Grazia Calanna

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Dove si va, intrecciando le proprie dita a quelle di Grazia Calanna? Dita di mani o di piedi? Tutte, e quindi dove si va se ci si può ferire con spilli arrugginiti o rischiare di restare, per sempre, immobilizzati dentro un fosso di lacrime di pece? Si va, senza un’attesa di risposte, sotto vulcani di Sicilia e tane per conigli dagli occhi color mavì, tra contrabbassisti e violinisti che hanno perduto il senno e ancora quella pece, per corde che stonano qualunque canto pensato per omaggiare il mare. O chi? Crono? L’assassino di se stessi clonati può essere cantato in versi? Può, temendogli l’immaginazione, perdonandogli la crudeltà, raccogliendogli la sorte…
Grazia Calanna. Il principio fu il mito di Crono, silente. Silente non lo è stato. Non per me avvezza ad ascoltare più il disagio che la comodità. Ad essere, più il disagio che la comodità.
Lascio ad altri il compito saggio di “esaminare” e “definire” la scrittura dell’autrice di questo meraviglioso poemetto. Non l’ho letto in quanto “critica”. L’ho letto, e ingoiato amaramente, in quanto donna destinata (forse da un dio contemporaneo?) ad uccidere i propri embrioni. La mia lettura è quindi certamente distorta dagli specchi che continuo, ostinatamente, a tenere appesi alle pareti. Grazia Calanna mi perdonerà: la generosità dei suoi versi mi porta a pensarlo. Versi privi di ninnoli e di acchiappasogni. Nessuna moina in questo volume: fatti.
Sarà difficile staccare le mani da quelle di Grazia Calanna: alla conclusione dei suoi versi, la sua pece sarà divenuta anche la nostra. Oblìo cinerino. Mancate coincidenze. Intraducibile silenzio.

Savina Dolores Massa

                                                             

Sette poesie tratte da “Crono Silente” di Grazia Calanna

                     

Imperlato
Col volto ridente
oltrepassi tortuosi pendii
Coi passi lesti dell’amore
imperlato
schernisci superbe salite
zittendone il corso

Ipotesi
Potessi
incontrare
il mio sguardo

Smetteresti
di cercare risposte

Potessi
stringerti
un’ultima volta
sarebbe per sempre
                         
Gesso
Fantasmi diurni
popolano il nostro tempo
oscurano giornate senza storia
gessate con occhi di anonime statue

Cronocronici
Cronici erranti
un crono cronico
baliti da parole fuori misura
inutili nutrici

Emporio
Spacci di specchi allo spaccio
Spaccio tempo allo specchio
Spacciati allo specchio del tempo

Patricidio
Povera italietta snaturata
triturata sul sordido bancone d’infimi macellai
giace il riverbero al guanciale del verbo

Atelier
Vestiamo corpi
disegnati dall’imprevisto

Indossiamo la solitudine
sotto il tetto dell’incomprensione

                            

                                               

Grazia Calanna – Direttore Responsabile della rivista l’EstroVerso (www.lestroverso.it), dal 2001 collabora con il quotidiano LA SICILIA. Formatore in “Scrittura professionale, Editing e Comunicazione didattica”, ha insegnato al C.I.S. (Corso Italiano Scritto) e al LAB.I.S. (Laboratorio Italiano Scritto), a cura dell’Università degli Studi di Catania. Presiede l’associazione culturale “Estrolab” per la quale cura “Penne EstroVerse”, incontri letterari itineranti, e “I laboratori dell’Estro”, corsi personalizzati di formazione in scrittura specialistica e creativa. Tra le pubblicazioni, per le edizioni Prova d’Autore: “Crono Silente” (poesia), “Sonetti 1 – 48” William Shakespeare (traduzioni poesia).

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3 Risposte to “Grazia Calanna”

  1. fattorina1 Says:

    Sono versi che schiudono ad un mondo freddo, quasi estraneo, che comunque non ci ama ; la nostra è solo volontà di amore, non ci rimane altro ma è un gioco solitario, triste.
    Narda

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  2. Grazia Calanna Says:

    Grazie alla cara Cristina Bove per la squisita ospitalità in questo florido e luminoso giardino. Grazie a Narda per la lettura e, altrettanto, a quanti vorranno dare un’occhiatina… 😉

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  3. cristina bove Says:

    Grazie a te, cara Grazia, di averci donato questi versi nella cui sintetica autenticità si esprime la grandezza del tuo sentire.

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