Annamaria Ferramosca

by

 

 S6300178

                                            

La poesia è un atto comunicativo orientato sul fronte personale (proviene da un io profondo, prorompente o a fatica sondabile che il pensiero adatta allo scopo) e si tende al lettore per la condivisione di un intimo colloquio. Nella poesia dunque la comunicazione è un atto non decorativo, è all’origine del suo stesso esistere, coglie le ombre laddove tutto sembrava chiaro e viceversa. Il titolo di questa opera di Annamaria Ferramosca, “Ciclica” dà ragione del percorso che essa compie, percorso impedito dalla realtà e dalle circostanze a sollevarsi, a farsi elicoidale, al quale non resta che chiudersi nella ciclicità.
La poetessa si pone, soprattutto nella prima sezione, le domande che si sono posti tutti i poeti, a partire dai lirici greci; domande che, da quando l’uomo ha coscienza di sé, continua a porsi, sotto diverse e divergenti deviazioni e traiettorie: chi, cosa e perché e, naturalmente, ha scavato e scava a fondo dentro quel sentimento che potremmo definire originario: l’amore. E’ il mondo (più modestamente l’esistere che si declina in essere) che non può e non vuole farsi da parte e insiste a porci gli stessi quesiti. Nella nostra evoluzione abbiamo anche provato a fornire risposte esaustive, attraverso la religione soprattutto; filosofia, fisica e metafisica si sono rivelate dubbiose, contraddittorie e balbettanti.
Il poeta è un ascoltatore attento e un visionario; le parole sono strumento e sostanza, i suoni, le voci,  sono la realtà a cui partecipiamo, ma sempre più usurate, tanto che risulta necessario rifondarle, ricrearle, ornarle con metafore vive e vibranti, molto più vibranti dei correlati oggettivi. Non ho fatto riferimento al tempo, che anche in “Ciclica” scorre sottotraccia, compie lunghissimi balzi e/o avanza a passettini. Il tempo è la dimensione nella quale accadono gli eventi, personali e intimi, storici e non meno vicini perché sempre portatori di verità. Questo nostro tempo, avido e mercantile, ci costringe a restare in territori nebbiosi, a procedere a tentoni, fino a chiederci: “ per chi ancora resistere, durare ancora / di dura fine / fine hard disk.”
Dunque al tempo abbiamo permesso di manipolarci fino a trasformarci in ferraglia che diligentemente e stupidamente raccoglie le creature mondane, le miscela, svende in lucenti apparenze e poco gli importa delle identità, quasi fossero d’intralcio alla sua voracità “ di più ti amo / quando sul monitor mi lanci / inutile dire chi scrive vede di più / ha solo più dubbi.”
Annamaria parte da lontano, da una ricerca trascendente per giungere a dare una definizione della poesia calibratissima; da sempre sappiamo che la poesia non è un farmaco, ma abbiamo sperato un po’ tutti che allargasse la visione e non ci consentisse di confondere ulteriormente le acque, ci permettesse di moltiplicare i fili e di estenuare i percorsi. Infatti la conclusione di questa prima sezione rivela la capacità dell’autrice a cogliere le contraddizioni dell’esistenza e la sua impotenza a sanarle col suo sguardo fermo e pensiero saldo; il suo disorientamento è simile al nostro quando ci coglie l’ombra mentre ammiriamo il bello.
La seconda sezione porta per titolo “ANGELEZZE”, un neologismo adeguato, che ci trasporta in un mondo utopico di gentilezze, un vagheggiamento di comportamenti accoglienti, il solo modo per leggere le mappe della salvezza. Già la prima poesia si chiude con un proposito che si estende a chi vorrà farlo suo: “ devo/ far correre quest’idea sulla tua fronte / devo / e tu su altra fronte ancora / e ancora prima / che precipiti il sole”
La Ferramosca pronuncia in questa silloge un j’accuse chiaro sul sangue che gronda per avidità sulla terra e non riesce a concimarla: sarebbe così trascurabile il prezzo della pace. Ma il chiodo che si insinua è sempre lo stesso: dove sarà il verso dove?
Il verso dove forse è nelle due poesie che seguono, dedicate ai bambini, al parto, quando la madre si estingue e si fa immensa per donare la vita. E pure le poesie che seguono grondano di bellezza, della pienezza del poco, sono cornucopie di piccoli ardori, di gentilezze, sono quelle che fanno degna la vita.
Le poesie che seguono si occupano della lingua o, meglio, della parola che i tempi hanno corroso, contagiato con le malattie dell’avidità; un poeta non può non occuparsi del suo strumento di lavoro specie quando sente che stride, che non ha più forze e che rimbalza sui marciapiedi, negli ipermercati e si smarrisce; Annamaria vorrebbe curare la parola, estrarla dai miasmi, riportarla alla luce vergine e innocente, farla ritornare semplice e umile come un cesto di vimini. Nelle poesie di questa sezione si avverte che la lingua ha sollevato l’umanità e la poetessa ama la gente, ama la conquista delle vibratili sillabe, la comunità che sanno creare.
Tuttavia oggi ci ritroviamo alle origini, ai balbettii e alle primigenie domande, così il libro si conclude con una domanda che non si nasconde: “ ci sarà un punto segreto su cui far leva / dove affondano le radici / si assestano le fondamenta / termine di terra cielo confine limpido / dove culmina la vertigine ammicca il demone / da cui spiccare il volo / nella chiarità o nell’abisso?”
Lungo questo percorso speculativo Annamaria ha toccato eventi personali e figure cosmogoniche, quindi ha piegato la lingua e le parole a nuovi significati.
Il libro, di godibilissima lettura, ricco di chiare visioni, di nuovi semantemi, di riflessioni compiute sulla sua esperita verità con lo sguardo che coglie e rivela dietro le miserie lo splendore residuale, resta fra le opere più stimolanti nella produzione di questo nuovo millennio.

Narda Fattori

 

 

Ciclica           La Vita Felice, 2014, collana Le Voci Italiane
                          

dalla sezione Techne

 

scelgo mi piace e condivido
soltanto se
la posa non è teatrale se intravedo
il capo rasato sotto la pioggia
la stanza fiammeggiare
allontanarsi il punto cieco

l’urto mi chiedi l’urto ma
sei virtuale un’ipotesi una
finestra sul vuoto poi non so
quanto davvero vuoi
farti plurale
dimmi se chiami per conoscermi o solo
per riconoscerti
chiami chiami dai tetti
da eccentriche lune chiami da
nuvole pure dal basso chiami
voce di fango che mi macchia il petto
segna la fronte pure
si fa lacrima cristallo che
taglia il respiro

stiamo come in un rogo a far segni attraverso le fiamme
malferme sagome stordite da mille nomi
la lingua disartícola e l’audio
sarebbe comprensibile soltanto se
intorno il rumore attutisse
se fossimo
puro pensiero silenziopietra
statue serene dal sorriso arcaico
ai piedi un cartiglio e
                                 lampi negli occhi

                                  

trasporto in files

tutte quelle diapositive ormai pelle da macero
impallidite in pile
forme disperse disperate da deportare
in fili d’aria files

un laser ti trafigge inesorabile
ti copia-incolla eri
così smagrito avevi
occhi di pianto e sorridevi
la postura inchiodata dal clic non sapevi
di accecarmi
il tuo respiro per anni conservato
in raccoglitori di plastica
concluso

per quali occhi salvato il tuo calco?
per quale tempo del riepilogo? del senso?
chi svelerà il mistero di un sorriso etrusco?
tutto quel sole sulla pelle
e il cuore in ombra

per chi ancora resistere durare ancora
di dura fine
                        fine hard disk

***
                                 
                                     

dalla sezione Angelezze

remi per itaca


                           

E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso.
Sei diventato così aperto e saggio,
che avrai capito cosa vuol dire Itaca.
K. Kavafis

sarmenti dalle viti
in duello con l’aria
uno strappo deciso li stacca — dente bambino —
deve ac-cadere prima che il legno s’addensi
e animelle sulle biforcazioni
deboli getti anch’essi da allontanare
animule respinte
con rabbia lanciano la loro delusione in terra
strato dopo strato fino alla vigna-nadir
(all’altro orecchio del mondo
                                   tutto sarà compreso)

in questo braccio di appiantica un laerte
versa linfa nei rami si avverte
lo scroscio sottile lontani i remi di ulisse
l’angoscia l’esilio (qui la tortora ancora
sul nido a ripetere)

la casa è vicina alla cava di selce
perché sia graffito sul muro
il presagio vignarinascita
e sia compreso il tempo
compresi anche noi con il nostro
tozzo di paneolio e il bicchiere d’ebbrezza

la vita così simile a questa
nebbia etilica chiara di voci
il cielo rossoacceso
e in petto un’onda larga

così trascurabile
il prezzo della pace
                                  
                                     

alberi

non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza
dispiegate nei rami
gli alberi sono bestie mitiche
invase dall’istinto fieri suggerimenti
restare accanto
non per generosità ma per pienezza
— intorno l’aria splende in rito di purità —
la terra tenere salda
perché sia quiete ai vivi

gli alberi hanno strani sistemi di inscenare la vita
prima di descrivere la morte
s’innalzano
con quei loro nomi di messaggeri
le vie tracciate sulle nervature
lo sgolare dei frutti
sii migliore del tuo tempo dicono

devo
far correre quest’idea sulla tua fronte
devo
e tu su altra fronte ancora
e ancora prima
                            che precipiti il sole

                         

                                

cartapesta

tutta quella polpa d’albero che attraversa le dita
fango stropicciato in attesa di un eden

un’animula addensa dentro la pasta
grida la nascita un nome
esige un’identità inattaccabile
nel segno dell’offerta
e l’abito giusto cerimoniale
anche se ha scelto d’essere un pastore
ancora senza gregge oppure
una raccoglitrice di frutta nel gesto di offrire
tre grappoli d’uva come gioielli

chiede un vestito dai toni caldi
durevoli
un vestito per piccole persone
che sanno come restare imperturbate
lungo il tempo dentro una ferma felicità

loro conoscono la Carta
la via l’approdo il verso dove
***

                             

Dalla sezione Urti Gentili
                          

sotto la nuova luna

è già notte artica sotto la nuova luna
luna che bruca interroga
quali parole restano per quale
sovrappiù di voce?

inflessibile lampada scandaglia
il fondo della retina nella rete s’impiglia
eco indistinta che martella voci
quale verginità di suono a spaccare il fondale?

sulla banchisa alla deriva l’orso
dondola il capo con moto autistico
nell’impaziente attesa della fine
nessuno accorre
al gridoghiaccio indurito in gola
all’ultima domanda nessuno
dalle città febbrili dai multipiani ciechi
dagli abitacoli che schizzano sulle autostrade

solo fruscii lontani oltre le dune
dall’erba rada e bassa
lenta nel crescere per ostinatezza del resistere
mentre lupi si azzannano
che più non riconoscono la stessa specie
nel bosco che sussulta
ingoia stelle come rimorsi

al largo
monta un fragore mediterraneo cupo
come di gorgo
si annega ancora sotto la nuova luna
in quel mare-di-mezzo che mediava
un tempo tra buio e luce
                                  
                                

mai più riproducibile o seriale
questa lingua vorrebbe solo arti-colare
bellezza tornare alla prima neve
all’origine sillabica del fiume
puro occhio

con la lingua vorrei solo esultare
soffrire delle cose sulle cose far luce
anche feroce — sventagliando laser —
o velarle le cose di compassione
coprirle scoprirle interrogarle
romperle corromperle
ammalarle infettandomi guarire
restandomi nella voce — irrimediabili —
i segni del contagio e della cura
                                        
                                      

urti gentili

mi manca la lingua mi manca
quella timidezza di vocali aperte
di zeta dolce nel grazie
un incurvarsi della voce in gola
come a piegarla fossero le pietre
salentine del ricordo o forse
una malinconia residua della nascita
ingorgo che resiste
allo sperpero del vivere

furore dei cieli di una volta
grida bianche dei dolmen che insistono
nel vedere il mattino sorgere
sulle rovine ogni volta
qualunque sia l’inclinazione della luce

                                          

mi manca quella strana paura
prima di ogni viaggio
come un sottile rifiuto della distanza
come di albero che impone alle radici
un limite all’espandersi e si concentra
sulla cura dei frutti

pure amo
tutto questo calpestio di genti nella città
l’impasto lento di animelingue
il rompersi dei meridiani l’inarcarsi dei ponti per
                    urti gentili
questo annodarci annodando
i cesti della fiducia con antiche dita

***

Ciclica è un libro aperto, parola sempre tesa all’incontro, in continua ri-costruzione. Chi volesse continuare il dialogo aperto su queste pagine, può scrivermi a ferrannam@gmail.com.

***

 

ANNAMARIA FERRAMOSCA
di origine salentina, da molti anni vive e lavora a Roma.
È stata per alcuni anni cultrice di Letteratura italiana all’università Roma3.
Ha collaborato con testi e note critiche alle riviste Poesia, Le Voci della Luna, La Mosca di Milano, La Clessidra, Gradiva e con vari siti web di settore, come blanc de ta nuque, Rebstein- La dimora del tempo sospeso, poiein. Fa parte da 4 anni della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa, che seleziona e diffonde nuova poesia italiana su proposta dei lettori.

Ciclica, edita da La Vita Felice per la collana Le Voci Italiane, è la sua settima raccolta di poesie(con nota critica di Manuel Cohen) booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=YhgOlqL-xN8
Altri libri di poesia pubblicati : Curve di Livello, 2006, Marsilio, pluripremiato, selezionato nella rosa del Camaiore, finalista ai Premi Pascoli, LericiPea, Lorenzo Montano. Ripubblicato di recente in e-Book da http://www.larecherche.it, è scaricabile gratuitamente.
                                
Per Empiria ha pubblicato Paso Doble, una raccolta di dual poems (poesie a 4 mani), coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, sua traduttrice in inglese. Porte / Doors, Edizioni del Leone, del 2002, tradotto da A.M.Serrano e Riccardo Duranti, è infatti in versione bilingue e ha avuto diffusione in area anglofona.
                                      
Nel 2009 le viene pubblicato a New York da Chelsea Editions un volume antologico di poesie edite con una raccolta inedita, dal titolo Other Signs, Other Circles, (Altri Segni, Altri Cerchi ) nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, libro che ha ricevuto il Premio Città di Cattolica e recensioni anche su riviste americane (World Literature Today, Fire, Freeverse, Gradiva). La Poesia Anima Mundi, con una silloge inedita dal titolo Canti della prossimità, è una monografia completa curata dal critico Gianmario Lucini per puntoacapo nel 2011.
                                      
Quella di A.F. è voce inclusa e registrata nell’Archivio della voce dei Poeti , per Multimedia, di Firenze.
Per la poesia inedita A.F. ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano e nel 2012 il Premio Renato Giorgi. Suoi testi sono stati tradotti, oltre che in inglese, in francese, tedesco, greco, albanese, russo, romeno.

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21 Risposte to “Annamaria Ferramosca”

  1. tramedipensieri Says:

    Grazie per questa bellissima pagina di bellezza.
    ciao
    .marta

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  2. annamaria ferramosca Says:

    Questo è un ritorno in un luogo caro. Ricordo, era febbraio del 2013 quando entrai per la prima volta nel giardino di Cristina, ora divenuta carissima insostituibile amica. Non vi sono grazie tra amici, le cose si fanno in spontaneità perché si crea un legame confidente e profondo, eppure voglio ancora ringraziarla anche solo del suo esistere, del suo comunicare profondo e sereno, che a me sembra un prodigio. Come ringrazio Narda Fattori per essersi lasciata catturare e coinvolgere con così vera partecipazione da questa mia ultima scrittura, lasciando qui parolepensiero così dense e generose.
    Annamaria Ferramosca

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  3. Elio Scarciglia Says:

    Una gioia immensa leggere i versi di Annamaria. Grazie per tanta bellezza.

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  4. Lucetta Frisa Says:

    il libro di Annamaria è bellissimo, di una ricchezza straordinaria.Difficile stabilire quale, tra i suoi 7 libri,sia il più riuscito. Condivido il commento della sempre Impeccabile e generosa Narda e ringrazio Cristina che ha creato un giardino davvero magico dove i fiori non sfioriscono mai.
    Un grande abbraccio a Voi tre.

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  5. Tatiana Ciobanu Says:

    Cara Annamaria, tu sei uno dei più belli, più preziosi fiori nel giardino dei poeti, la tua poesia splende di profondità ed eleganza, oltre ad avere un misto di linguaggio contemporaneo e classico geniale

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  6. Anna Maria Curci Says:

    Bello ritrovare qui le poesie di “Ciclica” di Annamaria Ferramosca. La nota di Narda Fattori ne coglie pienamente le caratteristiche di una polifonia, compiuta e originalissima nell’espressione, tra storia e creatività, tempi e spazi, culture diverse e voce individuale. Mi piace sottolineare anche qui la centralità, in “Ciclica”, del componimento “Urti gentili”, tradotto in molte lingue. Un grazie caloroso a Cristina Bove, Annamaria Ferramosca. Narda Fattori.

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  7. annamaria ferramosca Says:

    Quando lettori- lettrici attente e sensibilissime, come, oltre Cristina, Marta – Elio -Lucetta- Tatiana- Anna Maria, capaci di cogliere le più sottili vibrazioni della parola, mi manifestano questa loro gioia nella lettura, che cosa ancora potrei desiderare? che cosa, se non ringraziarvi per questo dono che è uno scambio prezioso?
    Ma sì, posso ancora, almeno per Anna Maria e Tatiana, che hanno con entusiasmo tradotto in tedesco e romeno la poesia Urti gentili, se me ne danno l’autorizzazione, trascrivere qui la loro versione, utile magari agli amici bilingui che per caso passassero per il Giardino. Lo farò dopo il loro assenso…
    Un saluto caro a voi tutti
    Annamaria Ferramosca

    Liked by 2 people

  8. maria teresa ciammaruconi Says:

    Conoscevo bene i testi pubblicati in questa pagina per averli letti più volte, fino a questa estate , nell’atmosfera bianca e azzurra della tua casa nel Salento. Ma la tua è una poesia che si presenta sempre nuova, coperta da veli numerosi che solo il tempo e l’abbandono ad essi fanno cadere progressivamente.
    Ma delle zone sempre restano mistero.
    Succede quando si ha il coraggio di sfidare segreti più grandi di noi.
    E persiste quel senso di impotenza dolorosa che però non diventa mai resa.
    Mi piace, Annamaria, mi piace conoscere te e la tua poesia, che è poi la stessa cosa. Perché mi piace la gente onesta, onesta fin dentro lo spirito. Altrimenti a che serve la Poesia?
    Grazie, mia cara, per la tua tenacia, per la tua sofferenza.
    Maria Teresa Ciammaruconi

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  9. annamaria ferramosca Says:

    Poesia entità sempre misteriosa, territorio di sfide e mai di resa, sì.
    Grazie, Maria Teresa, per la tua sincera lettura, per quel tuo non porti confini e per la tua ansia di bellezza mai soddisfatta, che ci accomuna.

    Liked by 1 persona

  10. Anna Maria Curci Says:

    Certo, Annamaria, acconsento con gioia alla trascrizione qui della versione in tedesco della tua poesia “Urti gentili”!

    Mi piace

  11. annamaria ferramosca Says:

    ecco fatto, grazie! (ne sento ancora i suoni e la tua vicinanza nel trasporre…)
    Annamaria

    Traduzione © by Anna Maria Curci, 2014
    della poesia Urti gentili
    (da Ciclica — Annamaria Ferramosca, Edizioni La Vita Felice, collana Le Voci Italiane, 2014)

    Freundliche Zusammenstöße

    mir fehlt die Sprache mir fehlt
    die Schüchternheit offener Vokale
    postalveolarer Reibelaute im Dankeschön
    ein Sich-Verkrümmen der Stimme in der Kehle,
    als ob Salentos Steine der Erinnerung
    sie biegen würden oder vielleicht
    eine restliche Schwermut der Geburt
    Rückstau, der gegen die Verschwendung des Lebens
    Widerstand leistet

    Tobsucht der Himmel wie früher
    weiße Schreie der Dolmen, die darauf bestehen
    den Morgen über den Trümmern aufgehen
    zu sehen jedes Mal,
    egal, was die Inklination des Lichtes ist

    mir fehlt die seltsame Angst
    vor jeder Reise
    wie eine subtile Ablehnung der Ferne
    wie bei einem Baum, der den Wurzeln eine Grenze
    zum Sich-Ausbreiten auferlegt und sich auf die Pflege
    der Früchte konzentriert

    doch ich liebe
    all das Getrampel von Leuten in den Städten
    die lose Mischung von Seelensprachen
    das Durchbrechen der Längenkreise das Sich-Wölben der Brücken zu
    freundlichen Zusammenstößen
    dieses gegenseitige Flechten von uns durchs Flechten
    der Körbe des Vertrauens mit antiken Fingern

    Liked by 1 persona

  12. Cinzia Marulli Says:

    Trovare parole significanti per parlare della poesia di Annamaria è quasi paradossale perché è la sua stessa poesia a uscire dal testo, a parlare di se stessa, a definirsi nell’indefinibile. Sicuramente siamo davanti all’arte della parola. Ma non sono qui per fare complimenti sterili bensì per esprimere la profonda gratitudine per un dono universale così prezioso. Cinzia

    Liked by 1 persona

  13. annamaria ferramosca Says:

    Il tuo pensiero qui così sincero e generoso, Cinzia, quasi mi confonde. Non so se questi versi siano poesia, so soltanto che quel che sentite come lettori è il senso che resta, forse? il dire che riscalda. Grazie a te per l’ascolto.

    Mi piace

  14. annamaria ferramosca Says:

    Un’altra restituzione che mi sento di fare a Tatiana e ad Elena, per la loro felice trasposizione di Urti Gentili in lingua romena. La lettura di questo testo, che si augura l’incontro largo tra le genti, fatta in più lingue in occasione della Giornata Internazionale delle Lingue alla Biblioteca Rispoli in Roma in settembre, è stata occasione irripetibile di scambio profondo. Di questa gioia ringrazio ancora le amiche traduttrici. E mi scuso con Cristina per questa che può forse apparire come un’intrusione insolita in un blog, ma spero che si senta l’intento buono, il desiderio di dilatare la comprensione attraverso la parola. Aggiungo che si può diffondere la traduzione, purchè non a scopo commerciale( riportando nome dell’autrice del testo originale, titolo del libro e nome delle traduttrici che ne conservano i diritti di copyright).
    il mio saluto grato a chi qui si sofferma
    Annamaria Ferramosca

    Urti gentili ( da Ciclica di Annamaria Ferramosca, Lavita Felice, 2014)
    traduzione di © Elena Todiras eTatiana Ciobanu

    Ciocniri gentile

    îmi lipseşte limba îmi lipseşte

    acea timiditate a vocalelor deschise

    a dulcei zeta din cuvântul grazie

    încurbarea vocii în gât

    de parcă a o îndoi ar fi fost pietrele

    salentine a amintirii sau poate

    o melanconie reziduă a naşterii

    vârtej ce rezistă

    la risipa vieţuirii

    furia cerurilor de altă dată

    strigătele albe ale dolmenilor care insistă

    la văzul răsăritului dimineţii

    peste ruine de fiecare dată

    orcare ar fi fost înclinaţia luminii

    îmi lipseşte acea frică stranie

    înaintea oricărei călătorii

    ca un subtil refuz al distanţei

    ca a unui copac ce impune rădăcinilor

    o limită a expansiunii şi se concentrează

    asupra îngrijirii fructelor

    totuşi iubesc

    toată această forfotă a lumii în oraş

    aluatul moale de suflete limbi

    ruperea meridianelor, arcuirea punţilor pentru

    ciocniri gentile

    acest înnodându-ne înnodând

    coşuri de încredere cu degetele antice

    Liked by 1 persona

  15. Elena Todiras Says:

    La casa della poesia non avrà mai porte…….diceva Alma Merini…

    LE PORTE della poesia italiana e rumena sono aperte .
    Grazie a te a Tatiana Ciobanu e a Gheorghe Vidican ❤

    Liked by 1 persona

  16. annamaria ferramosca Says:

    Certo che le porte sempre si aprono,in terra di poesia. Grazie del passaggio, Elena (per chi non lo sapesse, Gheorghe Vidican è un poeta romeno vivente che, in team con Tatiana d Elena, abbiamo di recente tradotto).

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  17. GHEORGHE VIDICAN Says:

    poezia lui annamaria ferramosca te invaluie cu subtilitatile ei de expresie,te convige de la prima lectura caci merita sa le citesti cu mare atentie,sa le aprofundezi …si apoi vine rasplata:bucuria reveriilor lirice incarcate de sensuri poetice

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  18. antonella Says:

    “con la lingua vorrei solo esultare
    soffrire delle cose sulle cose far luce
    anche feroce — sventagliando laser –
    o velarle le cose di compassione
    coprirle scoprirle interrogarle
    romperle corromperle
    ammalarle infettandomi guarire
    restandomi nella voce — irrimediabili –
    i segni del contagio e della cura”

    e fai esultare, fai luce, sventagli laser, scopri e interroghi, guarisci e curi. molto brava e tutto molto bello e sincero, reale e visionario al contempo. Hai una voce profonda,
    complimenti. un caro saluto antonella

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  19. Annamaria Ferramosca Says:

    “La poesia di Annamaria Ferramosca vi circonda con le sue sottigliezze espressive, alla prima lettura convince che merita leggerla con attenzione, approfondirla … e poi arriva la ricompensa: la gioia di visioni liriche cariche di significati poetici”
    Questa la traduzione dellle generose parole del poeta rumeno Gheorghe Vidican, che ringrazio di cuore per la sua sintonia.

    Liked by 1 persona

  20. Annamaria Ferramosca Says:

    grazie, Antonella, della tua lettura così partecipe.

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