Davide Castiglione

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La poesia di Davide Castiglione

Il primo brano del poeta è tratto da “Per ogni frazione” ed afferma: “È tardi“, qui c’è un’urgenza umana che diventa simultaneamente irruenza poetica. “Un’infinità di vicoli mentre giriamo a vuoto“: è la condizione su questa terra, cercare e non trovare.
La ragazza, che accascia la fronte nel gesto di sconforto, diventa, implicitamente, emblema dell’anima umana e della fraternità compassionevole del poeta, che sorride esteriormente come quasi sempre quasi tutti facciamo mentre soffre dentro di sè quella giovane vita inchiodata e silenziosa, senza rilievo.
Nella poesia In certi dialetti lui lascia lei. Piove. Egli dice: “«è che io… è meglio finirla qui»”.  Poche parole apparentemente aride, la ragazza gli risponde: “«vattene, sei uno stronzo/sono abituata a star male»)”.
Il linguaggio parlato comune armonizza perfettamente entrando in poesia.
La pioggia bagna tutto e disegna i lineamenti di lei.
Ed egli pensa al “remoto prossimo” in certi dialetti: “Oggi piovve“.
Oggi ci lasciammo, finì.
Tutto si trasforma immediatamente in passato storicamente morto e lavato via.
In Inediti la compassione del poeta è volta verso l’ape morente sul battiscopa mentre il suo posto era il fiore. Sarà pestata, si passerà l’aspirapolvere, una spugna bagnata di acqua, una lavata e via, tutta la fatica del miele per nulla, è arrivato l’inverno, la ruota della vita ha girato. Il parallelismo con la condizione umana è implicito e, proprio per questo, tanto più efficace. I poeti non spiegano le cose intuite, dicono soltanto i titoli del proprio pensiero, tocca all’intelligenza del lettore dedurre, capire, ossia ricevere quella parola e farla propria.
La ruota della vita ha girato così come il destino de La lattina è quello di ruotare finendo nel fosso, ma potresti anche ritrovarla nel pendio, ferita e ancora ferita, anche qui il parallelismo è implicito, ma chiarissimo: l’uomo come la lattina.
In Un ritorno è sempre la pioggia protagonista e, in primo piano sull’acqua pianto del cielo, quel “tergicristalli, a tergiversare“, che slitta dal semplice gioco di parole, tanto in uso oggi, per passare dal concreto all’interiore del dubbio umano: cosa scegliere, che fare, chi voglio davvero? E conclude con la “tenera presunzione” che la ragazza lo attenda da dietro la porta.
Poesia annebbiata, certo, che si arrotola su se stessa per sgrovigliarsi all’improvviso seguendo i movimenti di quel tergiversare giovanile.
L’ultima poesia presentata è corale: la folla che si accalca nei megastore fino dall’alba dei giorni festivi, cosa ci vanno a fare? Sono i poveri e i soli, anche se Davide, come sempre fa, non lo dice esplicitamente, ed in mezzo agli altri vecchi ce n’è uno che gli sorride, appena il tempo di intravedersi fra la folla e già il ragazzo è andato via ed è tardi per entrambi, “giustamente“.
Ma quanta coscienza di incomunicabilità in quel “giustamente” che separa il giovane dall’anziano, con in più una punta di amaro per il mancato avvicinamento di due uomini soli.
E per concludere riallaccerei “È tardi” di questa poesia allo stesso “È tardi” della prima.
Davide, che oggi è un giovane uomo, di sè direbbe: vissi.
Anzi: Vivemmo.

Domenica Luise

.
Da Per ogni frazione

*
È tardi un’infinità di vicoli
mentre giriamo a vuoto. Di là una ragazza
accascia la fronte, aspetta.
Non si consuma
la piccola doppia tragedia,

i suoi minuti infissi alla porta senza suono
il mio soffrirli in tutto il sorriso che vi mostro.

In certi dialetti

Ci mancava anche la pioggia,
non per nostalgia
– per un contesto credibile. L’ho lasciata
presentarsi come temporale
estivo e da poco
(«è che io… è meglio finirla qui»)
fa a metà il suo dovere, la sua furia sottile
riempie i cedimenti
dell’asfalto. I suoi lineamenti
no: distesi, stranamente
distesi, e cambiandomi
quanto mi doveva
(«vattene, sei uno stronzo/sono abituata a star male»)
ha risposto mettendosi in piedi
la voce («non sono sorpresa,
sai? non si cambia»).

Mi è stato semplice affliggermi
e sollevarmi,
affliggersi-sollevarsi
è un gioco da adulti. Ho pensato
agli appunti, soprattutto
al remoto prossimo
in certi dialetti:
oggi piovve.

Inediti
*

Sul battiscopa la sua dolce industria
le rimane aliena. Parlo di cose più grandi
di noi, di un’ape che si arrampica,
malamente – ti suono lontano, al telefono, e quella pena
in salita, che non potrà salvarsi
da ricami sull’esistenza e da merletti accaniti
si stacca; è un corpo
per terra; tòrto; terminale.
Capiterà di pestarlo; passare
l’aspirapolvere la spugna e via.
Avrò strisciato un ciao sempre più in minore
e chiuso, avrò passato l’aspirapolvere, e via,
mentre l’acino scheletrito ascende e va alle stelle
la fiducia alla tele, l’annuncio
che la stagione si apre in grande
e macché cadere lei dolcemente scendeva
dal pendio domestico, che l’inverno è anche questo.

La lattina

Sulla lattina – al solito vuota,
lasciata sul pendio – puoi dire che
ha la condanna di rotolare
sull’unica faccia
da conferma, reiterata;
che conosce al punto da far scuola
i trucchi per abolirsi
gli attriti. O puoi rischiare, buttandola
là, che il suo inseguirsi è un cercarsi, là
dove andrei con tutto me stesso salvo
di persona: nei fossi. O anche… ma intanto
la lattina – né astuta né audace:
la lattina – è alluminio non riciclato da
33 cl. A volerla colmarecosì in obliquo
potresti perfino ritrovarla sul pendio
ferita, riferita.

Un ritorno

Perché adesso la tristezza fa qualcosa
come arrivare, come successe
che è poco,pochi anni fa.
Acquitrini, casolari, autunno,
tutto il bell’inventario del malinconico…
c’entrano zero.
Come non guidando
pioggia porta a tergicristalli,
a tergiversare. Un elenco fanciullesco.
Ma se espropriarsi è appartenerti
l’ho prescritto male,
perché ne manca alla tenera presunzione – l’ho avuta –
di aspettarmi arrivare da dietro la tua porta.

Nei festivi
Nel week-end sono in tanti si accalcano dall’alba all’ingresso
dei megastore. Uno stretto
ai propri dintorni e affezionato al campo lungo
disapprova; si promuove cordone
di contenimento.Non lo dice ma direi che spera
in una particella di sé
nell’onda di ritorno. Quelli vibrano insieme, trasmettono
da loro a loro – da loro a lui ci passa la solita storia
del cerchio e della tangente ferita,
la sua distanza amplificata a duemila decibel dentro lei.

Nel fine settimana è l’aspettare di un vecchio da fermo
o da seduto, da preghiera.
Si rassegna fiduciosamente e sta sull’uscio
– monocromo, o della strabiliante lungimiranza.
Allora cavalletto
e volontà di renderlo dal vero:
come se l’intuizione possa supplire all’età
che manca. Finisco col ritrarmi invece,
sono via e lui già l’aveva capito
in un sorriso che appena e giustamente è tardi.

.

Nota bio-bibliografica

Davide Castiglione (Alessandria, 1985) si è laureato a Pavia in lingue e letterature straniere (inglese, spagnolo, ungherese) con una tesi su Sereni traduttore di Williams, e da settembre 2011 è dottorando all’università di Nottingham, con una tesi che applica la linguistica alla poesia contemporanea angloamericana. Suoi testi sono apparsi sulle riviste «L’Osservatorio Letterario» e «Capoverso», nonché sulle antologie Viaggiatori sotterranei. La nostra parte invisibile (Subway, 2008),Tredici cadenze, (Puntoacapo 2011) nonché sulla Antologia della poesia in Piemonte e Val D’Aosta (puntoacapo, in uscita a novembre 2012). La sua raccolta d’esordio, Per ogni frazione (Campanotto, 2010) è stata segnalata al premio Lorenzo Montano. Nel 2008 ha vinto ai concorsi «Subway» e «I poeti laureandi».È attivo anche sul versante critico, con recensioni e articoli su blog e riviste. I suoi interessi includono la traduzione letteraria, la poesia contemporanea, la stilistica e la semiotica.

Altri testi in rete (l’elenco completo delle pubblicazioni e degli interventi critici è nel sito personale www.castiglionedav.altervista.org):

http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/542-Davide-Castiglione-Per-ogni-frazione.html
http://miolive.wordpress.com/2011/03/24/manoscritto-davide-castiglione/
http://www.poesia2punto0.com/2011/11/01/particelle-per-ogni-frazione-davide-castiglione/
https://neobar.wordpress.com/2011/12/14/davide-castiglione-per-ogni-frazione/#more-7441

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9 Risposte to “Davide Castiglione”

  1. Anonimo Says:

    Ho tre voci maschili e una femminile, segnate a impatto mente_vistacuore, nel libricino-tecnigrafo dei tatuaggi poetici specchiati via tempospazio_convesso. Amo queste voci, capaci di superare le “ barriere architettoniche” della lingua e definire mirabilmente l’indefinibile disorientamento dell’uomo d’oggi in un modo (poetico) che ancora non era stato. Davide Castiglione è una di queste voci. Bravissimo. I miei complimenti Davide.

    Doris

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  2. Vera D'atri Says:

    Non posseggo la tua capacità di critica. Mi limito solo a far versi, ma voglio farti gli auguri per questi testi che mi hanno molto incuriosito e che trovo del tutto originali.
    Vera

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  3. lorenzo Says:

    Lingua franta, la tua, Davide, che esplora fratture e frizioni in un modo che mi pare acuminato e forse anche ‘nuovo’, per quel che conta… Ma, pur apprezzandone l’equilibrio, mi chiedo se l’uso di una lingua piana, a volte molto piana (“il mio soffrirli…”, per esempio), non finisca per sminuire o cambiare volto a un’impostazione che non credo tu intenda come serenamente, a-criticamente comunicativa. E restano comunque versi di grande apertura sonora e felicitá espressiva come “e macché cadere lei dolcemente scendeva”! Scusami per le citazioni dirette, é un mio/nostro vizio, in fondo, stare in prossimitá del testo…!

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  4. Anna Maria Curci Says:

    Ho letto con interesse i testi poetici di Davide Castiglione, in compagnia della efficace introduzione di Domenica Luise, che evidenzia a giusta ragione l’uso scoperto, dichiarato (verrebbe da dire “con l’accuso”, come nel gioco del tressette) del “remoto prossimo”. Un verso in particolare ha attirato la mia attenzione, per il suo suggerire, nella congiunzione disgiuntiva, un senso altro alla intenzionale monocromia della lingua-esistenza: “monocromo, o della strabiliante lungimiranza”.

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  5. cristina bove Says:

    Conosco la poesia di Davide da quando pubblicai alcuni suoi testi nel vecchio Giardino, e già allora mi piacque molto il suo modo di porgere le cose, gli oggetti, e farli diventare coprotagonisti del suo dire poetico.
    Da allora a queste qui pubblicate, ho notato un ammorbidimento che ne esalta l’elegante rigore, un arrotondamento che convoglia l’aspetto emozionale, lo esalta, pur aderendo alle linee e alle traiettorie di una forma poetica propria, essenziale.
    Sono felice che faccia parte di questo luogo come poeta e come recensore.
    L’introduzione di Mimma ha dato efficace risalto e merito a questi bei versi.
    Ringrazio entrambi.
    cb

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  6. domenica luise Says:

    Voglio aggiungere con Cristina che anch’io, in queste poesie di Davide che ho commentato, ho trovato alcune espansioni artistiche tutte valide come se, da quando lo leggevo sul club poeti, insieme all’età anagrafica fosse cresciuto anche in poesia semplicemente oltre misura. Ci sono alcuni poeti che hanno di questi improvvisi innalzamenti artistici, come se si recidesse una catenella e l’aquila fosse improvvisamente libera. Io credo che Davide sia da guardare con attenzione perché bisogna ricordare che i poeti sono delicati, capiscono i pensieri altrui e sanno ciò che quelli normali nemmeno suppongono, non è facile ingannarli mentre è facilissimo ferirli.

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  7. Davide Castiglione Says:

    Semplicemente ringrazio Cristina per l’ospitalità che mi ha offerto anche nei panni di autore e per le belle parole (azzecate!) sull’ammorbidimento nel suo commento; Doris la cui stima nei miei confronti ricambio assolutamente, Vera per aver accennato all’originalità, Lorenzo per la sua lettura “vicina” (da più punti di vista), Anna Maria per essersi soffermata su un’espressione che mi è particolarmente cara; e un sentito grazie a Mimma per l’introduzione e le commoventi parole del suo commento sopra il mio. E’ quasi come se mi conoscesse… ed è bello che ci siano persone di questa sensibilità.

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  8. margherita ealla Says:

    Contenta di trovare Davide anche con questi ottimi inediti. Particolarmente mi piace “la lattina” (anche per il dettaglio degli a-capo e dei suoni, che mi rimandano proprio allo stropicciamento mettallico della lattina), ma in tutte è evidente l’amore e la cura per la sua “lingua franta”, come l’ha definita Lorenzo (del quale ho condiviso, oltre a questa, molte altre osservazioni).
    Molto empatica e dettagliata la lettura di Mimma che ringrazio.
    Un caro saluto

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