Doris Emilia Bragagnini

by

di Fernando Della Posta:

“Partiamo dal titolo, il neologismo “Oltreverso” ci catapulta immediatamente nella poetica di Doris Emilia Bragagnini, una poetica che assolutamente non si accontenta del già detto, già visto e già intravisto in due millenni e oltre di letteratura storica e nel marasma capillarmente diversificato e in continua tempesta, eppure così anonimamente amorfo, dell’immediatamente contemporaneo. Con uno stile proprio, dotato di fortissima personalità, l’autrice si spinge oltre i canoni precisi di qualsiasi tipo di verso stravolgendo persino il buon senso accettato dai più che dovrebbe regolare il verso libero. Leggendo i versi della Bragagnini, infatti, ci si inoltra in un viaggio senza confini in cui i più disparati accostamenti di parole, sensi e significati spalancano le porte dell’immaginazione del lettore.

Andiamo al sottotitolo: “il latte sulla porta”, un altro chiaro messaggio dell’autrice. La poetica di Doris infatti si muove dal quotidiano per spingersi oltre. Il fatto che si indichi poi, chiaramente, l’oggetto del latte lasciato al mattino sulla porta delle case dai corrieri, scena quotidiana e familiare tipica del cinema e dei telefilm d’oltre oceano, lascia capire come per l’autrice il mondo trascritto nelle sue poesie sia un dono suo e solo suo, in cui si rifugia ogniqualvolta lo sente necessario. Una sorta di regalo lasciato da un angelo custode sconosciuto. Una dimensione sua personale che le permette di sviluppare e donare a sua volta poesia.

Ed è proprio il dialogo con un’entità dai contorni poco definiti che sembra aprire il libro, con la sezione “D’Assonanza”. Un dialogo serrato tra l’autrice e un’entità indefinita e indefinibile, che potrebbe essere qualsiasi cosa: un poeta, un amante, un figlio, un padre, un compagno di vita, la poesia o la vita stessa. Emerge sin da qui, come in tutto il libro, una percezione della vita che incide fino in fondo l’anima dell’autrice: il mio cuore è una pista/ in un mare di ghiaccio/ dove in pattini d’oro/ tu mi solchi e io vivo. Un vivere appieno il quotidiano che non risparmia nemmeno la più intima goccia di energia, come nella poesia “Poeta” e io bevevo palpiti/ stagioni di germogli/ lampare modulanti e/ fiotti di veleno/ per riprodurti immenso/ maestrale del mio volo/ sussurro da ingoiare/(un divenire muto). Un bisogno di rapportarsi incessantemente col mondo esterno per modulare e rimodularsi con un sentire immerso profondamente nella propria funzione. Sentire da cui scaturisce una conoscenza di sé e del mondo fortemente filtrata dall’emozione. Una conoscenza parziale, spezzettata e abbacinata, profondamente incisa dall’istinto e dalla carnalità.

Istinto e carnalità fortemente permeati da una femminilità affermata decisamente e chiaramente, indagata su sé stessa in prima persona in tutte le sue sfaccettature. Nelle poesie della Bragagnini infatti c’è la donna che ama come un’amante passionale: Come faccio adesso io/ a tracciare idee/ pulsazioni di carattere/ o tragitti d’emozione…/ arrivi tu – ed è la fine -, la donna che ama come una madre: Breccia dolce nel ritorno/ resti ostaggio del mio seno/ del respiro che ti manca/ mano aperta, che lo sfiora e la donna ancora bambina: Hai presente una bambina/ con le mani chiuse a pugno/ sui pastelli dietro schiena/ che ti guarda a bocca aperta?. Istinto e carnalità però, che non sono mai gli argomenti principali, ma che piuttosto diventano mezzo di espressione e resa stilistica poetica di altri temi come l’amore, le difficoltà di comunicazione nei rapporti umani, la sofferenza, l’affettività e la poesia stessa.

Uno stile, quello dell’autrice, che, proprio perché fortemente permeato dall’istinto inteso come mezzo stilistico, si rivela particolarmente affine alla fotografia di Tina Modotti (citata all’inizio del libro) e di tutti quei fotografi di recente scoperta, come ad esempio Anke Merzbach o Susan Burnstine. Fotografia fatta di contrasti marcati, ma anche fortemente manipolata in post-produzione con l’intento di accostare gli oggetti più disparati al soggetto predominante della figura femminile. Manipolazioni atte proprio alla ricerca dell’affermazione di una forza espressiva che va oltre la semplice resa poetica della realtà delle forme e delle espressioni. D’altronde l’immagine sembra essere un altro dei principali fili conduttori del libro. Gli aforismi di Tina Modotti e di Rainer Maria Rilke nell’incipit del libro e la foto stampata in copertina, opera dell’autrice stessa, ne sono una prova inconfutabile. Le immagini evocate dai versi inoltre, proprio per i continui capovolgimenti di fronte e di senso legati agli accostamenti di parole più impensabili, che ne fanno una poesia in continuo ed incessante movimento, fanno sconfinare l’opera dalla fotografia al cinema, e più marcatamente sembrano richiamare nel lettore le atmosfere dei film di Alfred Hitchcock, di David Linch o di Stanley Kubrick nelle sue pellicole più oniricamente estreme, dove la predilezione per le scene che creano emozioni forti, forti fino a dare le “vertigini”, la fanno da padrone.
E se c’è appunto una parola che può sintetizzare fedelmente il libro, questa è proprio “vertigine”, parola che indica lo smarrimento che si prova nel momento in cui ci si spinge oltre, ma un oltre a tutto tondo: oltre il quotidiano, oltre l’affettività, oltre il verso, oltre l’immagine, oltre l’arte tradizionalmente intesa e oltre sé stessi.”

                                                                                                                                                   Fernando Della Posta

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oltreverso

.

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Verso Oltreverso

Nel nido più alto
lo squarcio nel cielo
induce al raggiro
che io torni e traduca
il verso oltreverso

Ed appare e ferisce
ma ti salva il lambire
dell’onda bugiarda
di velieri agitati

che torna e ti prende
mi trattiene e mi squassa
il mio cuore è una pista
in un mare di ghiaccio
dove in pattini d’oro
tu mi solchi e io vivo

.
*

Come faccio adesso amore

Come faccio adesso io
a tracciare idee
pulsazioni di carattere
o tragitti d’emozione…

arrivi tu – ed è la fine –

hai presente una bambina
con le mani chiuse a pugno
sui pastelli dietro schiena
che ti guarda a bocca aperta?

.
* *

:
Seguire la tua pista per l’ovunque
dietro strade accarezzate con un dito
– la tua bocca – disegnata nel profilo
mentre irrompi nella mente
danni un angolo d’assurdo
pronto a sgretolare ancora e
la rincorsa sulle scale
per la nostra stanza “illesa”
ridi, ridi e invadi il cuore
mentre sali e chiedi
amore… amore… amore…

.
* *

.
Notti di metallo fuso
di armature sciolte a ritrovare il fiato
nella corsa di una vita in cono d’ombra
dove non ci venne dato di guardarci gli occhi o
stelle, a baluginare sogni
che ora fremono sulla nostra pelle nuda e
sono docili le nostre meraviglie
– esplodono all’unisono –
s’incontrano nell’estasi di questo nuovo mondo

la mia spada è anima, il mio scudo è amore...”
…………………………io mi arrendo, e chi si muove?

.
*

.
Film

Mi pervade questo vuoto di te, ora
così implicito, metamorfosi di un sogno
(misticismo improprio o credere bambino)
quando proseguire contando passi
nel ripetere il tuo nome (all’infinito)
è stato dirmi – tu – chi eri
celebrando il nientenulla muto
come appropriazione debita
a riprodurti dentro senza lembo di confine
nell’appartenermi ancora

Potrei scendere all’inferno non sapessi di trovarti
è che – fino al certo punto – non mi basta

Voglio toccare il fondo di valigie controluce
sapere che all’aperto si spiegano teloni
per il film del nostro ieri
prima fila e denti bianchi
smerigliati dal sapere carne figlia di enne enne
il delirio di un amore che sparpaglia
questi sensi disparati, dove affondi mentre godi
e io muoio sul
………………………….THE END

.
*

diffrazioni d’osservanza (fard à paupière)

non un vuoto contundente, così ampio
da tacermi – il luogo esponenziale è filmico
una ghirlanda d’aglio e fiordalisi morbida nel fiume
e un collo troppo piccolo per sostenere il cappio

sorprende poi di frodo come un letto richiudibile
due ante sulla steppa, il freddo dei natali di ogni giorno
lampadine ciondolate sopra il piatto da cocomero
(se non per questo – me – adesso
o la brina nei campi d’inverno quanto il fiato
avvampare d’incenso, braccia spiegate, all’essere viva)

mi tagliarono la coda, giace lì nel nylon, il colore sbiadito
nero pervinca di notti a venire, nello zoo del Tennessee
….qui tra le stecche di un video su strada filtrano bucce
………………………………………………………..per fard à paupière
– fiori di vetro – a due passi dal mondo, piena una slitta
…………………………………………………………..da riempire galere

*

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Circonduzione di capace (la danza)

Sfuma anche la rabbia parole come stillicidio dei giorni
chiaroveggenze figurate di: vene, slabbramenti agli orli
e silenzio – ombra – vuoto – anima – grumo come
stelle – luna – cattedrali – gabbiani sì, anche loro

mi fanno vomitare
gli spalancamenti sgocciolati, non per voyeurismo di misura
ma nel ventre ripetuto così tanto, oh tanto di tanto in tanto
da perdere diritto di dimora gli organi interni {*femminili*}

Non sei tu che chiamo nei paraggi di una me qualunque
a ogni ora, di ogni giorno – qualunque giorno, di cui penso
non ci sarà più tempo, non ci sarà più modo
di fingerti astrazione scantonando verosimilari versi per asporto

i vagoni sono pieni di giunchiglie trapassate
aghi di pino sotto la vestaglia (in lana di lama) fino al soffitto
non teme coricarsi il fachiro di fiducia e il fianco
il fianco amabilmente sanguina, a ruota di pavone

…inedito. altro Qui

.

 Doris Emilia Bragagnini considera e definisce con queste parole la sua biografia più essenziale:”Nata nel nordest, vive da sempre a due passi da sé, qualche volta v’inciampa e ne scrive”.
Compare con suoi testi in alcune antologie tra cui «Il Giardino dei Poeti» (Ed. Historica), prefazioni per sillogi poetiche, in blog e siti letterari come: Neobar (cui collabora come redattrice), Filosofi Per Caso, Torno Giovedì, Le Vie Poetiche, LibrAria, Il Giardino Dei Poeti, Carte Sensibili, Via Delle Belle Donne, La Poesia e lo Spirito, La Dimora del Tempo Sospeso. Ha partecipato al poemetto collettivo “La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello” e “Un sandalo per Rut” (ed. Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011/2014). Inserita nell’antologia Fragmenta (premio Ulteriora Mirari ed. Smasher, 2011). Menzione d’onore per il testo “claustrofonia” sezione “Una poesia inedita”, premio Lorenzo Montano 2013. Il suo primo libro edito: OLTREVERSO il latte sulla porta, ed. Zona 2012

*

Fernando Della Posta è nato a Pontecorvo e vive e lavora a Roma nel campo dell’Information Technology. Ha scoperto la poesia da pochi anni e come per Pessoa, anche per lui la poesia non è un’ambizione ma una maniera di stare solo. Molti suoi testi sono apparsi sul web, riviste e antologie. E’ redattore del blog di letteratura e poesia Neobar. Ha partecipato con suoi testi al poemetto collettivo “La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito da Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011. La sua prima raccolta di poesie, “L’anno, la notte il viaggio” è nella collana “Le gemme” edita da Progetto Cultura, 2011. Nel 2015 esce con la silloge “Gli aloni del vapore d’inverno” ed. DivinaFollia. Il suo blog personale “L’anno e la notte.poesia”. Il presente articolo ha ricevuto una segnalazione nella sezione saggistica alla seconda edizione del  Premio di letteratura “Ponte Vecchio – Firenze”

 

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3 Risposte to “Doris Emilia Bragagnini”

  1. Doris Emilia Bragagnini Says:

    Vorrei ringraziare Fernando Della Posta, per il lavoro d’attenta osservazione e indagine operato sui miei testi. Dopo averlo conosciuto e apprezzato come poeta, scoprirlo acuto e profondo nel trattare i versi altrui non è stata una sorpresa ma una sostanziosa conferma della sua predisposizione al “mezzo” …

    Un grazie sentito anche a Cristina Bove, per l’ospitalità e tutto quanto vada ad aggiungersi al bagaglio d’arricchimento (umano, poetico, perfino tecnologico…) condiviso in anni d’amicizia e fede comune nella parola.

    Un saluto ai visitatori e lettori di passaggio qui…

    Doris

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  2. Recensione di VersiSfusi a “Oltreverso: il latte sulla porta” di Doris Emilia Bragagnini su Il Giardino dei Poeti. | L'Anno e la Notte.poetry#photos Says:

    […] https://giardinodeipoeti.wordpress.com/2015/06/01/doris-emilia-bragagnini-2/ […]

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