lettere che comincerà a sviluppare con impegno negli anni ‘80 quando fonda il centro culturale e d’arte “Nuova Arcadia” salotto di poesia e sede di numerosi reading.</p>
<p>Presente in diverse riviste ed antologie nazionali ed internazionali del periodo, alla fine degli anni 80,primi &#8217;90, dopo la separazione dalla moglie, abbandona la scrittura e comincia a viaggiare per il mondo. Quindici anni dopo, nel 2007, riprende a scrivere con l’intenzione di non smettere più. Gestisce due blog di poesia contemporanea: “<a href="http://leviepoetiche.blogspot.it/">Le vie poetiche</a>” e “<a href="http://lacasasenzatempo.blogspot.it/">La casa senza tempo</a>”, oltre ai suoi blog personali quali “<a href="http://parolibera.blogspot.it/">La cava della parola</a>” e “<a href="http://sciaranera.wordpress.com/">Sciaranera</a>”</p>
<p>Sue poesie sono rintracciabili su diversi autorevoli blog tra cui Poetarum Silva, La stanza di Nightingale, LaRosainpiù e Neobar. Nel 2010 la Clepsydra Edizioni di Anila Resuli ha pubblicatola raccolta “Poesie dell’assenza” in E-book. Presente nell’antologia “Fragmenta” del premio Ulteriora Mirari, organizzato e gestito da Enzo Campi e dalla Smasher Edizioni</p>
<p>Prossimo il suo esordio con una raccolta di poesie datate 2011, introdotte da Anila Resuli, per conto della Smasher Edizioni di Carmen Giulia Fasolo</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/sebastiano-patane/'>Sebastiano Patanè</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/232/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=232&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lucia Tosi</title>
		<link>http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/04/06/lucia-tosi/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 04:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Tosi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le poesie di Lucia Tosi mi hanno posto una domanda fin dalla prima lettura: perché dobbiamo toccare questi estremi di dolore, che libera dal tappo la botte della poesia e il vino inebriante? Non potrebbe, una poetessa, avere la sensibilità normale, come quelli che poeti non hanno mai pensato di essere e, al massimo, hanno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=190&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/lucia-tosi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-191" title="Lucia Tosi" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/04/lucia-tosi.jpg?w=450" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Le poesie di Lucia Tosi mi hanno posto una domanda fin dalla prima lettura: perché dobbiamo toccare questi estremi di dolore, che libera dal tappo la botte della poesia e il vino inebriante? Non potrebbe, una poetessa, avere la sensibilità normale, come quelli che poeti non hanno mai pensato di essere e, al massimo, hanno scritto una dedica romantica nei fumi del primo amore?<br />
Nei momenti di debolezza vorrei essere più normale anch&#8217;io. Poi mi chiedo che cosa significhi essere &#8220;normale&#8221;.<br />
Mi sa che i fumi del primo amore, per i poeti, sono perenni, tutta la vita su una soglia artistica e di pensiero da oltrepassare e sempre avanti così.<br />
Partiamo dalla prima poesia di Lucia Tosi, Tempor(e)ale: già il titolo è emblematico, il temporale è adesso, in tempo reale. Non è un ricordo né un timore per il futuro, è in atto: &#8220;Ridendo pensavo che la morte, goccia più, goccia meno, sarà come il temporale d&#8217;estate improvviso, invalicabile. Senza riparo, senza rimedio. Bagnarsene fino in fondo&#8221;.<br />
Quel &#8220;ridendo&#8221; è sarcastico, graffia come una stilettata. E com&#8217;è bello quel passaggio all&#8217;infinito: &#8220;bagnarsene&#8221;: dalle gocce all&#8217;immenso della morte, che tutti ci prende.<br />
E più avanti: &#8220;A guardar indietro parmi d&#8217;esser stata di pietra: neanche il tempo per graffiarmi il volto e buttarmi a terra, nel buio, a brancolare&#8221;.<br />
Quel &#8220;graffiarmi il volto&#8221; mi fa pensare alle lamentazioni delle tragedie greche e quel &#8220;buttarmi a terra&#8221; ad un verso simile del Leopardi, ne La sera del dì di festa: e qui per terra mi getto, e grido, e fremo&#8221;, ma non è il solo Leopardi o Lucia Tosi, è l&#8217;eterna umanità storica che si lamenta: qualche volta anche a me è venuto questo bisogno perché buttarsi a terra è come cercare un conforto di radici oltre che un gesto di grande avvilimento: la terra è madre di ognuno e ci accoglie dopo la morte.<br />
La terza poesia è dedicata a Cristina Bove, l&#8217;amica poetessa dalla vita semplice, di marmellate e talee, qui il tono di Lucia si addolcisce: &#8220;Non avresti bisogno di parole se non che ti furono date in cambio di una vita che non è mai stata solo tua&#8221;.<br />
Nell&#8217;ultima poesia proposta Lucia invoca una tregua e un rifugio sperando che le esigenze quotidiane non la inseguano fin nel profondo della propria poesia, il suo &#8220;carcere libero&#8221; “con tutte le torture più raffinate che mi infliggo per sentire se ancora vivo&#8221;.<br />
Dopo il conforto dell&#8217;amicizia con un&#8217;altra poetessa, ritorna l&#8217;angoscia esistenziale che non conosce mezzi termini ed ha bisogno di spiegarsi in parole come per chiarire a se stessa la dimensione di tutto questo se non il suo perché. Il dolore, esplorato, vissuto e rivissuto, le fa percepire di essere ancora in vita, come quando ci mordiamo la lingua ed il male ci sveglia.</p>
<p><span style="color:#0000ff;"><a href="http://domenicaluise.splinder.com/"><span style="color:#0000ff;"><strong><em>Domenica Luise</em></strong></span></a></span></p>
<p><span style="color:#888888;">Tempo r(e)ale</span><br />
Sono entrata in una vasca di nebbia<br />
un lattice tagliato da lame di sole<br />
un telo d’azzurro militare sopra<br />
a farmi pensare a niente di buono.<br />
Ho vagato paziente, riprendendomi il tempo<br />
di andare: le gambe inchiodate, stordita<br />
la testa, ripetendomi Arsenio. E il diluvio<br />
era già pronto ad esaudire i pensieri:<br />
turbine esatto, luce sbigottita, cartacce<br />
e tendaggi travolti dal bianco, odore di zolfo<br />
di ozono di ferro arrugginito, tregenda di fili<br />
e camicie. Lì l’acqua avanzava come un muro<br />
qui ero all’asciutto, ancora per poco.<br />
Ridendo pensavo che la morte,<br />
goccia più goccia meno, sarà<br />
come il temporale d’estate<br />
improvviso, invalicabile.<br />
Senza riparo, senza rimedio.<br />
Bagnarsene, fino in fondo.</p>
<p><span style="color:#888888;">Mostratevi entusiasti di avermi conosciuto</span><br />
La vita si fa poco per volta:<br />
coi sensi di oggi non riconosco<br />
quello che allora, e più indietro,<br />
devo aver per certo provato:<br />
per il sangue le morti<br />
- da spiaccicamento autostradale o da malanno -<br />
i suicidi.<br />
Ogni volta una diga che tracima<br />
un vajont di disperazione.<br />
Come l’acqua che si ritira<br />
non si sa dove – di tanta<br />
che n’è scesa – anche il dolore<br />
lo risucchiano il da fare<br />
del giorno e l’invocata tenebra.<br />
A guardare indietro<br />
parmi d’esser stata di pietra:<br />
neanche il tempo per graffiarmi il volto<br />
e buttarmi a terra, nel buio,<br />
a brancolare.</p>
<p><span style="color:#888888;">Fumi</span><br />
ho sognato una collina verde<br />
con campi lavorati e boschi<br />
in cima un castello antico<br />
a ben guardare spuntavano<br />
da dietro le torri altre torri<br />
metalliche rugginose e fumose<br />
una portomarghera di montagna<br />
ho girato le spalle aperto gli occhi<br />
per non vedere<br />
fuori una nebbia novembrina<br />
l’afa di là dai cortili il tram<br />
che stride come un pavone<br />
hanno disciolto l’incubo</p>
<p><span style="color:#888888;">a Cristina Bove, in margine a “tregue”</span><br />
questo è un altro pianeta:<br />
asteroide in fuga nella tua orbita<br />
passo ogni mill’anni<br />
a riprendere la corsa. fuori<br />
imperversa la miseria<br />
delle beghe canine<br />
di chi poeta dice<br />
di essere e non sa.<br />
marmellate e talee, tale<br />
la tua vita d’uso che si spande<br />
in ore. quella di sopra<br />
ha la forza delle ere<br />
che ti danzano attorno:<br />
non avresti bisogno<br />
di parole se non che<br />
ti furon date in cambio<br />
di una vita che non è mai<br />
stata solo tua</p>
<p><span style="color:#888888;">mettere da parte il giorno</span></p>
<p>duro fatica a pensare<br />
ci vuole spazio e una tregua<br />
mettere da parte il giorno<br />
con i suoi annunci e proclami<br />
sperando non mi insegua<br />
fin nei sotterranei della casa<br />
dove ho il mio rifugio<br />
di talpa il mio carcere libero<br />
il pensatoio strozzatoio<br />
con tutte le torture<br />
più raffinate che mi infliggo<br />
per sentire se ancora vivo</p>
<p>per chi volesse leggere quello che considero un gioiello della sua poetica  ecco <a href="http://rebstein.wordpress.com/2011/02/20/piccolo-alfabeto-del-malumore/">&#8220;il piccolo alfabeto del malumore&#8221;</a>, nella Dimora del tempo sospeso di Francesco Marotta</p>
<p>e c&#8217;è ancora molto altro da scoprire nel blog da lei condotto<a href="http://lunediscrittori.wordpress.com/">  Il lunedì degli scrittori</a></p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/lucia-tosi/'>Lucia Tosi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/190/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=190&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>I “quadri” fisicamente mobili di Fernanda Ferraresso</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 04:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Fernanda Ferraresso]]></category>

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		<description><![CDATA[Per leggere la poesia di Fernanda Ferraresso nel senso pieno del termine, dobbiamo prima spogliarci delle attese discorsive a cui tanta poesia narrativa recente e contemporanea ci ha abituato. Già da alcuni decenni, infatti, molta poesia ha cercato di allontanarsi dalla significazione romantica e simbolista per assumere, o fingere, un richiamo alla comunicazione quotidiana. Questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=181&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-182 aligncenter" title="ferni" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/03/ferni.jpg?w=148&h=126" alt="" width="148" height="126" /></p>
<p>Per leggere la poesia di Fernanda Ferraresso nel senso pieno del termine, dobbiamo prima spogliarci delle attese discorsive a cui tanta poesia narrativa recente e contemporanea ci ha abituato. Già da alcuni decenni, infatti, molta poesia ha cercato di allontanarsi dalla significazione romantica e simbolista per assumere, o fingere, un richiamo alla comunicazione quotidiana. Questa tendenza, liberatoria allora, adesso conduce spesso a un appiattimento, a una stanchezza espressiva di cui si farebbe volentieri a meno. Dall’altra parte c’è invece una poesia che ha riscoperto l’irrazionale, il corpo vissuto come ricevente-comunicante, il canto non come evasione ma come espressione di una maggiore aderenza alle proprie radici collettive, agli archetipi. È in questa linea anti-patriarcale, estranea per scelta o temperamento al <em>logos</em> maschile, che la poesia di Fernanda Ferraresso può essere situata, insieme a quella di altre poetesse quali Maria Grazia Calandrone e Marina Pizzi.</p>
<p>I rischi corsi dall’iscriversi in una tale posizione (sovrattono, esclusione del momento esperienziale cosciente, eccessi metaforici) sono alti; ma più alti, com’è il caso di Ferraresso, sono i risultati. La sua lingua poetica (parlare di “discorso” poetico è fuorviante, per quanto detto sopra) si articola in monologhi mobilissimi, per nulla autoreferenziali dato che il loro ‘io’ si è liberato di ogni sovrastruttura (pensiero, personalità, sentimenti privati) per diventare ora un’evanescente entità in continua metamorfosi (“<em>isola / sto sull’acqua ferma / come una parola che galleggia</em>”, II quadro), ora una voce esterna e nostalgica in un’evocazione erotica (“<em>lei gli era antenata / per questo lo faceva passare</em>”, III quadro). Quando invece si fa assertivo, l’io si traveste nelle forme devianti del sogno, dell’assurdo logico (“<em>spacco l’antracite del tuo corvo / nero oscuro</em>”, I quadro).</p>
<p>Ogni quadro articola in modo diverso le proprie forme e i propri tempi: dal presente scandito con assertività del primo quadro, al presente smussato, dolce, del secondo; dalla terze persone singolari nell’imperfetto nostalgico del terzo quadro alla prospettiva più epica, corale, del quinto. Infine, il procedere a scatti e lacerazioni del sesto quadro e l’architettura del quarto. Su quest’ultimo preferisco fermarmi un attimo – non solo perché Ferraresso architetto lo è davvero anche fuori dal verso, ma perché la sua architettura verbale (soprattutto qui) mi fa venire in mente Frank Lloyd Wright: forme che imitano la natura, che hanno come quella capacità metamorfiche e di adattamento precluse ai blocchi del funzionalismo. L’avvallamento grafico dei vv. 4-7 spinge a leggerli sia da sinistra a destra per l’intera lunghezza dei versi, sia come se ci trovassimo di fronte a due poesie accostate: la mobilità fisica della lettura è notevole. E a proposito di tangibilità fisica, una sintassi paratattica (anti-patriarcale, avversa alle gerarchie) e cumulativa conferisce ai testi una drammaticità performativa (di nuovo, si dà rilievo all’aspetto fisico più che a quello concettuale del verso), con la versificazione a seguire scrupolosamente i guizzi del respiro, il respiro quelli dell’emotività.</p>
<p>Interessante sottolineare che, se la poesia di Ferraresso appare libera e indisciplinata, è in realtà sorretta da una sua logica verbale rigorosa: come nel caso di Dylan Thomas (poeta con cui scopro diverse affinità) l’esuberanza immaginativa è in realtà giustificata dai rapporti semantici e fonetici delle parole. Alcuni esempi: “l’antracite del tuo corvo” (I quadro) si giustifica per il richiamo al nero di entrambi i termini, mentre la presenza del “covo” pochi versi dopo contiene l’immagine del buio, del nero, ed è paronomasia di “corvo”; oppure, (II quadro) c’è un gioco di parole per cui “il vento appuntito” come una matita “tempera” le giornate (ma il clima può benissimo essere “temperato”); o, ancora (IV quadro) i libri “mastri” diventano “maestri”: a parte la quasi identità fonetica, “mastri” è davvero la forma antica di maestri (ma la parola “mastro” significa anche “registro”). Queste ripetizioni con variazione sono poi funzionali al testo, che si ripete (“l’ho detto e mi ripeto”, si dice con orgoglio e forse un filo d’ironia). E così via.</p>
<p>Ho parlato prima di fisicità: e in effetti le immagini del corpo, spesso associato a una casa (altro tratto in comune con Dylan Thomas) ricorrono nei testi. Il corpo appare spesso inciso, coperto di tagli: “<em>affilati i giorni tagliano la carne del mio tempo</em>” (II quadro), “<em>taglio su altro taglio il primo stato    lo strato che freme   la pelle  ogni libello della carne</em>” (IV quadro). L’idea del tagliare è anche nel primo quadro (“<em>taglio l’arancia del tuo raggiungermi</em>”) e ancora nel secondo (“<em>il gelo è un freddo coltello</em>”).</p>
<p>Altro si potrebbe esplorare e trovare: in questo pezzo ho cercato solo di fornire alcune chiavi. Quello che però mi sentirei di consigliare è di leggere prima i testi (o di dimenticare, almeno temporaneamente, quello che ho scritto qui), perché prima della comprensione conta, in loro, l’attraversamento tattile, che non vuole capire per forza (né io ho interpretato alcunché: nessuno deve togliere alle nostre letture personali il piacere dell’interpretazione), ma lasciarsi trasportare, sussultare, e stupirsi tanto davanti alla potenza immaginifica di <em>“apro il mare antistante la mia solitudine come un cancello”</em> quanto davanti all’umiltà e tenerezza di “<em>a volte mi basta tenere tra le mani un sasso</em>”. A volte basta tenere tra le mani una poesia.</p>
<p><em> </em></p>
<p><span style="color:#0000ff;"><a href="www.castiglionedav.altervista.org"><span style="color:#0000ff;"><strong> Davide Castiglione</strong></span></a></span></p>
<p style="text-align:center;">QUADERNO A QUADRI</p>
<p>I quadro</p>
<p>spacco l’antracite del tuo corvo<br />
nero oscuro: ogni uno<br />
dei tuoi lontanissimi incorruttibili pensieri.<br />
Taglio l’arancia del tuo raggiungermi<br />
spacco il covo che hai costruito dentro<br />
la mia memoria senza la possibilità di perderti<br />
ti rincorro grano per grano<br />
dentro il roseto dei sogni.</p>
<p>.<br />
II quadro</p>
<p>isola<br />
sto sull’acqua ferma<br />
come una parola che galleggia<br />
e quando si appuntisce il vento<br />
temperando le mie giornate<br />
l’aria in me si fa per mesi più trasparente.<br />
Niente altro che luce<br />
rimescola le mie ombre<br />
e volteggia la pagina dell’acqua un attimo<br />
quel brevissimo istante prima che s’ immerga<br />
e sommerga<br />
lieve e bianca un’acqua più leggera<br />
nel bagnasciuga di ghiaia<br />
così levigata da sembrare una seconda pelle con cui il giorno<br />
misura l’alba<br />
quando dall’orizzonte corre scalza fino a queste finestre.<br />
Affilati i giorni tagliano la carne del mio tempo<br />
qui<br />
sull’isola anteriore a me stessa misura i miei passi<br />
specchio fedele dell’altra in cui vivo ancora<br />
mentre il cuore apre le sue valve come una conchiglia.<br />
Il gelo è un freddo coltello e stride sulla lastra del ghiaccio<br />
ora per ora con lo sguardo<br />
attraverso la finestra<br />
apro il mare antistante la mia solitudine come un cancello<br />
tra onde di fantasmi che indifferenti si levano e poi ricadono<br />
su questo foglio nella forma di un segno.<br />
A volte mi basta tenere tra le mani un sasso.<br />
Percorro la sua levigata superficie e<br />
sento cosa gli ha tolto il mare<br />
inghiottendo onda dopo onda la sua sostanza<br />
decompongo nel suo moto di correnti l’oscuro della profondità di entrambi<br />
e altri si cibano di quanto stava senza peso sospeso in quella polpa<br />
calcificata antica sua e mia.<br />
Forse è così che al fondo di me stessa sento quel peso<br />
uno strato dietro l’altro e la caduta e la perdita e<br />
noi, gli umani, apparsi qui dopo miriadi incalcolabili<br />
di deposizioni e rinascite.<br />
Colonne di nebbia che si muovono assieme alle onde<br />
e le pareti delle case respirano, aria intessuta da dentro<br />
di un fumo più denso, corporeo.<br />
E’ una doppia veste questo labirinto che ci tiene<br />
tutti<br />
uniti noi alle cose<br />
e la vita al suo lato invisibile<br />
ed è forse questo l‘oro<br />
questa cavità in cui il tempo sgattaiola<br />
tra la porta d’ingresso e i sassi senza impronta<br />
in faccia a questo silenzio immenso<br />
in cui ogni parola si colora di un tenue azzurro<br />
senza scrittura d’alberi o voli di uccelli dove persino il vento<br />
mi disseta senza muoversi tra le onde.</p>
<p>.<br />
IIIquadro</p>
<p>lei gli era antenata<br />
per questo lo lasciava passare<br />
lei era dentro la sua testa era la sua tempesta<br />
e non gli lasciava tregua<br />
stava distesa<br />
le cosce tese come funi o rampe<br />
di fango il ventre sopra l’inguine esposto<br />
alla luce del suo tatto<br />
lo aspettava come un fuoco in petto<br />
aspetta le sue vampe<br />
e stringeva le gambe per non lasciarlo fuggire<br />
lei era il valico alla fine del mondo<br />
era il fiume che aveva sempre rincorso<br />
e non le serviva avere un nome preciso lei era<br />
il nodo dentro l’amore che sconfina il terrore<br />
l’ansia nel respiro lei era<br />
tutte le ossessioni fattesi parola<br />
una fortezza di scritture<br />
che strappano i pensieri<br />
e non poteva voltarsi<br />
lui non poteva slegarsi da quella stretta<br />
ogni giorno<br />
ogni ora più cruda<br />
ogni istante più perfetta.</p>
<p>IV quadro</p>
<p>” In un angolo, il vento<br />
sposta l’ombra delle foglie”</p>
<p>l’ho detto e mi ripeto.</p>
<p>oggi è l’ultima volta <span style="color:#ffffff;">………………….</span>affilati rasoi tutte le assenze sfilano la pelle<br />
dico e so che mi ripeto <span style="color:#ffffff;">……………..</span>la casa ogni livello della carne<br />
taglio il cartone dei miei salti<span style="color:#ffffff;">…..</span>mentre nello specchio guado<br />
lame come angeli di silenzio<span style="color:#ffffff;">….</span>ciò che non vedo ancora<br />
.<br />
taglio su altro taglio il primo stato lo strato che freme la pelle ogni libello della carne<br />
la casa mentre lo specchio immobile guarda me che lo guado<br />
guardo ciò che non vedo dentro quel falso<br />
riflesso di un profondo gua(r)ire<br />
.<br />
largo oltre la memoria allargo la notte tutti i suoi libri mastri tornano legni in terra<br />
questa vecchia vecchissima barca senza attracco è linfa che scorre sul filo<br />
l’istantaneo porto di un corpo pasta d’albero non illusione<br />
la carta di un qualsiasi corpo<br />
.<br />
di notte tutti i suoi libri tornano maestri<br />
si fanno sangue che scorre</p>
<p>di ognuno l’albero che cresce e s’incarna in terra<br />
non vento non velo non veliero dentro la scalza forma</p>
<p>scia di una riga dove non resta esposta alcuna radice<br />
non fa mare il respiro di chi guarda un cielo latitante</p>
<p>dentro un sogno tutto è solo<br />
disegno in una stanza di vuoti.</p>
<p>.<br />
V quadro<br />
gli orizzonti e i fantasmi<br />
gli eterni saluti tra i vivi e i morti<br />
in quale città si sono persi e quale è la rotta della memoria<br />
il viaggio dei sogni<br />
covati e interrati lungo il cammino e nel cosmo passati<br />
di mano tra un uomo remoto e un bambino futuro<br />
in quale segno si sono deposti tra nuvole e ceneri di incendi<br />
nei camini delle case dove di nuovo bruciano i giorni.<br />
In quale città ne fanno ancora scorta<br />
e in quale strada o via in quale paese oltrepassate le frontiere<br />
di quei segni a vaticinio resta sola<br />
un’ombra la pallida circostanza d’essersi sbagliati<br />
su questa realtà eccedente l’ingombro di una vita anonima sempre<br />
e mediana a qualcosa che sta oltre la misura di un corpo<br />
oltre le frontiere illusorie di una lingua scritta in fretta<br />
dimenticando quella della madre<br />
nostalgia mortale<br />
che spinge gli uomini a viaggiare e le bestie di ogni specie alla ricerca<br />
della propria patria perduta.<br />
In quale città della memoria sta rinchiusa l’unica<br />
stagione che preleva<br />
le sue vittime e le sue storie dai corpi<br />
tutti i corpi dei viventi e sulle palizzate delle parole<br />
depone teste monche soffiate da bocche appena germogliate<br />
una trangugiata nozione del tempo<br />
e mette in un fagotto di dolore e rammarico<br />
ritagliato all’interno dell’involucro di un corpo<br />
spazio senza spazio un respiro da un fiato mozzato.<br />
.<br />
VI quadro<br />
c’è distanza<br />
c’è<br />
una irrimediabile distanza<br />
non lontananza tra noi e le cose, tutte<br />
le cose che la luce porge<br />
in fasci<br />
e spettri di colori<br />
suoni vesti di popolazioni di echi<br />
volano ciascuno riverberando l’unico monologo del cosmo<br />
in questo immane silenzio<br />
si fa casa in cui abitare<br />
noi<br />
prossimi sempre solo a noi stessi e<br />
futuri irraggiungibili in tutti gli altri che mai sapremo<br />
d’essere<br />
.<br />
Nota: Il Quaderno a quadri fa parte di un insieme di altri 2 quaderni, Pagina a righe e Carta millimetrata, che ancora si stanno con-figurando da poco meno di una decina d’anni.</p>
<p>Nata a Padova nel 1954, laureata in architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, si occupa di progettazione architettonica, arredamento, grafica e design,ama tutti i generi di espressione d’arte. Docente presso il Liceo Artistico e Istituto d’Arte Pietro Selvatico di Padova, dopo un lungo periodo di insegnamento presso il Liceo Artistico di Rovigo in cui ha stretto amicizia con Marco Munaro iniziando una collaborazione con lui in più progetti ( La Bella Scola, Herbert, La memoria e i suoi giorni). Ha svolto ruolo di coredattrice all’interno del gruppo di VDBD, il blog, ed è presente con suoi articoli nella rivista on line dello stesso gruppo.Ha pubblicato suoi testi in alcune raccolte di Aletti editori e, da poco, con i tipi della Lietocolle editore nell’antologia curata da Anna Maria Farabbi Luce e notte. Ha partecipato ad alcuni concorsi vincendone (Rabelais 2006 e 2007) e/o posizionandosi nella rosa dei primi dieci (Premio Teramo per un racconto 1998). Per i tipi de Il Ponte del Sale ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie dal titolo Migratorie non sono le vie degli uccelli. (2009) e ha partecipato alla lettura dei primi nove canti del Purgatorio, proponendo un attraversamento del canto VIII, nella raccolta Ombre come cosa salda.<br />
Numerosi gli scritti in rete che appaiono in molti blog:</p>
<p>http://cartesensibili.wordpress.com</p>
<p>http://fernirosso.wordpress.com</p>
<p>http://poesia.blog.rainews24.it/2012/01/16/opere-inedite-fernanda-ferraresso/</p>
<p>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/</p>
<p>http://pillolediversi.blogspot.com</p>
<p>http://rebstein.wordpress.com/</p>
<p>http://neobar.wordpress.com/</p>
<p>http://www.lietocolle.info</p>
<p>http://viadellebelledonne.wordpress.com/</p>
<p>http://www.poesia2punto0.com/</p>
<p>http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it</p>
<p>http://www.poiein.it/</p>
<p>http://www.ippocrene.com</p>
<p>http://associazionepoetica.com</p>
<p>http://lucaniartmondo.blogspot.com/</p>
<p>http://issuu.com/vdbd/docs/viadellebelledonneluglio2008numerouno</p>
<p>http://homepage.mac.com/vaccagiorgio/mary/press.html</p>
<p>http://www.elioscarciglia.it/</p>
<p>http://www.paroledisicilia.it/</p>
<p>http://visionidiblimunda.ilcannocchiale.it/</p>
<p>http://www.progettobabele.it/</p>
<p>http://miolive.wordpress.com/</p>
<p>http://alveareuno.altervista.org</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Antonella Pizzo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 04:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Pizzo]]></category>

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		<description><![CDATA[    ANTONELLA PIZZO E IL SUO “ ESSERE IN VITA” DI Augusto Benemeglio   1.    Teatro delle immagini Nella poesia di Antonella Pizzo, una bella donna siciliana di lontana etnia sveva, colta, raffinata, di un’ aristocratica pensosità, ma vitale, piena di energia interiore, c’è un mix di teatro delle immagini e della musicalità  barocca [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=172&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>ANTONELLA PIZZO E IL SUO “ ESSERE IN VITA”</strong></p>
<p align="center">DI Augusto Benemeglio</p>
<p> <a href="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/03/antonella-pizzo.jpg"><img class="size-medium wp-image-173 aligncenter" title="Antonella Pizzo" src="https://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/03/antonella-pizzo.jpg?w=277&h=300" alt="" width="277" height="300" /></a></p>
<p><strong>1.    </strong><strong>Teatro delle immagini</strong></p>
<p>Nella poesia di Antonella Pizzo, una bella donna siciliana di lontana etnia sveva, colta, raffinata, di un’ aristocratica pensosità, ma vitale, piena di energia interiore, c’è un mix di teatro delle immagini e della musicalità  barocca che fanno le  piccole cose che ci circondano, a Ragusa e nel mondo, oltreché un’ironia  scoperta che si volge spesso al grottesco e al dramma.  Potremmo dire che Antonella riesce ad essere un po’ farfalla e un po’ granchio, due forme di animali – come diceva Calvino &#8211; bizzarre e simmetriche che stabiliscono fra di loro una inattesa armonia. La sua – osserva una lettrice di un blog – è una combinazione di musica, versi ed immagini.  Un gioco letterario in cui il pensiero  si fa  volo e va alla ricerca delle sue radici . C’è anche una sorta di trascendenza  cromatica  in cui i versi diventano  colori puri, diremmo fauvisti,  con tutte le loro antiche simbologie: il rosso-sangue-passione, il nero-funereo-malinconico, il bianco-rinascita-innocenza-sipario.</p>
<p>Interessante, infine – osserva un’altra acuta lettrice -<em>,</em> la singolare corrente dell’immaginazione, il clic ,  lo scatto rapido,  il dinamismo intrecciato dei suoi versi&#8230;</p>
<p>Potremmo definirla quasi un’equilibrista senza rete, che si è spezzata la schiena mille volte, prima di provare il numero, che ora sembra  lieve come passo di danza, ma quando  lo fa è come la prima volta,  rischia sempre di cadere sull’asfalto, sulle rovine, sui cocci aguzzi di bottiglia  montaliani, sui frammenti di quella che è la nostra   vita di tutti i giorni,  consumata  all’interno di una società  ormai in liquidazione, in frantumazione, in decomposizione, che ha fatto da tempo harakiri:</p>
<p><em>Butterfly di tragedie diverse<br />
la costumista s’è spogliata dei suoi averi<br />
vive reclusa dalle suore clarisse<br />
ricamatrice con le dita amputate<br />
il punto a giorno più non è possibile<br />
merletti in ecrù, le trine, foglie e veli<br />
i ricami a fiori dorati, i lini e le trame<br />
gli orditi e  le reti, fili di seta<br />
i punti precisi, i piccoli punti, i mezzi punti.</em></p>
<p>2.<strong>Magna Grecia</strong></p>
<p>Poesia che  assume talora i cupi e corruschi   toni di una favola surreale macabramente satirica,  grottesca, addirittura sanguinolenta, che diventa denuncia spietata,  in uno  stile  che è un mix tra Palazzeschi e Poe, con strascichi da Vespri siciliani. Non a caso  Antonella Pizzo  vive nella terra  dei fichi d’India, di Pirandello, Brancati, Bufalino, Sciascia, Consolo, tutti grandi maestri d’ironia,  dell’umor nero e del grottesco</p>
<p><em>ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri veramente cadevano<br />
io ho afferrato un bimbo al volo e l’ho portato in salvo<br />
a casa mia.<br />
alcuni cadaveri restarono impigliati nei fili dell’alta tensione<br />
in confusione di interiora, di vene, d’arterie<br />
nella vie dell’intero paese ci fu un parapiglia</em></p>
<p>Del resto – amava ripetere Palazzeschi -  un popolo senza ironia è un popolo  barbaro, mentre la Sicilia – spesso ce lo dimentichiamo &#8211; è  Magna Grecia per eccellenza, patrimonio sterminato di miti storia filosofia poesia , civiltà.  <strong>Essere nati  in questa terra, scrive Antonella,  <em>“</em></strong><em>in un campo di borragine, di cicoria e tarassaco, paritaria nei muri e spaccature, capelvenere e fiori di cappero//…  in cima a un colle orbo, dentro al catino di un teatro corinzio,/…/  nelle necropoli e in una valle ampia, lungo le rive del fiume Anapo//…. nelle giunchiglie del fiume Ciane…. davanti alla tomba di Archimede, dentro l’orecchio di Dionisio….nel mare africano e (</em>nuotare)<em>  assieme ai pesci azzurri”, </em>vorrà pur dire qualcosa<em>.</em></p>
<p>La sua è una lucida satira, alla Brancati, di elementi drammatici e comici, ispirati alla nostra situazione socio-politica, al vivere in mezzo alla <em>spread,</em> alla disoccupazione, precariato, violenza,guerra,  ingiustizie,  ignominie, ma anche ai balletti televisivi, alle goffe esibizioni d’esercizi erotici, alle infinite banalità, all’insostenibile pesantezza  dell’essere. La sua è  una fantasia inesausta, e la fantasia, per dirla alla Dante, che si considerava figlio del più puro oriente,  è un posto dove ci piove dentro .</p>
<p><strong>3.Dentro l’abisso</strong></p>
<p>Ma noi -  si chiede  Antonella &#8211; : <em>Siamo davvero cosa di stelle?</em> A dire il vero me lo sono chiesto anch’io qualche volta, e mi sono risposto affermativamente. Siamo frammenti stellari che vanno alla deriva, caricati su una barca senza timoniere e senza rotta, peggio del “Concordia”. E possiamo passare  il nostro tempo, il resto del viaggio, <em>“nell’elastico del tempo a catapulta”</em>, nella più assoluta e desolante banalità, nel kitsch da cui siamo ormai tutti anestetizzati, senza che neppure ce ne accorgiamo. <em>(E poi l’amore nelle sala polverose// oh la pula , la loppa, le scorie/il perso e il ritrovato)</em></p>
<p>Che c’è di nuovo  nella poesia della Pizzo, se non appunto questo  ricorso all’amara drammatica ironia delle cose che ci circondano, questa decisa denuncia sulla partitura della nostra vita  che è ben squallida, da qualsiasi parte la si guardi?</p>
<p>Per reinventarci una nuova vita dovremmo ricorrere  forse all’arte di un Dario Fo (che non a caso  ha vinto un Nobel, come Pirandello, confermando  l’assoluta confusione che si fa oggi, a tutti i livelli, tra letteratura e arte della mimesi), che spiega i principi secondo cui  disegna la propria presenza scenica, parla di zumate, campi lunghi, panoramiche, primi  piani, controcampi, cosa che ogni tanto fa la Pizzo,  zumate di remake letterari (<em>Il  carro andava e i monatti sopra/ Tiravano i morti la carretta)</em>. Il  Nobel  Fo presuppone che nel cranio di ciascun spettatore ci sia incorporata una sorta  di telecamera, che l’attore (il grande attore qual è lui) sa dirigere, inviando gli impulsi  giusti affinchè lo spettatore  cambi gli obiettivi e  gli angoli della ripresa.  Antonella, convinta che l’energia spietata che muove il nostro secolo, nelle sue vicende collettive e individuali, ci porterà  solo verso la rovina totale, il completo annichilimento, con una serie di metafore-riflessioni a sfondo   leopardiane conclude  che l’uomo è…nulla, e nulla ha da sperare<em>.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La vita è solo un fatto marginale<br />
aleatorio, un gioco a tric e trac<br />
la trottola che gira ci fa male<br />
se ruota attorno a una casualità</em>.</p>
<p>Capita che lo spettatore/lettore non sia cosciente di tale complicato montaggio</p>
<p>iconografico, dei diversi punti di vista, dei diversi orizzonti, delle diversi angolazioni, delle diverse prospettive, delle molteplicità  che Antonella riesce a costruire con i suoi versi volutamente irregolari, spesso dissonanti, ossimorici, deformati, pur nell’apparente semplicità  (le parole che uso – diceva Claudel &#8211; sono quelle di tutti i giorni, ma non sono affatto le stesse), e allora rimane un po’ spiazzato, stupito, sorpreso. Allora il lettore/spettatore fa una pausa di riflessione (le pause sono schiarimenti), e si chiede che cosa significhi  “Essere in vita”. Un passo?, un battito?, un’immagine?, una parola?</p>
<p><em>È’ il sogno che mi consola come una madre<br />
il piccolo che piange, lo porta al seno e lui succhia<br />
il latte dell’oblio, mi vedo con un vestito<br />
nuovo  a fiori bianchi, un prato a margherite<br />
gialle le farfalle e le api a impollinare<br />
ma il sogno è miele…</em></p>
<p>Essere in vita, sembra voler rispondere  Antonella, significa stare “dentro un abisso” , cercare un impossibile divenire, un brivido d’ orizzonte verso la morte, illudersi di  farsi “anima”, diventare piuma  e una musica lieve forse di flauto.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Roma, 14 marzo 2012                                <strong>Augusto Benemeglio</strong></em></p>
<p><strong></p>
<p>***<br />
</strong></p>
<p>Siamo davvero cosa di stelle?<br />
Polverizzate stelle di cose sbriciolate<br />
gravide di sale d’oceani disseccati<br />
pioggia di marte che soffoca<br />
negli anfratti la disperanza<br />
nei tunnel le navi preparate e noi<br />
imbraco e laccio<br />
di lacrime dense di novellose storie<br />
chi lascia le ossa chi i natali<br />
oh morir d’amor d’amor morire<br />
dormire e poi lasciarsi andare<br />
oh la pula di farro e il raccolto<br />
nell’elastico del tempo a catapulta<br />
oh la pula, la loppa, le scorie<br />
il perso e il ritrovato<br />
nel vento il perturbante</p>
<p><em>Da ilbruttoblog work in progress esperimento di scrittura a due mani con paola lovisolo</em></p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E poi l’amore nelle sale polverose<br />
Il trillo il fungo lo sai che sono qui<br />
Che verso fai che voto mi dai<br />
Sono  qui per nulla arrabbiata per nulla<br />
Se folli voli feci se volli andare dove<br />
Se questo e quello l’andazzo<br />
Che fare delle due tre mele matte che in mano mi son  rimaste?<br />
Il  carro andava e i monatti sopra<br />
Tiravano i morti la carretta<br />
Che l’euro stona e scoppia una baruffa<br />
Che debiti mi fai cosa mi dai?<br />
Tre tozzi di pan secco tre secche acciughe strette<br />
Un lumicino<br />
Noi che fummo i viveurs i lungimiranti<br />
I solipsistici i degeneri  i demoscopici<br />
I solinghi e facebookiani<br />
Noi polvere del nulla<br />
Nulla del  genere nulla</p>
<p><em> Gennaio 2012</em></p>
<p><em>***</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> [crepaccio 5]</em></p>
<p>ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri veramente cadevano<br />
io ho afferrato un bimbo al volo e l’ho portato in salvo<br />
a casa mia.<br />
alcuni cadaveri restarono impigliati nei fili dell’alta tensione<br />
in confusione di interiora, di vene, d’arterie<br />
nella vie dell’intero paese ci fu un parapiglia<br />
un general fuggi fuggi generato dalla paura<br />
di sporcarsi gli abiti firmati col sangue.<br />
ma non si sfugge mai al proprio destino<br />
so che un giorno potrebbe accadere anche a me<br />
in montagna invece fu tutto più tranquillo<br />
al cadavere che penzolava da un albero<br />
fu intimato di scendere<br />
ma poiché il morto non rispose e c’era un freddo boia<br />
la gente fece spallucce e se ne tornò a casa a dormire</p>
<p><em><br />
da Dentro l’abisso luccica la storia Ed. L’arcolaio</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>oh le nostre borse piene di orpelli<br />
e luccichii di stelle<br />
sono vere e false<br />
derivate da processi di sintesi<br />
sono vuote e piene<br />
ma a scuoterle non escono parole credibili<br />
Prima che le porte s’aprano di botto e le cervella siano ingoiate<br />
chiusi nel pugno al modo di fogliame speranze<br />
e concepimenti secco sbriciolati. Che la capò distratta<br />
dalla sopravvivenza dia il segnale dell’estremo<br />
che è l’atteso. Si fiammeggino le ossa come pietra ollare si sfaldino<br />
e s’infestino i cieli sopra e sotto l’ultima caduta<br />
bianca che ridipinse il largo prato oltre il cancello<br />
il filo e il ferro dove lo sguardo persi.<br />
Capelli sottili e forfore velano i vetri e puzzo di piscio<br />
acida la trachea. Ossidano a lutto i lastroni ferrosi.<em></p>
<p>Da Partenope, Collana di inediti, e book, Edizioni Biagio Cepollaro</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>***</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Prima che le porte s’aprano di botto e le cervella siano ingoiate<br />
chiusi nel pugno al modo di fogliame speranze<br />
e concepimenti secco sbriciolati. Che la capò distratta<br />
dalla sopravvivenza dia il segnale dell’estremo<br />
che è l’atteso. Si fiammeggino le ossa come pietra ollare si sfaldino<br />
e s’infestino i cieli sopra e sotto l’ultima caduta<br />
bianca che ridipinse il largo prato oltre il cancello<br />
il filo e il ferro dove lo sguardo persi.<br />
Capelli sottili e forfore velano i vetri e puzzo di piscio<br />
acida la trachea. Ossidano a lutto i lastroni ferrosi.</p>
<p><em>Da Partenope, Collana di inediti, e book, Edizioni Biagio Cepollaro</em><br />
Ante il fiore, ante il canto, ante il ballo<br />
l’abito festoso<br />
prima tu suonavi l’ottavino con delizia<br />
io mi perdevo nelle languide narici e nella bocca</p>
<p>ante d’essere bile e fiele<br />
ante d’essere mota nera.</p>
<p>Prima che mi conducessero a questo<br />
luogo d’infamia impenetrabile<br />
in questi giorni atroci e in questa notte<br />
insensata di stamberghe e stoppie<br />
d’infetti d’infettati d’infezioni<br />
d’inferni<br />
che oggi dalla prim’ora e fino all’ultima<br />
considero.</p>
<p><em>Da in stasi irregolare, Le voci della luna, premio Giorgi 2007</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le tende in velluto sfibrate e pesanti<br />
di polvere umida<br />
immobili riposano appese<br />
le rosse poltrone sfondate<br />
schienali di legno tarlati<br />
è tutto confuso<br />
io rido, lei ride<br />
si increspa la pelle<br />
volture da fare, soggetti a tributo,  i moduli fitti da compilare<br />
ed i notai che sbagliano sempre<br />
ma ad inchiostri verdognoli è molto più semplice<br />
rintracciare le ultime note  di variazione<br />
se abbiamo timore  dell’automazione<br />
che al collo ci stringe, costringe ad una scelta precisa<br />
sappiamo per certo e per esperienza<br />
che le procedure si fanno e si annullano<br />
e la seguente sostituisce sempre<br />
la precedente<br />
poi i ricordi  rivivono nel nostro presente<br />
in foto di scena, in maschere<br />
in travisamenti.</p>
<p><em>Da Catasto ed altra specie,  ed. Fara</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando questo mio andare si compirà<br />
il capo si svolgerà all&#8217;indietro<br />
nei capelli si scioglieranno i nodi<br />
polveri si solleveranno al vento<br />
che a spirali nei luoghi designati<br />
soffia dove nessuno è identico<br />
dove saremo come piume d&#8217;ali<br />
appartenenti allo stesso uccello.<br />
Io non ci sarò a vedere cosa è stato<br />
del mio guardaroba e della scarpiera<br />
quando mi aprirete i cassetti<br />
e sfoglierete le pagine spesse;<br />
dove mi spalancheranno gli armadi<br />
senza vergogna si allargheranno<br />
gli spazi segreti e gli antichi lini<br />
che ho ricamato a fasi alterne<br />
e vi chiederete perché comprai<br />
un maglione a righe arcobaleno<br />
e a tinta a tinta lo coltivai<br />
quando già vestivo a lutto.<br />
Figli miei non so se capirete<br />
ma non disfatelo a fili a fili<br />
perché è un patto senza tempo<br />
è un accordo di placenta<br />
fra me e voi voluto<br />
come un legato occorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Da A forza fui precipizio, Lietocolle, 2005</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>***</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È’ il sogno che mi consola come una madre<br />
il piccolo che piange, lo porta al seno e lui succhia<br />
il latte dell’oblio, mi vedo con un vestito<br />
nuovo  a fiori bianchi, un prato a margherite<br />
gialle le farfalle e le api a impollinare<br />
ma il sogno è miele così m’invischio in una storia</p>
<p>d’assassini e mostri di quando corsi e caddi<br />
e non mi rialzai.<br />
<em>Da Il sogno è miele libro  Premio Elsa Buise</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Io vissi la mia vita in parallassi</strong></p>
<p>Fu movimento brusco, fu un&#8217;inezia<br />
a farmi straripare da quel lato<br />
fu lento abbrivio o forse fu l&#8217;inerzia<br />
mi sparse in vita e sangue sul selciato.<br />
La vita è solo un fatto marginale<br />
aleatorio, un gioco a tric e trac<br />
la trottola che gira ci fa male<br />
se ruota attorno a una casualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Conosco le tue notti senza pace<br />
e tutte le risposte senza senso<br />
e di scovarti giù non sei capace<br />
scandagli eco sonar nell&#8217;immenso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; chiaro,  è naturale, dirsi prassi<br />
o travestirsi d&#8217;usi e consuetudini<br />
utilizzare la ragione e i dissi<br />
per giungere a mutarsi le abitudini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo so, cambiarsi d&#8217;abito è altra cosa<br />
mutare stabilmente è comprensibile<br />
ma trasmutarsi in cosa misteriosa<br />
ti è come un’idea poco accessibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è uno snaturarsi in cambiamento<br />
né è degenerare in perversione<br />
e se potessi ti farei un esempio<br />
d&#8217;intendimento o di penetrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io vissi la mia vita in parallassi<br />
io vissi la mia storia in un&#8217;ellissi<br />
in uno spazio breve di un&#8217;eclissi<br />
io vissi e molti dei tuoi segni scrissi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io vissi dentro gli angoli e i cateti<br />
io dissi, è ciò ti basti per capire<br />
io vissi nei perimetri e nei lati<br />
e ora vivo in quest&#8217;infinito dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<p>Antonella Pizzo è nata a Palazzolo Acreide nel 1954 e vive a Ragusa.<br />
Ha pubblicato il romanzo “Di rosso smunto” , Prospettiva Editrice, 2004;<br />
Le sillogi in dialetto siciliano “Strati” (menzione speciale premio Montalbano Elicona e Città di Marineo)<br />
“E su paroli nuovi” 2004 (premio speciale Helikon, 2° classificato premio Poesia @ Rete)<br />
“Comu ‘n ciumi lientu” (2° classificato Trofeo Centro Studi Popolari Turiddu Bella);<br />
Le raccolte di versi in lingua:<br />
“<a href="http://www.kultvirtualpress.com/ebooks.asp?book=877">Fra poco l’autunno</a>” – Kult Virtul Press, 2004<br />
<a href="http://www.lietocolle.com/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=1206">“A forza fui precipizio</a>” Lietocolle, 2005 (<a href="http://www.endas.it/index.php?op=nws&amp;fl=5&amp;wh=par&amp;id=594" target="_blank">Primo Premio Simone Cavarra, 2007 </a>- <a href="http://www.comune.trabia.pa.it/Link.asp?IDP=126" target="_blank">3° Class. Premio Giuseppe Sunseri</a>).<br />
<a href="http://www.faraeditore.it/html/siacosache/pizzo.html">Catasto ed altra specie</a> Fara Editore, 2006 (premiato al premio <a href="http://www.rivederlestelle.net/RassegnaStampa/FotoAlbum/Foto_Album.News/Fedelta20061129">Acaja 2006</a> presidente della giuria Giorgio Barberi Squarotti). L’e book <a href="http://www.feaciedizioni.it/testiPdf/imortinonsononervosi.pdf">I morti non sono nervosi</a>, Feaci Edizioni, 2007. <a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/PizzoTes.pdf" target="_blank">Partenope</a> per Collana di inediti  di Biagio Cepollaro.</p>
<p><a href="http://www.levocidellaluna.it/interests.htm">In stasi irregolare, 2007  – Raccolta vincitrice del Premio Giorgi 2007- Le voci della luna.</a> Sue poesie sono state pubblicate in riviste e rubriche on-line (tra cui <a href="http://www.liberinversi.splinder.com/tag/antonella_pizzo">Liberinversi</a>, <a href="http://www.cepollaro.splinder.com/archive/2006-12">Poesia da fare</a>, Absolute poetry, La costruzione del verso, Poiein, Niederngasse, Un poeta, Domist, Scriptamanent, Gas-o-line, Rottanordovest, poetilandia, Faranews,<a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/27/da-partenope/"> Nazione Indiana </a>e altre) e in alcune antologie (tra cui Verso i bit: <a href="http://www.lietocolle.com/index.php?module=subjects&amp;func=viewpage&amp;pageid=1295">poesia e computer – Lietocolle</a>, 2005 – <a href="http://www.edizionidif.it/archives/000187.html">Lo stormo bianco, Edizioni d’if, 2005</a> – Il segreto delle fragole 2007, il segreto delle fragole 2008, Lietocolle, e in Stagioni, Lietocolle, 2007. La poesia “<a href="http://www.lastampalavoro.it/_web/_RUBRICHE/poesia/archivio/poesia_040618.asp">I miei pensieri in orizzontale e in verticale</a>” è stata pubblicata nella rubrica “scuola di poesia” dello Specchio della Stampa. Segnalata al <a href="http://www.edizionidif.it/archives/000222.html">premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo “I miosotìs” (poesia e prosa) 2006 Edizioni d’if per la raccolta inedita Partenope.</a> Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari: <a href="http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2005/aaamotivazione.htm">Turoldo 2005</a>, Palikè, Molino, Rocco Certo, La poesia oggi – Parole per Comunicare – Ibla bla – Premio Agorà – E-vviva sia nel 2004 che nel 2005 e molti altri, più volte premiata al Trofeo di poesia popolare siciliana Centro Studi Turiddu Bella. Ha vinto il premio migliore sceneggiatura I corti di Mauri con il cortometraggio “<a href="http://www.comune.roma.it/repository/ContentManagement/information/P1382169380/Corti%20di%20Mauri.pdf">Il passaggio”</a> – Segnalata nella XIX edizione del Premio Nazionale di poesia “Sandro Penna” 2007 sezione raccolta inedita. <a href="http://www.levocidellaluna.it/interests.htm">Vincitrice del Premio Giorgi 2007 – sezione raccolta inedita</a>. <a href="http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2007/aa_Gradedinitiva.htm">Premiata al concorso Agavi 2007 nella sezione romanzo inedito per il romanzo “La Calzolaia” – Segnalata al Premio Turoldo 2007</a>.  <a href="http://www.poetidelparco.it/9_320_Maurizio-Noris-vince-il-Premio-Ischitella-Pietro-Giannone-2008-.html">Seconda classificata, con la silloge dialettale inedita Trapassi, al Premio Ischitella-Pietro Giannone 2008</a>, Menzione d’onore al premio Lorenzo Montano 2008.</p>
<p>Gorgone d’argento Gela 2009 per la raccolta In stasi irregolare – <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/10/12/premio-di-poesia-elsa-buiese-2009/">Vincitrice del premio di poesia Elsa Buiese con la raccolta “Il sogno è miele” </a>– Vincitrice del premio Simone Cavarra 2010 Sez. Endas Libro con la raccolta Il sogno è miele. E’ stata tra i fondatori della rivista on line <a href="http://lattenzione.wordpress.com/">L’Attenzione </a>nonché fondatrice del blog collettivo e del gruppo poetienon, ha collaborato con la rivista telematica <a href="http://www.tellusfolio.it/">Tellusfolio</a>. Presente in <a href="http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/pf024.pdf">poesia da fare, n. 24 – luglio 2007 – di Biagio Cepollaro</a> – Fondatrice di Viadellebelledonne. Sito personale:</p>
<p><a href="http://antonellapizzo.wordpress.com/" target="_blank">Letture e scritture (e noticine di una finta critica)</a></p>
<p>Di lei hanno parlato <a href="http://www.lastampalavoro.it/_web/_RUBRICHE/poesia/archivio/poesia_040618.asp">Maurizio Cucchi (Rivista Lo specchio</a>) <a href="http://golfedombre.blogspot.com/2006/09/antonella-pizzo.html">Stefano Guglielmin</a>, <a href="http://www.faraeditore.it/html/recensioni/Secolo28-2-07.jpg" target="_blank">Nicola Vacca</a>, Giuseppe Risica, <a href="http://www.faraeditore.it/html/recensioni/vocativo-catasto.html">Luigi Metropoli</a>, Gianfranco Fabbri, <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/08/partenope-sette-piaghe-e-un-segno-lettura-di-antonio-fiori/">Antonio Fiori</a>, Nunzio Festa, Marco Scalabrino, Massimo Orgiazzi, <a href="http://antonellapizzo.wordpress.com/chi-sono/poesia/biagio-cepollaro-su-catasto-ed-altra-specie/">Biagio Cepollaro</a>, Gianmarco Lucini, Anna Toscano, <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/02/sebastiano-aglieco-legge-partenope/">Sebastiano Aglieco</a>, <a href="http://www.stradanove.net/v3/sezioni.php?sezione=21&amp;id=244">Valentina Pierucci</a>, <a href="http://www.faraeditore.it/html/recensioni/giornaledisicilia.jpg">Barbara Lacognata</a>, Alfia Milazzo, Narda Fattori, Vincenzo D’Alessi, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, <a href="http://antonellapizzo.wordpress.com/2007/10/21/partenope-sette-piaghe-e-un-segno-lettura-di-sebastiano-aglieco/" target="_blank">Sebastiano Aglieco</a>, <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/08/partenope-sette-piaghe-e-un-segno-lettura-di-antonio-fiori/" target="_blank">Antonio Fiori</a>, Morena Fanti, <a href="http://antonellapizzo.wordpress.com/chi-sono/poesia/gregorio-scalise-su-in-stasi-irregolare/">Gregorio Scalise</a>, <a href="http://antonellapizzo.wordpress.com/chi-sono/poesia/ivan-fedeli-su-in-stasi-irregolare/">Ivan Fedeli</a>, Marinella Fiume, <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/13/una-lettura-di-in-stasi-irregolare-di-antonella-pizzo/" target="_blank">Maria Pina Ciancio</a>, Fabiano Alborghetti, <a href="http://ivanomugnaini.splinder.com/post/19197680/IN+STASI+IRREGOLARE+-+testi+di">Ivano Mugnaini</a></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/antonella-pizzo/'>Antonella Pizzo</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/172/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=172&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Anna Maria Curci</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 00:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Curci]]></category>

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		<description><![CDATA[Sosta E potrei perdermi, se vuoi, nel verdeoro di un autunno affamato. Già la sanguigna disegna i bordi saturi di attesa. Strizza, l’occhio sorpreso. Sfonda la calza l’alluce impaziente. Nel tascapane ho il filo del rammendo. Mi rammento di te, voce vecchia e suadente, e non ti seguo. Scende la brina dell’inadeguatezza. Incurante, se la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=141&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><strong>Sosta</strong></p>
<p>E potrei perdermi, se vuoi,<br />
nel verdeoro di un autunno affamato.<br />
Già la sanguigna disegna i bordi<br />
saturi di attesa.</p>
<p>Strizza, l’occhio sorpreso.<br />
Sfonda la calza<br />
l’alluce impaziente.<br />
Nel tascapane ho il filo del rammendo.</p>
<p>Mi rammento di te,<br />
voce vecchia e suadente,<br />
e non ti seguo.<br />
Scende la brina dell’inadeguatezza.</p>
<p>Incurante, se la ride la guazza.</p>
<p><strong>Lapsus</strong></p>
<p>Ho sognato stanotte<br />
di un filo non più teso<br />
a scongiurare il vuoto<br />
eterno agguato al gioco.</p>
<p>Già mi prefiguravo<br />
lo slancio spensierato<br />
che affrontava di petto<br />
l’esito capovolto.</p>
<p>Continuavano il gioco<br />
sulle terrazze al sole,<br />
neanche lo sguardo alzava</p>
<p>al grido chi era assorto.<br />
Che cosa vuoi acchiappare<br />
nel campo di segale?</p>
<p><strong>Massacro in Sol Maggiore 2011</strong></p>
<p align="right"><em>e senza prole è il discettar</em></p>
<p align="right"><em>di Kant e Schiller</em></p>
<p>Giorni fradici, questi,<br />
ma di sguardi sfuggenti<br />
e riluttanze in lotta<br />
con ragione e senso.</p>
<p>C’è ancora chi mi chiede:<br />
“Ma non l’hai fatto anche tu<br />
nel tempo di tua gioia<br />
naif non fuggitiva?”</p>
<p>Mi guardo avanti e indietro<br />
su quel ponte crollato<br />
e dei silenzi cerco<br />
il fondamento: invano.</p>
<p>Evita il controcanto<br />
la nuova tonalità.<br />
È forse solo un cambio<br />
da maggiore a minore.</p>
<p><strong>Dopo la scarnatura</strong></p>
<p>È concia di sorrisi<br />
a grinze plissettate.</p>
<p>Senza sale né cromo,<br />
senza allume di rocca.</p>
<p>Soluzione segreta<br />
dopo la scarnatura.</p>
<p>Sono i giorni feriali<br />
i veri funamboli.</p>
<p>S<strong>u una improvvisazione di Jaco Pastorius</strong></p>
<p>Sovverte, <em>nonchalante</em>,<br />
la cascata di note.<br />
Sorprende a grappoli<br />
e sprigiona il ricordo.</p>
<p>Pare facile, dici,<br />
dispensare bellezza<br />
da una corda di basso<br />
Ma il drappeggio è salato.</p>
<p>Alle stelle si urla il prezzo:<br />
di armonie irridenti<br />
è mercato nero.</p>
<p>Se dovessi intitolare questa mia lettura, e dare un titolo è come cercare un<em> </em>primo<em> bandolo</em>,  sarebbe senz&#8217;altro “Il filo di Anna Maria Curci”:  il filo da rammendo nel tascapane in <em>Sosta</em>,   quello “non più teso” in <em>Lapsus</em>, il filo-ponte o il filo-corda o anche rigo di pentagramma per la musica o la dissonanza in <em>Massacro in Sol Maggiore 2011 </em>e<em> S<strong>u una improvvisazione di Jaco Pastorius, </strong></em><strong>il filo sotteso ai</strong> “giorni feriali / veri funamboli”, come recita il bellissimo distico finale di <strong><em>Dopo la scarnatura.</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il “filo”, dunque, che Anna Maria Curci fa e intesse con il lettore, è quello relativo a un mondo da dipanare (vedi i diversi riferimenti alla natura concreta, anche materica, nelle poesie del post), soprattutto fra sé e sé  (ma non con futile e sterile autocompiacimento), prima ancora che con l&#8217;altro.  Quasi tutte le poesie, infatti, presentano il punto di vista dell&#8217;io dialogante lungo il proprio avvolgimento esistenziale che, fermato nei piccoli nodi, il più delle volte metricamente asciutti dei versi, nei momenti di domanda  o esortazione, si rivolge a se stesso in “seconda” persona.</p>
<p style="text-align:justify;">“Che cosa vuoi acchiappare / nel campo di segale?” (si) chiede, per esempio, all&#8217;interno di <em>Lapsus</em>;  “Mi rammento di te, /voce vecchia e suadente, / e non ti seguo” risolve in <em>Sosta, </em>oppure (si) esorta: “Evita il controcanto / la nuova tonalità”.</p>
<p>L&#8217;esito di questo colloquio non è certo né definito, né potrebbe esserlo  in itinere, soprattutto in un andare poetico;  “Pare facile, dici, / dispensare bellezza / da una corda di basso” scrive Anna Maria, collocandosi all&#8217;interno di un dire  “dal basso”, non certo per mancanza di <em>mezzi</em> letterari, ma come modalità del dire onesta e, credo, più propriamente cucita sulla propria pelle poetica.</p>
<p style="text-align:justify;">Un dire piano, ma profondo: “ dei silenzi cerco / il fondamento” (e questo avviene anche se “invano”), mentre tutto attorno crolla o presenta “ riluttanze in lotta / con ragione e senso”;  un dire che, proprio per questa assunzione di attenzione e aderenza responsabili all&#8217;<em>intorno, </em>è meglio che rifugga dal controcanto e dalla “nuova tonalità”, soprattutto quando questa distolga dalla sostanza o addirittura significhi solamente un essere <em>alla moda</em> nella forma.</p>
<p style="text-align:justify;">Così, se rispetto alla riluttanza e agli “sguardi sfuggenti”, c&#8217;è “ancora chi mi chiede” (chiede all&#8217;autrice), “Ma non l’hai fatto anche tu / nel tempo di tua gioia / naif non fuggitiva?” (laddove in quella gioia “<em>naif</em>“, “non fuggitiva”, non sfugge appunto, il cenno &#8211; “dal basso” &#8211; a  “Silvia” di Leopardi), la risposta, forse, è riflettere su quel “solo un cambio / da maggiore a minore”;  infine, pure se la guazza “se la ride”, è comunque importante quel “filo del rammendo” nel tascapane, non fosse altro che per la bella paronomasia con “rammento” che è, in definitiva, del filo, la chiave.<strong><em></em></strong></p>
<p>Margherita Ealla<a href="http://margheritaealla.altervista.org/blog/"></p>
<p>http://margheritaealla.altervista.org/blog/</a></p>
<p>Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna.<br />
Scrive sul blog “<a href="http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/">Cronache di Mutter Courage</a>“,  su  “<a href="http://ws081amcu.wordpress.com/">Unterwegs/In cammino</a>” ed è tra i redattori di “<a href="http://poetarumsilva.wordpress.com/">Poetarum Silva</a>”.<br />
Suoi testi sono apparsi su riviste (Frontiere; Journal of Italian Translation; Traduttologia; Periferie;  Il 996 – Rivista del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli) e antologie (<em>La notte</em>, Roma 2008), sui blog <a href="http://rebstein.wordpress.com/">La dimora del tempo sospeso</a>, <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/">La poesia e lo spirito</a>, <a href="neobar.wordpress.com">Neobar</a>, <a href="cartesensibili.wordpress.com">Carte sensibili</a>, <a href="viadellebelledonne.wordpress.com">VDBD- Viadellebelledonne</a>,  e sul sito “<a href="http://www.poetidelparco.it/">Poeti del parco</a>”. La silloge <em>Inciampi e marcapiano</em> è del 2011.<br />
Ha tradotto poesie di Rose Ausländer, Ingeborg Bachmann, Thomas Bernhard, Marica Bodrožić, Dietrich Bonhoeffer, Bertolt Brecht, Christine Busta, Paul Celan, Hilde Domin, Marie Luise Kaschnitz, Christine Lavant, Else Lasker-Schüler, Rainer Malkowski, Christian Morgenstern, Novalis, Alev Tekinay, Georg Trakl.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/anna-maria-curci/'>Anna Maria Curci</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/141/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=141&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Francesco Marotta</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Marotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Una dimora d&#8217;ombre e fortuna in cui si recitano pensieri Mi vedo, che arrivo tardi ad un rito sconosciuto, convinta di trovare una folla di iniziati che mi guardano male perché inciampo, faccio rumore, sposto sedie, mi scusi mi scusi: invece, nella sala, dalle alte volte a crociera, dalle ampie vetrate, da cui filtra una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=111&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rebstein.wordpress.com/"><img class="alignnone" title="Francesco Marotta" src="http://www.markelo.net/wp-content/uploads/2008/08/2274325000_8fae33c9b3.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a></p>
<p><strong>Una dimora d&#8217;ombre e fortuna in cui si recitano pensieri</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Mi vedo, che arrivo tardi ad un rito sconosciuto, convinta di trovare una folla di iniziati che mi guardano male perché inciampo, faccio rumore, sposto sedie, mi scusi mi scusi: invece, nella sala, dalle alte volte a crociera, dalle ampie vetrate, da cui filtra una lama di luce che cangia dal rosso al lattimo, le mille presenze silenziose non mi vedono, non mi sentono. Siamo insieme, eppure quel rito è mille volte distinto, separato. Ognuno vede dispiegarsi il suo proprio <em>senso</em>, quasi la sua divinità, e ne è turbato. Un turbamento che senti essere l&#8217;attrazione dell&#8217;abisso, l&#8217;acqua che ti scorre addosso come se volassi, quando sogni mondi che non hai mai visto e in cui, invece, sei di casa, e te ne stacchi, al risveglio, con un rimpianto inconsolabile. Intendo dire che leggere la poesia di Francesco Marotta è come entrare in un luogo che ha del mistero, un&#8217;aura che odora di sacro, in cui viene celebrato in tutte le declinazioni possibili il <em>dolore,</em> che intride di sé la natura, attraversata e ricreata in forma di sfaceli, di negazioni, e il ricordo, che “punge a guaio”.<br />
Nessun oggetto, nessun tratto umano e naturale vi è lasciato alla sua forma. Non di deformazione surrealista però si tratta, ma di riconformazione, come se ciascun elemento fosse guardato – per riprodurlo – da una prospettiva interna, ovvero laterale, che ne metta in luce le intrinseche debolezze, i contorni incerti, i vacillamenti. Ma quelle incertezze sono anch&#8217;esse ingannevoli, poiché non sono nell&#8217;oggetto &#8211; o nella situazione narrata per lampi &#8211; <em>in sé</em>, ma nell&#8217;immagine che così volutamente li ritrae (<em>l&#8217;immagine che fiorisce in echi di sorgente</em>), che ogni volta dilata e procrastina il compimento del senso: a dirci che l&#8217;intera realtà umana è frutto di incoerenze, di intoppi, di rivelazioni promesse e mancate.<br />
Nel far questo, Marotta impiega un linguaggio talora sfavillante di termini non usuali (<em>lontanati, albale, piantumare, adusa</em>), ma soprattutto fortemente rigenerato da accostamenti che paiono improvvisi scarti onirici (<em>l&#8217;ovale che naufraga/la calma dello specchio/è un occhio in odore di cancrena</em>) alla Luis Buñuel, ovvero da una sintassi che colloca il lessico in sequenze mobili, mutevoli, in cui ogni sintagma prende senso da ciò che lo precede, con cui condivide un possibile significato, per trasformarsi in altro accostandosi al sintagma che lo segue: né l&#8217;interpunzione, da sempre molto ridotta, spezza l&#8217;incanto in una direzione univoca, mentre talora è l&#8217;anacoluto a rafforzare il senso di smarrimento, conferendo densità al dettato, come nei seguenti versi, che costituiscono il componimento che apre<span style="text-decoration:underline;"> Esilio di voce</span> (se si escludono i versi in corsivo posti ad epigrafe della prima sezione <em>Imago</em>):</p>
<p><em>scrivi strappando chiarori di pronome<br />
dalla voce la luce malata<br />
che s&#8217;innerva<br />
al rantolo di un verbo scrivi<br />
con lo stilo di ruggine che inchioda<br />
l&#8217;ala nel migrare anche la morte<br />
che sul foglio appare dal margine<br />
di sillabe di neve s&#8217;arrende alla caccia<br />
al sacrificio necessario<br />
dell&#8217;ultima lettera superstite</em></p>
<p style="text-align:justify;">In modo più evidente, in questo suo ultimo libro, Francesco Marotta indaga la fatica dello scrivere-vivere, come se il poeta avesse deciso di rendere intelliggibili, più prossime al bisogno di realismo del lettore, le immagini che da sempre lo attraversano: quelle di un discorso filosofico sul linguaggio che ricorre, in misura attenuata ma costante, anche nelle precedenti raccolte. Vi ritornano, infatti, frequentemente i vocaboli dell&#8217;area semantica dello scrivere, del parlare, dell&#8217;udire (inchiostro, foglio, parole, pagine, carta, sillabe, accenti, labbra, sentire, chiamare, urlo, grido, pronuncia, lingua): l&#8217;ineffabilità dell&#8217;indicibile, che tuttavia il <em>poieta</em> non può tacere.</p>
<p><em><strong>Lucia Tosi</strong><a href="http://lunediscrittori.wordpress.com/"></p>
<p>http://lunediscrittori.wordpress.com/</a></em></p>
<p>.</p>
<p>Da <strong>&#8220;</strong><strong>per soglie d’increato&#8221;</strong></p>
<p>per soglie d&#8217;increato<br />
vanificando accenti conosciuti,<br />
per margini brinati<br />
di mondi lontanati<br />
all’apparire &#8211; dove non serve<br />
nominare ad ogni passo<br />
il prodigio che trascorre<br />
in mobili immagini di evento,<br />
epifanie di lumi<br />
rovesciati in ombre<br />
quando già credi<br />
di stringere il mistero,<br />
contemplarne il volto,<br />
tradurre le pupille in segni<br />
e voci: -<strong></strong></p>
<p>tu dialoga con lo stupore<br />
che non conserva tracce,<br />
con la stella che dissigilla<br />
un senso che non dura,<br />
con l’assenza che si desta<br />
in palpiti migranti fatti verbo,<br />
al verbo estranei per legge<br />
d’indicibile esperienza -<br />
per osservare la vita<br />
nello specchio albale<br />
di una luce<br />
pensata prima d’ogni dire,<br />
prima del silenzio<strong></strong></p>
<p>da <strong>“Il dono di Eraclito”</strong></p>
<p>l’ovale che naufraga<br />
la calma dello specchio<br />
è un occhio in odore di cancrena</p>
<p>all’alba<br />
premendo forte il fianco<br />
ho liberato il vento<br />
forse l’ho guarito</p>
<p>ricordo<br />
c’era mia madre in sogno</p>
<p>mi accarezzava il viso<br />
muovendo in circolo le dita<br />
come chi accende voci<br />
sull’altare deserto<br />
della nascita</p>
<p>con le sue lacrime sospese<br />
tra l’ombra cava<br />
dove piantuma rose senza stelo<br />
e la fonte in mezzo ai seni</p>
<p>gli astri feriti<br />
da cui attingeva luce</p>
<p>da <strong>Impronte sull’acqua</strong></p>
<p>è la mente che<br />
numera il silenzio<br />
dei morti, e la conta<br />
è un dolore che vive e<br />
ramifica in chiazze di<br />
nuvole sulla pelle, a volte<br />
è sabbia, un tramonto<br />
un fiore di neve<br />
a distendersi fino al<br />
le pupille, <em>a</em><br />
riempire la bocca<br />
con la sua lingua colma<br />
di ricordi, con i resti<br />
vaganti di un<br />
incendio, con la sua<br />
veste di orme, di voci<br />
di capelli, con la<br />
rappresa, impura<br />
verità del gelo</p>
<p>da <strong>Esilio di voce</strong></p>
<p>scrivi strappando chiarori di pronome<br />
dalla voce la luce malata<br />
che s’innerva<br />
al rantolo di un verbo scrivi<br />
con lo stilo di ruggine che inchioda<br />
l’ala nel migrare anche la morte<br />
che sul foglio appare dal margine<br />
di sillabe di neve s’arrende alla caccia<br />
al sacrificio necessario<br />
dell’ultima lettera superstite</p>
<p>*<br />
ci accomuna la conta differita dei morti<br />
la mano adusa a separare codici e correnti<br />
dal gorgo dove si adunano le ore<br />
indicibile chiusa<br />
di apocrifi in sembianti di volti<br />
di giorni in forme declinanti<br />
di parole</p>
<p>*<br />
come questa luce di specchio<br />
quando raccoglierla è già spreco<br />
di fulgidi rosa un chiedere al sonno<br />
gli spazi<br />
intagli per minimi azzurri<br />
l’abuso di crescere che sia privo del prima<br />
mutilata la mano da una lama<br />
d’inchiostro<br />
che trema sul foglio</p>
<p>*<br />
guarisci il dubbio trafitto<br />
dall’ansia di essere riparo malattia<br />
a cadenze autunnali guarda gli sterpi<br />
che ti battono un’altra luce<br />
sui fianchi e nell’ombra che sale<br />
gioca il sogno di un confine<br />
sospeso la tua pelle si stacca aggiunge<br />
ore ai tuoi segni al graffio che resta<br />
dove togli parole<br />
ai tuoi occhi</p>
<p>*<br />
assenza che sia illuminata erosione<br />
un luogo che i sensi coincide<br />
a un poi di riflessi se colma l’immagine<br />
di grandine di minerali celesti e trascina<br />
a ogni singola mano sangue di fuga<br />
all’occhio l’identico accordo l’energia<br />
perversa di un dono l’attrito<br />
di maschera e volto<br />
impaziente del balzo</p>
<p>*<br />
è un abbaglio la morte la polvere<br />
sbrina il suo vento sull’acqua un abisso<br />
d’aria e correnti<br />
che l’arte della pietra modella<br />
per l’oblio materno dell’alba<strong></strong></p>
<p><strong><br />
Fino all’ultima sillaba dei giorni</strong></p>
<p><em>scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore</em><br />
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle<br />
perché essere cenere, sostanza di vento<br />
è inciso da sempre a lettere di fuoco<br />
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere<br />
infimo, un breviario di passi senza orma<br />
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia<br />
dalla brocca silente che disseta il labbro,<br />
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani<br />
precipitano nell’impercettibile abisso<br />
di una pagina –<br />
<em>scrivere è un’ora covata dal destino</em><br />
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte<br />
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne<br />
fino a che sanguinano anche i sogni,<br />
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente<br />
gli alfabeti rappresi dentro un grido</p>
<p>(sono queste le voci che mancano a una pietra<br />
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,<br />
sono questi gli accenti<br />
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente<br />
dove la morte è presagio di stagioni,<br />
oracolo dei frutti e del ricordo)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Francesco</strong><strong> </strong><strong>Marotta</strong> è nato a Nocera Inferiore (SA) l’11 marzo 1954. Ha compiuto studi classici e si è laureato in Filosofia e in Lettere Moderne. Vive in provincia di Milano, dove insegna Filosofia e Storia nei Licei. Ha tradotto Bachmann, Bonnefoy, Char, Celan, Jabès, Sachs. Suoi testi sono apparsi nelle riviste: “Il Segnale”, “Dismisura”, “Anterem”, “Convergenze”. La sua ricerca poetica recente consiste in uno scavo della parola, nell’investigazione di quella linea sottile, forse inesistente, comunque indicibile, che separa pensiero e canto.</p>
<p>Tra i suoi libri di poesia:<br />
<strong>Le Guide del Tramonto</strong> (Firenze, 1986);<br />
<strong>Memoria delle Meridiane</strong> (Brindisi, 1988);<br />
<strong>Alfabeti di Esilio</strong> (Torino, 1990);<br />
<strong>Il Verbo dei Silenzi</strong> (Venezia, 1991);<br />
<strong>Postludium</strong> (Verona, 2003 &#8211; Premio “L. Montano”, sezione inediti).</p>
<p><strong>Per soglie d’increato</strong> (2006)</p>
<p><strong>Hairesis</strong> (E-book 2007)</p>
<p><strong>Impronte sull’acqua</strong> (2008, Premio &#8220;R. Giorgi&#8221;)</p>
<p><strong>Esilio di voce</strong><a href="http://www.edizionismasher.it/component/content/article/77/122-francescomarotta.html"> ISBN 978-88-6300-043-6 Costo euro 10,00 &#8211; Pag. 84 Edizioni Smasher</a></p>
<p>Gestisce lo spazio web <a href="http://rebstein.wordpress.com/">http://rebstein.wordpress.com/</a></p>
<p>.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/francesco-marotta/'>Francesco Marotta</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/111/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=111&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Meth Sambiase</title>
		<link>http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/02/23/meth-sambiase/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 04:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Meth Sambiase]]></category>

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		<description><![CDATA[È una poesia in frammenti, che lascia sottinteso tutto ciò che si può ragionevolmente escludere e mette in evidenza, sillabando, il fondamentale per l&#8217;autrice. L&#8217;indicibile si balbetta attraverso una sensibilità sanguigna eppure delicatamente femminile: mi man-chi chi-na la mia schie-na. E quale donna non si è sentita così davanti ai rei-te-ra-ti ab-ban-do-ni che la vita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=99&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/02/methpiccola.jpg"><img class="wp-image-100 aligncenter" title="methpiccola" src="http://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/02/methpiccola.jpg?w=208&h=232" alt="" width="208" height="232" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">È una poesia in frammenti, che lascia sottinteso tutto ciò che si può ragionevolmente escludere e mette in evidenza, sillabando, il fondamentale per l&#8217;autrice.<br />
L&#8217;indicibile si balbetta attraverso una sensibilità sanguigna eppure delicatamente femminile: mi man-chi chi-na la mia schie-na.<br />
E quale donna non si è sentita così davanti ai rei-te-ra-ti ab-ban-do-ni che la vita ci dà?<br />
Il caldo amore e il dolore che trafigge partoriscono poesia alla morte del sogno: &#8220;pendolo di campana a nozze&#8221; che aveva sciolto ogni diffidenza; nella stessa maniera tutti abbiamo sognato inutilmente in un modo o nell&#8217;altro e tutti affrontiamo quotidianamente la solitudine fondamentale della persona umana, uomo o donna. I soliti gesti di sempre, leggere il bugiardino, con scrupolo, uscire di casa, ma l&#8217;anima dov&#8217;è? È in poesia. Nei suoi frammenti amati, che trasformano lo sfogo in parole così belle e vive da essere altamente consolatorie non solo in sè e per sè, ma anche per tutti gli altri che accostano il cuore ed osano condividere le ferite.<br />
&#8220;Eri leggera e trascinavi polvere di talamo. Ora lo sguardo non vede: hai chiuso ogni luce. Come nel gioco, hai scannato la strega&#8221;:<br />
E chi di noi, di fronte a quelle che si chiamano &#8220;delusioni&#8221; nel linguaggio comune, non ha provato una specie di morte interiore?<br />
Ecco perché i poeti valgono: la loro parola passa coraggiosamente dal particolare all&#8217;universale ed io leggo non solo Meth, ma il nome di tutte noi donne, in abiti e parole diversi, in corpo differenti, tutte a &#8220;schiena china&#8221;, anzi a schie-na chi-na.<br />
E ormai diamo anche ragione agli aguzzini: significa che  ce lo meritiamo, non abbiamo fatto le brave bambine, tutti volevano da noi disponibilità, tempo, pazienza e che uscissimo di casa per andare al lavoro e guadagnare lo stipendio, ma che cosa hanno risposto alla nostra richiesta d&#8217;amore? Mai capaci di un gesto gratuito o così poco disponibili da essere niente. Ora amare senza essere amati, alla lunga, diventa impossibile e ci fa gridare, e che ben vengano queste urla da partorienti: &#8220;essere ancora Lepre in una macelleria che le proprie mani aprono ogni mattina&#8221;.<br />
Leggete abbandonandovi al frammento e capirete: qui c&#8217;è l&#8217;eterno femminino che si proclama in una nudità struggente.</p>
<p><em>             <span style="color:#0000ff;"> <a href="http://domenicaluise.splinder.com/"><span style="color:#0000ff;">         Domenica Luise</span></a></span></em></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>TRE INEDITI</p>
<p>I (scansione)</p>
<p>Superare se stessi<br />
sillabando i giorni dell&#8217;attesa<br />
(mi man-chi chi-na la mia shie-na).<br />
Randagia, da addestrare a destra e in ogni lato,<br />
albina, chiusa in caseggiati di latta<br />
la tana lontana, il limbo dei pensieri<br />
(in-corpo-rei<br />
rei-te-ra-ti ab-ban-do-ni)<br />
superbi, nati dal sole in controluce,<br />
soli.<br />
Scivolando l&#8217;uno sull&#8217;altro<br />
seguo una curva orfana nello specchio<br />
l&#8217;accarezzo<br />
la cullo, si stacca si ricompone si trasfigura<br />
(pol-ve-re eri<br />
ero t-e-m-p-o-n-u-o-vo)<br />
Dottrina: il pensiero è inviolabile<br />
si perde nelle mani<br />
che germogliano amori come un cesto di rose inglesi.</p>
<p>II (sonetto)</p>
<p>Di nuovo minimi, percepiti fisici<br />
i sogni sulla pelle, come un invasamento<br />
le visioni arrivano ad occhi chiusi nel giorno<br />
una moglie, un vestito, una radice, un fico<br />
ho i sensi esterni alle immagini,<br />
una violazione (segreta per carità) dei diritti del giorno<br />
è soltanto una la realtà che mi circonda<br />
incomprensibile, che io sia estranea ad ogni reazione<br />
E&#8217; da ieri l&#8217;altro, ho letto il bugiardino<br />
non produce allucinazione non altera eroismi e opinioni<br />
fantasiose, che buffa alterazione<br />
fotografatemi, avrò un&#8217;aura perplessa sulla testa<br />
perplessa, costruirò l&#8217;uscita mattutina nel regolare<br />
uscire ancora, persecuzione singolare permutabile.</p>
<p>III (fisiologia)</p>
<p>Incredula<br />
un lungomare di pensieri<br />
(in-cru-di-to tem-po).<br />
Cento, li conti i giri inerti<br />
come cento figli unici<br />
ai tuoi piedi di guerra<br />
s&#8217;incarnano nell&#8217;addome.<br />
Si fraziona di rosso<br />
- <em>tinto</em> in una lingua carnale-<br />
dall&#8217;altra a te &#8211; nuovo codice &#8211; è liquido<br />
la sottomissione è la testa piena di parole<br />
sommerse, un esercito di aggettivi a voce bassa.<br />
Bulbi le leghe degli occhi<br />
fu-si nell&#8217;oro della fede<br />
scioglievi come un&#8217;ombra felice<br />
sorridente, pendolo di campana a nozze.<br />
Eri leggera<br />
e trascinavi polvere di talamo.<br />
Ora lo sguardo non vede: hai chiuso ogni luce.<br />
Come nel gioco, hai scannato la strega.<br />
Dagli editi.</p>
<p><strong>Antologia   &#8220;L&#8217;amore, la politica, l&#8217;arte, l&#8217;erotismo &#8211; XIII premio San Vitale&#8221;</strong></p>
<p>IL PROSSIMO SEGNO</p>
<p>Il prossimo segno<br />
dev&#8217;essere di bocca,<br />
la cartografia di un morso, di un succhio, di un gemito.<br />
Si deve leggere per strada,<br />
ultravioletto:<br />
che non si confonda al filo della stoffa<br />
serico come la resurrezione<br />
slabbrato in un&#8217;alcova<br />
dove ci siamo persi<br />
perle e ciottoli d&#8217;argento.</p>
<p><strong>Da Leporis, (in)canti matrigni<br />
Limina Mentis editore<br />
prefazione Daniela Cattani Rusich</strong></p>
<p>***</p>
<p>Ti attende<br />
il racconto delle donne senzamondo<br />
la santa serra degli uomini perenni<br />
dimentichi delle zampe a nome di gambe.<br />
Povere le radici,<br />
si scarniscono nel lutto dell&#8217;orgoglio<br />
nulla è concesso al viaggiatore<br />
inatteso, si commuove di ogni ricordo.<br />
Sarai (forse) capovolto in secca.<br />
Attendi sdraiato,<br />
molle come la moria delle risaie,<br />
dove gettarsi e lasciarsi fluire.<br />
Fluisce là,<br />
un sonno antico,<br />
la marea e la nebbia come madreperla</p>
<p>e ti appare liquido<br />
quello che nei sogni chiamavi mare<br />
è confine il respiro<br />
dove il sangue è fratello e sorella.</p>
<p>***</p>
<p>E&#8217; nel limite<br />
pur si gode la forma che dissolve<br />
una curva piena d&#8217;acqua<br />
e fra le mani le cosce, a contare<br />
il trascorrere corporale del disgelo<br />
e tu dici che la colpa è nell&#8217;essere<br />
di marzo nata in sottoveste<br />
ghirlanda di sirena in allarme<br />
che gode a girare le spalle e gli abiti<br />
a chiazze di chimera negli armadi;<br />
il canto della nuova stagione<br />
se arriverà, ne scioglierà di brina i sensi.</p>
<p>***</p>
<p>Dentro la curva<br />
della schiena giustifica e s&#8217;imbianca<br />
un senso, quello del giusto:<br />
e donalo ai tuoi carnefici<br />
lepre in un dubbio, quelle nostre<br />
mortificate cose, così vicine<br />
tanto ai ghigni degli aguzzini<br />
che alle intonazioni di misericordia<br />
sono gradini morti,<br />
che in una rovina scendono.<br />
Ah i libri sacri&#8230; Mi hanno detto che s&#8217;assemblano<br />
come dubbi ruvidi e nei dorsi<br />
si consumano ed anche rigirano,<br />
simili alla lettura nelle carte dei tarocchi;<br />
che rubano sonno al corpo e denaro<br />
nel dubbio d&#8217;essere<br />
con gli occhi aperti a sognare.<br />
Dalla prigione di un focolare vuoto<br />
il variare del tempo<br />
ne completa il senso<br />
di essere ancora Lepre<br />
in una macelleria che le proprie mani aprono ogni mattina.<br />
Da &#8220;Coniugazione femminile, singolare&#8221;<br />
(di prossima pubblicazione)<br />
con la prefazione di Milo De Angelis</p>
<p>***</p>
<p>Virus,<br />
mi affondi in un’ovatta di bende<br />
e abbagli fiabeschi, oscuri la pelle<br />
illuminata, resto brandello di semi.<br />
Sono incorrotta, nata in un fiume largo<br />
ho nascosto i tagli dei singhiozzi<br />
dal tuo fumo negli occhi,<br />
dal vertice nero del ventre.<br />
Non hai per me né orecchie né mani,<br />
sono mondo rappreso.<br />
Mi respingi e io naufrago<br />
zattera d’esilio, intreccio di sensi.<br />
Mi assaggi,<br />
mordi e attraversi e maceri,<br />
ma i miei tacchi sono ancora sulle scale<br />
come un esercito smarrito di briganti.<br />
Misericordia,<br />
avrei voluto passare attraverso il tuo corpo<br />
in un bonus di grazia<br />
fondermi come miele carnivoro.<br />
Primordiale,<br />
fuocoimmagine di vita senza posto,<br />
torno penombra da alcova<br />
un pugno svuotato di terra dissolta.<br />
Passo la notte come un pendolo,<br />
oscillo nelle mie parti che non hanno più il tuo odore<br />
e selvaggia m’infetto<br />
delle grida dei pentimenti inutili.<br />
Così sia:<br />
ti aprirò gli occhi ad ogni colore<br />
sputerò menzogne<br />
ti verrò a bussare e mi nasconderò .<br />
Galleggerò nel rumore<br />
delle parole mai dette<br />
e quello che rimane<br />
sarà inciso nella sanguinante grafia della pelle.</p>
<p>***</p>
<p>La strada è stretta per raggiungersi,<br />
solvente, liquida come un pensiero colato<br />
colorato, di quel reale pregato nelle nebbie<br />
di notte, dove tutto accade e puramente per caso.<br />
Il rumore di questa gravità che si dissipa<br />
ascolto, senza mai pronunciare una preghiera<br />
frana la memoria, ogni ferita,<br />
parte, pende, non congiungo mai le mani.<br />
Non chiederò salvezza<br />
le ginocchia sono rigide nella postura del dubbio<br />
quello che chiamavo altro è dentro oscuro.<br />
Il mio nome sopra la luce spenta<br />
è iridescente; la sopravvivenza avrà nuovi colori<br />
perpetui come la bellezza, pieni come i rantoli del silenzio.</p>
<p>***</p>
<p>Dalla prefazione di &#8220;Coniugazione femminile&#8221;<br />
&#8220;Qui tutto è veloce e mortale. Immagini che sembravano lontane vengono avvicinate all&#8217;improvviso, mostrano la loro inaspettata parentela e svelano universi nascosti, svelano la nostra parte più sola e vulnerabile, la nostra vita nuda e senza scampo, condannata ad avere &#8221; il blasone del nulla sulla schiena&#8221;.<br />
Dalla prefazione di &#8220;Leporis&#8221;<br />
&#8220;Il simbolo, la personificazione e l&#8217;identificazione alternate, le metafore, tutto in questo libretto poetico trasuda magia, una magia molto &#8220;terrena&#8221; che s&#8217;incarna nel contrapporsi di destino e ribellione, delicatezza e potenza, sensualità e bisogno d&#8217;amore&#8221;.</p>
<p>Biografia.</p>
<p><em>Simonetta Sambiase, preferisce un altro nome, Meth.<br />
Studi artistici ma a ridosso, c&#8217;è la passione della scrittura, e negli anni la mappatura delle tessere dello scrivere passa dalla redazione di radio locali fino ai settimanali femminili nazionali, con una vecchia tessera di giornalista pubblicista nel cassetto.<br />
Ha vinto nel 2011 il Woman in Art, sezione poesia, presidente della giuria Milo De Angelis.<br />
A marzo 2012, sarà pronto il libro con la raccolta vincitrice, e la prefazione della giuria del WIA.<br />
Libri di poesie pubblicati, Tempo inaspettato e Una Clessidra di grazia, edizioni Rupe Mutevole.<br />
A dicembre 2011, la plaquette Leporis (in)canti matrigni, edizioni Limina Mentis.<br />
Una Clessidra di Grazia ha ottenuto il terzo posto del premio Leandro Polverini del 2011.<br />
E&#8217; stata segnalate quest&#8217;anno al XIII premio San Vitale di Bologna e al II Premio Franco Fortini<br />
Varie partecipazioni in antologie, l&#8217;ultima è Fragmenta, della casa editrice Smasher, per il progetto di Ulteriora Mirari<br />
Tra le ultime partecipazioni, Le strade della Poesia III edizione (Guardia Lombardi) e Poesia a strappo (Crema)<br />
Cura la pagina poetica ElegiaStella sul sito RainStars.net.<br />
Tra le cose del passato, presenze in alcune antologie. In forma stampata, quelle di Poesiaérivoluzione, Aletti Editrice, Edizioni Rei e<br />
Samperi editore, quelle nel web, l&#8217;antologia erotica di Vir-Us.<br />
Il suo blog di poesie e pensieri vaghi è su Io bloggo</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/meth-sambiase/'>Meth Sambiase</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/99/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=99&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Stefano Guglielmin</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 01:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Guglielmin]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle “poesie londinesi” di Stefano Guglielmin Le condizioni materiali (luogo e mezzo) della composizione di questa sequenza poetica ce le rivela lo stesso Stefano Guglielmin: L&#8217;estate del 2009 sono salito a Londra per un soggiorno di studi. In quell&#8217;occasione ho scritto queste poesie, seduto in differenti panchine, nei pochi giorni di sole. Di solito io [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=67&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sulle “poesie londinesi” di Stefano Guglielmin</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Le condizioni materiali (luogo e mezzo) della composizione di questa sequenza poetica ce le rivela lo stesso Stefano Guglielmin:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>L&#8217;estate del 2009 sono salito a Londra per un soggiorno di studi. In quell&#8217;occasione ho scritto queste poesie, seduto in differenti panchine, nei pochi giorni di sole. Di solito io scrivo poesia davanti al computer, a casa. Lontano da lì non riesco che a balbettare. La parola poetica esce infatti a fatica: &#8220;non c&#8217;è canto, lo so&#8221; scrivo qui sotto, consapevole che questa voce è poca cosa.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Mi sembra che queste note a margine pongano degli interrogativi preliminari all’analisi dei testi. La domanda che mi sorge è questa: possono, quelle che una visione astorica e assoluta della poesia degraderebbe a semplici “circostanze”, modificare la percezione della realtà e il modo di organizzarla a livello testuale? Io propendo per il si. Senza scomodare un’<em>auctoritas </em>come la critica americana Marjorie Perloff (la quale ha mostrato che l’avvento dei media e dei computer ha influenzato la produzione poetica delle avanguardie), mi sento di dire che l’enfasi di Guglielmin sul luogo (Londra piuttosto che casa propria) e sul mezzo (la scrittura a mano piuttosto che il computer) non va sottovalutata.</p>
<p style="text-align:justify;">Anzitutto, scrivere al computer porta più facilmente a manipolare l’architettura del testo, di saggiare le sue possibilità spaziali e combinatorie. Questo a rischio non dell’autenticità (che non può essere un fattore di <em>medium</em>) ma piuttosto della linearità e dell’economia espressiva, tratti pervasivi di questa suite. Forse l’assenza dello strumento computer ha contribuito a rendere più immediata la voce di Guglielmin, che porta con sé una rara leggerezza, di tono certo, ma anche di stile: la sintassi è infatti paratattica, gli espedienti retorici ridotti quasi all’invisibilità, mentre il dettato oscilla tra il descrittivo e l’epigrammatico; tuttavia, sull’intenzione critica (che pure non manca in questi versi) sembra prevalere un senso di vicinanza umana.</p>
<p style="text-align:justify;">Il luogo, poi, fornisce alla sequenza il titolo (“poesie londinesi”) e anche, nel primo frammento, referenti reali e culturali spiccatamente inglesi: le volpi, il barbarico, e la woolfiana Mrs Dalloway, tutti a interagire nella scena. Scena che è immessa in un quadretto (e in una quartina) in apparenza minimalista, in realtà sapientemente deformata: Mrs Dalloway pronuncia una frase (“non sembra incredibile la vita?”) spiazzante nel contesto, ostentatamente falsa ma eloquente nel mescolare rassegnazione e tragedia; nelle volpi che <em>gridano</em> e nel barbarico che <em>sfibra</em> la tovaglia è difficile non ravvisare un’allusione alla caccia: non solo alla caccia alla volpe (pratica che per altro, in Inghilterra, è stata bandita solo pochi anni fa) ma, come per estensione, a qualsiasi barbarie umana.</p>
<p style="text-align:justify;">Lacerazioni, dunque; ma anche la continuità della voce, vero<em> leitmotif</em> della sequenza. Si va dalla voce terrorizzata delle volpi a quella “civilizzata” di Mrs Dalloway, per poi passare alla declinazione poetica della voce: il canto, ma che qui è canto impedito, di montaliana memoria. Una descrizione critica della realtà come quella del primo frammento è infatti estranea al canto, perché rielaborata nel corpo che “parla da solo” (a proposito, trovo questa espressione di rara efficacia), rendendo la realtà presente anziché trascenderla nella luce, nella catarsi. Parlare è tessere relazioni, tentare di ricomporre quella tovaglia sfibrata dalla barbarie; qui cantare sarebbe fuoriluogo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ne deriva l’importanza concreta delle parole, come nel quarto frammento, il mio preferito. Qui ridere e morire sono mescolati in una regressione (si veda la giostra del frammento precedente) di leopardiana memoria, complice quel “darsi pace naufragando”. Guglielmin ovviamente non può credere a un’utopia regressiva che riduce due esperienze complesse e basilari come il ridere e il morire a puro linguaggio; e infatti, credo che il termine “imparare” vada inteso in tutta la sua portata esperienziale. Nonostante ciò, perfino il presentare l’utopia come una realtà remota alla quale non è più possibile credere, mostra nondimeno la necessità di un orizzonte utopico, malgrado tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">L’esplorazione del parlare continua nel quinto frammento (“dice tante cose in inglese”) per tramutarsi poi nel sesto in canto, sia pur obliquamente (“qualcosa che <em>suona</em> / come il soffio di un cuore malato”). Ma qual è il soggetto degli ultimi tre frammenti? Certo, da una parte può essere la poesia (che appare nel terzo frammento, e il cui significato si dà, ancora una volta, nell’immanenza: “poesia significa, <em>qui</em>, stare fermo”); dall’altra però possiamo immaginarci qualcuno in carne e ossa, qualcuno che ci si è fatto vicino e con cui magari cresciamo come “seguaci / in quest’impresa”.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa sequenza di Guglielmin, originatasi da un doppio spaesamento che si aggiunge a quello dello scrivere versi (e il tema dello spaesamento è ben noto all’autore, come dimostra il titolo della sua raccolta di saggi <em>Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento</em>, Anterem, 2001) ritrova il suo equilibrio sulla giostra di una pacata essenzialità, offerta a noi come qualcosa che ci ascolta e che siamo chiamati ad ascoltare.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Davide Castiglione</em></p>
<p><a href="http://www.castiglionedav.altervista.org/">www.castiglionedav.altervista.org</a></p>
<p>_______________________________________________________________</p>
<address>L&#8217;estate del 2009 sono salito a Londra per un soggiorno di studi. In quell&#8217;occasione ho scritto queste poesie, seduto in differenti panchine, nei pochi giorni di sole. Di solito io scrivo poesia davanti al computer, a casa. Lontano da lì non riesco che a balbettare. La parola poetica esce infatti a fatica: &#8220;non c&#8217;è canto, lo so&#8221; scrivo qui sotto, consapevole che questa voce è poca cosa; tuttavia, vista l&#8217;occasione che mi offre Cristina Bove, ci tengo a farle conoscere e che escano nel suo blog, consapevole che forse non entreranno in alcun libro a venire.</address>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>poesie londinesi</strong></p>
<p><em>Triste è il suo viso come il viso di un poeta,</em></p>
<p><em>un poeta senza canto </em></p>
<p><em>                                      </em> Virginia Woolf<em></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>°</p>
<p>Le volpi gridano in giardino</p>
<p>mentre il barbarico sfibra la tovaglia;</p>
<p>raccoglie Mrs Dalloway la voce e dice:</p>
<p>&#8220;Non sembra incredibile la vita?&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°°</p>
<p>Non c&#8217;è canto, lo so. Però il corpo</p>
<p>talvolta, parla da solo, ama il fango</p>
<p>più della luce e cancellare tracce</p>
<p>darsi malato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°°°</p>
<p>Poesia significa, qui, stare fermo</p>
<p>sulla giostra, darsi pace naufragando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°°°°</p>
<p>Chiede se mi piace ridere</p>
<p>se morire giovani sia peggio.</p>
<p>Ripete due volte le frasi</p>
<p>così che <em>ridere</em> e <em>morire</em></p>
<p>non siano che verbi da imparare</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°°°°°</p>
<p>Dice tante cose in inglese</p>
<p>mostrando la lingua, la districa:</p>
<p>il suo sesso non farebbe di meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°°°°°°</p>
<p>Impone qualcosa che suona</p>
<p>come il soffio di un cuore malato;</p>
<p>sembra felice di avere seguaci</p>
<p>in questa impresa.</p>
<p>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Stefano Guglielmin</strong> è nato nel 1961 a Schio (VI). Laureato in filosofia, insegna lettere presso il locale liceo artistico. Ha pubblicato le sillogi <em>Fascinose estroversioni </em>(Quaderni del gruppo &#8220;Fara&#8221;, 1985), <em>Logoshima</em> (Firenze Libri, 1988), <em>come a beato confine</em> (Book editore, 2003), <em>La distanza immedicata / the immedicate rift</em> (Le Voci della Luna, 2006), il foglio d&#8217;arte <em>Il frutto, forse</em> (L&#8217;Arca Felice, 2008), <em>Erosioni</em>, in <em>Dall&#8217;Adige all&#8217;Isonzo.</em> <em>Poeti a Nord-Est</em> (Fara, 2008), <em>C&#8217;è bufera dentro la madre</em> (L&#8217;arcolaio, 2010) ed i saggi <em>Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento</em> (Anterem, 2001), <em>Senza riparo. Poesia e finitezza</em> (La Vita Felice, 2009) e <em>Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea</em> (Le Voci della Luna, 2011) È presente in alcune antologie, fra le quali <em>Il presente della poesia italiana</em>, curata da C. Dentali e S. Salvi (LietoColle, 2006) e <em>Caminos del agua. Antologia de poetas italianos del segundo Novecientos</em>, a cura di E. Reginato (Monte Avila, 2008). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Gestisce il Blog <a href="http://golfedombre.blogspot.com/"><em>Blanc de ta nuque</em></a>. Dirige le collane di poesia &#8220;Laboratorio&#8221; per le edizioni &#8220;L&#8217;Arcolaio&#8221;, &#8220;Segni&#8221; per conto de &#8220;Le Voci della Luna&#8221; e, assieme a M. Ferrari e M. Morasso, &#8220;Format&#8221; della &#8220;Puntoacapo Editrice&#8221;.</p>
<br />Filed under: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/category/poeti-contemporanei/'>poeti contemporanei</a> Tagged: <a href='http://giardinodeipoeti.wordpress.com/tag/stefano-guglielmin/'>Stefano Guglielmin</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/giardinodeipoeti.wordpress.com/67/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=67&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Abele Longo</title>
		<link>http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/02/07/abele-longo/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 05:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina bove</dc:creator>
				<category><![CDATA[poeti contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Abele Longo]]></category>

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		<description><![CDATA[Domande Non sapeva il vecchio quanto è triste un bambino che non fa domande e infastidito rispondeva con un grugnito. Cosa chiedeva il bambino? Non ricordo, so solo che se ne stava zitto per ore mentre gli altri giocavano a pallone. * Le cose di una vita Una striscia di case sul mare un branco [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=giardinodeipoeti.wordpress.com&#038;blog=29961662&#038;post=58&#038;subd=giardinodeipoeti&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_59" class="wp-caption alignnone" style="width: 299px"><a href="http://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/02/scannedimage-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-59" title="by Sophia" src="http://giardinodeipoeti.files.wordpress.com/2012/02/scannedimage-3.jpg?w=289&h=300" alt="" width="289" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">disegno di Sophia, la bimba di Abele.</p></div>
<p><strong>Domande</strong></p>
<p>Non sapeva il vecchio<br />
quanto è triste un bambino<br />
che non fa domande<br />
e infastidito rispondeva<br />
con un grugnito.</p>
<p>Cosa chiedeva il bambino? Non ricordo,<br />
so solo che se ne stava zitto per ore<br />
mentre gli altri giocavano a pallone.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Le cose di una vita </strong></p>
<p>Una striscia di case sul mare<br />
un branco di cani<br />
l’inverno dei tossici randagi.</p>
<p>La tenga bene signora è morta<br />
qui mia madre sola di crepacuore.</p>
<p>Fu un rumore in cucina a svegliarla,<br />
i cani che guaivano.</p>
<p>Una delle due consolò l’altra.</p>
<p>Conosce la rotta del vento<br />
la polvere che sfida<br />
le cose di una vita.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Quando muore qualcuno </strong></p>
<p>Quando muore qualcuno<br />
c’è sempre tanta strada da fare<br />
un sole pallido sulle lamiere<br />
il traffico assordante che accompagna<br />
i motti di spirito di qualcuno<br />
che conosceva bene la buonanima</p>
<p>Fino a quando la macchina non imbocca<br />
una stradina di campagna<br />
e le ombre dei salici si stagliano<br />
contro una luce cinerina<br />
che tutto attutisce e spande uniforme</p>
<p>*<br />
<strong>Demetra</strong></p>
<p>Rimasta sola<br />
una vedova va<br />
consolata in famiglia<br />
assicurano i medici<br />
toccandole per questo<br />
le carni ancora giovani</p>
<p>Come i potenti<br />
si circondono di sensali<br />
vuota speculare<br />
immagine della cancrena<br />
la trama leviga<br />
una lastra scura</p>
<p>Ogni presentimento<br />
uno squarcio già compiuto</p>
<p>*</p>
<p><strong>Stormy Weather</strong></p>
<p>Un temporale si abbatte<br />
mentre sono in bicicletta<br />
vuota la mente<br />
sfiora a filo d’erba</p>
<p>vermi che si torcono<br />
nella terra nuda<br />
maciullati dall’insania<br />
di piste fuori strada</p>
<p>belati di pecore<br />
coprono lo schianto<br />
a casa mia figlia<br />
chiederà una storia</p>
<p>nella penombra<br />
della sua stanza<br />
ogni goccia distilla<br />
l’inverno che cade.</p>
<p><strong>Abele Longo</strong> &#8211; Inediti da <strong>Reversibilità</strong> (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto)</p>
<p><strong>Curatore</strong> del sito <span style="color:#0000ff;"><strong><a href="http://neobar.wordpress.com/"><span style="color:#0000ff;">Neobar </span></a></strong></span></p>
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<p style="text-align:justify;">Le cose della vita: prendo a prestito il titolo di una delle poesie qui presentate, per delineare il mio percorso di lettura di questa poesia che sa quanto siano le “domande”, più che le risposte, a tessere il nostro stare, tanto più come “fanciullini”, al mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">-Che cosa è? &#8211; chiede infatti ripetutamente il bambino e noi gli consegniamo il nome come investitura e chiave dell’oggetto, aprendolo così al tutto come resto millenario, indistinto e stratificato delle cose.<br />
Allo stesso modo, ogni singola poesia di Abele Longo pone “cose della vita”, domande, e nel farlo risponde, non perché questa poesia abbia le risposte o, perlomeno, non in quanto le abbia pronte, da restituire bellamente infiorettate in versi, né perché le vengano provvidenzialmente suggerite da una qualche bocca oracolare; non ha risposte, ma risponde, nel senso che cor-risponde, a se stessa e al lettore.<br />
E lo fa restituendo vite, tracciate in componimenti solitamente brevi, sempre arguti, spesso messi in scena in medias res, già avviati, proprio come sono già avviate le esistenze al momento di essere trasposte nei versi (“Non sapeva il vecchio“, “Quando muore qualcuno”, …).</p>
<p style="text-align:justify;">Sono componimenti brevi non per reticenza gratuita, ma in grazia di una parola intrisa di pudore e pietas, che, proprio per questo, assume un dettato asciutto ed essenziale, lasciando semmai al lettore il molto di inespresso o sottinteso.<br />
Così, pure all’interno di un lessico e di una sintassi chiari, tale dettato risulta spesso ambiguo, di un’ambiguità originaria, ontologica, delle cose in sé, perché la poesia, mi pare suggerisca Abele con la sua scrittura, può dire nel modo e fin dove arriva il medium del dicibile, non oltre, o, al massimo, giungere fino al varco, al margine, in un pre-sentimento già avvenuto e tuttavia sempre riproposto e da riproporre: “Ogni presentimento /uno squarcio già compiuto”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ogni singolo testo dunque è un fotogramma, un pezzo piccolo di esistenza a filmare in una specie di sineddoche, se non il tutto, almeno il tutto che è necessario raccontare, laddove necessario contiene sia l’impellenza del fissare l’ispirazione poetica, sia la responsabilità delle parole nei confronti delle cose che le parole stesse vanno a configurare.</p>
<p style="text-align:justify;">“A casa mia figlia / chiederà una storia”, scrive nella poesia “Stormy Weather”, e questa richiesta, non a caso dopo-dentro un tempo tempestoso, sale dal calore familiare a domandare per sé e per la communitas, ancora una volta, il munus della parola: una/la storia, quella che “ogni goccia” di noi “distilla”, anche in barba o in virtù dell’”inverno che cade” come un sipario o come la neve.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Margherita Ealla</strong></p>
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