Vito Panico

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Feisbuc

La tua foto su Facebook rimane.
Non ti vedo che digitalizzata in un ritratto del 20 Gennaio
i tuoi grandi occhi sono pixel sfuocati,
iride a bassa defnizione,
la copertina che ti protegge una montagna soleggiata.
Quo es?
Scorgo i tuoi sorrisi nei mi piace che dai agli amici
basta poggiarci la freccia del mouse
e so a cosa hai dedicato un click,
rubo due dei tuoi pensieri,
so per cosa ti sei digitalmente entusiasmata oggi.
Ma prima ci devo trovare il tuo nome
tra quei pollici all’insù.
Chissà di chi sei amica ora,
chissà se anche tu mi cerchi nel linguaggio HTML.
L’amicizia l’hai tolta prima cosa,
ma non potevi strapparti la faccia da dentro il mio hard disk?
Sono stato io a cancellarti,
eppure eccomi, a sniffare le tue tracce online,
a incupirmi di notte per sogni odorosi di vaniglia.
Dimmi, come si fa a rimanere amanti?
Ti prego, messaggiami, sai che non ho whatsapp,
messaggiami tradizionalmente,
almeno frizionami con un cinguettio di un paio di battute!
Avrei dovuto mettere ‘impegnato’ sin da subito,
credere al profumo reale dei tuoi capelli.
Avrei voluto essere concreto
cemento concreto
farti ridere
farti da mangiare
mangiare risate insieme.
So che ti piacciono gli edifici eco-sostenibili,
so che vorresti più soldi per i ricercatori,
che hai trascorso il weekend in montagna, due mesi fa,
giacché non ho accesso a nuove foto.
So che hai stretto contatti, stretto contatti,
come se si fa con una mano o una guancia.

Cosa hai sognato stanotte,
hai dormito il sonno dei bambini
o quello rarefatto dei grandi?
Hai bevuto solo grappa trentina negli ultimi ventotto giorni?
Scendendo dall’autobus ai piedi di quelle montagne,
hai avuto pensieri vuoti o pieni?
Hai visto fatti illuminati o foschie nei volti?
La strada era dritta o corta?
La spesa pesava più della giornata?
Soprattutto, a chi hai concesso sorrisi in carne ed ossa,
a chi hai stretto mani,
per chi si è assottigliata la tua voce?
Sei tornata indietro?
Agli amori di anni fa?
Lo hai fatto con un messaggio di testo?
Ironico o impiegatizio?
Conoscendoti so che sorriderai quasi sempre.
Queste strade attendono il tuo ritorno.
Lecce e il territorio sono a disposizione.
Ho la sensazione che queste parole non servano,
come l’acqua calda in Agosto,
non le leggerai- o forse si 😉 – perché è meglio sorridere.
Oppure, più semplicemente,
potrei uscire, inalare la terra,
puntare il mandorlo giù in fondo e correre, correre.
Nei campi ci sono molti sassi oggi, vorrei evitarli,
rimanere alto sui muretti,
tra gli oleandri e i noci,
vorrei che tu vedessi lo stesso mio verde.

Oggi il cielo mi ricorda Amsterdam
nei cui ufci eri diventata mia moglie.
Questa stasi mi sta uccidendo, come fai tu?
Vorrei essere un ingegnere, vorrei vivere a Kinshasa.
Partorire.

Abbiamo quarantuno amici in comune
e nessuno di questi siamo noi due.
Profumo d’abete,
Io vedo,
ovunque tu sia.

N.B.
Gli amori che ho fallito
sono bandiere di una geografa sentimentale
con passaporti stranieri, accenti, pelli e ossa
di spessore.
Per occhi hanno nocciole,
capelli d’angelo, parrucche di iuta.
In comune hanno il sapore d’occasione mancata.
Gli amori li fallisco dopo un anno
mi squalificano per ritiro
a volte non mi presento e perdo a tavolino
vi sono svariati inviti a riprendere il gioco
ma alla fine le parti cedono per sfinimento.
Colleziono amori falliti dall’età della placenta.

                              

Mia zia e dintorni

Un lungo tornante sulla schiena
cammina
nel freddo della sua caverna
tra le foto dei suoi cari guardiani di castità,
nei giorni festivi come in quelli feriali.
L’agenda prevede cimitero martedì,
legumi il lunedì, messa la sera, orto di mattina,
panni sporchi a volontà.
Ai compleanni regala zucchero e caffè qualità oro.

È sera e secolari ceppi d’ulivo
la tengono calda se a parlare
è il vapore dei tempi trascorsi a infilare tabacco,
nuvole di memoria messe a seccare
sui telai,
eco dei figli mai stati.

Per fortuna c’è la pensione di alcune centinaia,
– dico euro non lire –
che la spending review ha voluto decurtare
e ho provato a spiegarle che anche lei doveva contribuire
e che era tutta una questione di spread
ma credo d’aver parlato invano.
Lo spread, il vino rosso, il toscanello.

Afferma d’essere stata bella,
-non lo diresti oggi-
ma, avendo perso l’attimo giusto,
intorno ai ventidue rimase singol e felice.
Oggi, insieme alle sue ossa,
custodisce il letto nuziale dei suoi padri
come un rapper custodisce le sue collane d’oro
o la nozione di una natica ritmata.

Fu lei a iniziarci al nascondino,
pane e pomodoro permettendo,
e dove ti nascondevi?
nelle corti, sulle terrazze,
nei vicoli bui odoranti di legna umida,
ma più spesso nei pensieri offesi delle persone
in quelli mai formati, nella pubertà,
dove nessuno poteva trovarti
ché non osava guardare,
ché piuttosto avrebbe contato all’infinito.

                                

Notte bianca

La furia della tv
oltre la porta sprangata
ti smette d’esistere
io di saperti mia.

Nel suono ucciso dal legno,
sancita la nuova assenza,
negli oleandri testimoni
sboccia l’ultima grazia.

Non so se è sole o luna
le tue mani o le mie
il vento dalla brezza
se le vie sterrate
o le mansuete asperità
delle serre.
In questa notte bianca
o le parole o la sordità.

 

Affittasi

Un millepiedi risale i vicoli di terra cotta
lento contro una morte facile.
Nell’orbita della ginestra
sui fori gialli
reduci da feste tempestose
api.

Ci sono sempre variazioni di blu e verde nel mare di fronte
La casa lo sa e rimane placida,
tra poco tutto passerà di mano.

                               

Madre

Mia madre è una lunga passeggiata piana
che evita gli scogli di mare
e s’insinua nelle fessure muschiose dei muretti a secco.
Spine di rosa dalla bocca
rilasciano un denso polline
di melanzana e fnocchi
che scoraggia il rancore.

Sfortuna l’attanaglia come zanzara d’Equatore
e il prurito l’abbatte
ma non si vedono bolle sulla sua pelle,
solo gocce di succo d’oliva.
Mia madre cammina per lunghi decenni
e non si ferma mai,
è il suo modo di grattarsi.

                          

He-Man

Inginocchiato sul tappeto
nelle mani giunte porto monete preziose,
basteranno per He-Man?
Scuote il capo spingendomi ancora una volta
verso la fessura d’oro del salvadanaio.

Insopportabili guaiti fuoriescono
se con la lama sfilo
il rame dall’intestino del porcellino.
E giù sei pezzi da cinquecento lire
nel mio palmo concavo.
He-Man s’avvicina.
Ora pendono mille lire dal suino di creta
sventrato, Lui-Uomo, conio e muscolo,
e le mani di nuovo giunte chiedono
‘Basteranno?’

Una notte torna a casa con He-Man in tasca,
posa le chiavi sulla credenza
e sfila il cappotto con un coltello,
poi cade sulla poltrona esausto.
Mai lavorerò in una banca,
sfilare denaro ai porcellini
è ciò che farò.

                             

Ante Facebook

A Santorini Javier mi nominò suo Sancho Panza,
insieme battemmo vulcani al gioco dei fuochi
e bevemmo l’acqua rossa delle spiagge sulfuree.

Non più vergini, le sue dame uruguaiane
mi sorrisero sempre, di notte, a pranzo,
in cima ai tramonti di Oìa
e nelle loro bocche era l’Occidente annegato dall’Egeo.

Dopo Cnosso si fece tutti ritorno ai palazzi
ma non prima di bere l’ultimo mate insieme
che fu concesso a me di preparare.

Per milioni di minuti avevo ignorato
cosa ne poteva essere stato di lui,
fnché, l’altro ieri,
Dio sia ringraziato!
non ci sono diventato amico su Facebook.

 

tratte da “Chiamata a carico”

 

Vito Panico dice di sé:

‘Chiamata a carico’, Ed. Esperidi, Dicembre 2014,  è la mia prima raccolta; ha vinto il terzo premio al Premio Internazionale ‘Alda Merini’ di Brunate 2015. Alcune poesie della raccolta sono state finaliste in altri concorsi.

Tra il 2004 e il 2012 ho vissuto in Irlanda e Inghilterra.

Da due anni insegno inglese a Latina e da alcuni mesi curo la rubrica ‘Tre pregi e un difetto’ per la rivista di poesia online Versante Ripido.

Tra i miei interessi il teatro e i racconti brevi.

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5 Risposte to “Vito Panico”

  1. cristina bove Says:

    benvenuto, Vito!

    Mi piace

  2. tramedipensieri Says:

    …a fine lettura il termine, solo unico che mi sovviene è “freschezza”…una ventata d’aria, un respiro..

    molto belle e buon cammino a Vito
    grazie Cristina per la presentazione

    ciao
    .marta

    Liked by 2 people

  3. Thomas Says:

    Se il segno che cerchi è puramente

    Mi piace

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