Gianluca Garrapa

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Ho conosciuto la poesia molto tardi, in quinta elementare, epoca di sesso sfrenato, da quei giorni, questa non-forma letteraria ha letteralmente e lateralmente co_involto il mio godimento. Tra il pre_digitale analogico e il post_digitale dell’Altro elettrico, come codice linguistico (inconscio) digitale succede qualcosa, cioè il Nulla.
Ho iniziato a scrivere quando non esisteva ancora l’elettrodomestico digitale. Penna e carta. Poi macchina per scrivere e solo alla fine il pennello elettroico dei dissocial network e dei word_doc.

Scrivo per necessità d’Altro, ma non c’entra nulla con il dovere. Non si deve, si vuole. Anzi, si è voluti. La mia poesia, non è narrazione dell’effimero ma effimero elevato a e(s)terno – e non è poi tanto certo che sia mia e che sia poesia –
la non-forma letteraria è prensile nel dato di fatto e il fatto è l’io_luogo scrivente. La (mia) poesia è pura nevrosi p_ossessiva e necrosi ricorsiva del trapassato presente, del morto. Mortus Inconclusus. In epoca postdigitale.
La (mia) poesia, il suo fratello comico tele_invasivo l’ha travisata in sorellastra misconosciuta.
E ecco che non v’è miglior poesia del comico inciampo che, sollevato dall’imbarazzo, si involi a volo meravigliato del proprio incosciente gioco simbolico.
Non che si debba ridicolizzare il dato poetico, ma pensarlo in alternanza al risibile, sì. Per una questione di spazi, di pianofortistica dialettica.
Scrivo, dunque derivo per rima il prima nel dopo-presente.
Si tratta, nella poesia (mia?), di sparlare lo stesso linguaggio del non_sciente. Come per il comico il senso del dire è la sorpresa o lo straniante e il significante_fonema è la cangiante parte da cui rintracciare il tutto metonimico che sta per nulla.

La metafora indiretta che dice per non dire. Un fonema per un altro, un vuoto per un nulla, e ecco come è metaforica la (mia) poesia, specie se la visione del mondo è cibernetica e la divisione degli spazi mentali è postuma. L’aberrante assillo occidentale della comprensione, se arriva, arriva tardissimo, coglie il fallo di ciò che la mia poesia non vuole essere: comunicazione. Non parlo alla memoria, mi rivolgo al sublimine, all’inconscio, elettrico, in questo caso. In ogni caso, ormai.

Tra ciò che non c’è più e ciò che ancora non è. Il sub_limine. Il tra_passaggio. Il non_più passato nel non_ancora futuro in quanto depresentificato, ora, dall’atto tanto orale quanto de_scritto. Tanto del corpo quanto del poetico.
Facendo due conti, tutto sommato, o tutto sottratto, il poetico è l’organico (come il comico), organico come occhio, specchio dell’etimo e non l’orgonico dispaccio del defecante come mucchio del comico. Da qui il necessitante supporto fotografo dell’Imago, vuoi rami, vuoi cielo (di Poevisioni, ad esempio.)
Il mio_poetico è la de_merda del mio_essere-per-il-comico. Per cui pure il comico è somico in modo intra_corporeo. Il mio_poetico attiene al desidereo pornografico, il mio_comico al godimento papillare di un corpo, meglio se di un immanente cristo.

Poesie

3 inediti sulla terra (non mai nostra), l’amore (o dell’estrema pres_unzione), e la follia (io sono, dunque pazzo.)

In queste nostre terre

in queste nostre terre non c’è nulla
_ la povertà intima di cose
in lampadari spenti le bottiglie
fanno gare con panoplie di luce
artificio di cosmachia irriflesso
dalle torbiere in plexiglass cangiante_
e via di seguito ad autoriferirsi
ferirsi con il significante
sarà questo il conciliante sonno
a senso? il costrutto dell’in_significato?

poi °che importa il tuo desidero
ginocchio astrale sulla pista
per decorrere all’infinito agone
finché morte non ci separi dall’anima
dal suo cordone proto_ombelicale°
!non crederai nell’anima!
!non creperai che di materia sola!
: tanto è uguale

Atomo

_atomi studiosi traiettorie
piste multiple e ci crediamo scelte_

macché : non si sceglie : scelti
un turno allegro e l’altro triste periplo notturno:
→ mi ascolto respirare
ancora troppo referente
ad io aderente !addio!
suvvia → che io sia non c’è prova
probante ma che sia altro da me da te da noi
è vero
: immensi alberi d olivo secolari
trasecolanti d un terremoto e scossi
su mano vagante li abbatte
se la parola d un poeta escissi meraviglia
li rende simili a barche fuocate
sotto occhi estremo_nordici
dei funerali astanti

Folli

Lei si districa da un sonno chimico
ricorda poi rimanda poi ripiomba
non riconosce fortunata lei
la madre il volto del rudere del padre

lui a bottiglie di filigrana bianca
ovvero sia parole e crede eterno
quel che è solo l’immagine gelata
tra le pieghe di narciso ha solo ucciso
la sua donna quella innamorata

un’altra lei si lascia andare e vola
fuoriesce dal gheriglio della notte
e salta rugiada di rugiada e mi rincuora
ha trovato la via panica ad un suicidio
creando alibi a divoranti angosce

un altro lui allampanato di luna
e vorticoso ascende lontano dalla terra
sfiora la cattedra di stelle e dopo si rintana
un’altra volta e sempre nei suoi fantasmi
logici i suoi amici per sempre

: i folli credono davvero oltre i loro
sogni di normalità
ci sia uno strato di gente molto libera
e pensante
i folli non lo sanno
e non vedono la quanta desolata
solitudine nei nostri sguardi
vogliosi solo di colmare vuoti
nei raggiunti a denti stretti
triangoli di pescecani
inutili traguardi
in mare dove pure il suo riflesso
il pesce piccolo morde e muore
: è il suo fulminante successo

                          
Da Poevisioni (2011): (posizioni per occhio&voce per un mondo parecchio atroce)  

3. crismi e tele angolari, sì. linee e triangoli babelici, sì. babilonie di generi diversi e caos, sì. purezza di spirito senza il pandemonio, sì. cerchi e perfezione, no. cenacoli di diffrazioni acustiche, sì. foglie poche e curve obnubilanti da un vento finto_proletario senza armi, forse. sottofondo adiabatico non_reciproco, sì. gatti e gufi intrecciati di canti e santi, sì. proiezioni ancastiche precisione d’immagine apparenze sguaiate, no. falsi compromessi giochetti di strada cormorani mormoranti e stagni di lapislazzuli decisamente azzurri, sì. menefreghismo indifferenza fascismo omologazione maschilismo santa liturgia omofobia pedofilia e stato di polizia, no. godimento desiderio gioia_e_rievoluzione, forse.

(n+1)!

è ed e. l’amore oh oh l’amore. ricordi? il gioco meta_personale dell’amore? perché? è ed e. un eufemismo del cazzo.
questo è il tuo amore. un eufemismo. come donna è l’eufemismo cortese di troia e omosessuale l’eufemismo conveniente di frocio.
l’amore oh oh l’amore. il fuoco enne_occasionale? che non t’ha mai segnato?
_un plettro serve ad amplificare una corda o a salvaguardare l’ipo_derma delle dita disavvezze a carezzar la pelle_

n) guarda ragnatele_visive: beh, non è una fiction (certo lo è la tua vita) (la mia vita è non di certo).
n+1) osserva quell’immagine: non direbbe nulla ma solo il nulla cui sottrarrei di_certo vita per raffigurarmi questo nulla simile in ogni_modo alla tua vita evitata. evitata e non vissuta.
povera lei povero io poveri noi, ad elemosinarti uno spropositato ego di muscolosa muffa.

n) senti il rollìo di una carena: ecco sono di questo sapore i baci che reggi come un atlante senza più mitologia.
n+1) ascolta e noi ignoranti infine saremo la coppia che ti adotta come un orfano di cuore e amore per il tuo muscoloso_il tuo meccanico dare&prendere – senza donare_ricevere –

rif. dissipazione senz_orizzonte culturale e potlach senza mistica di mana. di anima di cose. di eversioni psichiche. come una puttana la tua sensazionale sensazione sfolgora brucia e non si cicatrizza. è il negativo permanente d’una scia chimica nel cielo. è cicatrice incarbonita nella corteccia. l’avvallatura nera di carbone. una ripetizione d’un’immagine già morta.

è ed e. ma l’amore l’amore ma. non bisogna ossigeno né temperatura da fornace. il gioco_fioco_fuoco dell’amore è particola nell’immensario dei gesti calcolati del tuo passato_quotidiano.

                                        

Da Poesie Postdigitali (due poesie cibernetiche che spiegheranno ai posteri il temine ‘Postdigitali’ e a noi, nativi postumi, dobbiamo spiegare il termine ‘Poesie’)

: corpo a forma d’onda
che tornerà ad engramma
nella memoria litica del sogno
voluminosi loghi gli occhi i tuoi
luoghi di strenuo imbarazzo
per viste redatte
da incogniti ingegneri del cosmo
e
e ingeneri ingeneroso e freddo
guizzi digrignanti che servono ‘l mio
viscerale putrefarmi
nella beauty farm spirituale e
e
e sottrae ogni senso
taglia la scena
ogni sostanza è polvere
tratta da lampi di schiaffi allucinati
ambiguamente spento
il palco recita al vuoto
di retroguardie immote
: l’eterno intorno dell’ovale al viso
care giver di neonati sogni
il sole
)un viaggio torno e fisiognomico a
dar di suono e scivolare sull’orlo d’un bicchiere_luce
a labbra a berne liquore e
imbarazzante cerco
il sinonimo a
rumore dolore cuore e muore(
muore
ferocemente questo_tutto che è
(in ogni parte di noi
che ,vabbene, dillo,
hai scambiato per amore)
è sangue d’umido nelle cicatrici d’un muro

21 ottobre 2011

‎: brillano parti d’
sfumatur d’
acufeni d’
e fosfeni d’og
e frammenti d’oggetto
)ricord* fier* hier aujourd’hui n’est pas passè eccetto gli et cetera il tutto è troppo(

e brillano parti sfumate di fosf e acu feniframmenti: s
imilsimbolico a luce stellare:
ogni oggetto collassa
e soggetto esist* solo
in ciò che intraved* di lato

(l’improb ‘l mecca rno fuoco ente rno
‘l dinstici ****)

                   

                   

Gianluca Garrapa è nato, non per sua scelta, nel 1975, in provincia di Lecce, ha una laurea in lettere moderne perché due lauree in lettere moderne non avrebbero avuto molto senso, un master, una qualifica per redattore editoriale, ha frequentato regolarmente le scuole elementari e medie, di controvoglia il liceo scientifico perché al primo anno già capiva il concetto di derivata che adesso ha scordato. Ha suonato per otto anni il pianoforte che poi ha sostituito con la tastiera di un impersonale diavoleria del ventunesimo secolo. Lavora(va) come volontario presso una casa-famiglia, conduce la trasmissione radiofonica Radio Questa Sera; dipinge(va), scrive romanzi, racconti, poesie, (o almeno trascorre il tempo interiore in facezie astrali che si figura essere romanzi, racconti, poesie). Presto strizzerà il cervello alle genti col metodo del Motto dal ridere. Non ama partecipare ai premi letterari e soprattutto evita di presentarsi per ricevere quelli mai ottenuti.

Poesie e racconti:
Antologia dei Poeti Contemporanei, (Libro Italiano, Ragusa, 1995);
Navigando nelle parole,Vol. 23, (edizioni Il Filo, 2006);
Antologia dei racconti di Officina, (ETS, Pisa, 2005);
un romanzo collettivo La Mente Invisibile (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=617636)
Racconti per la rivista del Collettivomensa, antologia internazionale di racconti anarchici, curata dall’Anarchis Writers Bloc Subversion;
Postfazione in forma di de_scrittura al romanzo di Francesco Pasca: Il gesto, (Lupo editore, Lecce, 2011).
Performances: Voceluceburattini, (reading di poesia e videoinstallazione, giugno 1998, Arsenale Cult, Pisa); Lettura di Maschere,(reading di poesia e videoinstallazione, luglio 1998, Pontedera); Gli Assenti, tre atti sul concetto d’assenza, (installazione video-poetica e performance, dicembre 1998, Teatro del Tè, Pisa); performance musicale e videoproiezioni di opere digitali, (29 gennaio 2003, Centro Culturale IMAGO, Pisa); Spettacolo teatrale l’Abbandono (dicembre 2005, Lucca, regia di Bernardo Cirillo); Reading e videoproiezione nell’ambito dell’iniziativa Okkasioni del Centro Arte Moderna, (gennaio 2006);
Breve esperienza al Laboratorio comico di Zelig presso EniCral Livorno. (2010-2011)
Mostre di pittura_descrittura:
ElisirArt c\o Galleria Rilievi, Roma (8 luglio 2010 – 8 settembre 2010).
D’Altro&d’Amore – Mostra Fotografia – Pittura c/o Centro Imago, Pisa; (20-21 Novembre 2010).

in rete:
Gammm, Compostxt, Recognitiones, Poetarum Silva, Nazione Indiana (?), Marco Minghetti – Sole24Ore, Micsu, Scrittori Precari, Viadellebelledonne. […]

radiofonia: http://www.mixcloud.com/QuestaSera/

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4 Risposte to “Gianluca Garrapa”

  1. mauro pierno Says:

    superare, superare Sanguneti da destra o da sinistra non importa!
    Intendiamoci dalla supercazzola ! La raggiante prospettiva poetica quantistica ci pervade…ma this is poesia: “E’ sangue d’umido nelle cicatrici d’un muro “

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    • RadioQuestaSera (@RadioQuestaSera) Says:

      ciao mauro, troppo buono! ma non facciamo questo paragoni 🙂 anche perché, in italia, superare, diversificarsi, ecc ecc, comporta solo isolamento e indifferenza da parte degli altri e, soprattutto, nei loro confronti: cioè le due cifre dell’autocoscienza, e dell’individualità, a volte. buon anno!
      gg

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  2. RadioQuestaSera (@RadioQuestaSera) Says:

    grazie cristina per avermi ospitato. colgo l’occasione anche per dirti che il tuo Una per mille (che ho terminato ieri) è stato un regalo bellissimo. non mi capitava da tanto di leggere qualcosa di diverso dal solito per stile e contenuto. senza, ovviamente, avvertire alcuna ‘spocchia metatestuale’. ti abbraccio e spero di riaverti con noi nella falla radiofonica spaziotemporale una di QuesteSere! 🙂
    ciaooooo!
    gg

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    • cristina bove Says:

      caro gianluca, condivido molto il tuo pensiero espresso nel commento di risposta a mauro.
      ci vuole coraggio in tutto, anche nell’innovare, e i pionieri sempre pagano lo scotto.

      ti ringrazio per l’apprezzamento del mio libro, in verità speravo che ne cogliessi esattamente quanto ne hai rilevato.
      ci sentiamo presto, certo!
      ciao
      cb

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