Francesco Lorusso

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[…] Cominciamo col dire che qui non si narra una qualunque vicenda esistenziale. Intanto perché il poeta ha capito da tempo che la sua vicenda, fin negli interstizi del quotidiano, non si discosta da quella degli altri uomini che abitano casualmente il suo tempo. Il poeta non cerca di consegnarci alcuna storia, non lotta per far sedimentare alcun romanzo. Il poeta è in quanto facitore di un linguaggio. Essenzialmente, sperimenta se stesso in quanto capace di riprodursi in linguaggio, di tramandarsi in parole oltre quell’intelligenza compiuta delle stesse a cui tanti (troppi) anche oggi vanno dietro. Il linguaggio che è in grado di generare attraverso l’esperienza poetica è la sua unità di misura, l’atto che certifica il suo essere nel mondo. Siamo dunque di fronte a una poesia che non ha l’esigenza di refertare il quotidiano (anche se di fatto lo fa, ma a ben altro livello), come è prassi consueta in numerosi (e agguerriti) poeti à la page. Qui non si tratta di produrre referti. Tantomeno di redigere proclami. Qui si tratta invece di pronunciare quel sé che in poesia è sempre sinonimo di inalterabile unicità, anche quando, più o meno consciamente o addirittura rivendicandolo, tende la mano all’altro. Ciò che compie questo miracolo, ciò che lo rende possibile, è il costituirsi del soggetto poetante in linguaggio, in forza primigenia che si lascia abbindolare, per qualche pagina, dalla parola, senza porre alcuna condizione. Naufraghi di se stessi, i poeti come Lorusso ritornano continuamente in mare aperto, anche a costo di es-sere addentati dai pescecani. La devozione al lin-guaggio che li attraversa e li ricrea ogni volta è to-tale. Tale che da tempo non osano autodefinirsi se non come suoi discepoli, adepti di una religione se-greta e immutabile che, tramite loro, si affaccia fra le stelle e le sfida.[…]

dalla prefazione di Giacomo Leronni

 

 

1.
Non ricordo cosa accompagnava il contorno
la precisa misura tagliata lentamente a filo
per quella retta identità del progetto solido
dove il singulto della luce si è alterato bene
proprio nel punto dove la sedia comoda stride
malamente congiunta alla linea marcata del muro
consonanze identitarie che sono state solo lette.

 

 

2.
Non ha corpo la ferita
il respiro regge i gradini
al possesso minimo dei passi
di una mezza mossa sbagliata
con l’aspettativa troppo breve.
Avverti il rilascio dell’olezzo viziato
adesso che ti richiamano le stanze
verso l’urto freddo della porta con l’aria
quando i tuoi giorni vagano con la notte.

 

 

3.
I nuovi fili radenti di grano
hanno dato fondo ai margini
alle sacche improvvise di gelo
dopo un rapido cambio di marcia.
Ritrovando il respiro sul portone
ora colmano la sera smisurata
che ti è passata lungo i fianchi
con la sua ricca borsa di pelle stanca.

 

 

4.
Rivolto nei tuoi occhi
ogni ipotesi soggiace
nella lunga luce dissuasa
che copre e perde i tratti.
Deposti sia l’impresa che il consenso
trova soluzione imperante l’esiguo
con il disagio e il cosmo
coesistenti come unico fondo.

 

 

5.
Le strade aperte sul petto delle camicie
ti ritrovano senza rughe sempre ramingo
in questo gioco di carezze e dolori
sono le case che si addossano fra loro
presso un incrocio intermittente
che solitario ci precetta e perde.

 

 

6.
Lambire gli atomi fragili
lungo i loro argini rugosi
nella ricerca in legame evoluta
da un flusso aperto con la terra
per l’equilibrio abile del tempo
che muta insieme al vento
il passo che rivolta la strada.

 

 

7.
Tutto il tratto si volta di scatto
tra le volute dei volantini lividi
mentre passa immesso nel suo ciclo
retto sul periodo sempre lineare,
con un battito ricorrente fra le case
quando l’evento sta sotto ampie ali
e si ritrova il suo silenzio pieno
nella essenza senza senso
che si percepisce sempre nei presenti.

 

 

 

Francesco Lorusso è nato a Bari, dove risiede, nel 1968.
Dopo gli studi di Conservatorio, si dedica all’atti-vità concertistica come solista e corista nei Teatri Lirici, affiancandola a quella di Maestro e di Diret-tore di Coro con diverse ensemble vocali.
In poesia, dopo aver ottenuto menzioni e ricono-scimenti nell’ambito di premi letterari, esordisce sulla rivista scientifica “incroci” (semestrale di let-teratura e altre scritture) con una densa silloge inti-tolata Nelle nove lune e altre poesie (Bari, Adda Edi-tore 2005).
La sua prima raccolta, Decodifiche, è pubblicata nel 2007 dalla casa editrice Cierregrafica (Verona) nella collana “Opera Prima”, con prefazione di Flavio Ermini. Segue L’Ufficio del Personale (Milano, La Vita Felice 2014), prefato da Daniele M. Pegorari e con una nota critica del poeta Vittorino Curci; il vo-lume si classifica secondo al 1° Premio Internazio-nale “Salvatore Quasimodo” di Roma nel 2015, e nel 2016, sempre a Roma, viene premiato con se-gnalazione alla VIII Edizione del Premio “Di Liegro”.
Nel 2016 è segnalata e premiata, fra gli inediti alla XXX edizione del Premio “Lorenzo Montano”, la silloge L’Ultimo Uomo.

La sua ultima pubblicazione, introdotta da una bre-ve nota del poeta Guido Oldani, è datata 2018 e si intitola Il secchio e lo specchio (Lecce, Manni Editori).
Al 2018 risale anche il tentativo di indagare la com-promissione fra spinta creativa e attività lavorativa extraletteraria che prende forma in un poema com-posto a quattro mani con il poeta (e collega) Mauro Pierno, apparso, su invito dei condirettori, sulla rivista “incroci”, con il titolo 37 Pedisseque Istruzioni.
Con il musicista Franco Degrassi sonda campi spe-rimentali e di contaminazione tra musica acusma-tica e poesia producendo lavori come la recente installazione Decodifiche2 (2019), avente come “base” l’omonima raccolta poetica del 2005, realizzata presso la Biblioteca Civica del Comune di Bari e in librerie specializzate.
Sue poesie e letture critiche sono presenti nelle principali riviste e nei più importanti lit-blog nazio-nali.
Molti e di rilievo sono i critici e gli autori che si so-no interessati alla sua poesia e ne hanno scritto.
Si dedica ad attività di divulgazione culturale e di volontariato dirigendo gruppi corali legati alle U-niversità Popolari e della Terza Età e con perfor-mance di lettura improvvisata. Dal 2008 fa parte del Comitato Scientifico della collana poetica “Opera Prima” della CierreGrafica.

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Una Risposta to “Francesco Lorusso”

  1. FRANCESCO LORUSSO Says:

    Un sincero ringraziamento a Cristina Bove e al suo Blog, Il Giardino dei Poeti, per lo spazio che continuano a concedere ai miei libricini. Come con la segnalazione di quest’ultimo nato, MACERIA, nella collana Mari Interni, curata da Danilo Mandolini per Arcipelago itaca Edizioni.

    Un saluto a tutti i presenti e lettori di questo Blog, sul quale si possono fare interessanti incontri.
    Francesco Lorusso

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