Maria Pia Quintavalla

by

 Corleone, II

Compianto in terracotta, III

L’età moderna

 

E’ sorella rinata dalle ceneri,
bisogna che io parli di Fabiana:

rinata là, mi aspetta
nella casa dove ha vissuto il padre,
ha taciuto di lui mi ha accolta –
accucciata a terra poi, Sono qui,
vengo a prenderti, ristorati –
la tua casa e la mia sono nate
qui stesso spazio, sogno lo stesso –
sosteneva i suoi occhi,
prima di morire.

 

Le sue stanze combaciano là sopra
alle altre native
ma hanno sagome aperte più spaziate,
trapezi cerchi
verso i gradi della vita, poi:
quadri, rombi della luce che veleggiano
                                           nell’alto

                                                 

 

*

La notte stanno a schiera (all’erta)
lampioni la punteggiano
sul parco e sostengono l a s e r a.

C’è tepore dove la donna ha procreato
amato e perso i suoi bambini,
una soltanto è viva, i ritratti piccoli
salutano fulgidi ogni giorno.
Lei si alza pigra, ci prepara il caffè
parliamo –
poi stiamo ore a rimirare la beltà
e la luce, in dolce sfondo
esplodono piccole nicchie ombrose
dai cespugli del San Paolo.

*

A notte, garrule chiacchieravamo
del giardino come sue guardiane,
né gli occhi si stancavano,
vagando nella musica i bicchieri.
Sapevo che là sotto, a quel secondo piano,
un bel varco attendeva
propiziando notte, il sonno dei felici:
negli occhi
la sopita infanzia si mostrava.

*

Il mondo era moderno al quarto piano,
come un’era adulta ma più sotto,
era l’antro dei sogni era l’infanzia.
Non era addio ma arrivederci,
a più tardi.
L’amica era la vita e libertà di affetti
adolescenti che ti porta piano,
va lontano, in fiaba eterna
di una piccola me contenta
come entrare e uscire da una porta,
una soltanto q u e l l a,
perché un padre aspetta
al piano che non s’apre più,

aspettava stava.

 

*

Ora il salto dei piani si è smarrito,
l’ascensore scende direttamente
al pian terreno, in un’uscita sola,
nessuno abita né solitario attende
alcuna voce dice,
E’ tardi va’ a dormire, oppure,
Cosa vuoi per pranzo l’indomani.

Alcuno a notte lascia letterine scritte
in uno stampatello di grafia leggera,
messaggi d’amore delicati dove
sentirsi al centro della vita,
non già più in salita ma una mano
che entra nella tua soave, e certa
                                       piano
                                          

*

La popolazione che abita lassù
l’età moderna, oggi è in ospedale
lei non popola tutta la mia notte
ma una parte,
quella dell’oggi di chi scrive e conta:
qui dalla mano tenta
in un soffio rinverdisce cupole, sentieri
giù dalle sue scale, e stelle
            una cartografia leggera

 

suggerisce non più parole umane
ma sole, le minute
di un diario che si annuncia ponte
o epistola, abbandono a cerchi della luce
dove vivere
verso l’impronta di noi due,
                        in amore.

Annunci

Tag:

2 Risposte to “Maria Pia Quintavalla”

  1. leopoldo attolico Says:

    Grazie , sono versi preziosi per contenuti e tecnae . In gamba .

    Mi piace

  2. fattorina1 Says:

    Sono versi dalla struttura raffinata, colti nel contenuto, privi di abbandono alla retorica e alla narrazione, costruiti sul filo della maestria delle parole che germogliano come neo-nate.
    Poesia colta , ripeto: da rileggere.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: