Maurizio Manzo

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A volte si scrive per divertirci a completare un puzzle di parole che compiuto risulta avere un senso; le tessere accostate per forma e somiglianza, per analogia e assonanza, ci mostrano un quadro che va oltre la forma e ci conduce in meandri di significati anche scoscesi. La prima superficiale lettura dei versi di Manzo può suggerire un abile assemblaggio di parole, accostate per libera associazione e libera – simile forma; insomma niente che ti prenda alla gola, che ti strizzi il cervello, che ti faccia tremare il petto.
Però… però. Ecco che qualcosa nel suono ti va di traverso in gola, resta come un osso piantato in trachea. Le parole hanno rotto i margini, sono fuori regola, fanno sberleffi agli schemi pur restando sempre assonanti, giocando una melodia variata su ritmi diversi.
Il sospetto che l’uso straniato del linguaggio che fa Manzo sia provocatoriamente cercato e voluto come se fosse conscio che le parole hanno perduto ogni potere identificativo e creativo; le si può rigenerare soltanto spezzando i reticolati dei contesti consunti: “Grappolata di giorno / si poteva vedere intelligente brillare/…”; proviamo ad analizzare lo straniamento operato dal poeta: grappolando, gerundio raro, ricorda comunque i grappoli, la campagna o le notturne stelle, ma siano di giorno però il riferimento alle stelle sta nel brillare, intelligente resta segreto. In questo caso si va ben oltre la metafora.
Dopotutto Manzo ha scritto “Anamorfiche”, destrutturando il senso proprio per recuperare un diverso significato.
Per quanto mi è stato dato di conoscere, Maurizio Manzo ha cominciato divertendosi ma rendendosi facilmente riconoscibile, quasi lanciasse al lettore l’invito: “ Vuoi giocare con me?”, con un ritmo quasi da filastrocca con rime interne e finali, richiami, somiglianze fo-niche. A questa prima fase di sondaggio di quanto doveva, poteva e desiderava come poe-ta, la sua scelta semantica si è sempre con più sicurezza evoluta verso forme inconsuete, forse provocatorie, comunque dentro un orizzonte di senso comprensibile.
Poi il suo poetare si è indirizzato verso la rottura di ogni senso comune, fino a corteggiare l’incomunicabilità.
E se da una parte è vero che in questi tempi ipercomunicativi dove tutti parlano degli stessi argomenti e pontificano sul niente per evitare l’ascolto del sussurro divergente da cui un’incomunicabilità manipolata e strumentale, la rivolta non poteva non essere che radicale e provocatoria: incomunicabilità per scelta.
Ma anche questa ipotesi è aleatoria e incompleta: se qualcuno scrive e pubblica, desidera essere letto, dunque desidera dei riscontri possibili solo se il senso abita, pur sottotraccia, le parole. Con una sintassi libera da regole mi pare che la poesia n° 2 si muova con sicurezza in questa direzione e la rivolta sia netta ed efficace.
Il dolore non è sedato da nessun tipo di endorfina, nessun tipo di dolcezza sconfiggerà l’amarezza. Non salva nulla, Manzo, non si apre a nessuna speranza, la testa è un’ogiva perlacea, le nozze (l’amore?) una forma di sopraffazione del potere.
Resta molto amaro da queste letture, ma non amo il dolciastro e alla cecità preferisco una visione malata e distorta.

Narda Fattori

MIRATE

1
Grappolata di giorno
si poteva vedere intelligente brillare
afferrare la carne consumare le grida riportare il silenzio
come un senso inudito
che passeggia e scompare nel colore svanito
a sentirla sul corpo
non restava alcun scampo solo il crampo a metà
i ricordi incagliati sul più bello tra luce che dilegua alla svelta
e quel buio disteso
che non spiega e rivela mentre un caldo momento irrompe
non corrompe ma rompe
e sfarina ogni tratto triturato sul balzo
quando scalzo correvi da bambino t’immaginavi un fondale
dove stare e guardare.

17 agosto 2012

2

Poi c’implosero in testa
liberando endorfine mescolate ai bisogni
rilasciate a rilento trattenuto interstizio seda stato sereno
d’una vita mediocre tra la farcia aggrappante
viene meno il ricordo che dolora e spezzetta
ti riscaldi il sapore sbriciolato e disciolto
saccarosio destrosio
aspartame glucosio
sballottato di lobo in lobo attenua il pensiero che sfinisce
e rischiara la vista che ricicla ogni sogno.

29 agosto 2012

3

Il bagliore che predica
e predice pedina poi propina stravéla la rètina e dal cielo
qualche tiepida stella che ricade sul piatto
marmellata brillante
gelatina che trema di sapore avvinghiante
desiderio rincorso scivolato alle dita come pranzo che fulmina
e riveste la mente.

4 settembre 2012

DISTORSIONI A OCCHIO NUDO

L’OGIVA

Rosolata la nuca mostrava l’ogiva lucente percossa
affacciarsi dal foro profondo bagliore fumante spremente
di ricordi zampilli aggrumati lapilli cocenti saltanti
e tra tanti capelli soffritti mischiati sfiorati d’istante
immortale la morte convulsa che fiacca ritenta risucchio
d’un sospiro nel mentre da retro si vede un sorriso interrotto
e verrebbe da dire del teschio che un tempo l’aveva la bocca
e poteva cantare e di bocche ora ne ha due e non canta non parla
e potendo gridare gridava scompari a te stesso agli spari.

(03 febbraio 2012)

LA MACCHIA SBIADITA

Annullate persone e parenti perfetti fantasmi di stato
se pensiamo a chi brucia o s’impicca davanti alle chiese
alle chiuse distanze di stanze di pregno potere smodato
che trabocca e ci investe famiglia e contorno che leva di torno
e ci chiede la testa ogni soldo non dato al sollazzo perpetuo
e ti prende le case il tuo sogno più grande davanti ai tuoi figli
loro oziare inzuppare biscotto e lingotto nel ghiotto governo
che si degna pagare le spese al processo sberleffo al dolore
scalpellato e ti deve bastare i bastardi non sentono odore
una volta che il sangue rappreso sbiadita la macchia è svanita.

(17 aprile 2012)

LA PELLE BRUCIA

Non appena scoperto il tuo corpo bruciato tra pozze di nozze
assetato il ristagno salato lussato riflette il ricordo
assolati e felici quei giorni iniziali sereni tra i seni
riservati custodi del latte da dare al bambino che presto
scivolato al tuo ventre sarebbe arrivato a portare più gioia
poi non senti se bruci o se sogni ardi viva e le foto che sbordano
tutte intorno l’amore d’un tempo ti guardano e soffi la fiamma
che ti scioglie d’atroce dolore ti svegli e t’accasci di cera.

(23 aprile 2012)

LACCIO

I capanni ricolmi d’assillo profondo
di dolenti estenuati malnati dannati
s’assottigliano senza neanche ombre svanite
scandagliate e inquisite tagliate e sfiancate
poi del giorno si sente pesante il non senso
il rigurgito anch’esso passato al setaccio
e se il laccio t’abbraccia più forte dell’alto
tuo governo rilassi del corpo anche il cuore.

(4 maggio 2012)

Nato a Cagliari nel 1961, nel quartiere Castello, quartiere che influenzerà non poco la sua infanzia, Maurizio Manzo ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo. Il suo primo poema, “Coreografia del ghetto storico” racconta il “delirio” di quattro donne ai margini, ambientato nelle stradine di Castello, e mostra, nonostante la giovane eta’, una forza stilistica gia’ matura. Il Poema scritto nel 1981 è stato pubblicato nel 1985, Edizioni Castello, con la presentazione di Tonino Casula. Dopo questa prova per molto tempo Maurizio ha smesso di scrivere per dedicarsi alla famiglia e al lavoro. Ha ripreso da alcuni anni, con uno stile sempre molto personale e particolare, con testi che raccontano il disagio sociale senza retorica: “Le anamorfiche”, “Le assistenziali”, “All’ombra dei pixel”, “Distorsioni a occhi nudo” con un’attenzione particolare all’aspetto metrico-ritmico e al suo farsi suono-immagine-senso:

“Una poesia che si espone e trova nella “ricerca” una (salutare) via di fuga dall’omologazione linguistica imperante. Fuori canone e, per ciò stesso, ancora capace di indicare direzioni, di suggerire ipotesi, di legare il lettore all’imprevedibilità di un “gioco” mai pacificato, sempre da definirsi, tra suono e senso.” Francesco Marotta

Finalista per Mosaici Prosa della seconda edizione del premio Smasher con il racconto: Il Mutamento

Ha pubblicato due eBook per il Lit Blog NEOBAR:

eBook N °   7: http://neobar.wordpress.com/2012/01/18/maurizio-manzo-allombra-dei-pixel/

eBook N ° 10: http://neobar.wordpress.com/2012/06/20/%E2%80%8Bmaurizio-manzo-ionelse-il-fantasma/

Sempre per Neobar il racconto lungo: “Fronte Armato per le immagini” scritto a più mani e pubblicato a puntate:

http://neobar.wordpress.com/category/cinema/fronte-armato-per-le-immagini/

Qui altre pubblicazioni di suoi testi nei vari Lit Blog:

http://rebstein.wordpress.com/2012/05/11/cronologia-avventata/

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/03/05/maurizio-manzo-le-anamorfiche/

http://neobar.wordpress.com/2011/12/07/maurizio-manzo-quaderni-di-sdegno-quotidiano/

http://poesia.blog.rainews24.it/2011/10/20/opere-inedite-maurizio-manzo/

http://rebstein.wordpress.com/2011/10/22/il-mutamento/#more-43306

http://rebstein.wordpress.com/2011/09/07/etica-catodica/

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8 Risposte to “Maurizio Manzo”

  1. Abele Longo Says:

    Sono d’accordo con la lettura di Narda. Credo sostanzialmente che la poesia di Maurizio sia di resistenza, per le tematiche che affronta e per quella perizia lessicale e metrica che richiede un lettore attento, attivo. “Grappoli” fitti che scuotono e che superata la fretta di una prima lettura rivela una magnifica tavolozza di suoni e richiami. Poesia da leggere ad alta voce.
    Un caro saluto
    abele

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  2. A PASSEGGIO NEL GIARDINO DEI POETI | ilcollomozzo Says:

    […] Su Il Giardino dei Poeti alcuni miei testi […]

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  3. domenica luise Says:

    È una poesia dura e dolorosa fino ad ogni sillaba, che assume appunto un suono onomatopeico per conto proprio e una sintesi onomatopeica (una cosa dell’anima) parola per parola, a cui si aggiunge un non senso-senso generale dove anche il gioco di parole si deforma in amarezza e non è un gioco in sè e per sè o per divertimento, tanto meno per esibire la propria abilità stilistica. Qui vedo l’essere umano slabbrato, che vuole comunicare, ma quasi non comunicando. Quasi.
    Molto ben fatta, intelligente e illuminante per il lettore la presentazione di Narda Fattori.

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  4. Nadine S. Says:

    chapeau!

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  5. Anna Maria Curci Says:

    Scrittura aperta, quella di Maurizio Manzo, perché non teme di mostrare i propri strumenti e non indulge nel fare mistero o nell’alternanza ammiccante di occultamento e svelamento. Come evidenzia con precisione la nota introduttiva di Narda Fattori, analogie e assonanze, allitterazioni e accostamenti sono manifestazioni di un dire disincantato e amaro, non edulcorato e, nella sua resistenza quotidiana, onesto.

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  6. maurizio manzo Says:

    Ringrazio Cristina per l’invito e l’accoglienza, Narda per la sua bella nota. Un caro saluto a chi ha commentato e chi ha schiacciato il mi piace.
    I testi qui riportati fanno parte di una ricerca metrico-ritmica iniziata con le Anamorfiche e Distorsioni a occhio nudo, in particolare il metro che si risolve nel ritmo, in questo caso l’anapesto. Le Anamorfiche e Distorsioni contavano una serie di versi isosillabici creando forse una sorta di contrazione, Mirate, storie di bombe a “fischio”, a grappolo, intelligenti, mediatiche, alimentari, invece pur rispettando il piede anapesto, sviluppa in libertà nella misura del settenario singolo, sempre nel primo verso, e doppio o triplo in modo abbastanza “casuale”, sviluppando, mi sembra, un cadenza più scorrevole e “accattivante”.
    Su Neobar se volete potete leggere Mirate in eBook:

    http://neobar.wordpress.com/2012/10/25/maurizio-manzo-mirate/

    Ricordo un vecchio slogan del PC: se tu non ti occupi di politica, la politica si occupa di te, che tra l’altro ho sentito riproporre da Grillo questi giorni scorsi. Ecco, la metrica è la stessa cosa, se tu non te ne occupi loro sono lì, ritmo e metrica, ad occuparsi di quello che scrivi.
    Un caro saluto a chiunque si è soffermato.
    mm

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  7. Maurizio Manzo | il giardino dei poeti Says:

    […] altro qui […]

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