Maria Pia Quintavalla

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Ci vuole coraggio, ci vuole sapienza per scegliere due motivi cardine della poesia universale, l’incontro e il commiato, e dare loro una veste semplice e inconsueta insieme, luminosa e schietta, nella forma elegante e compiuta che le conferisce il dire onesto. Questo è il caso della poesia di Maria Pia Quintavalla, questo è il caso dei due componimenti Trasmigrano e Stiamo facendoci un sacco di saluti.
La lettura rivela che incontro e commiato si configurano come due momenti strettamente collegati, complementari di una architettura solida e innovativa, originale e sostenuta in ogni sua parte da una motivata ragion d’essere: il Congedo.
Chi scrive sa, e lo dichiara fin dalle prime battute, che l’incontro non può che avvenire in un momento sì successivo alla ‘poesia ingenua’, ma mai dimentico di essa. Accostare, come mi è capitato, Trasmigrano di Mariapia Quintavalla e Unter der Linde del Minnesänger Walther von der Vogelweide – che dà voce al canto dell’amante-amata dopo il convegno d’amore – è un passaggio rivelatore: i due amanti di Trasmigrano si incontrano “dopo i cimiteri delle macchine là fuori” e l’essenza del loro incontro risiede in un verso indimenticabile, che segue immediatamente: “e trattengono il cuore, lo smarrito”. Cercare “la cena dell’amore vivo” è disegnare e attraversare – i due momenti sono strettamente collegati – paesaggi antichi e sempre nuovi. Il desueto si fa quotidiano: chi legge sosta, ri-conoscendola, nella “terra scoscesa e bretone” dello splendido ottonario nella prima delle tre parti del componimento. Lì le parole sono “calvari in pietra”, il paesaggio è passaggio ineludibile.
L’incontro è presagio del congedo, il congedo è un incontro che canta – con il ritmo sincopato del distacco imminente, ma senza indulgere nello struggimento – il commiato degli amanti. Le allitterazioni che si rincorrono nei primi versi di Stiamo facendoci un sacco di saluti dicono in velocità vorticosa il susseguirsi di sensazioni. L’addio concitato coinvolge movimenti e oggetti, reminiscenze e convenevoli. Torna, in altre e ben più prosaiche vesti, l’immagine della tavola imbandita. La “cena dell’amore vivo” si manifesta qui come “perenne break” annunciato dallo sferragliare del “carrello dei sandwich”, non è “pane morso”, “né tenebre ma sandwich al salame/ vino bianco su tavola / che in un luogo pubblico è imbandita”.
Il congedo riunisce “circostanze diverse somiglianti”, consapevole “di quell’intimo botto il crac che avvampa/ nel silenzio in crepitio insonoro”. Nell’ultima strofa il ritmo rallenta, annuncia la distanza della riflessione: “stiamo facendoli i saluti piano”. Come per “il treno immobile” in procinto di partire, la distanza ha una valenza duplice: vede lo strappo profondo del quale erano ignare “le smaniate cose / dell’adolescenza” e, nell’enunciare quello strappo prima taciuto o rimosso, si allarga a comprendere la pluralità, non ‘la’, ma “le storie”, come recita il verso conclusivo.

Anna Maria Curci


             

Trasmigrano

I)

Trasmigrano i corpi, così l’amore
che mi sposta e muove
ali che si toccano sfilano appena
il collo gli occhi, più leggeri
nel sorriso. Sogno:
anse di nomi spinti da sonno cieco e
cani che riaprono l’alba

lui, lei che si ricambiano
il cerchio del piacere,
dopo i cimiteri delle macchine là fuori,
e trattengono il cuore, lo smarrito

                    se balbetta il tuo nome, o tenerezza.

Terra scoscesa e bretone,
nel verde
che disegna menhir in magnitudine,
parole come calvari in pietra –

Tra i nostri amori è l’acqua dove
una promessa sarà certissima
nel cuore,
colmo e con incerta mano
dai baci incoronata

la t u a voce.

II)

Ha fede e ostinazione il mio diletto,
sparge il suo dire a coprifuoco
cerca mappe alle stelle –
per arrivare fino a me, la sera,
una promessa, un rilevante sogno
in balbettii leggeri
esse-emme-esse che si sollevano

III)

Il mercato è la regola
della circolazione delle merci,
e non dei sensi
che amplificano il regno –

Volessi io tornare al segno dove l’anima
e il corpo si fronteggiano,
si palpano da ciechi
un tesoro ai tuoi piedi io governo,
tu lo porgi dal libro dell’amore inviti,
voli alto in dolore
poiché il ragno della vita, la mia la tua
rinascano in nuova c a s a.

ritorno un poco indietro, attenta
scelgo sedermi calma, cerco
la c e n a dell’amore vivo.

          

Congedo, II

Stiamo facendoci un sacco di saluti

Stiamo facendoci un sacco di saluti,
ai finestrini smorfie, i sorrisi
a rate smozzicati
intermittenti i versi i vetri
abbassati a visi freschi,
tese le parole che gesticolano non salgono
più bene in gola, s i c o r r e
dai corridoi ai convenevoli
per adeguarsi al cammino alla chiacchiera
a godere senza limiti della l e n t e z z a;
l’ora dei fischi prolunga gioca
a nascondino i fazzoletti, le ragazze
si baciano mimando lo stesso gioco,
“e noi rivolti a catene di gioventù tradite.”

E’ perenne break, può farlo
il ragazzo che gira col carrello dei sandwich,
con la coca cola, il vetro che lo scopre
non separa, si vede
da moviola e non su manifesto erroneo,
Non siamo avvinti, e soli,
si partirà più tardi, aspettiamo
dallo stesso treno le partenze
e gli arrivi, la benefica forma
delle ferie che non sono pane morso
a caso, e fame ma per ora,
né tenebre ma sandwich al salame
vino bianco su tavola
che in un luogo pubblico è imbandita.

Stiamo facendoli i saluti piano,
il treno immobile rallenta
circostanze diverse somiglianti,
le gite scolastiche le smaniate cose
dell’ adolescenza rossa di emozione
buona, che gesticola nel vento
abbraccia i visi ingoia gli altri senza sapere
di quell’intimo botto il crac che a v v a m p a
nel silenzio in crepitio insonoro
c h i u d e di ogni via,

le storie.

          

______________________________________________
Nata a Parma, Maria Pia Quintavalla vive a Milano. Suoi libri: Cantare semplice, Tam Tam‘84, Lettere giovani Campanotto1990, Il Cantare, Campanotto‘91, Le Moradas, Empiria‘96, Estranea (canzone), Manni 2000, nota A. Zanzotto, Corpus solum, Archivi‘900, 2002, Album feriale Archinto 2005, Selected Poems, Gradiva 2008, NY, China, Effige 2010. L’antologia Donne in poesia, Presidenza Com. di Milano/Campanotto 1985-1988. Premi: Tropea, Cittadella, Alghero Donna, Nosside, B.gomanero, Montano, Città S.Vito, Contini. Cinquina al Viareggio 2000 e 2011. Tradotta in antologie. Collabora alle Università degli Studi di Milano e di Parma con laboratori di scrittura.

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8 Risposte to “Maria Pia Quintavalla”

  1. maria allo Says:

    “Trasmigrano i corpi, così l’amore
    che mi sposta e muove
    ali che si toccano sfilano appena…..”

    Amore forte ,tenero e fragile,sempre incompiuto amore, mai del tutto afferrabile tuttavia immaginabile .Parole del coro ,belle le immagini che Mariapia compone e mette in movimento…

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  2. Mariapia Quintavalla Says:

    Ringrazio molto sia Cristina ideatrice del blog, che Anna Maria, davvero libera e ricettiva, ricca di suo, a rivivere i due testi: E lì, tutto compreso il nesso o salto, che fa vivere un incontro-epifania d’amore, e il suo congedo. Impreparati o già fulminati dalla fine?aperti, in volo, nella prima poesia, (da cui ho levato per motivi di spazio due versi finali che precedono “la cena dell’amore vivo”.Erano: “Ti amo intanto, piccola figlia, mentre ti prende il gioco della crescita” ;essa, nel bozzolo, mima lo stesso gioco della vita che è simile al movimento d’ amore; mentre nella seconda, in moviola, lascio che nel presente si inveri la piccola morte quotidiana, che precede quel crac finale che brucerà le vie, i passaggi, e le storie.non è capitolazione, credo però, ma aderenza viva, alla vita, stringendone le braccia fino in fondo.

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  3. domenica luise Says:

    Belle le poesie di Mariapia Quintavalla ed eccellente la presentazione di Anna Maria Curci. L’amore è sempre così: un andarivieni, che è morte e rinascita a fasi alterne, i viaggiatori arrivano e ripartono sempre, lui mi ama, lei mi ama, lui non mi pensa, lei non mi pensa, lui c’è, lei c’è, no, se ne sono andati chissà dove e chissà con quale treno.
    Per le vicende d’amore le parole hanno echi di cantico dei cantici, noi diventiamo biblici, solenni, ci eleviamo e fluttuiamo sulle stazioni ferruginose della vita, nel continuo sfiorare l’amato-a, rette parallele che misteriosamente talora si intersecano come i binari.

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  4. Davide Castiglione Says:

    Poesia di alta caratura, di ricerca espressiva e ritmica notevole. Alcune immagini sono folgoranti, come quella di anima e corpo che “si palpano da ciechi”. Poesie che, a proposito di incontro e commiato, chiedono al lettore di ritornare più volte. Come ha fatto Anna Maria Curci, nella sua attenta ed efficace l’introduzione.

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  5. cristina bove Says:

    “Terra scoscesa e bretone,
    nel verde
    che disegna menhir in magnitudine,
    parole come calvari in pietra …”

    E sembra di vederlo il circolo di pietre, la luce che l’attraversa e ne delinea il mistero.
    Questo ispirano i versi di Mariapia, li leggo come se scorressero nella fluidità di un pensiero inarrestabile, che però coglie l’attimo di un
    gioco, di un guizzo, di un salto, e si incanala ancora e ancora…
    La ringrazio di essere fiorita in questo luogo dove spero che la bellezza e l’armonia ci facciano sentire sempre partecipi di ogni incontro poetico.
    Grazie anche ad Annamaria che è “entrata” così bene nello spirito che anima le poesie dell’Autrice.

    cb

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    • Mariapia Quintavalla Says:

      Ed io ri abbraccio, voi, curatrici e lettrici, ed Annamaria, perché nello stesso sguardo siete entrate, e accolte, come giusto che sia, il fiume di poesia. In questo giardino, abitando benissimo!

      Con affetto,
      Maria Pia Quintavalla

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  6. Anna Maria Curci Says:

    Contraccambio l’abbraccio di Maria Pia ed estendo il mio grazie a tutti coloro che sono intervenuti, rendendo ancora più accattivante e denso di significati il viaggio nella sua poesia. Ho imparato, tanto, e torno a imparare, per questo considero il Giardino di Cristina Bove un luogo privilegiato di circolazione di idee, percezioni e riflessioni. A proposito di vera, autentica, circolazione, mi sia permesso di riportare un passaggio che ai miei occhi illumina la poetica di Maria Pia Quintavalla, e che torna a pretendere la mia attenzione ogni volta che rileggo i suoi versi. Si tratta del terzo ‘movimento’ di “Trasmigrano”:

    Il mercato è la regola
    della circolazione delle merci,
    e non dei sensi
    che amplificano il regno –

    Volessi io tornare al segno dove l’anima
    e il corpo si fronteggiano,
    si palpano da ciechi
    un tesoro ai tuoi piedi io governo,
    tu lo porgi dal libro dell’amore inviti,
    voli alto in dolore
    poiché il ragno della vita, la mia la tua
    rinascano in nuova c a s a.

    ritorno un poco indietro, attenta
    scelgo sedermi calma, cerco
    la c e n a dell’amore vivo.

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    • Mariapia Quintavalla Says:

      Grazie, Annamaria: ennesima conferma che le empatie ed affinità funzionano sempre a due, circolarmente. A parte un refuso nel testo, terz’ultimo verso, penultima strofa, “voli alto in dolzore” (è la dolcezza dunque in questo arreso volo, a direzionare e non il taglio la separazione a far sì che la poesia possa rinascere come fenice delle mente). Il mercato non sarà mai la regola dei
      sensi, di AMPLIFICARE IL REGNO, cioè di scrivere in versi la vita,… così, la cena dell’amore vivo, è eros ed è anche poiein, l’una vive dell’altra. come il mio gesto, senza il vostro orecchio e labbra, resterebbe muto e sordo in gola. Grazie,

      Maria Pia Quintavalla.

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