Francesco Tontoli

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Torna in queste pagine Francesco Tontoli che già ci aveva donato una serie di poesie anticipate dall’attenta nota di lettura di Anna Maria Curci (qui). Tema di queste otto liriche è l’Autunno, come simbolico, malinconico e paradossalmente morbido fruscio tonale in sottofondo al vivere, interiore e circostante.

*
Quando arriverà autunno
non solo starò più fresco.
Giuro che con l’acqua
accenderò un fuoco
che farà cadere le foglie
e le riattaccherò tutte di nuovo
sul nuovo autunno che sarà.
Sarà così autunno e potrò berlo
e giocarci e pensare che il tempo passa
perché qualcosa finalmente
si stacca da qualcos’altro
e non rimane quello che è oggi.

Rovente e immobile.
Immobile e eterno come l’estate.

CADENDO

Lo devo a te foglia se volo
almeno per poco.
Mi sono staccato dal ramo,
ma non ero in discesa,
cadevo in salita,
cadevo,
rovinavo,
e avevo in mano una foglia,
che come una mano
che vuole stringere il vento,
si stinge e si brucia
a stringere il sole
che ha amato
cadendo.

LA LUCE BREVE

La luce settembrina é sostanza alterata
volge obliqua lo sguardo alle cose
capovolgendole in ombre remote
anche gli acini d’uva le debbono l’oro
e le ragnatele dei capillari sulle foglie
trovano il cuore di tentare il balzo sul poi
verso il dove irrisolto del vuoto.
Settembre ha già un nome
è oltre l’ardere del cielo
è l’altro specchio maturo del fuoco.

E prima di tendere al breve
il tempo ha ancora l’ occhio
d’ irradiare corpuscoli lucenti
di materia giocosa, inesistente.

PIETRA E ACQUA

Il cielo è basso di cenere e di nuvole
non è domenica nemmeno di domenica
perché le cose non risuonano a Novembre
e le campane non richiamano cantando
la pioggia dai molti rintocchi sull’asfalto
la nebbia che si abbina e aderisce al nocciolo
il passo di un ragazzo a un passo dal silenzio.

L’autunno è un’età di semi che affondano
di gocce rimaste appese in cima agli alberi
che scivolano e cercano di acquietarsi e stare
dentro una goccia grande come in un grembo.

Il giorno muore presto, é un’illusione al cinema.
Siamo luci piccole che vanno a schermo cieco
quelle metafore che cercano un senso
trovando un insensato palpito di vita
sotto il sasso che solleviamo per giocare.

LEAKS

L’autunno gonfia verso l’inverno certo
e sta dirottando le sue foglie nell’oscurità.
Mi capita di leggere i giornali all’aperto
e di trascinarli inutili con lo sguardo in alto
amici di uccelli rumorosi che invadono i parchi
e cagano in lettere ellittiche apocalissi organiche
sillabe becco a becco che infilano sugli alberi
articoli a sfondo onirico intellettual-disorganici
ornitologia stampata in formato aereo.
Bird press hanno le ali remiganti ripiegate aquile
che nessun cablogramma potrà mai decrittare
che a leggerne il volo ci si acceca nel sole freddo
mentre il vento rende lieve e veloce il mio passo.

IL FOGLIO BIANCO

Sono qui ad aspettare su questo foglio bianco
che avvenga la trasmutazione alchemica invocata
che il dolore si manifesti in segno
e il segno in catena di suoni che rotolano
lungo il nulla abissale della parola prossima
e del prossimo inevitabile dolore.

Potrei produrre sguardi senza pensieri
foglie senza alberi, dal vento stesso create
foglie chiamate vento. che non lasciano segni
come lettere che fuggono risucchiate nel buio dell’inverno.

Le vocalità dell’autunno non ammettono consonanze
soffiano suoni che non diventano parole
iscrizioni aperte e non lette, muti alfabeti
indecifrabili, come una religione non rivelata.

CIELO DI SETTEMBRE

Guardo il cielo di settembre.
Da non crederci!
ci sono nuvole a forma di sedia
un uccello maestoso, un unicorno
e qualcos’altro di indefinito in un temporale.
Nel crepuscolo che avanza,
le forme invitano l’ occhio
al gioco della composizione.
Spesso ti cerco lì senza che tu mi chiami
provo a rincorrerti a sorprenderti
a fare come chi sta aspettando la notte
per disfare il cotone che si accumula negli angoli
e che nei cuscini forma alcuni feticci
che gravano enormemente sui sogni.

Ma se torno alle nuvole di settembre
e penso che la luce abbia ancora vita breve
posso ancora sperare di vederti passare
sospesa per poco, giusto il tempo
di poterti trasmutare in goccia.

COMMIATO AUTUNNALE

Dubito che il vento mi porterà notizie di te
lo annuso il vento,e ne divoro intere folate
tagliandolo a fette e risputandone gli affanni
ora che l’autunno mi restituisce la forma delle foglie
come una pioggia di mani volanti che mi salutano,
e ti salutano, sventolando il loro corpo dorato.
Dubito, e in questo dubbio ripongo una piccola certezza
nella piega autunnale che prendono le cose
in un cantuccio umido dove ti nascondi.
Ti cercherò lì.
Sarai in quel buio protetto e silenzioso
in una tana calda, accudirai i tuoi piccoli ricordi.
Aspetterai.
Ti aspetterò.

Francesco Tontoli dice di sé:
Sono nato a Maddaloni in provincia di Caserta nel Febbraio del 1956, e lì ho vissuto per 19 anni. Poi mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, scegliendo di andare a vivere in quella città. Ho sostenuto parecchi esami, ma non sono riuscito a laurearmi, anche cambiando Facoltà, e scegliendo Filosofia. Ho avuto la fortuna di conoscere, e di frequentarne le lezioni sostenendo l’esame di Storia della Filosofia Antica, un grande Maestro come Giorgio Colli, poco prima della sua morte. Erano anni duri e difficili. C’era il terrorismo e la vitale protesta giovanile si andava esaurendo in un bagno di sangue. Io ho messo su famiglia. Ho sposato la donna che amo, ho avuto da lei due figli ormai grandi, e ho trovato un lavoro. Sono tuttora un Educatore nei Convitti Nazionali, e nelle Istituzioni Educative in genere, e mi occupo oltre che di Poesia, anche di Musica. Sono un jazzista e compositore, e opero nell’ambiente musicale pisano da molti anni. Considero fondamentale per la mia visione della Musica (e della vita) la conoscenza, l’amicizia, e la lezione di Donald Rafael Garrett, grande jazzista di Chicago che ha operato per qualche anno a Pisa tra la fine degli anni 70, e l’inizio degli ’80. Suono la chitarra. Riguardo alla Poesia ho ricevuto la folgorante iniziazione durante i primi anni del Liceo dal mio professore di Filosofia, il poeta e prete Giuseppe Centore, e dal mio grande amico e Maestro, Josè Antonio Càceres Pena, poeta e pittore spagnolo dell’Estremadura. Ho pubblicato poesie e racconti su blog di amici poeti molto stimati (da me e da altri), e ho partecipato alla pubblicazione in E-book di una Silloge insieme alla mia amica poetessa Loredana Semantica. Sono titolare di un account su Facebook dove preferisco riversare tutta la mia scrittura, anziché avere la responsabilità per me gravosa, di gestire un blog, o un sito. Considero la Poesia una inutile e necessaria forma di bellezza e di grazia. Come la vita.

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9 Risposte to “Francesco Tontoli”

  1. poetella Says:

    grazie Cristina per questi bei versi!
    Cercherò altro di questo poeta.
    M’è prorpio piaciuto!

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  2. poetella Says:

    (domani vado ad operarmi all’occhio sinistro…e speriamo di vederci meglio e smettere di fare errori!)
    😉

    Mi piace

  3. leopoldo attolico Says:

    La naturalezza del verso e dell’immagine credo sia costitutiva di questi bei testi . E per “naturalezza” intendo la trasparenza di soluzioni formali che proscrivono il significante a beneficio di una parola assolutamente autonoma , rappresentativa , sorvegliata ma spontanea come un gesto .
    Questo “monitoraggio autunnale” penso meriti l’apprezzamento di quanti vedono nella poesia un mezzo peculiare di comunicazione e non di incantesimo .
    Con stima
    leopoldo attolico –

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  4. giovanni baldaccini Says:

    Complimenti Francesco, i tuoi testi sono davvero belli e li ho letti con grande piacere.

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  5. mrosacugudda@libero.it Says:

    Salve,

    cortesemente, vorrei postare anch’io alcune mie liriche, ma non so come devo fare.

    Sono un’insegnante e scrivo poesie già da quando ero ragazza. Ho pubblicato alcune raccolte.

    Nell’attesa, ringrazio di cuore, Maria Rosa Cugudda

    Mi piace

  6. Fiorenza Dal Corso Says:

    Quando arriverà autunno
    non solo starò più fresco.
    Giuro che con l’acqua
    accenderò un fuoco
    che farà cadere le foglie
    e le riattaccherò tutte di nuovo
    sul nuovo autunno che sarà.
    Sarà così autunno e potrò berlo
    e giocarci e pensare che il tempo passa
    perché qualcosa finalmente
    si stacca da qualcos’altro
    e non rimane quello che è oggi.

    Rovente e immobile.
    Immobile e eterno come l’estate

    Paradossi originali e magici danno il via a questa creazione sull’ autunno, della magìa dei poeti e di Francesco che gioca con le parole come con le note della sua chitarra …..c’è in questo scorrere una innocenza di bimbo e la filosofia dell’uomo. Il cenno finale sull’estate…è un battito di tamburo, un rifiuto netto della fissità. Gradevolissima! Grazie Francesco

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  7. L'Aura Says:

    Le bellissime poesie di Francesco invitano ad una lettura lentissima e attenta e all’introiezione di ogni singolo vocabolo significante, perché se ne possa assaporare il senso mentre sotto ai nostri occhi si trasforma in immagine, in visione, in ricordo, emozionandoci.

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  8. fattorina1 Says:

    Sono poesie piene di armonia nel verseggio, attente e duttili, limpide. Sono anche l’espressione della fantasia creativa dell’uomo che sa ritagliare da una goccia un temporale e da una farfalla uno sciame colorato. Ho ricordato Bonnefois.
    Narda

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