Claudio Pagelli

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L’IMPRONTA DEGLI ASTERISCHI

[…] Esisti e non ne hai colpa, sembra suggerire l’Autore mentre incontra, osserva, annota la fragilità di situazioni e persone, una via l’altra, quasi appartenessero a un’epica minore, fatta di attimi e intenzioni: eppure Pagelli fissa ogni istante di vita, macchiandola di luce riflessa, irredenta, quasi per dare gloria e visibilità a individui la cui storia manca d’identità se non per negazione.
Ecco allora la donna rossa che piange per un film sull’Olocausto resa immortale nel suo atto, unico e irripetibile nella banalità, eppure infinitamente lì, per sempre. […]

[…]Il mondo di Pagelli si consegna, insomma, nel suo fluire per opposizione, straniamento: sopravvive in sé, quasi potesse concedersi al lettore nel frammento, nella scomposizione in immagine, nel fotogramma.
Ma il poeta, in apparente distacco narrativo, in realtà vive nei e dei suoi personaggi entrando nello stato emotivo, nella sofferenza strozzata o nel paradosso della vita stessa.
Poeta dell’umano, insomma, Pagelli.
E umana la traccia che lascia al lettore, grazie al sostegno di una scrittura ispirata, mai doma o uguale a se stessa.

(dalla prefazione di Ivan Fedeli)

L’INDIZIO

*
un bimbo karateka
mi coglie alla sprovvista, sparisce
dalla vista come un ninja in miniatura
e colpisce da dietro, con la furia
dei nani che non conoscono Biancaneve…

*
nel suo mondo vince il bucaniere
l’arte della gioia senza gloria
senza il cappio della norma
che strangola tutti quanti – salvi solo i pirati
che bruciano galeoni in alto mare…

*
con sguardo barbaro, aperto
all’ignoto, strappa l’erba coi denti
senza temere danni, futuri giudizi –
si dice sia un segno del tempo
un déjà vu, un indizio di Medioevo…

*
ha sentito dire che è solo finzione
che non esiste il cavaliere
il buon samaritano sulla strada di Gerico
che siamo bianco su bianco
filari di numeri, virgole, parentesi di molecole…

*
di chi fosse la colpa
ancora non sapeva – si diceva
degli occhi scabri della madre
dei frantumi della mascella e del cuore
del tranello del male, di un virus intestinale…

*
erano segnali nascosti, voci fuori campo
come una cicatrice sotto il mento,
il linguaggio sconosciuto dell’inganno
il tradimento di una promessa –
nemmeno un sospetto, fino al collasso…

*
se ne stava così – lunga e magra
abbracciata alla sua ombra –
una scultura di Giacometti, un’acciuga
con i tacchi, la sigaretta sempre in bocca,
gli stracci a terra, il dito medio agli astri…

*
nato per caso, col petto aperto
di chi non teme tempeste
cerca la gloria di Achille
assalendo le gambe delle maestre,
la gola di Ettore nella polvere del cortile…

 

 

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975.

Autore di diversi percorsi poetici, fra cui “L’incerta specie” (LietoColle, 2005), “Le visioni del trifoglio” (Manni, 2007), “Ho mangiato il fiore dei pazzi” (Dialogo, 2008), l’e-book “Buchi Bianchi” (Clepsydra, 2010), “Papez”(L’Arcolaio, 2011),“La vocazione della balena” (L’Arcolaio, 2015) ,“La bussola degli scarabei” (Ladolfi, 2017) e “L’impronta degli asterischi” (Ibiskos Ulivieri, 2019 , Premio San Domenichino, Premio Lago Gerundo).

Presente in numerose antologie, sue poesie sono state tradotte in inglese e in spagnolo. Dal 2004  è presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto.

 

 

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