Lucetta Frisa

by

Inconsapevoli esercizi

Da questo buco di fonemi e sillabe
incastrate tra palato e gola
strozzate vocali
stretto afono foglio
vorrebbe dire della vastità.
Potesse soffiarvi lungo fiato
ascendere discendere ruotare
ondularsi emozione
allontanarsi pulviscolo.
La vastità si è innamorata di un nervo
le scocca un pensiero sotto il piede
che va e ritorna
senza ricordare.
Si regala il congedo e lo stupore
toccandosi un osso:
lui c’è.
Dicono
che nel cervello ci sono passaggi
da vuoto a vuoto
dove ci si può parlare.

**

Ancora non sa cosa sia la poesia
come non sa nulla degli astri e degli altri
dei buchi neri dei raggi gamma e del DNA
che non sono freddo fame tenerezza.
Lei vuole unirli tutti in un’unica cosa
-senza badare ai particolari-
in un unico bagliore e vorrebbe
tornare a scuola ma non può
essendo il cervello vuoto stanco
trattiene qualche sensazione nessuna
tabellina schegge
di ragionamenti matematici del tipo:
alla vita segue la morte
alle domande il silenzio.

**

Questo liquefarsi
di lacrime nel suo bicchiere
-camminano le rime le terzine
si sciolgono nell’acqua senza frizzo
e via nell’aria non ancora scritta-
le fa sapere ciò che già sapeva
e il poco vino succhiato come linfa
che trema nel bicchiere sotto e sopra-
le fa sentire il lutto e l’esultanza
di una dea insensibile.
Altri possono lottare:lei no.

**

L’amore per la bellezza-
paesaggi quadri suoni profumi
e l’esercizio del pensare
e delle parole per trattenere
qualcosa di ciò che divampa e va a pezzi-
la farà rinascere sulla terra?
Chiede alla pagina e all’aria
dissensi e consensi-
per restare bambina.
E i padri continuano a non esserci o a punire
e lei a perdere del futuro il concetto.

**

Si congeda da tutti i pensieri e non li ringrazia
Le maglie vecchie e le nevi d’antan
mentre avverte colpi di gelo sui capelli -è l’avvenire?-
o è un altro inverno che fa pallido il palmo della mano
come una perpetua luna con volto di teschio
-lei vede metafore dappertutto-
Ma cosa cerca lei la lieta assenza
o il soffrire di chi c’è senza anestesia?

**

Ciò che qui non appare è anche altrove materia
materia la luce che come notte scompare
e il volo radente del nero lunare
prende nella sua scia e si resta muti
sapendo che sottoterra siamo nati
e in mezzo alle parole non c’è fiore.

**
Di questa perdita che cosa farne?
restare qui coi sensi tutti accesi
e allora il dovere è ricordare
oppure darsi perduta
sparita
senza odore
e quindi assolutamente smemorata
ebbra
e all’ebbrezza del suo nulla
consegnare qualche poesia distratta.
**

Ora pensa che la profondità
è solo il tempo del volo
uno scendere al buio
nel buco della terra.
Questa chiarezza vuota
si schianta contro qualcosa
ma senza più dolore.

**

Ha sepolto nelle nuvole l’idea di sé-
su un piano mediano tra l’atmosfera
una linea indugia ancora come una scrittura:
si consola se nel verso scorre un fiato
svaporato in fumo.

Deboli tracce di ossigeno sono ciò che resta di catastrofi.

**

Lei si volgeva in alto a riguardare stelle
luna sole e nuvole per gli aruspici e libri alti
sugli scaffali
senza sapere quanto gelo in cielo ci fosse
e nelle ossa
e terra nelle parole
e controversi nei versi scritti sul retro del foglio
e terra tra le righe
cicli ricorrenti cataclismi semantici
fonemi e terremoti e neppure
sapeva che tutto- proprio tutto-
si concentrasse in una carezza
una vocale di terra tenuta a vibrare
in un solo significato che si alleggeriva
a ogni cambio d’umore e d’inverno
nei loro inconsapevoli esercizi.

( da L’altra, Manni, 2001)

Lucetta Frisa, è poeta, scrittrice, traduttrice e lettrice a voce alta. Tra i suoi libri di poesia: La follia dei morti (nota di C.A.Sitta, Campanotto 1993), Notte alta (postfazione di S. Verdino, Book 1997), L’altra (nota introduttiva di A.Lolini, Manni 2001), Se fossimo immortali (postfazione di M. Ferrari, Joker 2006), Ritorno alla spiaggia (nota critica di G.Fantato, La Vita Felice 2009) e L’emozione dell’aria (saggio introduttivo di G.M.Lucini, CFR edizioni, 2012).

Ha tradotto vari autori francesi, tra cui Henri Michaux (Sulla via dei segni, Graphos, 1995), Bernard Noël (Artaud e Paule, 2005) e L’Ombra del doppio, 2007 ) e Alain Borne (Poeta al suo tavolo, 2011), tutti nella collana “I libri dell’Arca“, che cura insieme a Marco Ercolani per Joker edizioni.
Suoi testi sia in riviste (Poesia, L’Immaginazione, Pagine, Nuova Prosa, La Mosca di Milano, La Clessidra, Italian Poetry Review, ecc.) sia in antologie come Il pensiero dominante (a cura di F.Loi e D. Rondoni, 2001), Genova in versi (a cura di S. Verdino, Philobiblon, 2003), Trent’anni di Novecento (a cura di A. Bertoni, Book ,2005), Altramarea (a cura di A. Tonelli, Campanotto, 2007), Poems from Liguria (a cura di R.Bertoni, Manni, 2009,con traduzione inglese).
Collabora con saggi, racconti e poesie a diversi siti web:
www.rebstein.wordpress.com

www.viadellebelledonne.wordpress.com
www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com
www.vicoacitillo.net/
http://terresdefemmes.blogs.com
http://www.arcipelagoitaca.it/
http://www.filidaquilone.it/
www.filid’aquilone.wordpress.com
http://www.poesia2punto0.com/
Pubblica racconti per ragazzi sul quotidiano Avvenire e note critiche sulla rivista di letteratura giovanile LG.Argomenti, In prosa ha scritto: Sulle tracce dei cardellini, Joker, 2009, e La torre della luna nera e altri racconti, Puntoacapo, 2012.
Sempre in prosa,insieme a M.Ercolani: L’atelier e altri racconti (Pirella, 1987), l’epistolario fantastico Nodi del cuore (Greco & Greco, 2000), Anime strane (ibidem, 2006) e Sento le voci (La Vita Felice, 2009). Questi due ultimi sono stati tradotti in francese nel 2011 per le edizioni États civils di Marsiglia.
Finalista ai premi “ Montale” e, più recentemente, al “Montano” e al “Merini”, ha vinto il Lerici-Pea (2005) per l’Inedito e l’Astrolabio 2011 della critica per Ritorno alla spiaggia e la sua opera complessiva.

.

Di Lucetta Frisa, della sua produzione variegata e proficua, parla ampiamente la bibliografia; inoltre, e per fortuna, sulla sua opera vi sono accurate e autorevoli note critiche, e a queste, reperibili anche in rete (ai succitati indirizzi), rimando.
Da parte mia, intraprendo la lettura degli estratti qui inseriti senza alcuna velleità esaustiva, tuttalpiù, all’interno e in forza del loro lessico e sintassi lineari ed efficaci, tento la restituzione di un ascolto, prendendo in custodia il fatto che questi testi siano “limitati” dentro un tutto molto più ampio, a partire dal libro di riferimento. È un limite che non (mi) limita, semplicemente delimita ciò che va facendosi lettura, che, guarda caso, fa propri i termini di: centro, bordo, distanza, a partire dal titolo della raccolta e, poi a seguire, dalla scrittura vista come “linea” del piano mediano fra le nuvole, dove si cela il sé, e l’atmosfera.
Ma torniamo a “L’altra” del titolo che, infatti, non si accompagna ad alcun nome, non viene connotata; ciò esalta la singolarità e l’universalità (una non esclude, appunto, l’altra…) a contenere sia la provenienza da “alter” (fra due, come la presenza dell’aggettivo determinativo farebbe più direttamente pensare) che quella da “alius” (diverso), per la rappresentazione di un chi-qualcosa ancora distante, eppure intimamente legato, un imprescindibile altro (da sé, dal centro), ma secondo sé come un bordo.

Scrive Lucetta (in modo splendido): “La vastità si è innamorata di un nervo / le scocca un pensiero sotto il piede”, conducendo il tutto (visibile e invisibile), compresi quindi l’estensione del profondo e ciò che è altro, alle possibilità di percussione e di riconoscimento attraverso i nervi-sensi, e questo in grazia di una generica forza erotica che è anche di una freccia di pensiero. Ma un atto, anzi un raptus, di tale fatta, per quanto sensibile esso possa apparire, per quanto, a volte, addirittura rappresentabile mentalmente, non può che contenere già il proprio limite, perché altro non sarà mai permeabile al nervo e al senso; al più sarà conoscibile per frammento, istantanea o illuminazione o, come porta a supporre l’immagine potente del pensiero scoccato sotto il piede, al più può rimandare alla visione di una – o L’altra? – che, avendo quel “serpente” sotto il piede, possa esercitare la decisione di cavalcarlo o, come una madonna – per fede, schiacciarlo.
In tale contesto (limitante ma anche libero), il fatto che: “un osso: / lui c’è” tangibile e sotto il sole, ha una sua bella valenza di rassicurazione, tanto più che il “riguardare le stelle”, anche se può vantare il richiamo a Dante…, e poi “luna sole e nuvole per gli aruspici e libri alti / sugli scaffali”, non porta a stimare la quantità di “gelo in cielo” né, tornando più a terra, sapere oltre del particulare (sempre che lo si voglia ben sapere, perché l’aspirazione è piuttosto a unire: “unirli tutti in un’unica cosa / -senza badare ai particolari-”).

E, infine, all’interno del sapere di non sapere (“ancora non sa cosa sia la poesia”, “[…] e neppure / sapeva che tutto- proprio tutto- / si concentrasse in una carezza” -bellissima questa, seppur tardiva, ma raggiunta, consapevolezza…), l’altra si pone più di una domanda, di volta in volta cosmica e terrena (di modo che un po’ vi si avverte Leopardi, soprattutto quando si fa riflessa sul soffrire…), tentando qualche risposta:
“Ora pensa che la profondità / è solo il tempo del volo”, “il dovere è ricordare / oppure darsi perduta”, “sapendo che sottoterra siamo nati / e in mezzo alle parole non c’è fiore.”.

In mezzo, appunto, c’è il dolore o, se non c’è, è sostituito da una “chiarezza vuota” che “si schianta contro qualcosa”, perché finanche la vastità tentata dalla parola, dal suo buco nero “di fonemi e sillabe / incastrate” e vocali strozzate, quando anche fosse scrittura “delle parole per trattenere / qualcosa di ciò che divampa e va a pezzi-” e, in questo, tentativo di risarcimento o riconciliazione (per es. con il padre – che tuttavia continua “a non esserci o a punire”- e, per induzione, con il proprio tempo passato in modo da riconoscersi futuro), dicevo, quando anche fosse scrittura, quando anche totalmente necessaria, è su un foglio stretto e afono. Fra gli altri, anche quest’ultimo, anche se dal pozzo, anche se nobile, rozzo o pieno zeppo, non ci si accorge che sia di un esercizio.

Margherita Ealla

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17 Risposte to “Lucetta Frisa”

  1. Villa Dominica Balbinot Says:

    mi limito a esprimere il mio apprezzamento per la visione critica di margherita Ealla( chiara e definita, puntigliosa nel riuscire a cogliere gli snodi essenziali) su testi “belli” di Lucetta Frisa, compatti nella resa stilistica in una consapevolezza dolente

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  2. meth sambiase Says:

    Sono ferma a questo “liquefarsi, di lacrime nel suo bicchiere”, e devo riprendermi tutte le parole che camminano in questo sentiero poetico pieno di interrogativi. La farà rinascere? cosa cerca? cosa farne? sembra che il verso cerchi peregrino in ogni mondo materiale e spirituale l’identità della verità. E sembra che ne abbia l’anima femminile. Incanto.

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  3. fattorina1 Says:

    Sono proprio belle belle le poesie di Lucetta, armoniche, alate e pure chiuse o appena dischiuse ad un dolore antico che vuole salire alla pronuncia, ma è confuso, contuso, vivo e vero, provvisto di un’anima leggera e diamantina. Solo la dolcezza lo doma, anzi lo liquefa che potrebbe anche intendersi che da sasso lo tramuta in pianto.
    Narda

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  4. baci Says:

    sono fortemente impressionata dai vostri commenti; da quello di Dominica, a Meth e a Narda…Tanto da non sapere cosa replicare.Un GRAZIE basterà?
    lucetta

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  5. baci Says:

    un grandissimo GRAZIE a Margherita che mi ha fatto questa splendida sorpresa con la sua penna acutissima e sorprendentemente profonda. Terrò caro questo commento( e non solo questo)

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  6. baci Says:

    E prima di tutto un GRAZIE speciale a Cristina che mi ha invitato tra i profumi del suo giardino d’incanti e disincanti.
    lucetta

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  7. marinaraccanelli Says:

    ci sono, nelle parole di Lucetta, misteri che ci toccano da vicino, una bellezza che ci fa sentire sperduti e insieme consolati…

    Chiede alla pagina e all’aria
    dissensi e consensi-
    per restare bambina.
    ………..
    Ha sepolto nelle nuvole l’idea di sé-
    su un piano mediano tra l’atmosfera
    una linea indugia ancora come una scrittura:
    si consola se nel verso scorre un fiato
    svaporato in fumo.

    Deboli tracce di ossigeno sono ciò che resta di catastrofi.

    saranno forse, e sono senz’altro , esercizi di poesia però sono anche e soprattutto pura emozione
    marina

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  8. Abele Longo Says:

    versi di grande spessore con chiuse che arrivano come sentenze:
    ‘E i padri continuano a non esserci o a punire
    e lei a perdere del futuro il concetto.’

    Esercizi, in quanto luoghi dell’operare, della continua e laboriosa frequentazione del verso. Complimenti.

    grazie a Lucetta Frisa, a Cristina e a Margherita, penetrante come sempre.
    abele

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  9. margherita ealla Says:

    Ci sono anch’io a ringraziare Lucetta, Cristina e tutti la bella condivisione. Buon Primo Maggio!! di cuore.

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  10. margherita ealla Says:

    Correggo: Ci sono anch’io a ringraziare Lucetta, Cristina e tutti per la bella condivisione. Buon Primo Maggio!! di cuore.
    Aggiungo un altro grazie e un saluto: ciao

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  11. domenica luise Says:

    Belle queste poesie ritagliate col bisturi da Margherita. Prerogativa della poesia moderna, è la mescolanza e l’unificazione implicite: Lucetta Frisa vuole unire astri, buchi neri, raggi gamma, dna e poesia in un tutt’uno e può farlo perché “nel cervello ci sono passaggi / da vuoto a vuoto / dove ci si può parlare”.
    In questi passaggi la poetessa si aggira dandoci i suoi barlumi ammantati di segreto perché “altri possono lottare: lei no”: oggi siamo in pieno sviluppo ermetico, checché se ne dica, entriamo ed usciamo dal mistero, che resta attaccato alle nostre parole come il polline alla farfalla e generosamente si diffonde fecondando. La poetessa è cosciente della propria sconoscenza, “ancora non sa cosa sia la poesia”, ma se questo può consolarla, nessuno al mondo lo sa anche se qualche eletto, talora, può sfiorarla “in una carezza / una vocale di terra”.

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  12. Anna Maria Curci Says:

    Dicono, gli “inconsapevoli esercizi” di Lucetta Frisa, di anse e deviazioni inaspettate, di zavorre, di acqua senza frizzo e vino sottratto con ostinata pazienza, di avvicendarsi di vita e silenzio, di “vuota chiarezza” che si schianta. Bene scrive Margherita Ealla: la vastità si inscrive in un moto più ampio. Da parte mia,
    evidenzio
    vasto esercizio
    danza avveduta
    di ‘v’ e di ‘zeta’
    e non è vizio
    né velo vizzo.
    Carezza il vortice
    alza il pulviscolo

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  13. fernirosso Says:

    esercizi dalla prima all’ora sesta, in uno stato di monacale intimità con se stessi, in cui tutto il mondo si fa luogo abitabile, vita che ci sommerge e ci fa galleggiare fino a tutti quei noi che sono gli altri,senza esclusione di voci e di colpi, di gioe e sofferenze, per cui la creta s’incrina e l’acqua in noi si fa lacrima.
    “Ciò che qui non appare è anche altrove materia
    materia la luce che come notte scompare
    e il volo radente del nero lunare
    prende nella sua scia e si resta muti
    sapendo che sottoterra siamo nati
    e in mezzo alle parole non c’è fiore.”
    Grazie a questo giardino che fiorisce sempre nuove voci, anche i fiori o le erbe parlano e le radici addirittura cantano. Un bacio a Lucetta e un sentito grazie a Margherita. ferni

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  14. cristina bove Says:

    Cara Lucetta, sono io che ti ringrazio per averci affidato i tuoi testi e aver dato altro risalto e bellezza a questo luogo.
    Accogliere fiori, locuzione che a taluni potrebbe sembrare troppo romantica, per me non lo è, perché è con questo intento che ho dato vita proprio a un Giardino, immaginando i visitatori percorrerlo sentiero per sentiero alla scoperta di polisemie e policromie, schiuse ed offerte nella varietà e nella peculiarità di ciascuna voce.
    Sono grata ai poeti che hanno dato vita a questa fioritura, e ai generosi poeti-recensori che ci fanno da guida nell’ammirarla.
    Lucetta, porta la sua splendida luce anche qui. Ne sono fiera.
    Margherita ce la mostra come solo lei sa fare.
    Un grazie e un abbraccio a entrambe.
    cb

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  15. baci Says:

    Amiche care, sono qui ancora a ringraziarvi con un certo ritardo (com’è mia consuetudine caratteriale).
    Ricomincio da:
    Marina- che li definisce esercizi di poesia- infatti sono poesie scritte con la mano sinistra in uno stato direi di torpore, sfuggite via da me quasi inconsapevolmente

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  16. margherita ealla Says:

    Ringrazio di nuovo anch’io! Che belle queste letture insieme
    ciao

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  17. baci Says:

    …e continuo con il mio GRAZIE ad Abele che dà rilievo ai miei finali, a Domenica Luise e Annamaria Curci, alla generosa Ferni, per non parlare di Cristina,splendida Anfitriona del suo Giardino e alla tre volte intervenuta Margherita, non paga di avermi così bene presentato.

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