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Angela Caccia

18 settembre 2017

Angela Caccia Piccoli forse copertinaPIATTA

I segnali della infinita possibilità della vita
Un lungo tempo di lavoro, di gestazione e di volontà ha portato Angela Caccia alla vitalità profonda di versi come questi: (…) Il cielo brucia più /dell’inferno (…), (…) Ha piccoli passi /questa sera d’abissi (…), (…) Il giardino delle rose /piccola grammatica /per gente semplice (…), e altri che in questa raccolta – nel viaggio tra ritorni e sguardi ancora al largo – offrono e interpretano una tensione poetica finalmente più certa, più cosciente e meno agitata a raggiungere, per stratagemmi più che per virtù interna, i risultati attesi e desiderati. Intendo che la voce di Angela – per chi la segue da tempo – appare qui più certa, quasi in apparente contrasto con la sospensione suggerita dal titolo della raccolta. Si tratta esattamente di una forza che la poesia, intesa come sguardo inquieto e mai vago al mondo e alla propria vita, oppone alla ipotetica serie dei piccoli forse come pure sospensione dubitosa, facendola diventare la quiete delle accettate possibilità. Ci sono due modi infatti di leggere i piccoli forse che la vita propone. Si possono leggere come tarme, come elementi di negazione e di sfaldamento del tessuto vitale – insomma, piccoli tumori, anticipi di morte – e sono i forse che paralizzano, i dubbi che solo arrestano il cammino. Oppure – ed è il caso di questo libro – come segnali della infinita possibilità della vita, come segni della sua vastità e varietà, rispetto ai quali il cammino personale individua, se fedele al cuore, un personale destino, dove non a caso la metafora del porto domina. Un porto fatto di mani che si ritrovano, di figure dormienti ammirate, di terrazzi da cui guardare la propria terra e non soltanto i propri sogni. Il destino è il tema, quasi come guida musicale e non solo come oggetto di riflessione, di questi versi. Non c’è forse un Ulisse che appare anche come personaggio tra le pagine, ma che è innanzitutto figura interiore alla voce poetante? Il destino, per Angela Caccia, è sempre questione dalla risonanza psicologica forte e complessa. È il termine di discussione della sua poesia perché lo è della vita. Una vita fatta di accettazione di scarti rispetto a destini imposti e autoimposti. Rispetto al destino, i piccoli forse sono mine che fanno esplodere altri possibili con altre possibilità.
~ 12 ~ Angela Caccia, Piccoli forse
Credo che il tema del ritorno, flesso in molti modi, sia il tirante magnetico di questo libro. Seguiamo la voce della poetessa condurci in diversi territori e livelli della esistenza. La sua è voce che cerca anche l’attrito, le parole scostanti. Sa che la poesia non sta solo nel bel verso. Caccia ci consegna una voce matura, mai rinunciando del tutto ai suoi scarti, agli umori di una sua scrittura scabra a volte, e pastosa, una voce intenzionata a colpire. Non sempre va a segno, ma ormai anche Angela ha imparato che in poesia non conta l’effetto ma l’affetto. Ovvero il chiarirsi dell’affetto, quel che gli antichi chiamavano afficio, legame con il mondo, persone e cose, alla luce di un destino.
Davide Rondoni

                     

                           

Tornare ad amare è come
ritrovare una direzione
essere ancora capaci di una
carezza – eppure, così scollati
dai più che la cercano –

riprendere a leggere di me di te
dal rigo abbandonato
dai desideri miei e tuoi
di dare loro una casa
in cui ritrovarci la sera

                          

                               

Le labbra del mattino, inviolate
ancora dalla parola, ancora distanti

respiro piano, ti soffio e sollevo
un tutto noi disperso nel sonno

non permettere mai alle tue mani
di chiedere il permesso di carezzarlo

                                    

                                 

Parlarci tacendo un ponte, la sera
tra i nostri occhi, e ti guardo le mani

le dita, così arrese ai braccioli
toccandosi tornano ad affiatarsi

e raccontano: ognuna è stata una nave
nel giorno, ognuna all’altra torna porto

                         

 

Al piccolo Michele

Due mesi
e una manciata di giorni
estorcono amore

il seno turgido non è solo
lì per nutrire, già nel latte
sono i sogni di una madre

su tanta immagine bella
lo sguardo paterno
è uno scudo tagliente

nella parte convessa
lo schianto della tenerezza
è un urlo feroce

la mia vita per la tua vita nascente

                                     

                                            

Due le modalità
per sgusciare nel giorno:
tornare sui propri passi
a riannodare fili, oppure
ascoltare un fuori campo
disertarsi
e decidere di nascere oggi

ogni passaggio di coscienza
ha la sua forma di banditismo

                          

                       

Dove aggirare i massi appare
il tuo talento, ogni piccola tappa
è un attentato alla meta più vicina

non rallentare, di notte
il vento dei rami straparla in falsetto,
vuole ingannare il nodo del tempo

non ti curare, si viaggia tutti
con un’Itaca nel cuore e il puzzo
di un incendio domato addosso

                              

                                    

Sfavilla un quadro
sul giallo senape della parete,
perfettamente allineati
sull’immagine gli assi visivi

fa frontiera solo la cornice
obiter dictum: mi è concesso
sapere sin lì, forse – dietro –
il sentiero continua
forse – poggiassi l’orecchio
come ad una conchiglia – sentirei
l’incedere ancora di un passo

barbugliano i forse
per consolarci di un’aporia

                              

                                     

A mia madre

E sarò io domani a doverti
partorire in qualche modo,
su ogni post–it alle tre la pillola,
la conta delle gocce, un tuo necrologio

maglia a maglia disferò
l’ansia di quegli appuntamenti
ognuno una trafittura nel petto,
da parte a parte

cancellarti da ogni giorno
inesorabilmente

inizierò così ad allattare
il tuo ricordo in un rumore
di ciabatte che
mi cammina dentro

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Angela Caccia

17 giugno 2015

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Il tocco abarico del dubbio

€ 10,00 pp. 96 (Il filo dei versi 6)
ISBN 978 97441 62 5

Poesia: ponte tra vita interiore e realtà

Nelle cinque sezioni in cui si scandisce la silloge, ognuna delle quali preceduta da una breve prosa poetica, vengono trattati i nuclei tematici che costituiscono il paradigma del diagramma esistenziale. Nella disposizione dei testi sulle pagine l’autrice non segue un filo conduttore, ma lascia che la Parola si componga da sé “in un tempo senza binari”, ovvero senza linee-guida, senza tragitti prestabiliti.
All’inizio della raccolta ci troviamo di fronte ad un testo che ci racconta del rapporto madre-figlia nel momento del distacco definitivo: “Nell’ultima stesura del racconto / la tua penna scrive a tratti (…) sarai altro / altrove / nell’incavo di mani più grandi (…) chi reggerà fino a lì il tuo passo?” Impotenti di fronte alla meta ultima, inermi davanti all’ineluttabile, non resta che affidarsi alla speranza di una Bontà Superiore che saprà guidare i passi verso l’ultimo tragitto, in questo stanno la pena e il conforto, quando ad altro non si è più in grado di provvedere. Ed il dolore è senza nome: “poi ti sfebbrerò sulle ginocchia / saremo amici / e ti darò un nome”.
Nella raccolta il tema della morte è molto presente, ancorché alleggerito dall’esperto verseggiare e addolcito dall’adozione di aree semantiche afferenti alla natura e/o agli impulsi emozionali: “Una sedia vuota / piange la tua assenza / bastò un granello / a zavorrarti l’ala” (Psyché); “Morire magari / con la luna dei monti / in un coro di stelle / nel silenzio di rose selvagge” (Le braccia allungate); “cosa impastò per ultimo la bocca? / A noi, strati di tempo, / memorie ancora da colmare / il difficile piacere del dubbio” (Nello sguardo di chi resta); “Caino pigia un tasto e uccide / di una morte scollata dal dolore” (Un rumore di fondo); “a stento / l’ultima rampa di scale / la morte sarà un pugno di terra sul viso / e il grande volo” (Io e te).
La morte nella poesia di Angela Caccia è declinata nelle sue tante sfaccettature senza essere mai considerata aspetto risolutivo e finale ma piuttosto uno dei tanti cambiamenti a cui l’uomo e la natura sottostanno. Nella sua opera Riflessioni sul senso della vita Sebastiano B. Brocchi, studioso di filosofia esoterica, afferma: “Molti commettono l’errore di considerare la morte come l’opposto della vita, dimenticando che l’opposto della morte è la nascita”.
Dalla nascita infatti si perviene alla percorrenza di un ciclo che racchiude in sé ogni potenziale vicenda. E la poesia di cui ci stiamo occupando copre molti aspetti di questo ciclo che Camillo Sbarbaro definì “la condanna di esistere”. Il dolore del vivere è una tensione che può coprire ogni tempo e ogni stagione della fase vitale: “(…) vivere è una stanza in / penombra di fili spinati / il continuo frugare di / un raggio tra pietre che / profilano ombre” (C’è un tempo). L’ardito enjambement che spezza l’unità sintattica del verso assegna un timbro fortemente personale a tutto il componimento ed è una cifra connotativa di tutta la poesia cacciana, almeno per quanto riguarda questa silloge.

dalla prefazione di 
Anna Maria Bonfiglio

*

L’onda del pomeriggio ha una sonorità
chiara e una nota cupa, una sola nota
– quasi – impercettibile e cupa, che sale
dal fondale.
Intorno le 18, un gabbiano.
Le ali grandi, ricurve come un ponte, spalle
appesantite sulle quali gravano tante lon-
tananze. Al sole che va consumandosi, la
sera, a breve, vernicerà di sé ogni spazio,
questo tempo: quali stupori la dolcezza
del crepuscolo!
Anche il mare sta cambiando pelle, sciolte
le squame lucide lo colora fitto e opaco il
suo fondale. Nel pomeriggio che si sfilaccia
lo sciabordio si fa sottile, un coro a bocca
chiusa; l’attimo muto della risacca è fili-
grana di cristallo: ogni onda, per quanto
piccola, inesorabilmente lo infrange.
Tu mi scrivi «In quello spicchio di mare
ci sono un po’ anch’io…», ma il mare di
pomeriggio è un corpo a corpo, un invito
a lavorare di cuore e guardare le proprie
ombre sul muro: una solitudine perfetta
che ti chiede conto…

Fantasie
Lo stesso copione: piove.
È un tempo che strina a
puntino le piume
e poi le tarpa
serrate le porte
che il dolore non vada oltre.
Su di lui
come sciacalli
un girotondo di mosche.
Lo sguardo su una cartolina
profana il reticolo di falso
mi perdo nel notturno di un paesaggio
una carezza la colatura della sera
– quant’è quieta la luce di una finestra accesa! –
sono io quell’orma nel vicolo cieco?
io l’ammasso di venti senza scampo?
Anche qui
ulula un randagio
prega la sua luna
resta la notte.

E non è la mia pena
a mia madre
C’è un paese in me
che non conosci
periferia
fessure di cielo

si dimena
un vento di conchiglia che
maledice le sbarre.

Dove cadi nelle tue secche,
cosa popola la mente limosa,
difficile raggiungerti
esserti mano voce sguardo

si scioglie il grumo
– l’ultimo che ti tempesta –
e non è questa la mia pena.

Sei il verso già scritto
che ritorna,
un’ossessione
la mia compagna di viaggio

ma non è la mia pena.

Nell’ultima stesura del racconto
la tua penna scrive a tratti,
nel solco bianco le piume
di un’aquila che muore

e non è la mia pena.

Scemerà il vento
non riempirai più la finestra
cadranno le mie sbarre

sarai altro
altrove
nell’incavo di mani più grandi

… chi reggerà fino a lì il tuo passo?
Ogni ombra, per quanto buia,
segna il perimetro esterno della luce.

Sul dolore

Vicino e altrove
sospeso senza forma
cadi su di me col suono
della neve
dovrò sostare nel tuo vuoto
per sgamarti
poi ti sfebbrerò sulle ginocchia
saremo amici
e ti darò un nome.

Nello sguardo di chi resta
10.2.2015 Lampedusa

Vita morte
indissolubile diade
e i nostri occhi impigliati nei suoi fili
dall’una all’altra
un confine netto: per i più
una foto a tinte forti che scivola
piano nel colore seppia
– e appena ieri
il transito di 29 sguardi
dal bercio di nuvole e mare
all’ombra muta
immane sepolcrale.

L’ascesa al ghiaccio cielo zaffiro
il tunnel per approdare al Sole
o si schiuse la botola di un sommerso?

Chi videro quegli occhi spalancati
nel varcare il confine?
Una parola d’amore
una bestemmia
cosa impastò per ultimo la bocca?

A noi, strati di tempo,
memorie ancora da colmare
il difficile piacere del dubbio

che sia finta
la frontiera su quel crinale
se chi muore chiede conto
della propria morte
a chi resta.

Un rumore di fondo

Una vertigine
il colore del vento tra le foglie …

Efficienza/tecnica/prodotto
chi sosterà ancora
nello spazio di un sogno ?

Caino pigia un tasto e uccide
di una morte scollata dal dolore
solo un rilievo demografico
un numero una percentuale

il ghirigoro sul foglio bianco
senza un puzzo di sangue.

Il taglio è netto
l’umanità ferita

della vita
un vago retrogusto
come un rumore di fondo.

 

Angela Caccia  nata il 25.11.1958, risiedo a Cutro (KR)-
Studi: maturità classica e laurea in scienze giuridiche. Coordina dal 2006 l’Ass. Culturale Le Madie

il suo blog  http://ilciottolo.blogspot.it

Tra i numerosi premi riportiamo quelli più recenti:
INEDITO 2011 – 1° POSTO – Premio internazionale Colapesce 2011- Centro studi Canterini Peloritani Messina/Univ. Di Messina
INEDITO 2012
2° Posto – Premio nazionale IL GOLFO 2012 XVII ED.- Città di La Spezia
– Premio speciale dell’Editore Prometheus Concorso internaz. Centro Giovani e
EDITO 2013 (“Nel fruscio feroce degli ulivi” edito nel marzo 2013 dalla Fara di Alessandro Ramberti, prefato da Davide Rondoni
Primo posto assoluto al Conc. Lett. Città di Parole – Assoc. Culturale Città di Murex – Firenze
-Primo posto assoluto al Premio Letterario Europeo – Città di Massa
-Finalista al Concorso Il Convivio – Accademia Internaz. il Convivio Messina
2° posto al Concorso Giovanni Pascoli – Unitre di Barga
3° posto Premio Internaz.Don Luigi Di Liegro – Fondazione Di Liegro Roma
 INEDITO 2013 – tutte liriche inserite poi nell’ultima pubblicazione
-Premio Corrado Alvaro – Conc. Colori e parole 2012, Accademia G. Leopardi Reggio Calabria
-Finalista al Concorso Scarabeus – Livorno
-Primo posto al Premio Internazionale di Poesia “Memorial Gennaro Sparagna” 8^ —Edizione – Roma
EDITO E INEDITO 2014   3° posto per l’edito Premio Internaz.Don Luigi Di Liegro – Fondazione Di Liegro Roma – Campidoglio
2° posto silloge inedita Premio Intern.G.De Scalzo – Città di Sestri Levante
3° posto poesia ined. Noi l’aurora – Premio Hombres itinerante Comune di Lettopalena
3° posto Premio di Poesia religiosa edita Città di Camposampiero
INEDITO 2015
4° posto silloge inedita nella sestina premiata, Premio Internaz.Albero Andronico 2015 – Roma, Campidoglio-
2° posto con la poesia Come una volta, menzionate le altre due poesie proposte nel
Concorso Nuova scrittura attiva, V edizione, Tricarico
3° posto con la poesia Tra due parentesi, Premio Intern.di poesia religiosa San Sabino 8’ edizione – Torreglia – Padova
 EDITO 2015

(“Il tocco abarico del dubbio” edito nell’aprile 2015 dalla Fara di Alessandro Ramberti, prefato da Anna Maria Bonfiglio)

– Liriche inserite in molte antologie: Cinque Terre 1998 (La Spezia); Il Golfo 1998 (La Spezia);Poesie d’Italia – Club Letterario Italiano (Latina 1998);“Scritture poetiche di fine millennio”(Striano 1999); “Voci dell’anima” (Rapolano Terme 1999); “Cinque Terre” (1999 La Spezia); Antologia Premio lett. Inter. “Siracusa”; Antologia Premio Feile Filiochta; Antologia Premio Casa Editrice Perrone, Antologia Poeti e poesia di Elio Pecora e altre antologie.

Angela Caccia

21 novembre 2013

Angela Caccia

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Quella di Angela Caccia è una poesia originale nell’espressione, elaborata e creativa, che ricerca modi sempre nuovi ed efficaci di parlare delle cose della vita, in una prospettiva aperta alla speranza trascendentale, una poesia che ha i suoi elementi forti di ispirazione letteraria in Celan e Borges, ma anche in un’attenzione particolare per Davide Rondoni a cui è dedicata la lirica Di te conosco e che è l’autore dell’acuto e penetrante saggio introduttivo (Paradosso poetico).
Rosa Elisa Giangoia

“ […] srotolando gli episodi personali, i drammi, le esperienze, gli affetti, lungo la linea diseguale di un mare profondo e invitante all’abbandono. Sono versi che invitano il lettore a calcare i passi lungo la battigia, le orme che si sottraggono all’egemonia distruttiva dell’onda.[…]
Vincenzo D’Alessio

L’Autrice “[…] sa anche per esperienza di impegno personale che la poesia non è un bene privato. E di certo il mettere in comune la poesia non ha come scopo la fornitura di sogni o di tavor. La poesia non è un tranquillizzante. E dunque pensare e ripensare poeticamente significa accettare di abitare la fertile inquietudine”.
Davide Rondoni

[…] la delicatezza della vita indagata nelle sfumature più variegate e la ferocia della morte che attende i vecchi seduti sulle panchine. Ma l’ulivo mediterraneo è la sintesi viva di questa contraddizione.
Gabriella Sica

 

              

                     

ANNO 2012

Spiga senza grano

alle tue notti
mancò sempre una stella

e camminammo tutti nel
lato in ombra della strada

tutti affondammo malfermo il piede.

Non ti bestemmio
non ti rinnego
                 ogni autunno ha un
                 cimitero di farfalle

ma lasciami a una finestra
e dalla finestra il cielo

… le ho dato appuntamento
nei miei sogni

aveva un volto senza età
e il cuore sulle labbra
la mia speranza.

                   

DEDICATO

Non ho parole da regalare
alla tua morte perché mi
affranchi da questo silenzio

se vi cadesse una moneta
non ne sentirei il tonfo.

Preme alle mie pareti come
spuma di notte ai vetri

cielo che sta tutto in una nuvola
… scivolasse un goccio di luna
mi darebbe finalmente il pianto.

La sintesi di essere uomini
è la morte
e tu l’avrai varcata con pudore
                                a mani alzate

nel buio ignoto
un soffio improvviso di limoni
                        quel fiotto di luce
                        la tua vittoria.

                          

IL PARADOSSO

Un topos mai localizzato
la chiamano sorella
di fatto è linea di confine

alla dogana si peserà il valore
così faticato sulla terra
darà cittadinanza al suo latore

non servirà più fegato per
le tossine né cervello che
dia senso ai sensi

ogni significato sarà
lampante e cosa buona

il paradosso della morte …

avremo le chiavi della Verità
e mancheranno le porte.

                                                                        

HO LETTO BORGES

Chiudo il libro e nel tonfo si
sfarina un’intimità dolce

s’affolla il ricordo e la sua nebbia

al di là ho lasciato case solide
costruite con sentimenti robusti
agli argini di strade e di stupori

ho visto il tempo stipare memorie
e coltivarne poi fiori di luce

tutto era frutto e sui rami più alti
si allungava la stessa preghiera

cercava un cielo vivo
e lo trovò silenzioso e solitario
innocente e crudele

come le più belle parole d’amore
eluse e rinnegate.

                          

SENZA TITOLO

Barche di carta sull’oceano. Vele spiegate
vergate da un vento che si spera amico.

La notte è salvezza che passa per un abisso
mostra una rotta che il giorno a tratti vanifica.
Si naviga a vista rotolando sull’onda gonfia

la più slanciata a lontananze d’orizzonti:
lucciole tremolanti che sfidano chi ha
coraggio e continua il viaggio.

Qualcuno approda dove la coscienza si fa porto.

                                    

OGNI GIORNO

Per le parole d’amore che non sai dirmi
per il tuo sguardo che fugge quando le ascolta

perché mi sei platano e godo la tua ombra
e m’improvviso ramo se ti sorprendo foglia

perché so che sai piangere
e ogni lacrima è una promessa mantenuta

per quella tua ironia così urticante
che cela una preghiera e spera in un perdono

perché mi sei porto e faro, ed io
sono la rondine che vola basso sul mare
mentre si avvicina il temporale

… ogni giorno io ti sposo.

                       

                                           

Angela Caccia è nata il 25.11.1958, risiede a Cutro (KR)
Studi: maturità classica e laurea in scienze giuridiche.
Dopo un fermo di sette anni, ha ripreso la partecipazione a concorsi letterari.

Editi

“Il canto del silenzio” ( luglio 2004 Istiituto di Cultura italiana – Napoli)
– 3° posto – Concorso intern.Poeti nella Società – Basilea (Svizzera)
– Medaglia Presidente giuria – Concorso internaz. Marengo d’oro Sestri Levante

“Nel fruscio feroce degli ulivi” (marzo 2013 – Fara di Alessandro Ramberti)

Sue liriche sono inserite in molte antologie: Cinque Terre 1998 (La Spezia); Il Golfo 1998 (La Spezia); Poesie d’Italia – Club Letterario Italiano (Latina 1998); “Scritture poetiche di fine millennio”(Striano 1999); “Voci dell’anima” (Rapolano Terme 1999); “Cinque Terre” (1999 La Spezia); Antologia Premio lett. Inter. “Siracusa”; Antologia Premio Feile Filiochta; Antologia Premio Casa Editrice Perrone, Antologia Poeti e poesia di Elio Pecora e altre ancora.

Ha numerosi premi al suo attivo, conseguiti in passato, oltre a segnalazioni e menzioni d’onore.

RICONOSCIMENTI:
2007 PREMIO IL PUTTINO – AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CUTRO
“Per aver contribuito alla crescita culturale e al prestigio della città di Cutro”.

2008 PREMIO VALLE DEL RAGANELLO, DONNA DELL’ANNO 2008 – ASSOCIAZIONE CULT. IL MUSAGETE di Francavilla Marittima (CS)
Ad Angela Caccia Presidente Ass. Le Madie “…per il saper cogliere nel percorso comunitario di un’associazione importante le peculiarità di ognuno e valorizzarle per quello che esse meritano”

2009 PREMIO HERA LACINIA – AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CROTONE
“Per l’impegno, la professionalità, la grande umanità nel lavoro e nella vita quotidiana”.

Innumerevoli altri premi

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