Paolo Polvani

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barletta-paolo-polvani-settembre-2010

                                         

Paolo Polvani, poeta di lungo corso, ha nella sua bisaccia di versi un canto che non si arrende all’amaro degli eventi, volendo con ciò significare che le parole sono collocate l’una accanto all’altra per la comune appartenenza ad un campo semantico, per questo non deflagrano, al contrario dimostrano che la poesia è musica, è il ritmo che ci conduce per la vita ( senza utilizzare nessun neo e nessun post).
Il novecento avanza, si sbarella nel tremila ma le cose da dire restano le stesse e il dettato non muta.
Basta leggere le poesie presentate per capire che il suo mondo di poco è mutato e ancor meno lui stesso. I temi che affronta sono post-it del quotidiano: ritratti di gente comune che si fanno exempla di tante persone.

 La malinconia si fa spessa nel desiderio di fare proprio lo sguardo acqueo del proprio cane; ma è anche fuori di lui, nella vita monotona dell’operaia, nel paesaggio abbrumato dell’inverno.

[…] Nel sangue delle melagrane si dipana un
silenzio e il passo del gatto attraversa
l’obliqua misura dell’ombra.[…]

[…] le consonanti sono chiodi che mostrano
pagine celesti.

Il margine della collina conosce la felicità dei corvi.
La violoncellista conserva il sapore di una festa d’aria.[…]

Polvani ama ciò che non ha un confine netto, ciò che consideriamo di poco conto, scarto.
La più bella poesia di questa breve silloge, a mio parere, è quella titolata “Natale” dove i sogni della giovane badante si schiantano contro la sua stessa origine: deve abdicare alla sua origine rumena, deve dirsi ucraina, perché dei rumeni ci si fida poco.

Narda Fattori

 

Fresca d’inquietudine è la sera

Abitare nello sguardo del vecchio cane,
nella tranquillità del suo pensiero.

Passeggiare nell’ombra di un fogliame amico.
Qui le tenebre giungono con lunghe dita,
fresca d’inquietudine è la sera.

Ascoltare il vento.
Camminare nell’erba alleggerisce, allevia.

Voglio il dono di un vino che scenda lieve, ammorbidisca
il cuore, un vino per il giorno che va, senza un saluto.

Ivana lavora a Modena

Un mattino affondato nel gelo
i singhiozzi del motore, gonfi di lunedì
di nebbia di trattorie di camion
e la fatica dell’alba in mezzo a una luce di biancheria stesa

aggrappato al finestrino l’appennino bianco e assoluto

il freddo e poche orme nella neve, uno sparuto
stormo di uccelli neri, un albero spoglio abbracciato stretto
al gelo dell’aria

Caramelle

Verrò in via delle vigne quattordici a passarti
l’ultima delle mie caramelle, è lì che abita
in forma di zucchero l’orto di tua madre
e si gonfiano di rosso i pomodori nel cerchio
delle alpi e l’insalata
ha il suono familiare di una porta che sbatte.

Gli autunni vengono con passo leggero e io
mi arrampicherò sul tuo accento di montagna,
sulle gutturali che sono rocce aspre, su certe
consonanti che imitano il tumultuoso gorgoglio
dei torrenti. Le tue mani forse mi cercavano,
tentavano un approdo, ma tu lo sai
che il nostro sole è la solitudine
e la promessa di non vederci più
è già nei nostri passi.

L’ho visto il gatto, e quella lunga scia di tristezza.
Ho visto la fabbrica e la fretta dei viaggi.

Le mani si cercavano e ridevi di un riso
notturno e c’era la pioggia e il buio
e il momento era perfetto per perdersi,
per scivolare via come un addio.

Gli armadi

Quali cieli nascondono gli armadi,
quale omaggio ai segreti di ottobre ?

Nel sangue delle melagrane si dipana un
silenzio e il passo del gatto attraversa
l’obliqua misura dell’ombra.

La pancia grave degli armadi
alleggerisce un’attesa enumerando i suoi
doni: l’alito caldo dei cappotti
la lanosa baldanza di giacche
che aspettano il cigolio dell’alba.

La ruggine delle foglie

La violoncellista ci consegna la ruggine delle foglie,
l’inquietudine della grandine e i percorsi
dell’alba, la solitudine
che attraversa la strada.

Disegna curve che delimitano le rotte urbane,
il balbettio dei semafori, le finestre chiuse.

Le ciglia fitte annunciano la bellezza
delle periferie, le cifre necessarie.

Le dite s’inerpicano sulle corde e sono ragni
che tessono una ragnatela sonora che c’imprigiona.

Le note diventano vicissitudine che s’incide
nello sguardo fino al limite del bosco.

Apre sentieri profumati, rocce e vento radioso.
Le sue parole sanno di quarzite e di viole,
le consonanti sono chiodi che mostrano
pagine celesti.

Il margine della collina conosce la felicità dei corvi.
La violoncellista conserva il sapore di una festa d’aria.

Il crollo

Il tema della recita è il cordoglio. In una nuvola
d’incenso il vescovo canta. L’ora del crollo:
dodici e ventidue. La città riscopre
l’ululato delle sirene, il tufo
dei poveri. E’ una mattina giovane.
La sorpresa è il tonfo che germoglia
e i morti che d’improvviso hanno fame,
sussurrano parole indecifrabili.

I fotografi sbatacchiano ai piedi dell’altare.
I flash rincorrono. Le ruspe
arrugginiscono in silenzio.
Un’afasia nel brivido
delle navate, un balbettio sommesso,
ma chi è che farfuglia, perché
non stanno zitti i morti ? vogliono parlare
ma non c’è tempo, si sono udite le promesse,
le minacce a tutti quelli che.

Il vescovo è nella bocca del canto, in una nuvola
d’incenso. Il sindaco ha la fascia.

Di fuori le rondini schiamazzano.
L’autunno è troppo acerbo per partire.
Dal campanile partono i rintocchi.
Il sangue raggrumato. Le foto sui giornali. Tutti
dicono amen.

Ma che hanno ancora da parlare, hanno
le loro bare, il cordoglio,
ma perché
i morti non se ne stanno zitti ?

Natale

Forse è il sorriso la maniera più saggia
di stare al mondo. Lei si chiama Mihaela.
Il suo sorriso non nasce dal rotolarsi
in un letto con un fidanzato, gridando
di gioia, o dall’estenuarsi nelle discoteche
barcollando con un bicchiere in mano,
oppure dal cicaleccio fitto di compagne,
o dallo spiare con commozione una ruga nuova sul volto
della madre, in una casa calda, ed è Natale,
no, lei sorride e fa la badante a una vecchia pazza
che le rinfaccia il suo essere rumena, che hanno dovuto
mentirle, dirle che viene dalla Russia,
perché lei non l’avrebbe presa una rumena, con tutto quello
che si dice in giro. Mihaela sorride, ed è Natale.

Il regalo dei treni

Questo mi regalano i treni: il dilungarsi
delle periferie, grigi monologhi
di capannoni e infine la compattezza
dell’inverno profuso ai finestrini.

Il disegno dei pioppi, in lontananza,
graffia le mani di gennaio,
un volo d’uccelli cerca un equilibrio
dentro il vaniloquio di un cielo esangue.

Lo sguardo delinea i contorni della stagione,
traccia una mappa tra il gelo degli ulivi
e l’adesione dei peschi ai rivoli di un sole
che si nega, ai cristalli di una musica severa.

Scorrono intirizziti i rami, quel che resta
dei fichi, la nudità muta dei mandorli
arresi alla foschia.

Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato i seguenti libri di poesia:
Nuvole balene, ediz. Antico mercato saraceno, Treviso 1998;
La via del pane, ediz.Oceano, Sanremo 1999;
Alfabeto delle pietre, ediz. La fenice, Senigallia, 1999;
Trasporti urbani, ediz. Altrimedia, Matera 2006;
Compagni di viaggio, ediz. Fonema, Perugia 2009;
Gli anni delle donne, e-book, edizioni del Calatino, 2012.
Un inventario della luce, ediz. Helicon 2013.
Sue poesie sono state pubblicate da numerose riviste.
E’ presente nell’antologia Dentro il mutamento, edito dalla casa editrice Fermenti nel 2011 e in numerose antologie tematiche, tra cui Il ricatto del pane, ed. CFR, Rapa nui, ed. CFr, e 100 mila poeti per il cambiamento, Albeggi editore.
Ha vinto diversi premi di poesie. E’ tra i fondatori e redattori della rivista on line Versante ripido, che pubblica alcuni tra i poeti più interessanti del panorama letterario italiano e internazionale.

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9 Risposte to “Paolo Polvani”

  1. Carla Spinella Says:

    Caro Paolo Polvani,
    ho letto le poesie pubblicate qui di sopra e, sulla base delle mie competenze di docente di scrittura creativa e di poeta che faceva i suoi primi passi lirici nei lontani anni Sessanta, mi pare di poter dire che la tua misura poetica è ben testimoniata dai componimenti “La foto”, “Per un saluto”, “il Crollo”, “Natale”. Se mi permetti, vorrei esortarti a curare sempre, oltre che l’originalità della metafora, la musica nella ricerca della parola e della sua collocazione nei versi. Buon lavoro: è l’ augurio che meriti pienamente. Carla Spinella

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  2. Roberta Lipparini Says:

    Grazie caro Paolo Polvani. Per la quiete e la bellezza. Per la grazia con cui procuri immagini nettissime che lasciano il segno. Le ho lette più volte, sempre con piacere. E’ piacevole e dolce abbandonarsi ai paesaggi che tratteggi con le parole. Mi piacciono tutte. Mi piace questo garbo. “Caramelle” però…. è la mia preferita.

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  3. alepeluso Says:

    L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

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  4. Massimiliano Damaggio Says:

    Paolo, quello che più mi piace della tue poesia è una cosa che Francesco Marotta chiama la “risonanza”, una sorta di musica interna alle parole, una cifra che rende unica e speciale uno scritto. La musicalità estrema della bellezza che non ha bisogno di canoni esterni.

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  5. paolo polvani Says:

    Ringrazio molto Carla Spinella per la lettura e per l’augurio e soprattutto per l’esortazione a curare sempre la musica e la ricerca della parola, cosa che in effetti faccio e che cercherò di fare con impegno rinnovato.

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  6. paolo polvani Says:

    Grazie tantissime alla cara Roberta per le belle parole che mi dedica. Ti confesso, Roberta, che Caramelle è anche la mia preferita. 🙂

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  7. paolo polvani Says:

    grazie anche ad Alessandra Peluso per aver condiviso la pubblicazione dei miei versi sulla sua pagina!

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  8. paolo polvani Says:

    Molte grazie a Massimiliano Damaggio che mi regala un bellissimo complimento alludendo alla musica interna alle parole, credo che sia questa l’essenza della poesia. Spero di meritare questi complimenti, credo che il lavoro del poeta sia una continua tensione verso qualcosa che difficilmente è raggiungibile, una perfetta coincidenza tra parola e intento, la traduzione in parole di un segmento di esperienza, un lampo di vita.

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  9. paolo polvani Says:

    Grazie soprattutto a Cristina per l’ospitalità! e anche a Narda per la bella e generosa presentazione!

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