Biagio Cepollaro

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Biagio Cepollaro

 Conversazione con Luigi Bosco
in Conversazioni su Le qualità, 2012

Luigi Bosco:
Sono convinto che Le Qualità rappresenti una svolta rivoluzionaria non solo dal punto di vista meramente poetico ma anche e soprattutto da un punto di vista socio – antropologico e politico. Ci vedo i tratti di una nuova umanità, di un nuovo modo possibile di essere un essere umano. Mi piacerebbe che tu ci raccontassi le ragioni che ti hanno portato a compiere un percorso che da un azzeramento, un re-settaggio di tipo cartesiano, descritto molto bene ne L’Intuizione del propizio, componimento che apre la raccolta poetica, ti ha portato fino all’intuizione di questo nuovo modo possibile di essere un essere umano … Riuscendo nello stesso tempo a venir fuori indenne o quasi dall’impasse postmoderna della questione del soggetto, senza per questo produrre un discorso che, parafrasando Barthes, risulta pieno di terrore e che esclude gli uomini mettendoli in relazioni con le immagini più inumane della natura piuttosto che con altri uomini, grazie.

                                  
Biagio Cepollaro:
Ti ringrazio Luigi per il tuo apprezzamento … Non so se è proprio così … Di certo il percorso che ho fatto per realizzare quel libro ha riguardato qualcosa che va a monte della scrittura, che viene prima della letteratura ed è il rapporto tra percezione e pensiero. Credo che il postmoderno o ciò che si indica con quest’etichetta sia stato sostanzialmente una superfetazione del pensiero, degli stili, delle informazioni … Sia stato la compresenza simultanea e spesso non conflittuale di cose diverse. Questa compresenza ha azzerato peraltro anche la percezione della storia, oltre che a rendere incomprensibili le narrazioni che si possono produrre del mondo … Come diceva Lyotard diventano impossibili … C’era però un’alternativa a tutto questo, che veniva prima di tutto questo … Ho trovato una possibilità in ambito non occidentale di pensiero e di esperienza. E’ la relazione tra percezione e pensiero. Quando la percezione ha la forza del pensiero, quando s’incarica di dire il senso dell’esperienza, quando l’esperienza non ha più bisogno di una cornice ideologica o mitologica per potersi dar senso, quando basta a se stessa per pura forza di evidenza vitale, quando la percezione si carica di questo significato cognitivo, si salta facilmente l’impasse di un presunto soggetto. Qui non si tratta di un soggetto ma di un corpo che pensa, che percepisce pensando e pensa percependo. Il lavoro che ho fatto sul piano della scrittura è stato quello di modellare la retorica sul piano del pensiero e non il contrario, come spesso accade oggi … In questi ultimi venti anni in Italia è molto forte l’attitudine manierista … di una predominanza della retorica come gusto … E’ anche la chiave di questo tempo dove la cosa da dire sparisce dietro i fumi della retorica. Un rapporto diverso è quello in cui il pensiero costringe la retorica a modellarsi. La figura retorica deve essere al servizio del pensiero, di ciò che si sta pensando e dato che ciò che si sta pensando è in fondo ciò che si sta percependo, la retorica viene modellata sulla percezione. Da qui la sensazione di ascoltare nei versi de Le Qualità un pensiero che trova immediatamente le parole, la sensazione che non ci sia retorica: ma la retorica c’è ed è modellata sulla percezione. E’ questo un modo di asservire la dimensione estetica a quella cognitiva e, in fondo, anche a quella etica perché sono delle scelte che si fanno: percepire vuol dire scegliere, vuol dire tralasciare tutto il resto per concentrarsi su alcune cose. Questo lavoro di concentrazione, di meditazione è un lavoro che rende intensa la percezione e di conseguenza la vita. Questo potrebbe essere una sorta di suggerimento anche pratico: di fronte all’equivalenza di ogni pensiero e del suo opposto c’è qualcosa che va al di là di questi facili relativismi intellettualistici. E ciò che si vive che ha una sua qualità, ciò che si vive ha una sua qualità indiscutibile. Ciò che si vive, si pensa anche: se noi ritroviamo quell’integrazione tra percezione e pensiero, probabilmente ritroviamo anche una poesia che dice questa integrazione tra percezione e pensiero che in alcuni momenti di grazie ci rende la vita più degna di essere vissuta.
(…)

                                          

                                    

Da Le qualità, La Camera verde, Roma 2012.

 

1.

il corpo ora è come se sapesse
una lingua che nessuno parla
e anche la più raffinata
espressione gli resta appiccicata
come lettera morta
muore infatti la lettera
quando non fa parola
e tutto quel dire e ridire
è comunque starsene zitti
in disparte: non è solo abitudine
che resta fuori dell’acqua
ma respiro che va e non torna

2.
il corpo va per strada portando
impresse le orme dell’altro:
concavità e sporgenze che gli anni
hanno scolpito su queste due
facce lunari

concavità e sporgenze nate da piogge
improvvise bombe e distratta
cattiveria sui volti storti
ma anche da spinte all’interno
attriti dei sessi densi e all’unisono

il corpo va per strada e continua
ad andare perché sa che la casa
non c’è più e anche lui dovrà
cambiare

3.
i corpi si sono intrecciati anche a livello
patrimoniale: è difficile e doloroso districarne
le radici e le ramificazioni: anche gli aggettivi
hanno trasmigrato da uno all’altro e il modo
di dire di uno è passato all’altro come un erpes
o un hermes che avvicina e confonde che unisce
ora ci si pente di tutta questa confusione
cellulare e si vorrebbe che il confine fosse
stato poco osmotico e molto invece difeso
da ogni allucinazione fosse anche da promessa
d’amore

4.
il corpo per riprendere l’antica fiducia
di potercela fare deve veder provata
a se stesso la tolleranza della svolta
arrivare quasi con agio alla fine
del mese pensare ad altro nonostante
e infine curare soprattutto l’invenzione
delle forme le questioni del colore i modi
diversi di raggrumare un senso

la speranza è che variando i costrutti
del linguaggio anche gli organi
della mente tenuti insieme dal ritmo
del respiro possano dare vita ad una
nuova versione del nuovo insieme
e questo è lavoro buono da far da soli

5.
il corpo prima di tornare a ricevere e a disporsi
con dei vuoti per nuovi possibili incastri deve
procedere ad una serie di operazioni complesse
che investano il settaggio delle sue funzioni
più profonde e ataviche prossime al core generale

questo vuol dire che lo sguardo raramente
si stende sul paesaggio circostante e dalla grande
finestra ogni tanto l’occhio si spinge a volo
d’uccello sugli alberi del parco e dopo breve
giro torna indietro per rintanarsi veloce in cucina

6.
il corpo ripercorre le procedure del desiderio
ne conosce a memoria le grammatiche e nel tempo
ha composto non solo milioni di frasi
ma anche inventato intere sintassi per formare
diversi periodi con accenti ora elitari
ora francamente volgari ma tutti puntanti
ad un piacere intenso e nel possibile condiviso
ora in assenza di contenuto a rivelarsi
è il meccanismo della frase girando nel vuoto a vuoto

                                                        

                                                   

                                                             

Biagio Cepollaro, poeta e artista visivo, è nato a Napoli nel 1959, vive a Milano. E’stato co-fondatore della rivista Baldus (1990-1996), promotore del Gruppo 93 e tra i primi in Italia a pubblicare libri di poesia on line.

Poesia:

Le parole di Eliodora, pref. di Carlo Villa, Forum/Quinta generazione, 1984.

Scribeide, pref. di Romano Luperini, Manni, 1993; Luna persciente, pref. di Guido Guglielmi, Mancosu, 1993 e Fabrica, pref. di Giuliano Mesa, Zona, 2002 costituiscono una trilogia dal titolo De requie et natura.

Versi nuovi, pref. di Giuliano Mesa, Oedipus, 2004.

Lavoro da fare, postfazione di Florinda Fusco, e-book, 2006, ora in corso di pubblicazione presso De Felice Edizioni.

Le Qualità, La Camera Verde, Roma 2012

Antologie e traduzioni

The Promised Land, Italian Poetry after 1975 a cura di Luigi Ballerini e Paul Vangelisti, Sun &Moon Classics, Los Angeles, 1999; Twentieth-Century, Italian Poetry, Toronto University of Toronto Press, 1993; Italian Poetry, 1950-1990, Dante University Press, Boston, 1996; New Italian Writing,Chicago Review, n.56, 2011.

Chijô no utagoeIl coro temporaneo, a cura di A. Raos, trad. di A. Raos e T. Okamoto, Shichôsha, Tokyo, 2001; Nouveaux poètes italiens, a cura di A. Raos, in «Action Poétique», n. 177, settembre 2004.

Poesia italiana della contraddizione, a cura di Cavallo-Lunetta. Newton-Compton, 1989; Poesia e realtà, a cura di G. Majorino,Tropea, 2000; Leggere variazioni di rotta, a cura di Liberinversi, Le voci della luna, 2008;

Arte visiva

Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, 2008, raccoglie immagini e testi poetici relativi all’omonima mostra di pittura tenutasi presso La Camera verde di Roma nel 2008. Nel fuoco della scrittura è anche il titolo delle sue esposizioni a Napoli (Il filo di Partenope, 2009), a Piacenza (Laboratorio delle Arti, 2009) e a Milano (Archi Gallery, 2009).

Da strato a strato, introduzione di Giovanni Anceschi, La Camera verde, 2009, mostra all’Antiquum Oratorium Passionis, Basilica di S.Ambrogio a Milano, 2010.

La Cognizione del dolore. Otto tele per Gadda, La Camera verde, 2010. Testo della mostra presso La Camera verde di Roma del 16 ottobre 2010.

Del 2011 sono le mostre milanesi La materia delle parole, catalogo a cura di Elisabetta Longari, Galleria Ostrakon; L’Intuizione del propizio, Officina Coviello e la collettiva da verso. transizioni arte-poesia, Accademia di Belle Arti di Brera, ex chiesa S. Carpoforo. Ha curato con Emanuele Magri la rassegna di video poesia Frames e Poiesis nel 2013, Galleria 10.2!, Milano.

Mentre il pianeta ruota è il titolo della mostra del 2013, Laboratorio Primo aprile. E’ del 2014 la mostra Le tre vie in otto tele, Voyelles et Visions,Torino.

www.cepollaro.it

www.poesiadafare.wordpress.com

http://cepollaroarte.wordpress.com/

 

 

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2 Risposte to “Biagio Cepollaro”

  1. mauro pierno Says:

    L’ha ribloggato su RIDONDANZE.

    Mi piace

  2. fattorina1 Says:

    La poesia accade come l’amore; accoglierla di certo non basta, alla mente dobbiamo il rimasticarla per farla docile alla comunicazione, spalacata; non so quanto la filosofia entri nella poesia che è potenza in atto e non speculazione. Quanto ho letto è interessante ma le mie sinapsi sono rimaste apatiche. Forse non era giorno adatto… Eppure sono convinta che il poeta coraggioso è quello spudorato, che ridice spiga e profuma di pane, che dice nefandezze e spurga sangue.
    Narda

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