Valeria Serofilli

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Dalla prefazione a “VesTali

Una raccolta elegante che ha la pretesa di signifcare e interpretare l’Amore come mero fulcro dell’anima, l’unico sentimento che ci può restituire tutto, o almeno
in parte, quel grande bisogno interiore di sentirsi doppio, con l’altra metà del cielo.
La poetessa Valeria Seroflli sembra approfttare di una vacanza in Grecia per sfoderare tutta la sua potenza immaginifca, il suo sirtaki, la sua voglia di donarsi al caldo grecale dell’isola incantevole, esorcizzando l’apoteosi dei sensi, alla dolce e stringente realtà di un idilliaco sentimento che la prende fno in fondo all’anima.

[…]In questa raccolta l’empatia entra in gioco prepotentemente, descrivendo tempi e luoghi, intervalli e soste.

Tutto evoca un vagheggiamento, una visione onirica che si propaga e dà compattezza alla raccolta, la coagula dentro un presentire amoroso straordinariamente vivo eppure fragile.
L’idillio è palpabile, crea atmosfere e sperdimenti fisici; l’input emotivo vi entra in sintonia, ma cerca anche una via di fuga. L’anima tenta l’imperturbabilità ma è
suo massimo delirante approdo. Una sorta di prodromo dileggio verso quei rari momenti di abbandono è d’obbligo, per ritemprare energie, misurare il turbamento.
La poetessa carica di vitalità e di intrecci semantici anche le più piccole antonomìe con impulsi ed estensioni che ne rafforzano valenza e vitalità, raggiungendo per così dire la Bellezza della forma, entro la panica esplosione delle sue confgurazioni verbali, che infne ne danno pienezza di esiti tra i più felici e realizzati.

Milano 6 dicembre 2014
                                                        ninnj Di Stefano BuSà

 

 

 

 

 

“Penelope”

scriverò sul tuo corpo i miei rimpianti
fra i tuoi capelli neri e bianchi
Ci siamo lasciati e ripresi mille volte
tra infnite voglie
il flo interrotto e saldato è diventato tronco
su cui arrampicarsi:
voglio un cambiamento / una catarsi
sul tuo corpo tracce
del nostro amplesso / miste ad altri odori
di cui non mi spiego il senso
invoco venti che dissipino i tuoi torti / tutti
i ti amo estorti
Tesso e intarsio
di te mai sazia
all’amore, al fuoco di passione
non chiedo verità
tra il limite del sogno e recriminazione.

 

“Quando incontrerò i tuoi occhi”

Quando incontrerò i tuoi occhi
sarà connubio / stasi e Paradiso
sarà che tutto tornerà sorriso
e la mia mente in volo, iconostasi
di territori dall’amore invasi
Quando incontrerò i tuoi occhi
estati d’estasi
per tutti gli inverni trascorsi / senza i tuoi occhi
senza che mi tocchi

Uniti nella distanza / distanti e
più che mai uniti / proprio perché distanti
ma troppo lontana è la Colchide.

 

“Mi riconoscerai”

Mi riconoscerai / indosserò la seta più pregiata e un
mix di essenze:
tarassaco per lenire i tuoi torti, incenso per stordire i
tuoi sensi
papavero per tingere i tuoi consensi

Mi riconoscerai / dalla cicatrice che ti ho lasciato
ancora viva sotto le mie unghie
da quell’ ombra sul dito al posto dell’ anello

e se non mi volgerò al tuo richiamo /
se sarò io a non riconoscerti,
allora per te urgerà indossare la faretra e sconfggere
gli ultimi legami non nostri, per librarti libero
alla mia voce
unendo per sempre quel che il destino
ha osato separare.
Crudele il destino che ci separa in notti come questa
Ma separati solo in parte / dentro di me sei:
ricordo presenza brivido vivo e intenso

 

“Affdo al mare la mia lettera”

ogni volta che la sabbia
rilascerà dell’orma l’impronta della mia attesa
o alta ergerò lo sguardo
oltre il cielo
confondendo con icaro il tuo viaggio / volo
(comunque ritorno)
per ogni volta che la mia mano ha strappato
i capelli per disperazione
così ti giuro:
la tua si dovrà alzare a chiedere perdono o
ad implorare un passaggio per d’itaca il ritorno
Che il viaggio attraverso i mari sia un ritorno
in te / a noi
non un errabondo giro
Ti aspetto sul talamo intagliato nel legno d’ulivo
(ma noi io a dirtelo / tu a ricordarlo)

 

“Se dal cielo”
o forse tornerai
solcando il cielo con spiegate ali
squarciando le nubi con la tua luce e lo farai
quando il cielo comincia a striarsi
per far spazio alla luna
lo capirò dal rosso tramonto
più acceso che mai
che per anni è stato per me
il calore del tuo abbraccio lontano
o dalla rosea alba, con bianchi cavalli
a veicolarmi scalpitìo di cuore
Trasportato da scirocco o dalla schiuma d’egeo
su ali di cera o su vascello,
comunque ti vedrò apparire
e dopo avere incolpato / tutte le colombe dell’universo
per le missive non recapitate
e i futti troppo deboli / per la mia lettera in vetro
infne ti dirò / comunque, bentornato

itaca sarà la nostra aurea prigione.
                  E se non torni / possa io sostituire il mio cuore
                                              con quello di una cerva:
                                  il mio non sopporterebbe tanto dolore

 

“Ho messo il telaio alla fnestra”
Ho messo il telaio alla fnestra
per essere la prima a dirti ben tornato
e tesserò e tesserò ancora
il telaio il mio rifugio
per tenere a freno i Proci
fnchè Ulisse / irretito tra scilla e Cariddi
non sia riconosciuto da argo e dal mio cuore
ma non fermerò il mio passo:
dalla stanza alla sabbia
e poi nel mare
fno a trovarti amore mio
e riportarti a casa
o meglio la nostra casa
sarà dove saremo noi:
comunque una reggia.
                                             Ti ho sposato mille volte
                      e ti amo come una sposa eternamente novella
                                     Torna, per ritrovare i colori all’amore:
                     rosso fuoco per la passione, il rosa della mia pelle
                                    e il blu in cui nuotare in futti di passione
perché dal pianto possano nascere nuovi suoli fertili

                              
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