Paola Cingolani

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Paola Cingolani ha la peculiarità di scrivere con forza e chiarezza il suo mondo interiore.
Nei suoi testi affiora l’autenticità di chi la poesia l’ha assimilata e amata, l’ha fatta propria e riversata nella scrittura come un retaggio di pensiero che tutto abbraccia.
Un “ermo colle” dal quale osserva tutto ciò che accade e lo trasforma in versi di grande impatto emotivo.
C’è un senso epico della vita, quasi una richiesta di spiegazione divina all’esistenza, pur sapendo che le domande non saranno evase.
Vive il suo essere donna e poeta con fierezza, con la consapevolezza di chi sa che, oltre la bellezza, esiste anche il lato oscuro in ogni cosa, ma lo disvela, trasformandolo in un lirismo vitale, privo di formalismi, essenziale nella sua espressività.
La sua poesia assomiglia talvolta a un dialogare tra più anime, menti che annotano sé stesse nella costante necessità di approfondire il senso della vita. E l’oltre.

                                                                                                                                         cb

                                 

         

 Basta: è tempo

Basta appena un gesto
solo un piccolo gesto
chè si eviti un guasto.

Ci vuole assai poco
un nonnulla _appena_
fà la differenza piena.

S’è il tutto a mancare
persino ogni senso
scade l’umana logica.

Basta: è tempo.

Non ho vuoti da rendere
né nulla da pretendere
senza volere inutile dare.

Non si vive stallando
sospesi
arresi
no, basta, è tutto finito
neppure conta chi ha capito.

Per fare la differenza
la realtà vuole
una minima sostanza.

Dal mondo all’io
– dall’io al mondo
è un viaggio
universale:
andata difficile
ritorno anche
ma da farsi.
È l’inversione
delle proporzioni
note
è altra grandezza
indefinita.

Essere umani
è discutere tutto
rivalutare le cose
sapersi reinventare
cercare – almeno
di guardarsi.
Essere umani
per scegliere
una strada
dopo l’altra

poi – camminare
senza le tracce.
Essere umani
è fregarsene
del tempo andato
scrutando oltre
ignorare – per scelta
verità vetuste.

Forse è vera solo la poesia
_smussa le parole modellandole_
proprio come i millenni fanno
con le pietre
o come il mare che erode le coste
e le scogliere
inesorabilmente
queste sono le mie spiagge
_ la nostra terra di mezzo_
c’’è ogni cosa
ci sono tutti gli elementi-
il tempo dona loro voci
a noi il compito d’ascoltarle
potendole decriptare
riuscendo a tradurle
“nell’esperanto dell’anima”

Fra Scilla e Cariddi

Soprav-vivendo
ho capitalizzato domande
ho osservato l’umanità
e cos’è l’uomo? mi sono chiesta
un essere miope
_ché non sempre vede_
un individuo dissociato
_ché deforma la realtà_
una persona schizofrenica
_ché un po’ odia e un po’ ama_

in bilico costante
fra bene e male
ambisce a passeggiare
_immune_
fra Scilla e Cariddi
e ancora si perde
dopo tempi biblici
il vate ha più ragione
d’ogni geolocalizzazione
l’umanità è impazzita
colta da frenesie
che illudono sulla vita
cresce la depressione
in proporzione
al calo di sopportazione
noi soprav-viviamo
d’istanti distanti e distinti
infiniti punti sulla retta spaziotemporale
bosoni e fotoni proiettati nell’universo mondo
con l’assurda pretesa
di mappare un destino ignoto e superiore
lìambizione induce al compromesso
ignobile _letale_
assoluta-mente non geniale
ci mancano le parole giuste
siamo ormai privi di tutto
e-le-menti stallano
senza più riferi-menti

L’assenza

L’assenza non manca: le devo piacere, non m’abbandona.
Non mi lascia mai – sì che la chiamano as-senza –
ma, onestamente, non saprei dire come si vive senza.
L’assenza è mancanza che non manca
e non mi è mai mancata nell’esistenza.
L’assenza, io, la posso analizzare – con precisione chirurgica –
così come la posso distintamente vedere e raccontare.
L’assenza ha pure il suo colore e infinite sfumature,
la posso disegnare: è viola, è come la mia faccia da sola.
Fra passato e presente riesco a declinarla con coerenza,
ridotta ai minimi termini resta una desinenza,
l’essenza dell’assenza – in relazione al tutto – resta il senza.
Mancai, è vero, da imperfetta mancavo, così pure manco e
– nella certezza dell’incerto futuro – mancherò.
Non m’è consolazione una futura as-senza in comunione
– non sarebbe più neanche assenza –
e, persino di lei, resterei senza.

Primi soffi di maestrale
Il maestrale sibila
gonfiando la schiuma delle onde.
Vecchie nasse strappate
sbattono sulla battigia
intanto la capitana cammina
fischiando in faccia al vento.
***
Strani tonfi e suoni buffi
come sugheri nell’acqua
provocano quello sciabordio.
A tratti s’odono appena
a tratti stridono forte
in un crescendo rossiniano.
***
La capitana continua
si porta le mani al viso
si scosta i capelli ricci
scruta l’orizzonte.
Sorride e respira a fondo
s’inebria di sale
se ne impregna la mente.
***
Qualche gabbiano la segue
restando a debita distanza
incuriosito e spaurito.

Se il vuoto
– che mi attraversa
su commissione –
potesse uccidere,
incarnerei il miracolo
della resurrezione.
Ma è la mancanza
il vero demone
dell’umanità,
la sola che
può affogare.
Quando ritorni tu
– che non sei

un eroe epico –
lo dovresti capire.

Apprendo di non esistere
– se non come fossi
il vuoto cosmico –
agli occhi di chi ha ricevuto
la mia considerazione
così m’adeguo.
Adesso risiedo nella distanza
e ancora vi risiederò domani.
Il niente è la punizione peggiore.
Annichilita dal nulla
mi sono spostata altrove.
Ch’io sia colpevole
involontariamente
di credito immeritato?
Può darsi – anzi – lo sono.
Lo ho ripreso
come lo avevo dato.

Dovrebbe esistere un deus ex machina
– farebbe molto comodo un lieto fine –
ma non c’è, così, volenti e dolenti, orfani
della divinità che ci libera dai mali amen,
saremmo anche tenuti a capire cos’è la vita.
Dovrebbero darci almeno le istruzioni per l’;uso
– sapremmo come organizzarci minimamente –
ma non ci sono, così, imbranati e convinti,
ci sforziamo di muoverci come gli autodidatti,
riusciamo a fare la cosa giusta quasi per caso,
sbagliamo da professionisti senza mai capirlo.
Forse – il mitico deus ex machina – sapeva già di noi
– non volendo essere anche lui dolente e perdente –
ci ha scartati a priori, per non confondersi affatto,
perchè l’umanità, un lieto fine, lo contaminerebbe.

 

Paola Cingolani dice di sé:
Sono nata e risiedo a Porto Potenza Picena. Amo la poesia, ho un blog con uno pseudonimo, sempre con uno pseudonimo ho vinto un concorso di poesia nazionale.
Col mio nome, invece, sono fiera di aver vinto #semprecaromifu (scelta di versi e immagini su Leopardi, promosso dall’Unesco).
Tengo una rubrica su @Libreriamo blog dove mi occupo di poesia.
In rete – su Twitter – ho lanciato tanti hashtag letterari e collezionato infinite tendenze.

 

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4 Risposte to “Paola Cingolani”

  1. cristina bove Says:

    Benvenuta in questo Giardino!
    è bello che tu ne faccia parte.

    Piace a 1 persona

  2. lementelettriche Says:

    Grazie, a te che sei la mia ispiratrice.
    A chi m’accompagna senza sgambetti e a chi tende una mano, sempre e comunque.
    Grazie alla mia volontà di trarre poesia persino dal nulla: dev’esserci – anzi c’è – perché essa risiede negli occhi di chi osserva il mondo circostante con spirito vivo.

    Paola

    Piace a 1 persona

  3. paraboschi luigi Says:

    una penna che cerca di capire l’universo ed il suo mistero grande, specie quello di ogni uomo. ” as-senza ” è molto interessante ma anche le altre. complimenti

    Piace a 3 people

  4. lementelettriche Says:

    Grazie paraboschi luigi

    Mi piace

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