Ivano Mugnaini

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Strade

Come se si potesse scarnificare la parola,
irriderla, violentarla e lasciarla lì, occhi
gelidi, incolume, feroce, ancora serena.
Inebriarsene, sfregiarla di carezze di vetro,
senza pagare lo scotto, la ruga che scava
la pelle, lasciandola bella di bellezza ineffabile.
Passarle addosso il peso del corpo e lamiere
squadrate come si fa con l’asfalto, confidando
nella pazienza dell’eterno, l’immutabile.
Ma l’asfalto si squama, si sgretola.
La strada non è la stessa. Lacera, deborda
la rabbia dei pini, affiorano grida di radici.
Passi al mattino nell’abitacolo surriscaldato,
e ride l’operaio del cantiere stradale guardandoti
blaterare tra i denti frasi che si schiantano
sui finestrini. Ride, lui che sa, conosce la consistenza
del bitume, sonda l’amalgama con i piedi,
una danza imparata da bambino, gambe
salde tra i grumi e l’aria, cosparge
cantando la strada al giusto livello, la quantità
ideale. Ride, mentre il cervello si tritura, pasta
farinosa, impalpabile, e prosegui, lento, a un palmo
dalla striscia della mezzeria. Scruti il guard-rail
con la coda dell’occhio lasciando solo un esile
spiraglio al sogno, Il sorpasso, il mare verde
di Castiglioncello, l’urlo di un’onda fulminea,
sole, vivo, abbacinante, sulla strada salmastra
del tutto, del niente.

 

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Una Risposta to “Ivano Mugnaini”

  1. augusto43 Says:

    Sentire “Il sorpasso” come metafora del proprio ineluttabile destino, un po’ come avvenne cinquant’anni fa nel film di Risi, con Gassman e Trintignant , e quasi quasi nella stessa situazione socio-politica di sciattezza ,cialtroneria ,perdita di forma etc., che fin da allora lamentava Italo Calvino. Ma con un enorme differenza, allora si iniziava un cammino verso un futuro radioso , da spremere e godere come un frutto maturo, pur con tutti i limiti di cui sopra , e con canzonette tipo Saint Tropez, Twist di Peppino di Capri, o Guarda come dondolo di Edoardo Vianello, che fanno da sfondo al film; oggi non c’è più niente davanti a noi, il futuro ce lo siamo già giocato ad un gigantesco video-poker mediatico. Siamo tutti in liquidazione, in via di estinzione per consunzione spirituale ancor prima che materiale. E tutto ciò non poteva non essere registrato da un poeta colto raffinato e sensibilissimo come Ivano Mugnaini , che indaga l’assurdo che c’è nelle scene di vita quotidiana .
    “Strade” mi ricorda, fin quasi nei dettagli , la scena finale di quel magnifico film , quando l’auto , la mitica Lancia Aurelia B24, esce di strada e precipita sulle rocce della scogliera toscana, quasi in un silenzio spettrale . S’avverte solo l’urlo senza tempo del mare , con quell’onda immensa di risacca che rifrange sugli scogli , – metà luce di spruzzi d’argento e diamanti , metà ombra e tenebra di morte (…Scruti il guard-rail/ con la coda dell’occhio lasciando solo un esile/ spiraglio al sogno, Il sorpasso, il mare verde/ di Castiglioncello, l’urlo di un’onda fulminea,/ sole, vivo, abbacinante, sulla strada salmastra del tutto, del niente) .
    E’ un film di un simbolismo radicale , una vita da “sorpasso”, un po’ come la poetica del Nostro, che naviga “sull’onda dell’incertezza”, in equilibrio precario, con il mirino della telecamera che inquadra la “forza di suggestione” di un particolare , ascolta la “voce del silenzio” e nella percorrenza di questo “antidestino” che è l’arte , luogo di perfetta libertà, gioca a “sorpassare se stesso” , il senso del tempo, della propria precarietà , del proprio naufragio, del proprio fallimento.

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