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Antonio Devicienti

22 giugno 2016

 

 

COSTELLAZIONI PER IL NOSTRO OGGI

                                        

Così prende possesso la notte
delle strade parmigiane.

                                   
Attilio e Vittorio (amici d’una vita)
fanno un’ennesima passeggiata
dentro l’affetto e il ricordo dei vivi:

                                 
perché è in noi vivi la nostalgia
per i poeti
dei quali vorremmo ancora nuovi
versi, nuove
parole
per traversare la tenebra italiana
e imparare noi stessi l’arte del dire.
Nelle parole (pur consumate) cerchiamo
un pensiero
che ci riscatti e zittisca
la protervia dei lacché.

                                         
Balugina Parma nella nebbia
di novembre che
(pochi giorni al compleanno di Attilio)
si sfilaccia ai lampioni,
s’addensa negli anditi dei palazzi nobiliari,
si dissolve in umidità sui selciati,
voce si fa, voci nella strada
amicale andanza di passi
superàti soltanto da una bicicletta
staffetta partigiana
che a perdersi va
nell’intermessure dei muri alla Pilotta.

                              
“Così fu dato il segnale dell’insurrezione,
guerra partigiana
riscatto d’un popolo che pur tuttavia
nel fascismo aveva creduto.
Ricominciava la storia
e forse un’Italia nuova”.

                             
«Alle sabbie stordenti d’Algeria
giunse sentore di quanto dici
e come penosa la lontananza,
forzata assenza…..»

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Antonio Devicienti

10 gennaio 2015

devicienti foto

INTRODUZIONE

Non so scrivere in versi senza avere presenti o senza fare riferimento ai poeti e agli artisti che più amo. Forse la mia è poesia cerebrale o citazionista, del che mi scuso: l’unica cosa di cui sono certo è che la mia scrittura prende forma proprio grazie alla lettura e all’emozione (fortissima) che in me suscitano le opere altrui, per cui essa vuole continuare (consapevole della propria subalternità) e amplificare la risonanza delle voci di chi m’insegna un modo di scrivere, soprattutto un modo di vivere.

COSTELLAZIONI PER IL NOSTRO OGGI

Così prende possesso la notte
delle strade parmigiane.
                          

Attilio e Vittorio (amici d’una vita)
fanno un’ennesima passeggiata
dentro l’affetto e il ricordo dei vivi:
                             

perché è in noi vivi la nostalgia
per i poeti
dei quali vorremmo ancora nuovi
versi, nuove
parole
per traversare la tenebra italiana
e imparare noi stessi l’arte del dire.
                     

Nelle parole (pur consumate) cerchiamo
un pensiero
che ci riscatti e zittisca
la protervia dei lacché.
                     

Balugina Parma nella nebbia
di novembre che
(pochi giorni al compleanno di Attilio)
si sfilaccia ai lampioni,
s’addensa negli anditi dei palazzi nobiliari,
si dissolve in umidità sui selciati,
voce si fa, voci nella strada
amicale andanza di passi
superàti soltanto da una bicicletta
staffetta partigiana
che a perdersi va
nell’intermessure dei muri alla Pilotta.
                                

“Così fu dato il segnale dell’insurrezione,
guerra partigiana
riscatto d’un popolo che pur tuttavia
nel fascismo aveva creduto.
Ricominciava la storia
e forse un’Italia nuova”.
                      

«Alle sabbie stordenti d’Algeria
giunse sentore di quanto dici
e come penosa la lontananza,
forzata assenza…..»
                      

“Lontananza,
forzata assenza erano
esperienza quotidiana:
mai abbastanza vigili,
mai abbastanza coscienti
se poté accadere che tradimmo
nell’ottusità dei giorni
la promessa e la speranza”.
                            

Amalasunta d’Osvaldo Licini
o Tabaccaia di Fellini
è luna semisvelata l’orologio
a Piazza Garibaldi
mentre
laici angeli avvolti
nei soprabiti del transito terrestre
i due amici scompaiono
tra le sedie capovolte sui tavolini
del caffé.
                            

Ricompaiono più in là, avviàti verso il Teatro Regio.
(Maraviglierebbe lo sguardo di Ghirri il Regio
allucciolato stanotte dell’oro nei fanali municipali (1).
                                            

«Ossessionati dai dubbi
e messi ai margini
sempre ignorati
sempre appassionati alla scrittura
fino ed oltre il fessurarsi degli orologi».

[1]”Allucciolato d’oro” è un mio furto dal libro A  MEMORIA  DI  MARE di Donata Berra
                                       

“Tessevamo trame di riflessione, Vittorio,
nostro atto politico
cercare consapevolezza traverso la bellezza”.

                               

Sentilo l’odore di colle da falegname che
nei mattoni del Teatro stilla
quasi eco fosse del lavoro diuturno di maestranze
a scenografie a stoffe a macchine.
Un Simon Boccanegra di due secoli
addietro soffio nell’aria densa
di vinificazioni lente.
                                 

“C’erano Franco e Pier Paolo
e Roberto, ricordi? coscienze impietose
su mancanze
e fallimenti”.

                                         

«Nessuno di noi ha concesso scuse
a se stesso
ma l’Italia non è quella che volevamo».
                                           

Alla svolta nella Piazza d’armonia
guizza come luna crescente l’orlo del Battistero e
“Maestro!…..” sussurra Attilio sorpreso:
                                                   

muove Morandi altissimo incontro ai due viandanti.
                             

Se l’Antelami è la nebbia parmigiana riflesso di miele
che lascia accadere conversazioni
svelandosi accogliente: se
capire vogliamo e meritare le eredità
di chi giunse bellezza a pensiero:
                                       

– Quanto sgomento colgo
nell’essere stato chiamato a camminare
nella mente dei vivi (dice)
e sono essi a coltivare il bisogno di noi
che siamo nomi transitati
negl’interstizi del tempo.
Tanta bellezza ancora m’innamora – .
                            

“Maestro! È gioia incontrarLa
sia pure nelle menti di chi c’immagina
in notturno vagolare.
Timore avvertiamo, l’Italia di sé
dimentica, vasto smottare dello spirito”.
                                   

«Non consolazione, ma chiarezza di visione
sono all’arte nostra richiesti
e scavo nella memoria» mormora Vittorio
una sigaretta accendendosi di dolcezza e d’ira.
                                      

Accarezza Morandi la pietra dorata
del Battistero gli occhiali sulla fronte
concentrate le pupille meditante contemplazione.
                                     

S’
egli accumula
silenzio e rigore d’arte: s’
egli è il monacale colore
dei muri antichi d’Italia: s’
egli ha in mano (soltanto ora
li vedono Attilio e Vittorio) sgualciti i
CANTI di Leopardi:
                              

– Facciamolo sapere a chi adesso ci ha
cercati.
E senza stancarsene studiare
e continuare a studiare –
                         

S’accendono i carriaggi
dall’ultima vendemmia transitanti
verso l’inverno che s’apparecchia
caparbio il lavoro dei vinificatori
premura e cura e andirivieni
dall’Oltretorrente.
                                 

Solca un treno il tempo che si prepara
luci accese negli scompartimenti
per notturni insonni lettori
e molte volte ancora s’appresserà
Fortini a Siena Roversi a Bologna Pasolini a Roma.
È il postale della notte:
vi sale Morandi dopo una stretta di mano
mentre la stazione muta intona
notturno canto d’errante.
                                 

Vittorio ed Attilio si prendono
poi sottobraccio; scavalcano i binari
proseguono nel silenzio
e nel tempo che si prepara.
 

 

Antonio Devicienti, di origine salentina, vive nell’alto Varesotto e insegna tedesco in un Liceo sulla sponda lombarda del Lago Maggiore; collabora con il blog collettivo Cartesensibili e con la rivista online Samgha; suoi testi (note di lettura, poesia e prosa) sono presenti sull’Immaginazione (Piero Manni Editore), sulla Dimora del tempo sospeso, Compitu re vivi, Versante ripido, su Poeti e Poesia, sulla rivista online Zibaldoni e sui siti delle Case Editrici LietoColle, La Vita Felice, CFR, oltre che in diversi volumi collettivi editi da LietoColle e da CFR ed in uno pubblicato dalla Vita Felice. Del 2011 è la sua prima silloge poetica, Linea borbonica (LietoColle), cui è seguito il poemetto Torrido (in Opere scelte, Fara editore, 2014). Cura il blog personale http://www.vialepsius.wordpress.com ed ha un profilo facebook Via Lepsius Antonio Devicienti.