Emilio Capaccio

by

 

 

 

 
Mancanza

A volte, a momenti, nel luogo dove cade la mancanza,
sento la voce delle cose che non sono accadute,
più viva della voce delle cose reali.
E l’attesa che spendo
senza vedere chi si compiono
è una vitale inesistenza
a cui tendo l’aspirazione e vivo,
come fosse il mio corpo sostanza e desiderio
di tutto quello che mi manca.
E il tangibile delle cose
che filano il succedere del caso,
come spina dorsale posticcia ed elementare,
mi pesa addosso
in uno spazio di strade e aria.
Sento la vita appropriarsi
d’insopportabile gravità evanescente,
ogni giorno passare
con minore appariscenza,
indefinendomi
nella noia delle cose che ho avuto.
E tutto quello che ho sognato,
tutto quello che non ho amato,
in un boato profondo m’innomina
con un biasimo incessante
d’illibata vita perduta.

 

Silentium

In questo assiduo tacitare sono cresciuto
e ho sorriso tanto, dopotutto! …
ho sorriso di un sorriso solitario.
Sono cresciuto e ti dico:
non attendo il Tuo parlare,
non sia mai Tu debba dirmi
che non sei come t’immaginai.
Vado a rischio
anche in questa estrema illusione,
più avventato ora che i tempi stanno passando,
perché per ardere la fiamma
sull’ultimo cero
deve necessariamente credere
che non può esistere il vento

 

Chiedete di quest’albero …

Chiedete di quest’albero che serena il giardino.
Inimico del vento.
Filosofo della calma.
Al rossastro, all’argento, all’azzurrato rame
s’anima un cenacolo d’uccelli letterati
che dibattono e canzonano
l’apologo della stagione.
E sotto l’ombrello ramato,
alle cime più erte,
alle foglie più chiassose,
alle campane dei frutti che si colorano a ciocche,
sogna e si svuota il mio occhio,
e dimentico le cose,
e dimentico il mio nome,
sedato dalla canzone,
sospirante e cieco nel bromuro di primavera!

 

Nel passare

Ora sogno, la notte.
(Solo la notte!).
Certi sogni che si sforzano di finire,
svogliatamente!
Esistono un istante fuori dal tempo senza chiedermi niente.
Ora capisco il difetto della logica,
la parzialità dello sguardo,
il valore dell’inconcludenza.
E’ necessario che nulla sia compiuto.
(Il mio passo incompiuto!)
Questo è il mio amore,
il mio dispiego,
come una presenza di cosa inesistente.
Nel passare,
di qui e altrove,
un irrefrenabile,
onnicapiente non essere stato!
Tendere a un punto d’assorbimento, finitamente! …
Senza frangersi sulla materia dell’orizzonte!

 

La fuliggine

Quando sento che qualcosa di tragico mi attende,
di più semplice,
di più categorico della stessa vita,
che, come un angelo reticente,
non potrò riferire;
quando considero che me ne andrò in fretta,
senza una parola,
con un gesto trasognato di foglia,
in nebulose di tempi ammassati
dal peso inconsistente
e tutto il mio essere andrà perduto,
mi unisco a volte
con affetto,
con tristezza
(nelle fredde campagne di un qualche inverno
in cui mi trovo a camminare)
al volo onirico e solitario della fuliggine
che un tempo fu scintilla.

 

Morirò di domenica

Morirò di domenica.
Ho da lavorare gli altri giorni
e alla sera devo annaffiare i miei gerani.
Se è necessario
che io debba scendere il fosso
sarà di domenica
sarà un pomeriggio di sole.
Anche il sole morirà.
Così dicono!
Anche lui di domenica.
Anche lui ha da accudire le sue piante
e le sue disgrazie fuori dal balcone,
ma la sua morte
non volgerà tanto rapida come la mia.
Sarà sulla bocca di tutti.
Ne parleranno allo radio e nei saloni dei barbieri.
Ne parleranno i rotocalchi.
Diventerà dapprima cieco,
gradatamente,
ammalandosi di una qualche inettitudine.
Poi accosterà le tende
su una notte che strapiomba di primo mattino.
Più nessuno dovrà mettersi in testa occhiali scuri
come cerchietti per i capelli
e non dovremo più spostare indietro
le lancette degli orologi.
Quante cose non dovremmo più fare
senza l’impiccio del sole!
Anche la Morte morirà
e non tornerà più a prenderci.
Così dicono!
E la storia persino quella morirà.
E allora che cosa partoriremo?
L’Amore, l’Altruismo
e tutto ciò che adesso non abbiamo!
E avremo una settimana più corta di un giorno
e piena di cose da fare
e altri fiori da sfogliare,
senza più dover lasciare i piatti sporchi nell’acquaio
o il latte aperto in frigo, la domenica.
Non ci saranno domeniche.
Così dicono!

 

Chi mi aspetta

Vado con volto inapparente.
La casa è lontana.
E’ dove si nasconde il treno del ritorno.
Mi mobilita il tempo.
Mi dirigo come un fantasma.
A tratti, ad ogni istante,
appaio in posti più vicini,
prossimo al risveglio.
La casa è sommersa,
dove l’azzurro dell’arrivo cola altre tinture
e manda cartoline agli uccelli.
All’uscita della stazione una bimba
mi aspetta tutte le sere,
su un manifesto sgualcito che dice:
– Scomparsa il sei dicembre –
Mi sorride biancamente.
Pensa: «Che stupidi! continuano a cercarmi
ora che è facile incontrarmi
in ogni invocazione!»

 

 

Emilio Capaccio è nato a Salerno il 16 maggio del 1976. Si è laureato in Economia e Commercio all’Università degli Studi del Sannio nella città di Benevento. Vive a Milano, dove lavora nel settore della sanità.

Ha pubblicato per la casa editrice Pagine un e-book nella collana antologica “I Poeti Contemporanei vol. 16” (settembre 2012) e alcune poesie nell’antologia poetica “Voci d’Autore” (gennaio 2013) e nell’antologia “Attimi” (ottobre 2013).

Per Aletti Editore è stata pubblicata la poesia Verrò a spiarti nell’antologia “Sotto l’Albero delle Mele vol. 2” (marzo 2013) e la poesia Il giorno nell’antologia “Parole in Fuga vol. 9” (giugno 2013).

Per Montedit è stata pubblicata la poesia Ragione d’esistenze dissimili, finalista del premio “I poeti dell’Adda 2012”, nell’antologia omonima (luglio 2013).

La poesia Propositi è risultata finalista al concorso “Il Federiciano 2013” e inserita nell’antologia omonima, copertina verde (novembre 2013).

A giugno 2014 è stata pubblicata (e liberamente scaricabile) nel sito www.larecherche.it l’antologia: Malinconico oscuro: traduzioni di 25 poeti sudamericani inediti, prefazione di Giorgio Mancinelli.

Il link dove si può scaricare:

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=163

La poesia Morirò di Domenica è risultata finalista e premiata al concorso di poesia internazionale “Viaggio di Versi” III edizione, a cura della rivista letteraria “Poeti e Poesie” diretta da Elio Pecora (agosto 2014).

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5 Risposte to “Emilio Capaccio”

  1. Ernesta Scappaticci Says:

    davvero belle queste poesie di vita.. . autobiografiche!
    a volte ascoltare è come ascoltar-si, ed è questa la sola cosa che mi può dissetare.
    e.

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  2. fattorina1 Says:

    Mi pare che attraverso la poesia , metti in ordine la tua esistenza, dai corpo alle ispirazione e ai desideri. Sono delicate anche quando affrontano temi grevi ed è un grande merito.

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  3. Maria Rosa Cugudda Says:

    Continuo a leggere le tue profonde e meravigliose liriche, anche in questo momento per me particolarmente doloroso.
    Grazie, Emilio, i tuoi versi mi sono di grande sostegno!
    Un caro saluto, Maria Rosa.

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  4. Emilio Capaccio Says:

    A voi vanno i miei ringraziamenti. A Cristina per la sua ospitalità. A Maria Rosa, invece, vorrei dare un forte abbraccio.

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  5. Garden godness | Il Fotografo Dianese Says:

    […] Autore: Emilio Capaccio […]

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