Isacco Turina

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Isacco Turina

Isacco Turina: testi tratti dal libro Non come luceTerra d’ulivi 2021 
collana “Deserti luoghi” diretta da Giovanni Ibello

NON COME LUCE ISACCO TURINA

 

*

dalla sezione TRE D’AMORE

Dimmi il fiore che porti nello stomaco
che porti nella mente.
Fiore scuro di paura
fiore giallo dello sforzo
fiore bianco dell’attesa.
Dimmi l’insetto che ti ronza intorno
la cicala che stride nell’orecchio
la sapienza del ragno che ti abita.
La forma che tu vedi è una follia:
sotto la giusta ombra intimamente
si muovono i giardini inconsapevoli.

*

dalla sezione INTERLUDIO

Da una bocca qualunque ascolteremo
la frase che ci annienta per bellezza
o crudeltà e porteremo sempre
in noi come una vecchia sentenza
che rilascia nel tempo la condanna.
Cibarsi d’ombre fino a quando
sia luce tutto intorno
è ancora il congedo più bello.

*

dalla sezione NEL PRESENTE

2. Grigio oltremare

La incontro sui mercati fra il deserto e l’oceano.
Porta un turbante che non sa allacciare.
«Mi chiamano la Rondine. Ogni inverno
ritorno in questo posto. Cerco uomini
giovani, la carne locale.
Non devi giudicare: la distanza
ci fa liberi. A casa coltiviamo
inibizioni. Qui rovino e ricreo
la vuota parola amore.
……………………………………
Hai la pelle di un frutto adolescente.
Mi piace questa quiete dopo il coito:
ogni mia belva è chiusa nella gabbia,
china il capo e mi chiede una carezza.
La prima volta che sono arrivata
credevo di tornare agli elementi,
la sabbia, la notte, il vento:
il deserto, lo scheletro del mondo».
«Il ritorno è sempre monotono,
si finisce a parlare con le nuvole».
Un autista è la polpa tenera
nel guscio duro di un veicolo.
«A trent’anni mi sentivo finito.
Sono rinato nel grembo di un camion
dove mio padre è precipitato
fra le pecore e l’autostrada.
Genitori che morite,
radici spinte a forza nella terra.
Gli accarezzavo la barba ed erano
superfici scabrose di pianeti a venire».
Il camion si muove come un bruco nella polvere.
Viviamo fra parentesi e crediamo
di conoscere l’intero libro.
Guarda: il deserto sta fiorendo
di bottiglie di plastica immortali.
Cimiteri di copertoni
che portavano il peso degli uomini
attendono che nasca
un profeta dalle loro trincee.
I figli accorrono al passaggio del motore.
Un bambino è un sogno.
Mille bambini sono un incubo.
Ma un miliardo di bambini – è realtà.
Mi risveglio da un sonno bianco.

Serpente Umanità, le tue vertebre
tendono all’infinito, il tuo fiato
copre il cielo, il tuo nome
è poltiglia di tutti i nomi.
Come un rettile chiuso nel terrario
non è mai vero giorno per te,
non è mai vera la notte.
Animale senza compagno
malinconico e sterile
digerisci e vomiti
vomiti e digerisci e non distingui
nelle viscere tiepide il piacere
e il disgusto. Ogni sfondo
ha preso il tuo colore, Umanità
vecchia madre demente,
ultima nemica dell’uomo.
«Siamo arrivati, ma l’imbarco è lungo».
Ho visto troppo e non abbastanza.
Sull’altra sponda si distende
custodito da flotte militari
il suo corpo di arene e di colline,
i giardini sconvolti
da tempeste improvvise.

Stretta nella camicia
delle frontiere si dibatte, folle
e ancora prigioniera
Europa

***

Isacco Turina è nato a Villafranca di Verona nel 1976. Vive a Firenze. Ha pubblicato il volume di poesie “I destini minori” (Il ponte del sale, 2017) e la raccolta di racconti “Elogiodelle merci” (Coazinzola press, 2018).

 

 

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