Fernanda Ferraresso

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fernanda ferraresso

 

il primo piano di una grande casa
nella mia stanza ogni volta la finestra si apre
su uno sguardo più largo
e l’orizzonte divide tra le quattro mura del tempo
un mondo che altra luce in un sole inconsueto attizza
e questo buio spesso
che circonda il nostro consueto occhio diventa
un mediterraneo
mare appena oltre la mia soglia
un’altra porta su una terrazza dove cresce
il profumo di luoghi diversi
a volte è un muretto che emana un odore di acero
o la cera che cola tra i rami di pino da resine molli dorate
ambre del cuore che nessuno vuole
esporre allo sguardo di un altro
profondità di sé nascoste tra le foglie edere
che salgono l’aria come fossero nostri passi e perle
di limpida lucentezza le parole scivolano tra le dita della mano
mentre ancora della notte cucio il blu del velluto strappato

                               

Spesso non ricordo cosa sogno.
Eppure mi era rimasto in corpo qualcosa.
Anche i sogni si strappano.
Lasciano tracce sensibili
quando dolci e calmi
prendono quota nel corpo
volano dentro il tuo sangue e non precipita
alcun senso il loro è un dondolio leggero
come quello tra le braccia di tua madre
quando bambino ti disegnava una veste lieve addosso
un sonno più profondo e tenero quell’abito
si faceva alla fine risveglio
in altri luoghi da cui fare ritorno
come nascendo ancora e
festoso affamato di un nuovo giorno.
Al mio risveglio intorno
c’era un odore forte
di fumo nell’aria
mi sembrava che la casa stesse bruciando
tra le fiamme lampade incandescenti
tuonavano immagini che non riconoscevo
e gli uomini come lupi in un buio deserto correvano pazzi
per quella brillantezza mai vista sembrava che il mondo
tutto il mondo in quell’unico luogo ardesse e
le mura i bastioni di cinta la magia d’oro di un fasto trascorso
nel presente crollassero in un attimo
ondeggiava sotto di me la pietra della soglia
così feci un salto e mi ritrovai ancora
più nuova l’aria leggermente fresca e umida
e i piedi immersi nell’erba
mi tolsi le scarpe per camminare più svelta e dalla terra
una piacevole freschezza tradusse in me parole che mai avevo sentito prima
anche da bambina non indossavo mai le scarpe
a casa e la terra dell’orto o dei campi d’estate era un trono dei sensi
rimasi così in attesa a lungo quasi cadendo per la stanchezza di fissare in me
un colore che si faceva sempre più intenso e prossimo
un rumore di vento un’onda trasportata da un altrove senza riconoscimento
era come se camminassi restando immobile
dentro un respiro e un flusso
lì davanti ad un mare calmo
il mio sonno era una spiaggia e le tue mani
una sabbia senza più il peso del tempo.

                                            

Da altre solitudini qui
si nasce e ancorati qui
si muore
il posto è lo stesso
questa composta
di terra e di cielo
una raccolta di memorie e bugie
ossari di candide giornate manguste
barattate con i sogni e i sortilegi del caso
la sfortuna d’essere nati qui o la fortuna d’essere usciti là nei regni
oltre il paradiso o dentro l’inferno video-game-ti
a dritta dell’africa a occidente dell’india
a nord dell’angola a sud della bosnia
e ancora in tutti i crociati
arsenali della guerra che sbandiera menzogne dorate
come pane da mangiare e ricchezza da rubare
dalla pancia sverginata del pianeta
nel ventre dello stupro di cento mille celle
migliaia di femmine che rimpiazzano altre
ingovernabili orribili creature
torturate dalla stortura di pensieri velenosi
terremotate ideologie fasulle
iniettate a colpi di democratica tirannide.
L’indulgenza plenaria ai propri debiti
l’indecenza di credersi potenti
qui
su questo affollato innocente pianeta dove si può
solo essere pleuri
un respiro che dura l’attimo
per vedere lo specchio di se stessi in quello di un altro.

                                         

Le jeu

sul legno
il luogo dell’uomo è
un segno
più dentro in un contorno non più solo
fisico un mondo di memoria configura
chi nascosto più di un’ombra
invisibile e scaltro sta ai margini
di un libro senza tempo o verbo
e spazio si affaccia verso
un paesaggio vasto che dissimila
una ancor più vasta landa dove il silenzio
è vigile maestro e più del cielo
notturno si tende su tutte le mappe
dell’essere schermando il vuoto del suo cosmo
quel sé
che lo accende

 

 

Fernanda Ferraresso

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7 Risposte to “Fernanda Ferraresso”

  1. tramedipensieri Says:

    🙂

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  2. fattorina1 Says:

    Fernanda espone il suo mondo, piccolo e immenso perchè contiene ciò che è e ciò che pensato; è un momdo stereoscopico , nelle sue visioni spesso consolatorio, aperto e fermo che dissimula il silenzio maligno che traligna e punge , che acquattato sul nulla ama fare male.
    Fernanda domina con sicurezza il dettato e il contenuto, dirige l’emozione, ruba il bel vedere, chiude la porta e la riapre per non chiuderla ad altri.
    Narda

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  3. fernirosso Says:

    ma! MA! Grazie Cristina! Grazie anche a Marta e a Narda. Una bellissima sorpresa! Vi voglio bene- ferni

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  4. momix Says:

    Leggere ferni mi dà sempre una rapidissima sequenza di sensazioni, così, di getto. Tutto si mescola con tutto, senza vuoti, senza fine.
    Come fosse una moviola di ricordi in cui le figure passano così veloci da non riconoscerne i contorni…e rimane il senso sfocato del sogno nel giorno, e rimane a lungo.

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  5. Fernanda Ferraresso | il giardino dei poeti Says:

    […] continua a leggere […]

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  6. cristina bove Says:

    Riporto qui il commento di Annamaria Ferramosca

    era di gesso
    la mia mente
    la volontà una crepa
    di vertigine
    la porta da cui mi affaccio e
    non ho occhi capaci di vederti

    ecco qui condensata una scrittura che sta mostrando al lettore il corredo di accadimenti durante una lettura di poesia, e insieme sorprende per qualcosa di inaspettato: il chiaro, umile riconoscere – da parte del poeta – il proprio limite nel guardare il mondo.
    una poesia di cui ammiro l’etica del pensiero e la densa visionarietà.
    un saluto caro a Ferni e Cristina

    ____

    Cara Annamaria, per fortuna ho potuto recuperare il tuo bel commento perché era ancora tra le notifiche di wordpress.
    Grazie.
    Un caro saluto a te e a Ferni
    cri

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