Domenica Luise

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Domenica Luise è nella sua poesia, totalmente, così come è profondamente nella vita e nelle cose.
Ciò che sempre mi stupisce e m’incanta nei suoi versi è la capacità di saper cogliere ed esprimere, in termini personali ed originalissimi, il difficile rapporto tra la vita, intesa anche nella sua inevitabile quotidianità, e la poesia, voce di quell’essenza misteriosa che ci fa sentire come appartenenti ad un “oltre”.
Domenica Luise supera il limite della parola, dice ciò che non è percepibile, riconosce l’intuizione, le dà voce e sostanza, con una disposizione luminosa che sorprende, avvolge e sospende.
“Cogli la vita”, questo è il titolo di una sua poesia, ma ciò che la poetessa coglie va ben oltre la vita stessa, supera il contingente, sfugge all’apparenza per approdare al mistero, sentito e vissuto come una necessità sostanziale dell’anima.

come i papaveri in estate, bocche
che ridono ai misteri, timbri di ceralacca
su lettere strettamente personali da cielo in terra e le più dolci
ferite …

Sono versi di puro colore, di luce che esplode e si tinge del rosso dei papaveri estivi, divenuti metaforicamente  timbri di ceralacca da rompere e spezzare, sigilli di un inconoscibile che si palesa attraverso richiami, simboli, intuizioni.
Non stupisce che Domenica Luise sappia scrivere così limpidamente della luce e dei colori, cui la stessa luminosità dà consistenza e risalto, perché, oltre ad essere poetessa, è anche pittrice.
Il percorso poetico di questa straordinaria autrice si traduce in un’evoluzione cosmica ed empatica, una scoperta personale, mai però solitaria e perennemente condivisa, che conduce allo svelamento di quella luce, i cui raggi illuminano rapidi oggetti e persone, ma lasciano lo stesso segni evidenti a chi li sa cogliere:

Il caleidoscopio ricompone l’immagine
con l’ultima tessera d’oro.

Ecco, ora vedo. Quasi.

Verissimi poi ed autoironici i versi del quotidiano :

E non dovrò più tagliarmi le unghie
nemmeno entrare e uscire da una porta
o tingermi i capelli.

In essi l’autrice sa darci la misura del tempo, dei suoi limiti e delle sue costrizioni, che solo la poesia è in grado di scavalcare e ridurre a libertà :

Libera poesia e fiato semplice.

 E ancora:

le ore
si sgomitolano, fili di seta
sulle palpebre.

Il tempo e la materia, con cui necessariamente dobbiamo confrontarci, riconoscendone la nostra sostanza (l’essenza è oltre), non sono visti da Domenica Luise con freddo distacco intellettuale, in essi e di essi siamo noi, gli altri, il nostro reciproco parlare, gli affetti, la permanenza degli stessi nelle cose.

Così in “Ignari o quasi”:

Ognuno ha la sua goccia

E più avanti :

Esistiamo. Pianeti di contrasti
in orbite senza occhi per vedere
sufficientemente
gli strani umori dell’erba
le galassie di cui siamo il granello.

 Ma:

ciò che sorprende
è l’ordine e come scintillano la notte
lucciole nelle siepi e stelle.

Questo essere a metà tra la  materia,  il tempo, la  morte e la tensione, la necessità di un infinito, che è bellezza, pienezza, luce, fanno parte di noi, ma quello che si percepisce chiaramente nei versi dell’autrice non è un’opposizione radicale, un’insanabile dicotomia, bensì un saper  accogliere la vita  anche nei momenti più strazianti e difficili, con amore e carnalità, con concreto gusto e sapore.

La vita allora diviene ad un tempo tramite e percorso.

Così in “Gluoni”:

Coincidenza di inizio e fine nel momento perfetto
amore pensiero slancio gratitudine
perché la scintilla della vita ha appiccato.

Vi è in questa lirica un profondo senso religioso e metafisico:

Dov’è Dio?

 Così battiamo parole sui tamburi di pelle
inchiodate nella terra dei morti
in Golgota nuovissimo quotidiano. Qui
e ora.

 Un sentimento che apre al trascendente e si fa via via più forte, più incalzante nella ricerca di una risposta senza conferma , che cresce e culmina nel climax dei versi:

L’origine
ignota del tutto ignoto quasi per intero
irrisolvibile indicibile non immaginabile
imprevedibile. Strano.

Ma la luce trova in noi il suo limite, ci illumina per poi riverberare e lasciarci all’ombra del corpo:

E noi qui dentro sempre oltre.
Addensamento oscuro
per eccesso di luce.

Stupendo l’accostarsi degli ultimi due versi, in cui il significato delle parole è ribaltato in ossimoro nel riuscito tentativo di esprimere la disorientata certezza di un sentire, cui il linguaggio non sa offrire termini precisi.

Le parole poi, come in “Argentea”,  hanno colori, sfumature:

 Tutti i colori delle parole
dal prato
all’eterno, così
ecco
perché?

E contrastanti, scomposti climax:

Poi prima
ora
.

La poesia, sembra suggerire l’autrice, in sintonia con la pittrice che è in lei, deve saper scegliere i propri colori dalla tavolozza dell’anima; qui si esterna l’abilità del poeta, il suo talento, nel compito difficilissimo di riprodurre “formalmente” l’ineffabile: ricordi, sentimenti, sensazioni, slanci del cuore.
Si veda la chiusa della lirica :

 Libertà fra le mani e le foglie, quali
fragranze ai giorni. Il mercurio
delle parole che restano
in memoria. Ho spalancato
quella persiana.

Domenica Luise, conosce il “linguaggio delle parole”, così come possiede quello dei colori, e credo che entrambi siano così vivi in lei perché l’artista, il poeta sa abbandonarsi al mistero, al magico, come l’autrice dimostra nella sua “Violetta e l’omino di neve, in cui i protagonisti della fiaba non possono toccarsi: quel loro fortissimo essere uno di due non può avvenire che per un attimo e solo per l’innocenza di un cuore bambino, che non teme di farsi del male e forse di farlo ad altri.

Il tempo di una fotografia in bianco e nero,
d’altri tempi
feriti dall’innocenza. Poi
la bambina tornò di corsa in casa, al caldo
e lui restò fuori finché il freddo durava, l’indomani
si era squagliato per quella carezza.

L’ispirazione poetica, ci suggerisce l’autrice, nella poesia: “Non soltanto patate”,  è sempre presente, anche quando entra nel quotidiano, nella scelta culinaria di quale sia la ricetta in quel momento più appropriata.
Ma è sempre lei, la poesia, la figlia prediletta, quella che dà vera gioia. Come una pietanza ben cucinata,  Mimma ne nutre i lettori, offre davvero se stessa “scarnificata”, eppure mai così intera nelle sue … domande inesauribili.

Flavia Isetta

.

Cogli la vita

come i papaveri in estate, bocche
che ridono ai misteri, timbri di ceralacca
su lettere strettamente personali da cielo in terra e le più dolci
ferite
con quel colpo nello stomaco dove la fiamma
ha toccato e appiccato.

Dalla goccia al mare in schiuma d’onda.
E non dovrò più tagliarmi le unghie
nemmeno entrare e uscire da una porta
o tingermi i capelli. Libera
poesia
e fiato semplice.

Il caleidoscopio ricompone l’immagine
con l’ultima tessera d’oro.

Ecco, ora vedo. Quasi.

Buonanotte, le ore
si sgomitolano, fili di seta
sulle palpebre.

.

Ignari o quasi

Ognuno ha la sua goccia. Così andiamo
infiniti
ascoltando il brulichio
di vermi e grandi ali
con colori e tutù e dna.

Esistiamo. Pianeti di contrasti
in orbite senza occhi per vedere
sufficientemente
gli strani umori dell’erba
e le galassie di cui siamo il granello. Il giro
di un’armonia che non abbiamo suscitato
in equilibrio nel vuoto
fra altri equilibri e intelligenze
e grosse pietre che si muovono, ciò che sorprende
è l’ordine e come scintillano la notte
lucciole nelle siepi e stelle. La vis a tergo
del sangue nei nostri corpi. Nascono
crescono muoiono nascono.

.

Gluoni

C’è un’ala che batte libera da qualche parte
o è il cuore? Si può volare
con un’ala? Se la luce mi prendesse
ancora dalla pietra. Strano, crescono
unghie e capelli, il tempo
è dritto, ha inizio durata fine, quale Maciste
ha la forza di piegarlo a cerchio
e farne un punto? Gluoni
è una parola strana che mi piace
misteriosa, ecco. Imbevuta
come il pan di Spagna della torta nel suo liquore.

Coincidenza di inizio e fine nel momento perfetto
amore pensiero slancio gratitudine
perché la scintilla della vita ha appiccato.

Dov’è Dio?

Così battiamo parole sui tamburi di pelle
inchiodate nella terra dei morti
in Golgota nuovissimo quotidiano. Qui
e ora.

Dagli effetti li distinguiamo
ma non si lasciano acchiappare. L’origine
ignota del tutto ignoto quasi per intero
irrisolvibile indicibile non immaginabile
imprevedibile. Strano.

E noi qui dentro sempre oltre. Addensamento oscuro
per eccesso di luce.

Le domande zampillano trafitte.

.

Argentea

Tutti i colori delle parole
dal prato all’eterno, così
ecco
perché? Poi prima
ora.

Fummo saremo
siamo. E soltanto
un punto di ossa e sangue
momentaneamente animati
che si toccano
forse
a sprazzi, ma osiamo
dire per sempre.

Ricordi le favole? I giochi
e il meglio che avemmo, quando
sognavamo il radioso avvenire
per il quale bastava studiare
e che poi venne, con la luna
dietro la finestra
a bussare sull’albero di arance
e i figli e i nipoti
e ogni caduta sotto la croce.

Libertà
fra le mani e le foglie, quali
fragranze ai giorni. Il mercurio
delle parole che restano
in memoria. Ho spalancato
quella persiana.

.

Violetta e l’omino di neve

Vuoi giocare con me? È capodanno
e ti faccio un regalo. Balliamo, così
non avrò più freddo. Abbiamo
gli occhi innocenti entrambi
e bianchi e belli. Ridiamo
in faccia alla vita di cui tutti si lagnano
incominciamo per primi? Lo so, sembra
impossibile.
Adesso ti racconto la favola
dell’omino di neve triste, che cercava
la sua donna di neve, ma invece
trovò una bambina calda, che lo squagliava se lo toccava
e che rabbrividiva al bacio accennato
ed al respiro.
Così
aspettarono un poco vicini e lei
si stringeva le mani nei guanti e lui
pensava di avere un buco al posto del naso
e un altro buco per bocca e due buchi
come occhi e il mento a punta e non era un bel vedere.
Il tempo di una fotografia in bianco e nero, d’altri tempi
feriti dall’innocenza. Poi
la bambina tornò di corsa in casa, al caldo
e lui restò fuori finché il freddo durava, l’indomani
si era squagliato per quella carezza. Iridescenza sull’acqua
che scorreva accanto al marciapiede.

.

Non soltanto patate

(Bollite? A frittata oppure al forno?)
sbucciarle mi distende,
arriva sempre l’onda poetica: ho l’universo
come una pietruzza nel palmo della mano
mentre con l’altra lo proteggo. Ed è
un figlio appena nato
frignante e scoppiettante
vivo. Simultaneamente
ne sono contenuta, gestita,
partorita e nutrita. In delizia.

Chi è un verme con due occhi? Non io,
non io. Amata
dalla vita totale
come se ne fossi l’unico germoglio
in presente, passato e futuro. Filtro
poroso
alla vittoria (sul tormento umano
oppure sugli altri vermi?).

E non saprei creare una patata
né farla venire fuori per evoluzione
da chissà che
spuntato misteriosamente
in migliaia (o milioni?) di anni
strani. Le sbuccio,
le cucino e le mangiamo: sono buone di sale?
Io ne metterei un altro pizzico (e qual è
l’origine profonda del sale,
il primo input?).

Lascio che gli altri (alcuni?
pochi? tanti?)
ridano
delle domande inesauribili
scarnificando i tuberi e me stessa.

.

Dice, l’Autrice, di se stessa:

fin da piccolina ho avuto spiccate tendenze artistiche. Disegnavo continuamente, studiavo le onde dei capelli, le posizioni degli occhi, poi passai alle mani, difficilissime per me. Contemporaneamente, sui cinque anni, appena imparato a scrivere composi la mia prima poesia dedicata ai morti e prontamente strappata dalla mamma. Così la mia secondogenita la dedicai a lei e da allora in poi non la finii più. Papà mi insegnò a contare le sillabe e inventare le rime, io prendevo questa cosa molto sul serio.
Nel giugno del 2008, con l’aiuto delle mie amiche virtuali, perché personalmente col computer sono e rimango imbranata, ho aperto il mio primo blog su splinder, che nel novembre scorso ho faticosamente e con tragiche vicissitudini trasferito su wordpress poiché splinder chiudeva http://usignolamimma.wordpress.com/
Preferisco dimenticare la pubblicazione, quando ero giovane, di due libri di poesie, l’editore ha pagato lui le minime spese iniziali, ma poi ha buttato le vendite sulle mie spalle. Allora ho capito che o prima o dopo ti fanno comunque pagare e rivendere (regalare, più che altro) il tuo proprio stesso libro e da allora mi ero rassegnata al cassetto, ma ho comprato, nel 1998, appena andata in pensione (ero una professoressa di lettere felice e appagata all’Istituto Professionale) un po’ prestino per motivi di salute, il miglior computer allora sul mercato ed ho imparato ad usarlo per scrivere e per la grafica componendo i miei libri come volevo.
Adesso sto mettendo le mie cose su internet, qualcuno mi segue e ci scambiamo affetto e poesia: mi basta.
Recensisco volentieri, sul mio blog, i poeti quando li considero validi e scriviamo poesia appassionandoci vicendevolmente. La poesia va anche presentata alle persone in maniera organica e cronologica, secondo i diversi periodi storici e gusti letterari. La gente non è preparata al trauma della poesia moderna e alla sua apparente incomprensibilità, non l’accetta, ne ride piuttosto.
Sono presente anche in alcune antologie, ma ho in animo di dare inizio a una casa editrice guidata da donne per diffondere, specialmente nella scuola che amo, libri di valore a basso prezzo. Intendo iniziare con la mia fiaba dell’usignola stonata, che va bene dalla quarta elementare e anche prima, l’ho trasformata in fumetto e i bambini potranno divertirsi a colorare i numerosi disegni.
Se questi sono sogni in cui credo soltanto io, mi fanno bene e me li tengo.
Li dico pure: hai visto mai che qualcuno al mondo mi dà retta.
La gente non è così cretina come sembra, io ho fatto poesia moderna all’Istituto Professionale sia ai ragazzini appena usciti dalle medie che a quelli da portare all’esame di maturità, sono stati stupendi, hanno studiato, letto, alla fine scritto poesie sul giornale d’istituto da me diretto, e nessuno (tranne me) avrebbe dato per loro un soldo bucato.

Domenica Luise

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27 Risposte to “Domenica Luise”

  1. elina Says:

    “Se questi sono sogni in cui credo soltanto io, mi fanno bene e me li tengo”
    penso sia qui il nodo di questa lettera/lettura di un’autrice che leggo autentica, concreta,aperta al mondo, positiva
    vi è in ciò che scrive un moto di colore unico, radioso e i colori sono contagiosi…anche per chi, come me, non dipinge, ne resta affascinto

    grazie, un saluto

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  2. carmen Says:

    Davvero molto “originale” la poesia di Mimma, e l’autrice della presentazione ha scavato molto in fondo.
    Ciao
    Car

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  3. vdbd2 Narda Fattori Says:

    Versi densi di immagini, di colori, di riflessioni dove l’io resta in un angolo e non si preoccupa dello spazio da occupare. Lo spario e il suo correlato, il tempo, si impadroniscono dell’esperienza e fanno di ogni evento un irripetibile epifania, autentica e originale. Anche la tensione all’alto ha caratteri inusuali .
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  4. frantzisca Says:

    Rimane ben poco da dire dopo la splendida presentazione di Flavia Isetta, per me che non so commentare, ma posso dire comunque che è poesia che non annoia mai e ti sorprende sempre,
    con questo dire che arriva dritto dentro, una poetessa da amare.

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  5. Doris Emilia Bragagnini Says:

    Che bella e giusta questa frase di Flavia Isetta:

    “Il percorso poetico di questa straordinaria autrice si traduce in un’evoluzione cosmica ed empatica, una scoperta personale, mai però solitaria e perennemente condivisa, che conduce allo svelamento di quella luce, i cui raggi illuminano rapidi oggetti e persone, ma lasciano lo stesso segni evidenti a chi li sa cogliere”…

    Domenica Luise (Mimma per i fortunati che la conoscono), la sua poesia, è davvero originale e piena di energia, sferzante a volte, di gelo o di magma, vitale, di forte e unica personalità.

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  6. Abele Longo Says:

    Mi unisco agli estimatori di Mimma. Poesia contagiosa e radiosa, dalla grande freschezza espressiva.

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  7. cristina bove Says:

    Flavia Isetta ha centrato l’essenza della poesia di Domenica Luise.
    Qui “Mimma” non è solo la poetessa dalle trovate sorprendenti, dai testi ironici e mai banali, ma anche una preziosa collaboratrice di questo giardino: lei e altri poeti-recensori di grande valore, hanno presentato altri valenti autori con competenza e passione.
    Quindi sono io che la ringrazio di essere presente come poeta e come recensore, oltre che carissima amica.
    La reciprocità di questo luogo non è soltanto nello scambio, ma anche e soprattutto nella felice immersione nell’altrui pensiero poetico.
    è bello ritrovarsi qui, con lo stesso linguaggio che accomuna.

    cb

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  8. Anonimo Says:

    Cari, come ringraziarvi? Sono commossa per queste parole. Mi sento compresa così bene e generosamente, la chiamiamo poesia, ma chissà quanti altri nomi possiede questo scambio intellettuale così prezioso e forte. Dobbiamo fare tutto il nostro possibile perché questi valori vengano apprezzati: sono sazianti, arricchenti, una scoperta perenne. Guariscono dalla tristezza degli egoismi, interessi, corruttele e veri delitti che ci vediamo intorno, ma non perché distraggano, anzi fanno andare a fondo anche nel dolore umano oltre che nell’amore e nel sorriso. Essere insieme non è poco, “qui”, sul giardino di Cristina, amici veri, capaci di dirsi i propri pensieri.

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  9. domenica luise Says:

    Scusate, l’anonimo di qui sopra sono io, Domenica Luise, come al solito ho pasticciato, ormai tutti lo sanno, sono una pasticciera del computer, croce e delizia della mia vita. Ecco.

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  10. Anna Maria Curci Says:

    La presentazione vivace e felicemente commossa di Flavia Isetta dà giusto rilievo alla sorprendente ricchezza di toni, colori, immagini della poesia di Domenica Luise e sottolinea come tale abbondanza sia valorizzata da uno sguardo sempre limpido. Amo la poesia di Domenica Luise, che ho conosciuto grazie al laboratorio permanente di “letture incrociate” che Cristina Bove ha saputo e sa creare e animare in rete. Sono conquistata dalla misura perfetta dei versi di Domenica Luise ,e dall’acume benevolmente ironico che muove ogni suo testo. Non c’è sarcasmo nelle sue parole, c’è, come ben sottolinea la presentazione, tutta lei stessa, nella vita e nelle cose. Ho letto con passione i resoconti scoppiettanti dei suoi viaggi virtuali e reali: mi sono sempre immaginata gli occhi saggi e sorridenti e l’udito da esperto direttore d’orchestra che compongono materia prima e, insieme, note di regia e di esecuzione. Non c’è mai compiacimento, ché l’abbondanza, qui, non riempie la bocca di parole vuote; nei versi conclusivi di “Non soltanto patate” è chiara la presa di distanza da qualsiasi tentazione in tal senso:

    Lascio che gli altri (alcuni?
    pochi? tanti?)
    ridano
    delle domande inesauribili
    scarnificando i tuberi e me stessa.

    Una lezione ben consapevole di ciò che non vuole essere, e come tale particolarmente preziosa. Anche di questo sono grata.

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  11. graziagardenia Says:

    Mi congratulo con Flavia Isetta per l’intelligente e nel contempo “cardiaca” lettura che ha saputo regalarci dei versi di Mimma, senza dimenticare la preziosa opportunità di essere ospitate da Cristina.
    A tutte e tre il mio affettuoso “clap clap”, pieno di ammirazione.
    grazia

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  12. domenica luise Says:

    Anna Maria, hai scritto per me un commento che mi è molto caro, voglio risponderti subito. Si sente la stima e la sincerità, una grande disponibilità verso gli altri. Non si può entrare nella poesia altrui e captarne i valori se non si è spinti dall’amore fraterno e dalla condivisione.
    Grazia, io, Cristina e Flavia condividiamo un’esperienza di avvicinamento alla morte che ci ha accomunate. Per questo tu hai magnificamente definito “cardiaca” (oltre che intelligente) la recensione di Flavia, i nostri tre cuori si stavano fermando (io sono stata riagguantata solo perché mi trovavo in ospedale, ma ero già andata).
    Questo rende possibile a Flavia intendere il mio pensiero a livelli che mi hanno sempre sorpresa felicemente. La comunicazione fra noi è incominciata quando, sul club poeti, ho interpretato una sua poesia intensamente ermetica e le ho scritto nel commento che sembrava vi fosse un grande dolore per la morte di una persona amata come una sorella. Difatti era proprio per la sorella e come io ci fossi arrivata rimane un mistero per me stessa poiché il testo non svelava nulla, anzi nascondeva. È stato bellissimo incontrarvi.
    Ho lasciato Cristina per ultima, siamo come due tipi di rosa innestate sullo stesso roseto, diverse e in profonda armonia. Noi tre potevamo non esserci, è tutta vita regalata, una ragione ci sarà, per me è la poesia.

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  13. graziagardenia Says:

    Sia benedetta la Poesia, una volta di più, cara Mimma, se opera miracoli metafisici di tale livello e tu non potrai mai sapere quanto m’inorgoglisca esservi amica al punto da potermi nutrire della vostra “intelligenza del cuore”. Pure io ho avuto seri guai con la salute e la vostra forza d’animo ora mi corrobora ed incoraggia. Triplice bacio, splendide ragazze.
    E grazie da grazia

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  14. domenica luise Says:

    Così ti aggiungi a noi un po’ delicatine di salute, ma sempre imperterrite, mia cara Grazia. Sai come si dice dalle mie parti? (Messina e provincia): “A quartara ciaccata duroi cchiù di chidda sana”, traduco alla lettera: “L’anfora lesionata è durata più di quella sana”, questo perché uno che è malandato sta più attento e si riposa. Intanto, finché vivo scrivo, dipingo, uso il computer e la macchina fotografica e amo, amo, amo. E poi semino poesia, ecco, qualcosa resterà. Una piantina che abbia chi la vuole.

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  15. Flavia Isetta Says:

    “Anfore un po’ lesionate”… che bella questa similitudine! Ammaccate, però ancora capaci di contenere, riversare ed accogliere poesia. Magari poi, come i proverbi, diventeremo anche più sagge, ma non troppo , non così tanto da far tacere quell’anima bambina e ribelle che sfugge e ci trascina.
    Grazie a Mimma, a Cristina e a tutte le poetesse e i poeti del giardino. Ricambio il bacio di Grazia e le sono grata per le profonde parole. Mimma riesce a farci sempre sorridere e così, ciascuna con le sue ferite, va avanti, inseguendo versi.
    Flavia

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  16. marinaraccanelli Says:

    Finalmente qui posso conoscere l’afflato poetico di Domenica, di cui avevo già notato la sensibilità particolare attraverso i suoi commenti in questo giardino. Il suo amore per la vita mi ha subito catturato con i papaveri, un fiore che amo moltissimo così com’è “dal vivo”, e come vive nell’arte: luminoso coquelicot per Monet, limpido e ferale poppy in july per Sylvia Plath, bocca che ride ai misteri…splendido!
    E poi tante altre immagini scintillanti mi sono piaciute in queste poesie di Domenica…ma vorrei sottolineare la profonda affinità che sento con chiunque (ma di solito è una poeta, non un poeta) trovi la sua ispirazione sbucciando patate, o stirando, o spolverando, insomma facendo altro – un altro concreto, semplice, poco nobile forse…l’universo in un germoglio di patata, qui vedo un asintesi di vita e poesia
    marina

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  17. domenica luise Says:

    Cara Flavia, un centinaio di anni fa e anche dopo le donne antiche del paese qui sui monti dove abitava la famiglia di mamma andavano e venivano dalla fontana portando queste grandi anfore di metallo e talora di coccio sulla testa, sopra uno straccetto di stoffa a fare da sostegno. Si prendeva una pezza vecchia di lana pesante, si tagliava a strisce di qualche sette centimetri, si arrotolava e si metteva sotto come un cuscinetto. E facevano anche lunghi tratti perché in casa avevano il pozzo mentre l’acqua della fontana era sorgiva, buonissima. Grazie di tutto, Flavia: è una magnificenza tanto dolce da struggermi un po’ questo nostro incontrarci in poesia.
    Sì, Marina, amo i papaveri, sono sgargianti come me e si spennano subito reclinandosi, ma senza tristezza, generano altri papaveri belli, quand’ero piccola zia Maria mi faceva la ballerina col papavero legando due petali con un filo d’erba per fare il corpo e un petalo di qua e l’altro di là a fare le braccia, non sopportavo che si rompesse subito.
    Quella poesia delle patate è proprio in diretta, dovevo smettere di sbucciarle e scrivere, neanche finivo i primi versi e riprendevo, sbuffando, a sbucciare le altre patate che mi venivano i versi successivi, quella mattina non so quante volte mi sono lavata le mani.

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  18. marinaraccanelli Says:

    quanta vita, ma di quella veramente vissuta, nelle tue poesie, Domenica!

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  19. domenica luise Says:

    E quanto sostegno mi dà la vostra presenza, cara Marina. Grazie a tutti, uno per uno ed un bacio.

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  20. icalamari Says:

    “La gente non è così cretina come sembra”, cara Domenica, hai l’età della mia mamma e tutta questa poesia… Un sorriso.
    Francesca

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    • domenica luise Says:

      Cara, mi sembra incredibile avere raggiunto anch’io la terza età, spero di amarvi tanto in quest’altro tempo bello che passerò con voi, di lasciarvi amore, sorrisi e tanta gioia attraverso la poesia e che infine tutto sia luce. Benvenuti ogni volta che ci incontriamo magari per caso.

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  21. annamaria49 Says:

    Una presentazione acuta che evidenzia il talento poetico di Domenica Luise, Mimma, che ho imparato a conoscere attraverso il web. Le sue poesie, la sua prosa ironica e le sue creazioni pittoriche mettono in luce le sue grandi capacità artistiche. Che dire dei suoi commenti approfonditi che colgono ogni risvolto di uno scritto, di una poesia, sono analisi che da sole meriterebbero una pubblicazione. Queste poesie hanno metafore uniche, tanto per citarne una: “timbri di ceralacca”, i papaveri, splendida metafora. Ma ve ne sono tante altre e tutte uniche. Complimenti rinnovati a Mimma, a Flavia Isetta che ha scritto una recensione accurata con critica introspettiva dell’autrice, e un grazie a Cristina.
    un caloroso saluto
    annamaria

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  22. Vagabonda Says:

    Una bella recensione, comprensibile anche dai non-addetti ai lavori come me. Leggo le poesie di Domenica da un anno circa e ce ne sono alcune bellissime nelle quali mi immedesimo. Non sempre le capisco ma non importa, non necessariamente bisogna capire, seguo la legge dell’attrazione. Complimenti per il sito e per la recensione.

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  23. domenica luise Says:

    Grazie, mie care, per le vostre parole così generose. Un abbraccio a tutti.

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  24. margherita ealla Says:

    Molto ispirata la presentazione di Flavia Isetta, in particolare questo passaggio introduce efficacemente alla poesia ariosa, ironica, moderna di Mimma:
    “Ciò che sempre mi stupisce e m’incanta nei suoi versi è la capacità di saper cogliere ed esprimere, in termini personali ed originalissimi, il difficile rapporto tra la vita, intesa anche nella sua inevitabile quotidianità, e la poesia, voce di quell’essenza misteriosa che ci fa sentire come appartenenti ad un “oltre”.”

    è proprio la quotidianità vissuta con anima unita ad un senso tenace e leggerissimo dell'”oltre” che stupisce e prende nella poesia di Mimma.

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  25. domenica luise Says:

    E tu, Margherita, sai entrare nella poesia altrui con una delicatezza e un’intensità veramente uniche. Stamattina mi è venuto il pensiero di fare un link sul mio blog a questo post , tu dirai: meglio tardi che mai. Naturalmente l’ho dovuto cercare con fatica e così ho trovato anche il tuo commento che mi era sfuggito. Mah, dice che i geni siano distratti, però io non sono un genio e chiamo le mie cosine poesie perché non ho altro nome. Distratta, tuttavia, sono distratta: scusa. Ma sono sempre in tempo per dirti grazie e abbracciarti con affetto sororale.

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