Cristiano Mattia Ricci

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Queste poesie sono quadri in pitture realistiche che diventano surreali e tornano realistiche sicché chi guarda o legge e immagina può, di sbieco, intuire qualche scintilla di un fuoco umano che qui arde. In fondo la poesia moderna, che appare incomprensibile ai più, è piuttosto una semplificazione della poesia maturata fino ad ora, da quella didascalica medioevale alla liberazione dell’uomo di rinascimentale concezione ai concetti razionalistici dell’illuminismo e al sentimento-sentimentalismo romantico: nella poesia moderna c’è tutto questo come base dell’iceberg, la cui vetta è la mescolanza, spesso anche la confusione, il desiderio di metafore nuove, sorprendenti anche per chi scrive. C’è il bisogno di dirsi e universalizzarsi come goccia valida nell’oceano di tutti. E la goccia di cui parlo oggi mi è molto piaciuta, dissacrante quanto basta e non oltre, in realtà questo poeta si strugge, si vede nei gesti più quotidiani e comuni, ma poi trova parallelismi sorprendenti e diventa “Un vago buffone che si trascrive infinite volte e poi si mangia.

Un ometto alimentare con le corna del cervo e la coda spazzolata.

Un ginnasta svuotato con le scarpe alate che sempre hanno riposato.

Un sonnolento innamorato che riflette per sempre i propri sogni”.

E che dire dei suoi mandarini? Una chiazza gialla come sole a macchiare il bianco delle camicie o fuoco sul petto del “suo primo rigor mortis”: se non è pittura surrealista questa!

E del resto di rigor mortis, ogni vivente o uomo o gatto e quello che è, ne ha soltanto uno. Primo, qui, significa nuovo: un’esperienza che vivremo senza provarla. Tutto quel sole color mandarino e la voglia di vita non potranno impedirla.

È ovvio che nei poeti si acuiscono i sentimenti del dolore umano proprio, che si universalizza in ogni essere umano presente, passato e futuro: il dolore, su questa terra, è quanto maggiormente conosciamo, e noi stessi siamo il primo termine di paragone. Tuttavia quello che differenzia la poesia dall’epigrafe è la vitalità,la forza di amore insita nel dolore stesso ed il gioco delle metafore, in questo autore possiamo considerare giocose le notazioni realistiche che, fino a qualche tempo fa, in poesia avrebbero semplicemente scandalizzato: ” Cretino, mi dico, e da monello

infilo per intero la mano piccola dentro al naso”.

Occorre anche osservare l’eccesso, che fa balzare il discorso nel suo solito surreale: al massimo, nel naso, potrà scavare con la punta di un dito.

Oppure: ” Piscio per terra desolato, senza dare troppo peso; lo faccio per festeggiare

il mio compleanno, non per necessità”.

Senz’altro Cristiano Mattia Ricci è un pittore-poeta, che passa agilmente da un’arte all’altra facendone una sola tutta sua.

Domenica Luise

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RITRATTO DISARMATICO

C’è una piccola pausa del tempo nella scrittura,

e della scrittura nella vita; voglio dire,

un’interruzione della quotidianità del pensare.

La immagino mentre rido e rido nuovamente

di quanto mangio. Cretino, mi dico, e da monello

infilo per intero la mano piccola dentro al naso.

Tratteggio così un ritratto molto personale; gretto e autentico.

Sorrido con fare gioviale dentro casa,

tra le foglie selvagge mi dirigo e vengo nuovamente fotografato.

Sono un estraneo che fotografa nitidamente se stesso senza vedersi.

L’autore straniato ma interessato di una storia propria, che arriva casualmente.

E poi ancora, possiamo vederci e incontrarci nelle colorate forme di:

Un vago buffone che si trascrive infinite volte e poi si mangia.

Un ometto alimentare con le corna del cervo e la coda spazzolata.

Un ginnasta svuotato con le scarpe alate che sempre hanno riposato.

Un sonnolento innamorato che riflette per sempre i propri sogni.

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ATTENZIONI DOMESTICHE

Ho amorevoli intenzioni e buona disaffezione dell’animo.

Evidenzio, con l’atto del pensare, le differenze tra più possibili

esistenze; mimare con quotidiana simpatia le mosse della vita

è quanto solamente so fare.

A poco a poco mi ritrovo a stirare anche qualcosa di me stesso.

Piango e rido insieme, sostenendo il mio pensare.

Con indifferenza quindi mi piego e raccolgo un mandarino caduto a terra.

Poi ce ne sono una decina di altri, come sovrapposti tra loro

e qualche abbandonata parte di me stesso.

Canzoni a mandarino con effetto ottico imprevisto

che si caricano di ricordi, posandosi in questa sera casuale sul pavimento;

facendone un ricco decoro.

Li spremo i mandarini caduti; ci gioco un poco alla volta. Integri della loro bellezza,

offrono il colore più bello così spremuti sulle camicie stirate.

Nascosto nella solitudine sono beato e soltanto poi imbecille.

Battibecco democraticamente con fare canterino;

battibecco con i miei contrari immaginandomi una cocorita

ad Atene e mi avvedo per qualche istante che il sole è finito.

Bianco si è spento sulle camicie.

Bianco come il Partenone e i fogli bianchi di significato.

Oppure bianco come un uomo pornografico il cui lessico

è diventato pallido.

O adesso come un perfetto signore, bianco nell’ eleganza

del suo primo rigor mortis.

In casa è notte, c’è silenzio fuori dal vetro; il mio pavimento somiglia

nel buio all’intero pianeta. Mi gratto con sollievo i piedi, provando

gratitudine.

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MAGRE MANI

Il cane da vicino tiene

sulla mano destra un fiore bruciato e senza petali;

spende il suo tempo nell’inutile attesa e svanisce.

Cambia poi la mano nella forma radiosa

di una grande e sinistra coccinella.

Un fiore puntinato, piccolo, gli ride intimamente dentro.

Un dubbio che fiorisce nell’assenza di senso,

inquina e sporca le sue magre mani;

come una zoppia macabra che sempre si trascina.

.

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ÙRANF

Sotto stanno i cani feriti, altrimenti flosci,

che corrono con sembianza santa di ratti

malsani;

dolci e alati,

spumeggianti come vasi

d’orgoglio vuoti.

Invasi e poi derisi;

soltanto adesso affogati.

Angeli che guardate verso il mare,

attraversate le nostre sembianze;

salutate patetici i magni liquami!

Ùranf, ùranf, ùranf

.

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A DIRE LA META’ DELLE COSE

A dire la metà delle cose,

tutti sono capaci. Diverso è non dire,

o intuire malamente il proprio sentire. Ad esempio,

quando bevi l’aranciata, che poi pare sempre vino nei suoi effetti,

non pensi alla morte. Né alla tua, né a quella di chicchessia.

Come se tu avessi le ali, vai in girotondo; poi a zonzo e infine

vai e basta, in nessun luogo. Ma sempre in alto rimani e solo ora

ti accorgi di vederne la magia

 
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LA MESSA DELLA SERA

Prima della replica della messa della sera in televisione, infilo la cravatta

e attendo con le mani bagnate l’amplesso tra me, le camicie e i mandarini.

Piscio per terra desolato, senza dare troppo peso; lo faccio per festeggiare

il mio compleanno, non per necessità.

Ho un buon titolo nella società e condivido sin dal profondo le ragioni infime

della rispettabilità.

Diligente intanto mi tolgo i calzini e li ripongo con cura dentro il frigo ad asciugare.

Il prete dalla pelle bene rasata è nello schermo.

Dallo schermo canta a squarciagola al mondo,

con gli occhi neri che mi guardano immobili.

I miei bei piedi si rinfrescano al contatto con la ceramica delle piastrelle;

di sopra credo di intingere le mani nervose nella farina per il pane.

I mandarini stanno giocando felici coi mandaranci, nella terra dei miei

pensieri;

serenamente ci guardiamo col sorriso.

Il pavimento soltanto adesso è diventato erba di campo.
.

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Nato a Cesena (FO) l’ 8 agosto 1973.
Diplomato al Liceo artistico e laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano.
Tra il 1995 e il 2003, la sua attenzione si è concentrata in prevalenza sulla parola scritta e sul linguaggio poetico. In quel periodo ha scritto poesie e ha partecipato frequentemente a reading; ha inoltre pubblicato alcuni suoi testi su riviste di settore, antologie e edizioni d’arte (Nuovi Confini, Il Teatro del Tempo, edizioni Largonauta, Pulcinoelefante, Loso…).
Nel 2000 ha fondato il gruppo del Cerchio Azzurro, che si occupa di esplorare i nessi tra le diverse forme di espressione artistica: arti visive, letteratura, musica (www.cerchioazzurro.com).
Nel 2003, presso la Quadreria del Lotto di Trapani, con la mostra Retornos de lo vivo lejano, il suo linguaggio visivo è radicalmente cambiato, e si è definita consapevolmente la scelta della pittura.
Da allora si susseguono, con cadenza regolare, esposizioni personali e collettive.

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