Alfredo Rienzi

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La poesia di Rienzi si è sempre mossa, o se si vuole, ha sempre tremato su un bilico, su una linea di confine. Confine è qui parola tematica, metafora che apre i due mondi. Da un lato l’ironia, intesa come lezione del freddo, filtro della mente che sorveglia la distanza, a volte anche dissimulazione e tono basso del versificare. Dall’altro la stupefazione, che è il momento in cui il pensiero deve cedere, assottigliarsi o franare su se stesso, fino a coincidere con un suo nulla, come davanti a una rivelazione. Quel che si dice: l’invisibile. Ciò che sta per essere visto. Ma è un bagliore. Dissolto: «uguali il presagio e il profondo sonno».

dalla prefazione di Dario Capello

 

PRESAGI MINORI

 

 

 

 

Continuo (persevero) a guardare

 

 

 

Continuo (persevero) a guardare

senza vedere – e questo non è

un verso, né lirico né prosastico

 

è la cornice dell’immagine bianca

verità prêt-à-porter, nella tasca

come spiccioli di rame.

 

 

Giungo sull’arenile a notte fonda

 

 

 

Giungo sull’arenile a notte fonda

(come un’onda bassa: inavvertita)

con il corpo di flutti e un mistero

troppo comune per turbare i sonni.

 

Qui regna ancora il silenzio: non dice

nulla, neppure quanto manca al giorno.

 

 

Sto fermo nella notte innanzi al fiume

 

 

Sto fermo nella notte innanzi al fiume

dal ponte immagino le curve scure

nell’assoluto nero ne ascolto il moto ininterrotto e inquieto

i flutti che trasportano di un altro inverno nevi.

 

Scivolano promesse tra gli argini di destra e di sinistra

l’ostinazione di chi mette radici di chi sputa un alibi qualsiasi.

 

Riposano gli uccelli nella notte e gli altri respiri alati.

 

Le sentinelle anelano l’aurora, il giaciglio di luce

dove la parola ama la pietà

e la pietà possiederà il silenzio, cautamente ne riempirà la coppa

delle mani, come d’acqua di fiume,

veleno, pianto non più trattenuto.

 

Giungerà inavvertito un altro legno abbandonato al mare.

 

 

 

 

 

SECONDA PARTENZA E PROMESSA

 

Si torna dove si è già stati

Sono tornato ad esplorare la vita

– avvolto dal manto d’oro del leopardo –

l’anello perfetto, il ciclo d’ogni cosa:

molto è cambiato dopo l’onda del pianto

ma, ancora, ho in me la perla e il macigno,

nel passo la fibra palpitante al balzo

e la parola che, detta, si dissolve.

 

 

Si torna dove si è già stati.

I luoghi sono infiniti, i giorni,

ora, grappoli diradati.

Ritrovare l’orma è dono inatteso

quella di chi ci accompagnò è stria

d’ala tra neve e pietra.

Mi dici: il monte si è fatto più alto:

so invece d’essermi fatto io più piccolo.

 

 

Nigredo

 

 

Certe nebbie scendono a nascondere

i fianchi delle valli e le radure,

lungo strade e sentieri non segnati

sulle carte. Nascondersi o smarrirsi

è un’esigenza come tutte le arti.

 

 

 

I verbi rinunciano, i presagi non dicono

 

Dicono questi versi

di nulla che succede,

non descrivono fatti.

Resiste qualche raro verbo fossile:

sta, aspetta, disperde.

 

Questo vuole l’ebbra superficie:

al troppo dire, al morso dei ragni

opporre silenzî di arenili

boccheggii di meduse.

 

Sotto, dentro, diffidiamo delle albe:

ci serve notte, ancora

di radice e di seme

ci serve buio, dentro,

la sua morente schiera.

 

Qui, in superficie, i verbi rinunciano

 

i presagi non dicono.

 

 

Partisti senza un rumore, un fruscio, nulla

 

 

Quando bussasti

cercai nei tuoi occhi

quale spavento t’avesse portato

fin qui, e quale alba indossassero

se amassero il sole o i vapori che velano i prati

 

ti pesai il cuore, così come è possibile farlo

nel nascosto del torace, nel chiuso

dell’ombra: non c’era schiocco di pietre

ma un vento, incerto

che forzava gli infissi.

 

Entrasti: ti diedi abiti puliti

pane e frutta. Cenammo.

 

Nel tempo che sostasti si parlava

dei sentieri secchi del Monte Lera

(nemmeno tu amavi strade larghe)

o del miagolio delle ghiandaie

del linguaggio di rivi e torrenti.

 

Partisti senza un rumore, un fruscio, nulla.

Un giorno, o un anno dopo.

 

Qui era ancora aurora

e fuori le ore scorrevano al contrario

tornando notte.

 

Quali domande offrirai

ai nuovi boschi?

 

 

Senza vanto procedere

 

 

Senza vanto procedere, e senza

timore, una presenza dai troppi

occhi camminerà accanto,

un rumore di guerra

il frastuono del temporale

le campane, il canto, il silenzio.

 

Non comprendo di chi è la mano

che mi porta e che seguo

 

 

L’odore della foresta

 

 

È tuo, dunque, il profilo

che le finestre non sanno nascondere,

tua la mano che discosta le imposte

per offrire il boccone?

 

E chi, come la diffidente martora,

s’avvicinò e assaggiò e mosse

gli occhi come a dire è buono e ne mangiò

metà per fame metà per ringraziarti

prima che l’odore della foresta

lo richiamasse a sé?

 

 

Alfredo Rienzi è nato a Venosa nel 1959, vive a Torino.

Ha pubblicato diversi volumi di poesia, da Contemplando segni, silloge vincitrice del X Premio Montale, in Sette poeti del Premio Montale (Scheiwiller, 1993, con Prefazione di Maria Luisa Spaziani) a  Partenze e promesse. Presagi, (puntoacapo Editrice, con pref. di Dario Capello e postazione di Ivan Fedeli) cui, da inedito, sono stati assegnati diversi riconoscimenti (Premi Bo-Descalzo, Arcipelago Itaca, Gozzano, Bologna in Lettere, Ossi di seppia ecc).

Gli altri volumi: Oltrelinee, Dell’Orso, 1994 e Simmetrie, Joker Ed., 2000 (entrambi Segnalati al Premio Montale) e Custodi ed invasori (Mimesis-Hebenon, 2005) sono in parte confluiti ne La parola postuma. Antologia e inediti, edito da puntoacapo Ed., Novi L., 2011, quale opera vincitrice del Premio Fiera dell’Editoria di Poesia.

Nel 2015 pubblica con Joker Ed. Notizie dal 72° parallelo (Premio Pelegatti-Civitella, Premio Metropoli di Torino), tradotto in alfabeto Braille.

Ha tradotto testi da OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, a cura di A. Emina (Harmattan Italia, Torino-Paris, 2004) ed ha pubblicato il volume di saggi Il qui e l’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea (Ed. dell’Orso, 2011).

Una biobibliografia più ampia è consultabile all’indirizzo:

http://www.larecherche.it/biografia.asp?Utente=alfredo59&Tabella=Biografie

 

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