Anna Maria Curci

by

a.m. curci

’Namo donne che oggi so’ matta

Non ho voglia di puntellare, oggi.
Ho esaurito la pietas
per fragilità immemori.
Non ho voglia di chiosare, oggi.
Ha bevuto, il plumbago,
e sa ricompensare.
Non ho voglia di pescare, oggi,
refusi propri e altrui
sul pelo dello stomaco.
Non ho voglia di ballare, oggi,
la quadriglia dei cannibali
all’idiota.
Punto i piedi, faccio la verticale,
salgo sullo sgabello
e canto.

***

Quartine della Morra
I
Vado dietro a Isabella e non mi pento –
«Torbido Siri, del mio mal superbo» –
Non è cupio dissolvi, né spavento,
volto le spalle a tal marciume acerbo.
II
Volteggia e mi picchietta sulla spalla
– mentre procedo al fiume agile è il passo –
la gazza, contraltare alla farfalla.
Luci raccatta e ingoia senza scasso.

III
Me ne lancia qualcuna, noncurante
degli sguardi affidati alla sterpaglia.
Subito appare, piana e già tremante,
la solita ragione che s’incaglia.

***

in-zwischen
in quei giorni
in cui la vita
in altri spazi
invasione appare
indebita e viziata
incursione banale
incede il dubbio

***
16 ottobre 1943

Se Cassandra è Celeste,
è vestita di nero
è scarmigliata e sciatta
è fradicia di pioggia.
A vuoto profetizza,
scombinata com’è.
«Sfiduciata speranza»
apre gli occhi e li chiude.
Nell’alba successiva
le grida stropicciate.
Razzia, rastrellamento
nel cielo grigio topo.

***

Cosa porto con me se non la prosa
Con i segni severi e un po’ noiosi
banale rosso-blu non stendhaliano
li vorresti dismettere, donare
a qualche volontario dell’attesa
officiante in perenne contrizione.
Sono gli erbari di delitti e pene
strizzati tra la carta dei giornali
mucchi pile plastica in sacchi scuri
atti impuri di stomaco acquietato
ripostigli ribelli e impolverati
di sdegni da bas-bleu beneducata.
Da graffiti e patacche d’ordinanza
(soffritto espande aromi già sfiatati)
non si sgancia il respiro e non depone.

***

Traducendo Zärtlich di Oskar Pastior
Con Pastior porto le civette ad Atene;
gelosamente, al ritmo di Tirso.
E mi sorride la saggia noncuranza
del cuore che saltella, carezza
immemore di ingorda indifferenza.

Anna Maria Curci

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7 Risposte to “Anna Maria Curci”

  1. mauro pierno Says:

    una mitragliata di poesia…” Geppina Geppì la tua voce! Geppina Geppì la tua luce! Sei tanto strana ma, tu mi piaci mi piaci…mi piaci piaci tanto…così”

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  2. Francesco Tontoli Says:

    ma che belle!!!!

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  3. Anna Maria Curci Says:

    Sto bene qui, anziana arcigna e in fondo sorridente bas-bleu beneducata, tra sdegno e ballo e canto (e Geppa Gè di Nannarella con Totò). Grazie a tutti voi e a Cristina Bove, che con tocco lieve e sguardo chiaro raccoglie, accoglie e cura questo giardino.

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  4. fattorina1 Says:

    Che belle poesie! Quelle ironiche poi ti vengono ancora meglio. Mi piace anche questo gioco di lemmi, di scambi di sensi. Come è bella la poesia. Narda

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  5. lucypestifera Says:

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  6. Doris Emilia Bragagnini Says:

    Frizzante, ironica, acuta dispensatrice di significati (e la conosco ancora troppo poco): Anna Maria Curci. A rileggerti ancora con vero piacere, Anna Maria.

    Doris

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