Luciana Riommi

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Me-
non è pietra, non è sasso

so che non è pietra, non è sasso
sento che batte, anche se un po’ incostante,
tra costole e altre ossa già invecchiate
comunque batte la sua vitalità,
ma non lo chiamo cuore,
la rima troppo facile è amore
e troppo spesso è la banalità.

 

come se poi la vita la sapesse il corpo,
teatro di pulsioni a metà strada
tra l’obbligo d’istinto  – che non sa –
e la coscienza  – un’ombra.
o la sapesse, la vita, quel teatrino
che ha già assegnato i ruoli alle comparse,
interpreti perfetti del copione
che non dà margine a nessuna libertà.
che a sapere della vita sia soltanto la passione?
ma lì, tra patimento e godimento
c’è sempre confusione.
per me pensavo al gusto d’incontrare,
semplicemente dire: io sono viva, e tu?

 

interferenza

mi vorrei scusare
di questa fastidiosa interferenza.
lo so, come si fa a sognare?

poi, penso a chi è dannato a godersela,
la vita,
come un’ossessione.

 

dell’amore

farle seccare al sole
o scuoterle nel vento di libeccio
quelle parole ancora intrise d’emozione
che sono poco adatte
a un argomento serio, un po’ severo.
dunque, solo parole asciutte
per dire dell’amore.

 

per sottrazione

no, non lo aggiorno il corso della vita
con titoli di merito o prestigio
per dire io chi sono
– e mi racconto tutta un’altra storia
la narrazione breve
del tratto già trascorso
fino a qui
sempre per sottrazione:
sottrarsi
all’arroganza
di ogni definizione.

 

credo di aver già detto

credo di aver già detto questi occhi
la fissità del grigio
e l’altalena
questa così uniforme oscillazione
che disimparano a toccare terra
– i piedi –   a coordinare
asimmetrie che sono sempre state
e adesso diseguali.
ma il segreto mi resta nelle scarpe
con i dati  (in)sensibili
a norme deliranti.

 

Foliage

e adesso inizia la stagione del foliage.
quando cadranno
suggerirei di farne una composta naturale
coi torsoli di mela e gli altri avanzi:
è un buon fertilizzante del terriccio
oltre a pacciame per l’inverno che verrà.
qui non si butta niente, neanche le foglie morte
tanto care a giardinieri e chansonnier.

 

se domani sarà vento forte

niente da dire
e adesso questo lugubre silenzio.
lugubre non per me
perché mi piace se nessuno parla.
mi piace sia il silenzio a dirmi quand’è ora
di ripensare una possibile parola,
una parola possibile da dire
se domani sarà vento forte
e pioggia, e se cadranno rami.
sai, questi alberi vecchi di cent’anni
che quando è vento forte vanno giù
lì, sul viale, davanti alla bocciofila del centro anziani,
dove passare a piedi
per andare a prendersi un cornetto col caffè.
dicevo, anzi tacevo,
che sarà sempre troppo poco il tempo, la durata
di questo rifiatare,
e allora come faccio a sprecarlo per dormire?

 

per la durata della vita

per la durata della vita
tra queste quattro mura, o tre
se una parete su quattro ci dispone
a ripensare cosa ci condanna
a questa vista comune a tutti noi.
qui siamo tutti ergastolani
e davvero non vorrei nessuna grazia
né uno sconto di pena da scontare
fuori dai miei confini angusti :
solo qui posso ancora immaginare, se mi va,
che il finire non finisca mai.

 

 

Luciana Riommi
Nata a Roma nel 1945, appena finito lo sfacelo, in prossimità delle 14.000 tonnellate della cupola di S. Pietro e all’ombra delle colonne del Bernini. Dal balcone anche il palazzo del famigerato Sant’Uffizio, da cui i ragazzini che giocavano per strada lo vedevano uscire – “c’è er papa, er papa!” – tutto bianco, segaligno,  nel  macchinone nero. Roba pesante, ché anche il mondo era ancora in bianco e nero e un po’ di grigio. Ma intorno all’obelisco egizio c’erano, e credo ci siano ancora, non so se oggi praticabili, quei bellissimi “colonnetti” fatti apposta per il salto alla cavallina, dove piccoli teppisti sfidavano, agili e leggeri, anche la forza di gravità. La stessa forza di gravità che più tardi, nel tardo pomeriggio, la immobilizzava sul suo letto a leggere, leggere, leggere: l’altra sua passione a partire dai sei anni.

Già schizoide fin da allora, ma questo davvero non ha fatto danni, come non fa danno essere vecchi se significa aver vissuto oltre dieci anni prima che nelle case entrassero televisione, e poi tablet, smartphone, whatsapp. Resta fuori dall’elenco degli orrori il pc, anzi il mac, perché il suo avvento ha reso più agevole il lavoro (il secondo lavoro) di chi ha tradotto circa 60 libri, iniziando con la macchina da scrivere (quando ancora non era elettrica), i calli sulle dita, e litri di bianchetto.

Intanto il viaggio nel profondo, dentro di sé e, dopo la formazione analitica, nella vita di altri. Un viaggio che continua. Lungo tutto il percorso altri interessi, incontri, amicizie preziose. Alcune hanno portato con sé parole di poesia.

Da parte sua è consapevole di non scrivere “poesia” e per questo preferisce chiamare “pensieri inversi” le riflessioni in forma breve che trascrive sul suo blog personale
leggere riflettere scrivere 

alcune delle quali ospitate anche in volumi collettivi:

  1. Baldaccini, A. Pasterius, L. Riommi,  3 d’union. aforismi, poesie, racconti, Fermenti editrice, 2013.

AA.VV., Umafeminità, Cento poet* per un’innovazione linguistico-etica, a cura di Nadia Cavalera, Edizioni Joker, 2014.
AA.VV., Dentro spazi di rarità, Antologia Nuovi Fermenti Poesia – 9, con introduzione e note critiche di Donato Di Stasi, Fermenti editrice, 2015.

sulla rivista online L’EstroVerso e sulla rivista Fermenti (n. 242, 2014);

e sui blog:
Il Giardino dei poeti, 2012, 2014
Neobar, 2013
Il blog di Miglieruolo.

E alcune riflessioni in forma più articolata:

“Analisi e tempo”, Rivista di psicologia analitica, 1989.
“La tecnica junghiana”, con M. Pignatelli, in Trattato di psicologia analitica, UTET, 1992.
“Il deserto dei libri”, Rivista Fermenti, n. 238, 2012.
“A proposito dell’amore”, L’EstroVerso, luglio 2013.
“Forme del disagio”, L’EstroVerso, n. 3/2014.

 

 

 

 

 

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6 Risposte to “Luciana Riommi”

  1. lallaerre Says:

    Grazie, Cristina, per ospitarmi ancora nel tuo giardino!

    Piace a 1 persona

  2. lallaerre Says:

    L’ha ribloggato su leggere riflettere scriveree ha commentato:

    Oggi sono qui, nel “Giardino” di Cristina Bove.
    Grazie-

    Piace a 1 persona

  3. cristina bove Says:

    sono felice che tu ci sia 🙂

    Piace a 1 persona

  4. Anna Maria Curci Says:

    Una poesia che seguo da tempo e che amo molto, quella di Luciana Riommi. Pone interrogativi all’umano nel tempo e nei luoghi – la coscienza e ciò che chiamiamo cuore con le sue intermittenze – e vivifica strumenti che altri lasciano (colpevolmente, direi) in disuso. Una poesia che sa rendere preziosa (finalmente!) la sottrazione, anche intesa come sottrarsi, per poter rendere più desti i sensi alla parola vera, al vociare dei momenti inevitabilmente caduchi. Ripercorro questi testi con riconoscenza nei confronti di Luciana Riommi, che li ha scritti, e di Cristina Bove, che li propone a noi nel suo Giardino.

    Piace a 2 people

  5. lallaerre Says:

    Sinceramente non so se quello che scrivo è davvero poesia, perché neanche so che cosa sia la poesia, ma questo per me importa poco. Non ho difficoltà a dire che mi ha commosso profondamente la lettura sensibile di Anna Maria Curci, che mi ha fatto sentire riconosciuta nei miei valori, nelle mie riflessioni, nei miei sentimenti, in quello che cerco di tradurre in parole, sempre con onestà, se non con perizia.
    E questo è un dono prezioso, carissime Anna Maria e Cristina, di cui vi sono infinitamente grata.

    Il mio ringraziamento anche a coloro che sono venuti a leggere e hanno lasciato un segno della loro gradita presenza.

    Mi piace

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