Guglielmo Aprile

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Guglielmo Aprile – testi scelti dalla raccolta Elleboro (Ed.Terra d’Ulivi 2019)

*

Sipario

Adoriamo un sipario,
un capriccioso bestiario fantastico
istoriato su un parasole:
ha gioco facile
sui nostri sensi infantili
l’arte delle miniature
che ricama leziose efflorescenze
a margine di un decreto,
il vento inciampa fra i drappi sfrangiati,
l’occhio resta a lungo ipnotizzato
dalla farfalla delle insegne al neon
di materiale elettrico cinese;

il gioco finisce quando
la modella ritratta
si scolla dalla tela, scende dal cavalletto
e ci rivela che non ci ha mai amato:
le nuvole di vetro vanno in pezzi,
evapora la firma
sulla parcella ancora non corrisposta.

*

Ammonimento

Nell’area delle vecchie concerie
a una certa ora si alza
una nebbia che spaventa gli uccelli;

colla sotto il palato
di fronte alla sfida delle grandi vette,
siate umili
quando il mare vi convoca in udienza;
la sede ottocentesca
delle Poste appena fa scuro assume
un’aria accigliata, contrae
le sue mascelle massicce: evitate
la sfrontatezza di fissarla,
di porle domande direttamente,

tenete sempre a mente
la sproporzione
tra il chicco di senape
e gli ettari di regno che ancora non ha ereditato.

*

Errori di miopia

Se la vettura dell’Aci ha attivato
i suoi segnalatori fluorescenti
c’è stato un incidente.

La luna è una crosta di pane vecchio,
ma la distanza inganna:
la scambiamo per una dea al bagno,
dalle natiche di porcellana.

Il lontano ci adesca,
le ore trascorse da piccoli ad abbracciare isole
le paghiamo oggi,
chi ha come hobby il modellismo

manca, in genere, di obiettività;
tutti i bambini saranno mutati in statue
appena immaginano
cosa ci sia

in cima al mandorlo.

*

Ballo in maschera

Ci aggrappiamo ai paraventi,
addobbiamo di sciarpe calde e soffici
e palloncini colorati
la carcassa dell’alligatore,
cercando alibi
alla lastra trovata rotta;
collezioniamo chincaglierie varie,
graziose barchette di cartapesta,
dipingiamo a tinte vivaci i cateteri,
esploriamo cesti di frutta finta
travestiti da insetti

e intanto il vento di Dio
sbrana le vie.

Alle spalle della collina nera
ci inabissiamo, con nient’altro indosso
che un rumore di marmitte truccate.

*

L’essenza

I fanali delle auto disegnano paesaggi
che ci sembra di aver già visto altre volte
La primavera sparge odore di sperma
su sterminati campi di segale e piume d’oca
che riempiranno materassi
Il futuro del mondo nelle sacche scrotali
Confezioni di giochi elettronici fabbricati ad Hong Kong
attendono di entrare in commercio
L’animale non sa cosa sia la noia
mentre noi stiamo attenti a evitare le frasi fatte
e neanche ci accostiamo ai vestiti usati
Le donne si cospargono i gomiti di clorofilla
Nuovi modelli ogni settimana
di passeggini e articoli per l’infanzia
si danno il cambio nei negozi specializzati
Nei grandi alberghi i montacarichi non si fermano mai
di ripetere a memoria i teoremi di Euclide
Non hanno un attimo di pausa le mascelle dei coleotteri
La ruota dentata si fa largo fra corpi e pianto
L’immagine all’interno del quadro
è diversa ogni mattina
Ma la cornice rimane invariata

*

Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive e lavora a Verona. È stato autore di alcune raccolte di poesia, tra cui Il dio che vaga col vento (Puntoacapo, 2008), Primavera indomabile danza (Oedipus, 2014), L’assedio di Famagosta (LietoColle, 2015), Calypso (Oedipus, 2016), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi, 2018), I masticatori di stagnola (LietoColle, 2018), Il giardiniere cieco (Transeuropa, 2019), La strage di aquiloni (Robin, 2019), Elleboro (Terra d’Ulivi, 2019).

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