Fabio Ciriachi

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Come si cade

Il giorno in cui s’era sentito male
aveva attraversato il pomeriggio
succo d’arancia la tovaglia a righe
un senso come intero di bellezza
passata (dunque finisce così la
bellezza, con la rassegnazione)
le voci incidevano il silenzio
non gl’importava niente non le amava
più, pensò che se fosse giunta notte
non l’avrebbe ostacolata piuttosto
coccolata anche se con freddezza
poi vide il seno affacciato al décolleté
un tremolio sull’onda dei passi
e ne invidiò le ghiandole obbedienti
– avesse avuto una morbidezza
simile nascosta dentro, magari
nei gesti negli sguardi attorno agli occhi
o nei pensieri nelle decisioni –
avesse concordato con chiarezza
un modo per concludere l’impresa:
poche parole e tutte di peso
pochi silenzi senza impressionare
ma che importanza poteva mai avere
(il corpo estraniato dal dolore
gli parve un movimento di nemici
e non si rese conto che si arrese).

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