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Romeo Raja

27 aprile 2016

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Piogge sparse e possibilità di neve al nord.

 

Tre parole, dite tre parole nuove

a questa gente del cazzo che ne conosce venti

venti con il resto

e dentro tutto quanto, raccontato

con solo venti squallide parole

logore e sbiadite  come queste facce

che guardi  senza capire

se ridono se piangono

se mentono o se bevono.

Tre parole e poi ancora tre per levarsi di torno

le robe le cose i così e le rose

d’estate le more

d’inverno la neve non vado a votare

e colpa dei negri la puttana fa male

“ buon Natale ”

 

( tre parole nuove )

 

– che tempaccio!

– s’immagini terra, e poi di avere sete.

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Romeo Raja

5 maggio 2014

 

romeo raja

                                                   

                                               

 

Inediti

 

 

 

domenica aperti.

 

siamo così

come questo cartello

” domenica aperti ”

senza il coraggio di un meno

con un niente da dividere.

 

e nemmeno le poesie

si chiudono più.

 

 

Niente di nuovo

“sono morto mille e mille volte io

rispetto a quella che mi ha ucciso ”

e poi si muore

per davvero

niente di nuovo

per nessuno.

 

Se scrivi prima o poi passi da qui

deve essere in quei momenti che non sai

cosa scrivere, come sono curiosi i poeti

così legati alla morte e al dolore

davanti a un foglio e un bicchiere

di vino cercato con tanta passione.

 

 

 

Mattine

 

Ogni giorno mi alzo e guardo intorno

al caffè della mattina ho già venduto tutti i pensieri

sembra di ritornare qui ogni volta

senza esserci mai uscito

ricomincia sempre tutto esattamente dove l’hai lasciato.

E allora gratto i muri

raschio tutti i fondi soffio su ogni polvere

e ogni giorno trovo un silenzio che si può riempire

con un sospiro che il caffè non mi ha comprato.

Per fortuna.

 

 

milleniente

Scrivo poesie perchè

parlo da solo

e non c’è nulla che mi stia ascoltando

libero per un momento dalle catene

che nessuno vende

per più mille niente.

 

 

 

 

E tu.

E c’erano volte che il tempo era falso

segnava qualcosa per forza diverso

diverso nel tempo ma uguale il destino

l’amore e la guerra

nelle stesse parole

la faccia del furbo come quella del sordo.

 

Parlò e dissero tutti: Mi piace

tranne uno che spense e si alzò.

Non  disse nulla, nessuna domanda

si alzò solamente da qui.

 

E’ quando le parole sono solo fiato 

che sai quanto valgono le parole

e tu che le hai sapute tacere

ora le dici.

 

Domenica aperti

 

Siamo così

come questo cartello

” domenica aperti ”

senza il coraggio di un meno

con un niente da dividere.

 

e nemmeno le poesie

si chiudono più.

 

Nessuna poesia

 

Eppure un giorno sembrammo noi

chissà per quale gioia sgombri

della pelle che ci trattiene dentro.

 

” parli perfino in modo differente sai “

 

E venne il coraggio di certe parole

anche se fosse solo  ” sole ”

scandito forte con un raggio in bocca

 

       ” e così mi metti anche paura “

 

non c’è nessuna poesia se a leggerla non è un poeta.

 

 

Piogge sparse e possibilità di neve al nord.

 

Tre parole, dite tre parole nuove

a questa gente del cazzo che ne conosce venti

venti con il resto

e dentro tutto quanto, raccontato

con solo venti squallide parole

logore e sbiadite  come queste facce

che guardi  senza capire

se ridono se piangono

se mentono o se bevono.

Tre parole e poi ancora tre per levarsi di torno

le robe le cose i così e le rose

d’estate le more

d’inverno la neve non vado a votare

e colpa dei negri la puttana fa male

“ buon Natale ”

 

( tre parole nuove )

 

– che tempaccio!

– s’immagini terra, e poi di avere sete.

 

Niente di nuovo

“sono morto mille e mille volte io

rispetto quella che mi ha ucciso ”

 

e poi si muore

per davvero

niente di nuovo

per nessuno.

 

Se scrivi poesie prima o poi passi da qui

deve essere in quei momenti che non sai cosa scrivere.

Come sono curiosi i poeti

così legati alla morte e al dolore

davanti a un foglio e un bicchiere

di vino cercato con tanta passione.

 

 

 

 

 

Romeo Raja, nato in provincia di Varese nel 1964, dove ancora risiedo e scrivo.

Nessun libro all’attivo e non ne sento francamente la mancanza e neppure la voglia, non credo che la mia Poesia valga ancora un soldo tanto da essere comprata e letta, ripescata per un motivo qualsiasi in certi momenti qualsiasi. Quello che mi capita con i libri di poesie, classificati nei ripiani, assecondo il momento che andranno a curare. Non sono contrario alla pubblicazione, anzi, anche se credo che lo stato attuale della pubblicazione di Poesia, dipenda in parte dalla facilità con cui ci si arriva e dai corporativi commenti con cui si spinge a farlo.

Qualche poesia in qualche antologia di manifestazioni o concorsi, un blog appena nato che ancora sfugge al mio amore, qualche partecipazione a blog di amici come: “ il giardino dei poeti.” e per questa volta grazie a Cristina Bove.