Liliana Zinetti

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Sappiamo l’autunno, eppure
scriviamo poesie sulla lamina delle foglie.
Servirebbe un posto dove stare, un piccolo
momento perfetto, una mosca cieca da grandi
con le mani sugli occhi e, tra le dita,
la risata del sole.

Servirebbe non pensare allo scricchiolio
delle cose, al cedimento di ossa e profili.
Vedi, qualcosa passa (ed è già perduto)
senza aver avuto un nome.

Vita che ci regala albe e sogni e oscurità
la ruggine di chiavi che non aprono le porte
e vetri scagliati d’improvviso.

Il ragazzo si è gettato dal terzo piano.

(Un Dio distratto/un’accelerazione di molecole?)

L’hanno portato via a sirene spente
nell’aria chiara di aprile.

Hanno pulito il sangue, tutto
era come prima
solo gli alberi
andavano come pensieri nel vento.

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