Luigi Paraboschi

by

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Non può il fiume opporsi alla discesa

Non può il fiume opporsi alla discesa
come la voce non può imporsi al labbro
quando diventa muto e non sa dire addio

così saremo noi dopo aver rincorso a vuoto
nell’alveo degli anni l’orma ed il tepore
d’una coperta smarrita nella fatica

di lasciarsi scorrere, e prevarrà la voglia
di rimpiattarsi in qualche ansa
ove giocare solleticando l’erba

ma i fiumi carsici si sotterrano
e fanno perdere le tracce
anche se non sono aridi di acque

si rifiutano di finire in mare
e si perdono nel sottosuolo
quasi a pentirsi d’aver amato il sole,

poi- senza preavviso – riappaiono
più a valle ad irrigare altri terreni
meno sassosi di quelli di montagna.

Così la nostra acqua che prima era neve
s’è intorbidita ed il suo colore
fatto denso, la vita è corsa

dentro due sponde e ciò che resta
dei desideri è melma inoperosa,
fanghiglia ove ogni speranza muore.

 

Il parapioggia non è un bene d’investimento

Di chi la colpa se abbiamo le ali appesantite ?
Solo del tempo. Siamo venuti al mondo
quando – dopo la pioggia- si stendevano
gli ombrelli al sole, ora nessuno lo fa più,
il parapioggia non è un bene d’investimento
e soprattutto non è più di tessuto nero come allora

è un articolo per la pubblicità viaggiante
tutto variegato, niente cotone, solamente sintetico
e lo si può riporre anche se un po’ bagnato.
A chi importa se le stecche mettono la ruggine
proprio come noi abbiamo fatto con i sentimenti ?

E’ all’alba che la luce si infiltra dentro
come se ogni giorno ci togliesse il verde
delle foglie giovani e la stanchezza diventasse
l’unico sostegno per un cammino in cui il corpo
invoca aiuto a orecchie sorde e mani monche

è quando fa la luce che ci si avvia

e si compiono i distacchi.

 

 

La mia terra è l’Esterèl

(dipingere dal vero non è copiare l’oggetto, è realizzare le proprie sensazioni)
Paul Cezanne

M’avvio ogni mattina all’aria aperta
e adagio sulla tela forme e colori
di Provenza, accosto i complementari
verdi e rossi che si cercano, inseguo
i bruni del sottobosco, costringo le forme
dentro la geometria, ma davanti al cavalletto
c’è un pino lacerato da una ferita chiara
che sento dover portare sulla tela,
perché dice di me e del mio isolamento.

Il mio dialogare con la Sainte Victoire
ch’è di fronte non conosce sosta
è laggiù sul fondo, d’un azzurro che spesso
vira al lilla, talvolta calda al sole come
una coperta sulle gambe nelle sere
di Mistral, è il mio autoritratto, e vivo
di fronte a lei la mia sfida di pittore
che s’è inventato una pennellata
fatta di tratteggi verticali lunghi e brevi,

ma il cilindro e la sfera sono le figure
dentro le quali vorrei farla rientrare
pure se essa non possiede nulla di geometria,
sale con pacatezza, ha due leggere gobbe,
nell’insieme è dolce e devo abbigliarla
d’azzurro e rosa per bilanciare il rosso
delle marsigliesi dei tetti sotto ai pini.

E’ questa la mia terra, non ne cerco
altre, provo a narrare la sua serenità
come quando ritraggo la mia donna,
Hortense assisa in trono sulla poltrona,
regina dignitosa senza corona,
avvolta nella luce del pomeriggio, pur se ferita
come il ramo di quel pino, e so di amarla
come amo quel figlio che mi ha donato
per il mio silenzio fatto di scorbuto, ruvido
ma ricco di un assoluto che mi racconta.

 

Museo Morandi

L’ultima luce del giorno che corre
dentro una sera che diventa più notte
è un cenere accenno di spatola
sporcato d’arancio sulla tavolozza
d’un cielo blu talo sfrangiato di luna.

Case orbe come isole disabitate
fiori secchi richiamati dall’Ade,
paesaggi di verdi tristezze
gli umili oggetti e le indefinite
sagome ancora inquietano l’anima
come ogni giorno la luce dell’alba.

Qualche lampada punteggia
la pianura luminosa di pioggia,
fuggitive presenze fluiscono
come pensieri e sensi mai spenti

mi allontano dalla presunzione
d’avere certezze o confini,
domani sarò senza protezioni
ma già ora la mente
annaspa nei gesti consueti
e barcolla nel dubbio.

.

Ancora non è il giorno   (all’amica Silvia Secco)

Ancora non è il giorno, l’acqua che cala
leggera ha il brusio dei bachi da seta
che voraci triturano i gelsi
e le tue ruote s’avviano, ma duole la mente
per l’assillo del sole che ancora non c’è

però hai la fede antica di chi si sveglia
e sposta i massi e s’appresta
a riscoprire il senso dello stare assieme

sei fatta di pazienza e di indulgenza
traballi ma resti in piedi
e dici“ eccomi “ ad ogni inciampo

hai radici fonde e ben piantate
legami di sorellanza tenaci nel quotidiano
affetti rinnovati ad ogni accenno di debolezza.

Sei luce nella tua stanza.

Non temere l’oblio
perché oblivion è più ampio
dell’archiviazione, è desiderio di abbandono
che l’anima trasuda quando è stanca

e scrivere è l’unico modo per dire “ esisto “
davanti alla marea che tutto copre, ma
scivoleranno queste parole sopra
i vetri smerigliati dietro i quali ti proteggi
da questa stagione che ci fa invecchiare
sopra le lontananze e fa
smagato il nostro pensiero perché

è lo spirito che vuole sgusciare fuori
da questo corpo che ci incatena
ad una natura fatta di fango e fiori
carne e nervi, umori di malinconie
e tristezze di tombe aperte.

 

Se mancherà un colore

Non ci sarà la nebbia del mio paese
fuori dai tuoi vetri, forse vedrai
un angolo di spiaggia con una barca
o i vigneti sotto il monte dietro casa
oppure la cava dove cerchi antichi sassi
perché temi di non trovare più la strada

ma se per caso un giorno bagnerai
il pennino con la saliva, come s’usava
ai tempi delle mie primarie, avrai appreso
a fare uso di due parole al posto delle tre
che impieghi ora quando scrivi versi

non scuotere allora oltre i vetri
la polvere del nostro dialogare,sarò
racchiuso dentro quello strofinaccio
e cercherò di tornarti accanto come
ogni volta in cui ti correggo e cerco
d’appassionarti al silenzio scarno

e se anche avrai paura
di smarrirti nel cammino intingi
la tua penna nell’inchiostro rosso e
disegna un arcobaleno con una sola tinta.

La stagione dei monsoni passerà
e le piogge che ti scavano calanchi
sopra il viso si calmeranno, spianerà
la dolcezza del vento la tua bocca,

viva tornerai nel sole, con il piede
sopra selciati stabili, dentro cortili
a fiori, squillanti di blu le tue marine
riposerai dietro cancelli d’ombra
rifugio per i gatti addormentati.

Dirai buongiorno e ciao con lievità
e non ti parrà più di smuovere
una ruota che slittava nella neve,
la tua pena non sarà quella
del chiodo che ha trovato
un muro di cemento e s’è piegato
sotto i colpi del martello.

 

Settembre è…

Ogni anno così : questa luce, miele
sotto un azzurro improbabile,
mi cade nella retina
da quella prima pennellata
buttata giù con ritrosia,

e settembre è gioia per la vista,
si rimette dentro la morbidezza
che l’estate aveva assassinato
pensiero di gratitudine
per la terra che si rivolta ancora
verso il cielo e per il verde
che finalmente puoi rubare
mescolando il giusto blu
con un giallo Napoli un po’ caldo.

Settembre è dolce come il perdono
che ti fa riconciliare con te stesso
intanto che l’occhio assorbe e fa provviste
per la stagione grigia che incalza
l’anima e la farà brinare.

 

Si formerà una pozza

Ho voglia di mettere giù due o tre righe
sopra un foglio di carta da droghiere
e intingo la penna nei colori ad acqua
così quando a novembre pioverà
le mie parole si scioglieranno
sotto le tue palpebre
e si formerà un pozza scura
sopra il tavolo dove siedi per la cena.

Non ti sto scrivendo dai confini del mondo,
da più lontano, dal luogo ove le nuvole
si riposano quando sono stanche,
ed è sempre settembre
con le sue mezze voci che s’allungano
dolci sopra le foglie e fanno diventare rosse
di calda vita anche le tende
che oscillano sulle terrazze delle case.

Domenica silenziosa,
quasi una preghiera, poesia
da recitare sottovoce, giochi di chiaro
che balugina tra i coppi,
macchie d’ombra blu alla Matisse
colpi di luce gettati come per caso
sopra i tronchi del viale

ma c’è gioventù, troppa è la vita
nei sorrisi delle ragazze
che passano rasentando ai muri,
e fiorisce la giornata in quelle risate
in sbieco che scivolano sui bicchieri
e fanno tintinnare i vetri.

( tratte dalla raccolta inedita “ tra due parentesi e un punto interrogativo “)

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4 Risposte to “Luigi Paraboschi”

  1. raimondidaniela Says:

    Notevoli le poesie della nuova, inedita raccolta di Luigi che ritrovo qui. Riflessioni a volte amare sulla vita e sul passare del tempo, e altre che riflettono lievità e colori. Tanti auguri per questa nuova silloge in attesa di nascere.

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  2. Flavia Tomassini Says:

    Ho letto con piacere

    Mi piace

  3. Flavia Tomassini Says:

    L’ha ribloggato su I lacci che legano.

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  4. Luigi Paraboschi Says:

    grazie a chi ha letto e lasciato un commento

    Mi piace

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