Maria Carmen Lama

by

Carmen Lama

 

 

È poeta soltanto
                         
                         
Non tutte le ciambelle
riescono col buco:
in questo brutto detto
c’è un po’ di verità
come quando si dice:
Non ogni parto buono
genera figli sani.

Così il poeta
non se ne faccia un cruccio
se mentre viaggia dentro le parole
ne trova alcune sfatte,
sfiorite, sfarinate
e non crea poesia,
ma acerbo frutto.
Se ha sabbia tra le dita
può scegliere – se vuole:
lasciarla scivolare
e tornare al suo nulla
o, bagnandola,
farne effimero castello.

Con le parole il gioco
è ancora più complesso.
Quando il poeta crede
d’averne colto un senso
stabile, duraturo, forse eterno,
la cosa significata
è già cambiata.

Lo sa il poeta
che si muove spesso
su una sottile linea di confine?
Viaggia tra il nulla
che vuole esser cosa
e l’essere che ricade già nel nulla.

È poeta soltanto
quel demiurgo
che in un baluginio
raccoglie un mondo,
che vive come in bilico,
sospeso, per afferrare
le parole in volo,
ma che sa anche
e sente chiaramente,
nell’oscillante gioco
dell’approssimazione,
il suo continuo rischio
di caduta.

Ma fino a che lo sosterrà
uno sguardo poetico sul mondo,
la sua ricerca non avrà mai fine,
perché in poesia non c’è una meta.

                                                                              

Dolceamaro

Negli occhi il mare
in lacrime di gioia

il cuore si riempie
si gonfia come un’onda

e mi sazia quest’immenso
dolceamaro.

 

 

Il silenzio, talvolta
Il silenzio, talvolta,
è un gravitare di parole
nel vento della sera,
un accendere fuochi a precipizio,
cauterio di ferite
che più sono invisibili
più bruciano
lasciando riverberi
in cieli di smeraldo.

 

 

Si sta

Si sta
come d’estate
le barche a Giethoorn!

 

 

Piegheremmo anche in quattro
Piegheremmo anche in quattro
tante risate vere
quelle che ci ri_piegano sui fianchi
e ci tolgono il fiato
(o vuoi il respiro?)
mentre parliamo dell’infantilismo
di certi raccontini per bambini
che nemmeno i bambini….!

E dire che ci siamo divertite
alle pareti della nostra casa
non serve -già!-
ché anche le pareti ridevano
e ridevano e ridevano
ché a memoria conoscono i ritratti
delle luci
ma più ancora del buio
de_(lle)_menti

_

                        

__________________________

                               

                            

Dedicate a un’amica
                                   

                                       

Se non ci fosse l’aria
e il tuo respiro
se il tempo fosse immobile
se non avesse voce il vento
se uno spazio minuto
non accogliesse
il pianto e il riso
di un’anima bambina –

o… se non ci fosse …

dove starebbe il senso
d’ogni cosa?
                                   
                          

Fiammeggia

Fiammeggia metà_fisica dei quanti
e c’è chi padroneggia infinitesimi
dei tanti dentro un vortice che ondeggia
ed è subito sera che dardeggia

inaspriranno i cirimolli acquatici
nel bel mezzo d’anseriformi asfittici
                       
                            
                            
Per dipanare enigmi
                       

Come s’appoggia ad una balaustra
una malinconia oppure un pianto
così ci affacciavamo su un sentiero
che portava soltanto verso il nulla
e ci scommettevamo una visiera
di cappellino, d’aria e di minuti,
che saremmo arrivati in men che niente

non sapevamo dove, e tuttavia
si muovevano i piedi, non il corpo,
e annaspavamo intorno a un labirinto
che ci riproponeva un filo e Arianna
e un maxitauro vestito d’amaranto

e il labirinto non aveva vie, soltanto
un’apertura chiusa in alto, per sorvolare
intimamente un sogno
e rifare a memoria
indizi di memoria

è che a volte dal nulla nasce cosa
che mai t’aspetteresti e non comprendi
ma qualche cosa è lì che affiora piano
dal labirinto della tua memoria
o dai sentieri inviolabili
del nulla
per dipanare enigmi
sospesi sugli abissi più profondi
                                     
                             
                             

Palpiti in superficie
                                
                               
Palpiti in superficie a punta-spilli
allineati desideri e sogni

– ma di che? ma di chi?-

tempura al ristorante au trompe l’oeil
come un incartamento di destino
– o fosse il tempo che sempre m’inganna? –

Appare un mondo che non riconosci
e il ciglio è doppio sulla carreggiata.

Ma al fondo al fondo cosa vedi, amica?

Non ho mai scandagliato, veramente…
– fosse paura o eccessivo fermento
o distrazione o tormento!? benché… –

Se penso a quell’immagine che penso
mi turba un po’ sapermi stereoscopica
anima, mente e…
chissà se anche il corpo!?

Oh, taci, taci! E ascolta il tempo, ascolta.
Fluisce nelle vene e disincanta
e ancora inganna. Ma sarà per poco.

Se guardi nel profondo, con amore,
quell’essere scoperto ti sorprende
e palpiti discendono
discendono…
sussulti all’unisono si fondono
onde increspano superficie e fondo
lo sguardo che si staglia sullo sfondo
e di dolcezza investe il tuo domani.

 

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