Stefano Guglielmin

by

 

 dalla sezione “Ritratti” della raccolta inedita Ciao, cari.

 

 

 

Gianni Toti

 

 

Oppure il quaternario, squadernarlo. Tenere in mano il topo, il tropo, pregare in torto quiete. Ci si spassiona dell’impolitica tanto da spoetibolarci per il neozotico. Viviamo in tempi zoppi, insomma, in scricchi, scrocchi e frusci di chiavi. Chiaviamo.

 

La blessure inguérissable, l’inguinaia del re pescatore, in antidoto. Che ci sguaina dalle dee moderne. Madri del beer garden zoologico, s’intende. Un disperato monito a riveder le stroppie o la via del bricolage poerotico.

 

 

 

 

Alfredo Giuliani

 

 

Questo merdoso cerchio malato dove l’appeso oscilla. Tutto in cancrena, volge l’opaco in epoca, e stagna dopo la tosatura dell’eden. Gli sfiniti mondigli prada, per dire, o il tremore cardo della lepre: un frammentario gorgo come sintesi impraticabile, una sinossi di tendini e bronchi. E tendìne, da dove sbirciare gli olmi bruciati.

 

 

 

 

Eros Alesi

 

 

Come dura madre, dura linfa, come la linea croma, il jazz, la bamba, come faccia infetta, in liquefazione, come Roma o reticolato, come opera postuma, per FELICE padre di ALESI, suo figlio marcio, come

 

morte che mette un punto, che marcia, morte saetta e tutta corsa, che vent’anni, che esattamente, che l’amaro dalla bocca e la cattiva, che il taglio ombelicale, che noi microbi e infelici, che noi arresi.

 

 

 

 

 

Nota

 

Gianni Toti: poetronico per eccellenza, realista intraverbale, ci ha insegnato la proliferazione del verbo nella sua duplice valenza mortifera e fruttifera, sempre scansando, da buon “poesimista”, le conventicole e la visione lacrimevole del mondo.

 

Alfredo Giuliani: poeta e lucidissimo teorico della neoavanguardia. Coniugò biografia con “riduzione dell’io”, elogio della struttura con batticuore, per quanto “zoppo”. Trovò in Carlo Michelstaedter la via d’uscita dal crocianesimo.

 

Eros Alesi: morire a vent’anni, saltando dal cuore di Roma, avendo scritto tutto il necessario. Leggeva “Mondo Beat”, frequentava la Comune di via Andrea Fulvio e il carcere “Cesare Beccaria”. Amò mamma morfina e la poesia.

 

 

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Una Risposta to “Stefano Guglielmin”

  1. antonella pizzo Says:

    sorprendente Guglielmin! bravo bravo bravo tre volte bravo o ad libitum

    Mi piace

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