Cristina Annino

by

 

dipinto dell’Autrice

                                                        

la poesia di Cristina Annino  è orchestrazione complessa in cui prevale di volta in volta qualche strumento d’assolo, toni che vanno dalle note profonde a quelle altissime, con la spericolatezza del funambolo.
L’impressione che se ne riporta è un lungo rintoccare dentro, come se si sguinzagliassero le immagini del suo mondo real-visionario, e non è un paradosso, visto che ci si sente attratti dal  susseguirsi dei contraccolpi, in equilibrio sempre, però, nell’eleganza di partiture audaci, per sola parola e capoverso.
Lingue di fiamma, a volte, roventi.
Punte di gelo, a volte, taglienti.
Ma è sempre lei, con vibrisse da gatto, a cogliere un attimo o un suono, un angolo da infrangere rifrangere, una fucilata improvvisa, o una viola quasi impercettibile.
Anche i suoi dipinti rispecchiano questo suo mondo-vetrino da scrutare e poi rappresentare con “realismo magico”, con una sorta di ipervisione da cui si originano cromatismi acuti o stemperati, a evidenziare concetti, accadimenti e reazioni,  e segni oltre le stesse forme.
Cristina crea nuovi alfabeti, nuove campiture, nuove vibrazioni.
La sua poesia travolge, anche conduce, e non se ne vorrebbe uscire.

c.b.

                      

Testi tratti da Casa d’aquila, Bari, Levante Editori, 2008.
E presentati da Francesco Marotta su
http://rebstein.wordpress.com/2008/03/22/come-lampade-nella-cenere-cristina-annino/#more-629

 

                           

Rispondere è obbligo

Le pizzerie sono lei, la demenza
luminosa, gli angoli, i crocevia e le
salite. Lei
è il senso terreno che ho, i guizzi
muscolari se spacco le dita al muro.
Ma quanti
amori, che tu sappia durano sulla
terra? Se lo sai. Oppure quanti
assassinii dovremo fare, quanto
leggere, lingua sul terreno, tirandoci il
cucchiaio sulle labbra? Quante
ore ci darai per non finirla così, zampino
nel tegame, a friggere.

Guardi l’acqua

Guardi l’acqua uscire dal
rubinetto, ch’attira i tuoi gatti. Saltano
dalla riva del deserto bevendo. Ecco,
bastano due minuti o tre d’un certo
capire fondo, per indici d’ascolto, per
gravità, per i tuoi
fratellini siamesi che ami. Per peso,
movimento sonoro; si sono loro
infischiati almeno di mezzo mondo.
Allora segui
la cavità d’un pensiero, rotolaci
dentro: quant’è alta la
gabbia? Il terreno, narici, umido,
sabbia. L’aria va di
traverso, trasmettilo in tecnica
pura, poi avanza!

Oceano

Con spinta di chiese nel
vento, chi lo capisce? Triste fino
al petto di nubi in mutande; ercole
andante buttando in aria filosofia, con
palato più forte d’un trattato divino.
Non dà
casa agli uomini mai, né speranza. Le
porte persino toglie, strappandosi a morsi
il collare. Tacchi altissimi
sull’atlante e quadratura del che. Ma
chi lo capisce, che l’unica
cosa da dire gl’è uscita di mente e si
liquefà, lasciandosi dietro gli intrugli. Si
scuoia. Muore
così, tra Messico e Stati Uniti, battendosi le
mutande; un ossesso
di vertebre fino alla noia.

L’artista

Bene di profilo ma davanti
niente, tetramente scosso non
volendo bere perché isterico, per non
cadere a terra. Lui, Impala
unico, nel rosso che tramontava.
Aveva
trasformato violenza in arte, ma è
sciocco tutto; mette sale, non basta.
In un
lungo minuto sparge quel poco
di muscoli e ossa, se li contava. Le
vertebre soprattutto brillando
come lampade nella cenere.
Chiedeva
aiuto, ché il mondo ci dà e poi ci
toglie e non lascia niente. Un
accendino, il cuore del Prado;
l’avrebbe spezzato in due, a potere.
S’alzava
la brace a ogni passo.

L’appuntamento

Non avrò futuro che essere
pesante: le premerò le costole
con l’aggeggio ferroso, da
tagliare le gambe a chiunque.
Mai saputo quanto
debba durare l’amore o un
incidente di strada: stessi
dati di ferro sonoro. Allora, come si
scappa da questi due sensi?
Non so
usare l’amore, madama, non lo
vedo, non lo spezzo in due, non lo stacco
dal muro, non ci ragiono. Non reggo il
peso soprattutto di questo volume.

 

                             

Il sito di Cristina Annino
http://www.anninocristina.it/index.html

 

           

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23 Risposte to “Cristina Annino”

  1. stefano re Says:

    Le immagini sono bellissime, perché delicate e spesso originali e la poesia è sepre tenuta ben salda nella mano dell’autrice. Complimenti.
    Stefano

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  2. maat Says:

    “In un
    lungo minuto sparge quel poco
    di muscoli e ossa, se li contava. Le
    vertebre soprattutto brillando
    come lampade nella cenere.”

    sembra quasi che spogliarsi della forma riveli una struttura del tutto diversa dall’apparenza.
    lampade nella cenere, luci di sostegno a ciò che rimane di un essere umano, oltre le sue ossa… il pensiero.
    il pensiero-poesia.

    m.

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  3. usignolamimma Says:

    Poesie ricche, ben presentate con parole essenziali, che fanno centro nell’animo del lettore. In queste poesie vedo una donna selvatica, calda, di ferro rovente, umanissima. Questo tipo di poesia sfugge diventando irrazionale per addensamento e allusioni a ricordi ed eventi ignoti al lettore. Il fascino del mistero ne è potenziato e l’irrazionalità del pensiero non disturba la fusione lettore-autore, anzi trova nuovi addentellati del tutto inattesi. È una poesia da centellinare molto lentamente, allora continua a svelarsi come sempre nuova.

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  4. angela Says:

    Salve Cristina, ci devo ritornare con calma, ho scoperto oggi per caso questa poetessa qui sul tuo giardino e mi ha già conquistata! Complimenti a te e a lei! Mi riservo di leggere meglio i suoi testi e lasciare un commento.
    Angela-Anais

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  5. Cristina Annino Says:

    Sono contenta che Cristina abbia scelto poesie mie per aprire la strada di questo bellissimo blog. Auguro ad “entrambi” buon lavoro e le soddisfazioni che meritano.

    Cristina Annino.

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  6. Davide Says:

    E’ una voce da vivere e ammirare insieme, quella di Cristina Annino. Ho il suo Magnificat (puntoacapo), un’antologia della sua produzione. Una lettura freschissima, potente, anticonvenzionale, e per questo troppo in ombra in Italia.

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  7. Anonimo Says:

    – Ma è sempre lei, con vibrisse da gatto, a cogliere un attimo o un suono, un angolo da infrangere rifrangere, una fucilata improvvisa, o una viola quasi impercettibile.-

    mi ha colpito questa frase, gli opposti che danno vita alla poesia.

    r.t.

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  8. elia Says:

    Che bella forte voce. Un piacere davvero leggere.

    Elia

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  9. Doris Emilia Bragagnini Says:

    Scattosa e originale, personale, che sa piegare le parole alla volontà d’azione immaginativa (le convince con le buone a piegarsi, tale la credibilità dell’insolito, così divenuto – naturale – ).
    Un assaggio che chiede d’essere assolutamente approfondito. Complimenti a Cristina Annino e anche a Cristina Bove per la bella ed essenziale presentazione. Un piacere leggere entrambe.

    Doris

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  10. gugl Says:

    basta solo osservare l’uso degli a-capo per capire che Cristina Annino è tra le più importanti poetesse italiane (le direbbe: la migliore 🙂

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  11. Cristina Annino Says:

    Stefano, stefano!!!! altre cose non dico…. che sai immaginare, nella tua risaputa conoscenza degli individui :-)))))

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  12. Anna Maria Says:

    Puntualissima e, come sempre, di grande sensibilità, la presentazione di Cristina Bove alla poesia di Cristina Annino, che allerta lo sguardo, tende l’orecchio, coglie l’essenza e graffia. Se la ride dell’autocompiacimento di accademie varie e paga a testa alta il prezzo di rigorosi, ma non sprezzanti, chiaroscuri e contrappunti.

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  13. nadia agustoni Says:

    Poeta di un’autenticità unica, e ineguagliabile. Ho già scritto varie volte della sua poesia, ma devo dire che è l’unico poeta che sento tanto libero da poter essere un maestro in tempi in cui sembra difficile vi siano ancora maestri. E poi ( se mi è consentito) è il modo in cui ci spiazza con questa sua umanità che ce la rende tanto cara. Ovvio, sono di parte, partigiana insomma. Grazie a chi la propone e auguri al blog. Un saluto a voi tutti, in particolare a Cristina Bove.

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  14. angela Says:

    Dice bene Doris: un assaggio che chiede d’essere approfondito. Ho potuto farlo per il momento solo da quello che ho trovato in rete (diversi testi comunque e non li ho ancora letti tutti). Mi ha colpito quanto dice l’autrice riguardo al discorso di come assembla una raccolta, non per data, non mette mai date in calce, piuttosto per affinità (poesie anche lontane vent’anni) e questo mi fa capire la maturità poetica che ha da sempre, a quanto pare; è un’artista insolita, le sue sono poesie di carne oltre che di mente, immediate, sensuali per come stimolano i sensi, tutti, almeno i miei.
    Sono parole acuminate, accompagnate a tratti ad una manipolazione spregiudicata della sintassi, da elisioni che di primo acchito mi sono sembrate un vero azzardo ma che sono indice di personalità e creatività. Ad esempio da “Il segreto di Carmen”:
    Ora io, / son le quattro ma è buio, mi/ scontro qui proprio con la/ Forza. E sembrerebbe il contrario./ C’hanno sfilato/ la vita come soldi …
    o ad esempio in “Qui bisogna descrivere cos’è Koko”: Koko nano, seduto/ sul letto, si strappa i capelli, tutto/ mento, quadrato, passa/ i muri com’un’ascia. Questo dal poco che ho letto.
    Ogni tanto scopro, una voce nuova, anticonvenzionale, ha ragione Davide. Ma questo modo d’essere (poetico) mi appare tanto autentico, genuino da sembrare connaturato, scritto nel codice genetico. Ne sono felice.
    Angela(-anais)

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  15. Cristina Annino Says:

    Per i commenti ringrazio tutti, non solo chi conosce molto bene la mia poesia, come Stefano Guglielmin e Nadia Agustoni, ma anche Angela per il suo intervento davvero interessante. Anche David, Doris, Elia e gli altri, perché sono interventi intelligenti tutti; e perciò ringrazio di cuore.
    Cristina Annino.

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  16. cristinabove Says:

    Sono felice che questo spazio abbia avuto Cristina Annino come eccezionale madrina.
    Ringrazio lei della sua disponibilità e tutti i commentatori e i conoscitori che si sono espressi in questo luogo.
    Sono sicura che sia un buon auspicio per chi sta collaborando con me nell’impegno di dare lustro a questo nuovo blog.

    cb

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  17. Pietro Roversi Says:

    Leggere questi testi diventa per me come sempre con i testi di questo poeta, obbligo di rileggerli, lavorarci sopra con i vari strumenti a mia disposizione. Nel seguito nei testi qui uso un numerale come etichetta di comodo e riferimento conciso per ognuno dei testi, senza ripeterne il titolo.

    L’udito, iilluminante leggerli a voce alta, come sempre l’ottima poesia risulta, se non funziona letta ad alta voce e’ brutto segno; il testo crea il suo messaggio per come e’ strutturato nel suono e nelle pause, le pause sono messe sapientemente per usare le parole come iniezioni o pacchetti sorpresa, colpire nel segno dopo che l’orecchio per un attimo e’ costretto dal silenzio della fine verso ad ascoltare, o costretto da un articolo, da una preposizione ad aspettarsi un nome, il nome arriva e ci pare di sentirne la portata, il significato per la prima volta; e allora per esempio segnalo in 1. “le/salite”, dove l’enjambement prima di “salite” ci provoca tutta la fatica della salita nel mentre che leggiamo la parola, oppure le forze uguali e opposte dei guizzi “mu-scolari” del poeta contro il “mu-ro”; in 2. “per/gravita’ “, questa volta ci opprime il peso che ci porta verso il basso, “la/gabbia”, eccoci prigionieri, e claustrofobici; in 5., “un/incidente”, trauma e lacerazione, “il/peso” ritorna l’oppressione della gravita’

    L’intelligenza (io mi munisco sempre di lapis, tanto per cominciare: per trovare le vertebre del testo, spesso ce ne sono due, una cervicale e una lombare, e il resto della spina dorsale e’ il testo che tre quelle due si tende: per esempio : 1. il senso terreno/la lingua sul terreno, le pizzerie/il cucchiaio alle labbra/il tegame in cui si frigge) 2. la riva / l’aria va (a volte le parole vertebra sono anagrammi, vedi la teoria della Mente Intralinguistica di Giampaolo Sasso) 3. le mutande 4. il sale/la cenere/la brace 5. pesante/peso e ferro/ferroso.

    Questi spunti naturalmente per me sono solo preliminari, perche’ sono solo strumento per formare un’opinione circa il testo, capirlo in uno dei modi possibili, e lo so che il mio significato non dovra’ necessariamente condividere connotati con quello che il testo ha originato, ma non m’importa, perche’ una volta che ho deciso cosa mi significhi, mi pare d’aver fatto giustizia al testo e me lo porto nella testa come un piacere. Alla fin fine senno’ perche’ scriverebbe il poeta se non per essere letto? certo il lettore migliore e’ sempre lui l’autore, ma gli altri lettori (noi) hanno la marcia in piu’ di essere vergini al testo, quindi i significati e i risultati nuovi sono i nostri!

    Non ho tempo di scrivere piu’ a lungo, a volte per esempio concludo il tesoto tratti dell’ispirazione poetica (il 2.), a volte sono testi sulla finitezza, sull’invecchiamento (l’1) , sulle domande a se’ stessi e a Dio (persino il tu in realta’ e’ l’io scrivente in 2.) e potrei continuare ma invece invito tutti a fare la stessa analisi, perche’ questo e’ leggere!

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  18. Cristina Annino Says:

    L’esame di Pietro è sempre coinvolgente perchè rende ogni sensazione a chiarezza di lettura, all’intelligenza di comunicazione, e del perché si scrive in quel modo quella data poesia. Del resto la sua professione di scienziato e amante della poesia e anche poeta, non poteva che generare (come sempre fa leggendomi), squarci di comprensione possibile, per volontà di capire il “meccanismo” ovviamente spontaneo, di ogni lirica. Pietro con la sua certezza che genera domande, dimostra come ogni pezzo dell’organismo poetico abbia una sua logica profonda e quindi condivisibile.
    Grazie, Pietro, della tua visita.

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  19. giadep Says:

    “due minuti o tre d’un certo
    capire fondo”
    aprono a una comprensione che, è vero, poeta Annino, non è proprio a “misura e somiglianza” di pensiero. Forse più da una capriola, e il suo appuntamento con una piccola vertigine, minimo comune multiplo – la parola, forse, più – massimo comune divisore. Ecco, risulta sempre esperimento riuscito, chissà come, o dove, la lettura dei versi di questa poetA. Che sembra sempre cercare, tra gli elementi, quello d’inizio, e tra gli indizi, sempre quello in sopravanzata scala sonora, quello che possa dividere il rumore dal rumore, e la chiarezza di una voce, dalla chiarezza del sole.
    Saluti, e grazie per questa selezione.

    Giampaolo dp

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  20. maria allo Says:

    Poesia incisiva e istintiva che travasa in versi netti con estrema capacità traduttiva di immagini dalle mille sfaccettature.E’ poesia nuova che sembra frantumarsi nel racconto delle aggrumate esperienze quotidiane, ma che trova la sua innegabile unità nell’essere emanazione sincera senza fronzoli retorici o infioriture superflue. Approfondirò la poesia di questa grande poetessa. Grazie

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