Flavio Natale

by

flavionatale

Vespe

Vorrei ritirarmi
dentro una siepe
dove le vespe lavorano le case,
dove la luce non è che lucore,
e riposare
in un ordinato simmetrico scambiarsi
di voli,
abbandonare il mondo, di fuori,
al suo ronzio ininterrotto.

 

Moltitudini

Moltitudini
di ritorno dal sale,
da sieste, da creme,
cocomeri, bruciature,
sono stipate
sul treno del rientro, direzione
centro città.
Cappelli tondi lillà,
maglie sgargianti, orpelli,
abbronzature Nivea dipinte
sulle epidermidi.
Ma nel vagone Atac
una ragazza fa luce
tra l’afa che scoppietta e il sudore,
capelli biondi, caschetto.
E’ gialla girasole.
Esce alla terza stazione
e anche un ragazzo,
smilzo, introverso, due porte più in là,
sguardo a terra, fa
un passo alla luce.
Lui è blu anemone.
I loro colori s’abbracciano,
al tornello,
mischiati poi
davanti l’uscita.
Sono scesi entrambi
alla giusta fermata:
verde.
Creme

Ti toccavo le mani,
ossute e contrite, curate
con creme Erbolario,
assetate come un cane
al guinzaglio. Asciutte
e a brandelli, erano
l’arteria del quartiere,
a faglie. I medici a stento
li lasciavi parlare.
Oggi ti sfioro
in uno spacco di mare,
dove il contatto è breve:
sale e granelli.

 

 

Nighthawks

Sul bordo del bancone, al fondo
una palma,
si poggia sottovoce,
tra gli scrosci dei lavapiatti,
un brusio di miscele.
“La corretta razione
per un Martini
è Gin e Vermouth, sei – uno” dice.

Tintinnano i bicchieri di Boemia,
a festa.

Aumenta la notte, si fa molle,
e inghiotte il bar
come un blob.
Resiste una luce. Un falco
afferra il locale,
e lo strappa da terra.
Chiude. M’immergo
ubriaco nel buio.

 

 

Mattatoio mattutino

Mattatoio mattutino
di sterminate teste che aggrappate coi denti
a spranghe nel treno
sembriamo bestie, tintinnanti carcasse
inchiodate a uncini di ferro
dirette al macello.
Il macello attende alla fine del rullo
così come il treno su binari a corsa finita:

e questo tremendo tornello
noi tutti prendiamo per vita.

 

 

Colli

In una notte senza stelle
annegata nel buio, nero,
dove non s’intravede nulla
a un palmo di mano
al di là di qualche pensiero, crespo
e immobile,
io sperimento
la solitudine felice.
La sento
bella
come i colli distesi davanti,
gobbi giganti travestiti truccati
decorati da collane di luci
forse
sono queste le strade sterrate
dove Tu mi conduci.

Un gatto si blocca davanti ai portici
illuminati da fari straziati dall’uso,
e si torce solitario tra angoli
e frammenti di campi.
Questo è il silenzio
che porta con sé
tutte le parole che ho davanti,
questo è il silenzio
che io tengo, chiuso,
solo per me.

 

Canale

Siamo bottiglie buttate sulle sponde
di un canale, rotte,
che guardano attonite
l’acqua che scorre.
Qualcuna si scuote,
e di scatto da immobile
si prova a tuffare:
il risultato è soltanto inquinare
e quasi mai si raggiunge la foce.

 

 

Ponte

A Giorgio Caproni

Le scale di Genova tua, Giorgio,
sono sbeccate, incrinate
da un piccolo spacco
a cui ha seguito uno, e un altro, e uno
ancora, ramoscello fiorito
in ramo, e fronda.
E giù.
Ha fatto somma
di lamiere e tetti,
auto, genti centrifugate
in una gromma
di bitume e carne.
Non si sente per le strade
odore di iodio e sale,
ma puzzo di gas,
la nebbia tutt’acqua sbuffata,
e una nuova nube, farinosa,
da guerra.
Pochi ce l’hanno fatta:
uno ha avvertito la scossa
come un fischio, stridente ferraglia,
un altro, camionista, ha assistito
allo strazio su un palco, un terzo,
portiere in promozione, è spiccato
nell’aria per qualche secondo
per atterrare indenne.
Ma altri no: vivevano a rate
sotto un ponte, globo di cavi
e filacci, che traballa
sulle case, inciampa
e poi cade, come per stanchezza.
Erano tante, anime in vacanza
o bassa manovalanza della città,
quell’umanità che sconta
ogni guerra in prima linea.

Oggi la televisione piangeva,
è già una notizia:
sono sepolti
sotto croci d’asfalto
tutti i tuoi amori in salita.

 

Flavio Natale nasce nel 1992 a Roma. Laureato in Scienze Politiche, attualmente lavora presso una redazione che si occupa di sviluppo sostenibile.

Appassionato da sempre di libri, cinema e del mare che si trova a pochi chilometri da casa, scrive da alcuni anni ed è stato pubblicato in antologie come l’Enciclopedia di Poesia Contemporanea, Premio Mario Luzi (2016) o la raccolta del Festival Poetico Il Federiciano (2016).

Ha scritto un testo per il teatro, “Processo ad Allan Simmons”, messo in scena dalla compagnia Gruppo 18, miglior spettacolo nella Rassegna Exit del Teatro Vascello (2018), premio del pubblico nella Rassegna del Teatro Marconi (2018) e in concorso nella Rassegna inDivenire del Teatro Spazio Diamante (2018).

Si occupa anche di promozione della poesia sul territorio romano con l’associazione #LaPoesiaSalveràIlMondo.

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