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Annamaria Ferramosca

1 maggio 2017

Titolo: Andare per salti
Autore: Annamaria Ferramosca
Editore: Arcipelago itaca
Collana: Collana Mari Interni

Pagine: 80
Anno: 2017

recensioni  http://www.carteggiletterari.it/2017/03/27/i-luoghi-e-le-scritture-rubrica-di-antonio-devicienti-su-andar-per-salti-di-annamaria-ferramosca/


 

Andare per salti, titolo che mi fa pensare a una sfida ipotetica di lettori all’assalto di una libreria: lettori appassionati che pur di leggere poesia fanno la coda per accaparrarsi le offerte migliori.

E la raccolta di Annamaria Ferramosca merita questa attesa, è una poesia viva, ispirata dalla vita nei suoi molteplici risvolti, esperenziali e metafisici. Una poesia che si svolge nelle ore e nei giorni, che cerca il senso nelle piccole e grandi cose. Le riflessioni di una mente alla ricerca del senso più alto della propria e altrui esistenza.

[…]

nessuno è reale piove sempre
nella pioggia sbavano i segni
ma le pagine accidenti quelle sono
insperate di bellezza
disperante bellezza irraggiungibile

[…]

così mi lascio vivere
un vivere piccolo semplice che almeno
un po’faccia coesione 
un rimpicciolirmi come
di seme tra i semi

 

Questa poesia è testimonianza dello spirito, navigazione a vista tra luoghi di memoria e luoghi di incontro, un’immersione nella profondità dell’attenzione emozionale ma anche analisi di un’intelligenza proteiforme, libera di mostrarsi e di mostrare oscurità e luce, con voce propria, originale,  paragonabile alle grandi voci della letteratura e della filosofia.

 

[…]

tanto sprovveduto è stato l’attraversare
il rombo delle strade senza avvertire
i passi accanto gli urti gentili

 

La mente che nell’attraversamento delle difficoltà quotidiane non si lascia travolgere, anzi, sa coglierne “l’urto gentile”, e chi, se non un poeta, può trarre dal dolore lo stupore, cogliere in uno scontro la leggerezza di un accostamento delicato.

Entrare nella poetica dell’Autrice è andare incontro a un sorprendente mondo variegato, è spaziare tra sogno e realtà, immergersi nella profondità di un pensiero policromo, in un guizzante alternarsi tra la concreta osservazione della vicenda umana e la consapevolezza, talvolta inquietante, dell’essere mistero. Da qui il linguaggio che si fa chiarore, che illumina  la mente con la sua poesia.
                                                                                                                                                                  c.b.

 

ai vivi resta in mano
incorrotto un ramo
aspirazioni e sogni da sfogliare

Annamaria Ferramosca “TRITTICI”

1 settembre 2016

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Quando Annamaria mi comunicò che aveva tratto da alcune mie immagini ispirazione per i suoi versi, ne fui felicemente sorpresa; lo fui ancora di più nel leggere in anteprima la poesia scaturita da “Il Volo”: la sua capacità di trarre dal segno il compendio di una vita, il suo sguardo che tramutava forme in parole, in un coinvolgimento artistico e sororale, mi commosse profondamente.

Il suo progetto mi piacque moltissimo, felice che le mie opere fossero accostate a quelle  di Frida Kahlo, Modigliani, Laglia,  felice che dai colori prendessero vita le sue parole, e che da un’arte visiva ne scaturisse un’altra di così densa espressività.

Questa plaquette ne è la realizzazione  che racchiude, letteralmente, la policromia delle forme e l’arcobaleno del verso, un volumetto prezioso nella sua veste grafica e materica, come ne dice con passione e competenza Antonio Devicienti  nella sua splendida recensione su Carteggi letterari, recensione che invito a leggere perché esaustiva oltre che appassionata.

Nello sfogliare le pagine ho avuto la sensazione che queste si dilatassero in spazi espositivi di un piccolo, ma straordinario, magico museo, misteriosamente variopinto e animato.

Un luogo in cui si può scoprire d’essere, contemporaneamente, bambini attratti dalle luci e adulti  in ammirazione estatica.

Le mie impressioni di lettura sono dettate non solo dalla stima che ho per lei come poeta, ma anche dall’amicizia che ci lega, perché Annamaria è una persona speciale, attenta e generosa, uno spirito libero che spazia alla ricerca del bello, che le fa scoprire nelle altrui espressioni artistiche coloriture esistenziali, che le permette di trasformare la visione in parola, come in un processo alchemico: la sua mente un atanor in cui si fondono elementi diversi e variegati per essere trasmutati nell’oro della poesia.

cristina bove

                                
                                

 

 

“Esporre il proprio io al contagio di un altro io perché scaturisca un noi senza precedenti, una pluralità umana solo transitoriamente oggettivata nella figura creata dagli artisti”
(dalla prefazione di Maria Teresa Ciammaruconi)

                                        

                                                      

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in magnetico ascolto del mio colore
stai traducendo questa rassegnazione
ti parlo in silenzio azzurro senza pupille
[…] Pag 11
(Amedeo Modigliani –Elvira che riposa a un tavolo)

 

[…] il viso per metà iluminato
di una luna stranita
semisapiente luna
che per metà mi stordisce d’estro
per metà solleva le acque
[…] pag 23
(Frida Kahlo –l’amoroso abbraccio del’universo, ecc…)

                               

[…] e voci calde dei raggi dietro le nuvole
inconsapevoli di irradiare amore
lei sospesa nell’ascolto battente
– la pioggia scandisce sillabe sul tetto –
[…] pag 27
(Cristina Bove – Il volo- computer Art)

                                   

[…] il sogno è un muro bianco
che mi separa da me stessa
aspetto che dilegui
resto seduta disarticolata
in pianto trattenuto
[…] pag 39
(Antonio Laglia – Claudia, pastello su carta 1981)

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L’autrice dei testi

Annamaria Ferramosca
Nata a Tricase, da molti anni vive a Roma, dove, in contemporanea con la dedizione alla scrittura poetica,ha lavorato come biologa nutrizionista nella ricerca. Ha ricoperto l’incarico di cultrice di Letteratura italianaall’Università Roma3. Fa parte della redazione del portale poesia2punto0.com, dove cura la rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa, di cui è ideatrice.
Finalista ai premi Camaiore, LericiPea, Pascoli, Lorenzo Montano, è vincitrice dei premi Astrolabio, Guido Gozzano, Renato Giorgi. La sua voce registrata è inclusa nell’Archivio delle voci dei Poeti di Firenze.
Ha pubblicato nove raccolte di poesia, tra cui la più recente è la plaquette d’arte Trittici—Il segno e la parola, DotcomPress Edizioni. E’ del 2014 Ciclica, La Vita Felice, collana Le voci Italiane, introduzione di Manuel Cohen.
Nel 2009 le è stato pubblicato, da Chelsea Editions di New York, il volume antologico bilingue Other Signs, Other Circles –Selected Poems 1990-2009, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, introduzione e traduzione di Anamaría Crowe Serrano.
Altre sue raccolte edite: Curve di livello, Marsilio, collana Elleffe, a cura di Cesare Ruffato, 2006, riedito in ebook (www.larecherche.it) nel 2014; Paso Doble, poesie a quattro mani in italiano e inglese, coautrice Anamaría Crowe Serrano, Empiria, 2006, traduzione di Riccardo Duranti; Porte / Doors, Edizioni del Leone, prefazione di Paolo Ruffilli e traduzione di A. C. Serrano e Riccardo Duranti, 2002; Porte di terra dormo, plaquette, Dialogo Libri, 2001; Il versante vero, Fermenti, introduzione di Plinio Perilli, 1999, riedito in ebook (www.larecherche.it)nel 2015.
Nel 2011 Gianmario Lucini cura per le edizioni puntoacapo il quaderno monografico La Poesia Anima Mundi, con la silloge Canti della prossimità e con cd di letture dell’autrice.
E’ autrice antologizzata e suoi testi sono apparsi in numerosi siti web di settore, come poesia2punto0.com; la dimora del tempo sospeso; blancdetanuque; poetry-wave-senecio; carte allineate; la poesia e lo spirito; arcipelagoitaca; l’estroverso; fili d’aquilone; sulle riviste italiane Poesia, La Clessidra, La Mosca di Milano, Le voci della Luna, e in traduzione, su riviste straniere: Gradiva; Italian Poetry Revue (USA), Fire; Poetry Wales (U.K.) Salzburg Revue (Austria), Poezia (Romania), Poiein (Grecia).
Ha curato di recente la versione poetica italiana di poesie scelte del poeta romeno Gheorghe Vidican nel volume 3D – Gheorghe Vidican—poesie 2003-2013, CFR, 2015. Per quest’opera è stata insignita del Diploma di Eccellenza dal Ministero della Cultura di Romania.
Ulteriori notizie, testi e recensioni su www.annamariaferramosca.it
Per contatti: ferrannam@gmail.com
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I quattro artisti

Amedeo Modigliani, (Livorno,1884– Parigi,1920), è stato pittore e scultore. Formatosi in Italia a Livorno poi a Firenze e Venezia, a 22 anni si trasferì a Parigi, dove si affermò soprattutto per i suoi ritratti femminili dai volti stilizzati e dal collo allungato.

Frida Kahlo, (Coyoacan, 1907 – 1954) è stata una pittrice messicana. E’ divenuta celebre per i suoi autoritratti ispirati alle tradizioni popolari precolombiane, con i quali, ricorrendo a figure tratte dalle civiltà native, intendeva affermare la propria identità messicana.

Cristina Bove, Nata nel 1942, vive a Roma dal ’63. Artista poliedrica, si occupa di pittura, scultura, arte digitale, fotografia, e scrittura. Ha pubblicato libri di poesia e narrativa e cura alcuni blog di poesia in rete.

Antonio Laglia, nato nel 1953, vive e lavora a Roma. Pittore della scuola romana, è stato allievo di Alberto Ziveri. Ha tenuto negli anni numerose mostre personali e conseguito importanti premi e riconoscimenti.

Annamaria Ferramosca

27 aprile 2015

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Ciclica – La Vita Felice, 2014

La poesia è un atto comunicativo orientato sul fronte personale (proviene da un io profondo, prorompente o a fatica sondabile che il pensiero adatta allo scopo) e si tende al lettore per la condivisione di un intimo colloquio. Nella poesia dunque la comunicazione è un atto non decorativo, è all’origine del suo stesso esistere, coglie le ombre laddove tutto sembrava chiaro e viceversa. Il titolo di questa opera di Annamaria Ferramosca, “Ciclica” dà ragione del percorso che essa compie, percorso impedito dalla realtà e dalle circostanze a sollevarsi, a farsi elicoidale, al quale non resta che chiudersi nella ciclicità.

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Annamaria Ferramosca

25 novembre 2014

 

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La poesia è un atto comunicativo orientato sul fronte personale (proviene da un io profondo, prorompente o a fatica sondabile che il pensiero adatta allo scopo) e si tende al lettore per la condivisione di un intimo colloquio. Nella poesia dunque la comunicazione è un atto non decorativo, è all’origine del suo stesso esistere, coglie le ombre laddove tutto sembrava chiaro e viceversa. Il titolo di questa opera di Annamaria Ferramosca, “Ciclica” dà ragione del percorso che essa compie, percorso impedito dalla realtà e dalle circostanze a sollevarsi, a farsi elicoidale, al quale non resta che chiudersi nella ciclicità.
La poetessa si pone, soprattutto nella prima sezione, le domande che si sono posti tutti i poeti, a partire dai lirici greci; domande che, da quando l’uomo ha coscienza di sé, continua a porsi, sotto diverse e divergenti deviazioni e traiettorie: chi, cosa e perché e, naturalmente, ha scavato e scava a fondo dentro quel sentimento che potremmo definire originario: l’amore. E’ il mondo (più modestamente l’esistere che si declina in essere) che non può e non vuole farsi da parte e insiste a porci gli stessi quesiti. Nella nostra evoluzione abbiamo anche provato a fornire risposte esaustive, attraverso la religione soprattutto; filosofia, fisica e metafisica si sono rivelate dubbiose, contraddittorie e balbettanti.
Il poeta è un ascoltatore attento e un visionario; le parole sono strumento e sostanza, i suoni, le voci,  sono la realtà a cui partecipiamo, ma sempre più usurate, tanto che risulta necessario rifondarle, ricrearle, ornarle con metafore vive e vibranti, molto più vibranti dei correlati oggettivi. Non ho fatto riferimento al tempo, che anche in “Ciclica” scorre sottotraccia, compie lunghissimi balzi e/o avanza a passettini. Il tempo è la dimensione nella quale accadono gli eventi, personali e intimi, storici e non meno vicini perché sempre portatori di verità. Questo nostro tempo, avido e mercantile, ci costringe a restare in territori nebbiosi, a procedere a tentoni, fino a chiederci: “ per chi ancora resistere, durare ancora / di dura fine / fine hard disk.”
Dunque al tempo abbiamo permesso di manipolarci fino a trasformarci in ferraglia che diligentemente e stupidamente raccoglie le creature mondane, le miscela, svende in lucenti apparenze e poco gli importa delle identità, quasi fossero d’intralcio alla sua voracità “ di più ti amo / quando sul monitor mi lanci / inutile dire chi scrive vede di più / ha solo più dubbi.”
Annamaria parte da lontano, da una ricerca trascendente per giungere a dare una definizione della poesia calibratissima; da sempre sappiamo che la poesia non è un farmaco, ma abbiamo sperato un po’ tutti che allargasse la visione e non ci consentisse di confondere ulteriormente le acque, ci permettesse di moltiplicare i fili e di estenuare i percorsi. Infatti la conclusione di questa prima sezione rivela la capacità dell’autrice a cogliere le contraddizioni dell’esistenza e la sua impotenza a sanarle col suo sguardo fermo e pensiero saldo; il suo disorientamento è simile al nostro quando ci coglie l’ombra mentre ammiriamo il bello.
La seconda sezione porta per titolo “ANGELEZZE”, un neologismo adeguato, che ci trasporta in un mondo utopico di gentilezze, un vagheggiamento di comportamenti accoglienti, il solo modo per leggere le mappe della salvezza. Già la prima poesia si chiude con un proposito che si estende a chi vorrà farlo suo: “ devo/ far correre quest’idea sulla tua fronte / devo / e tu su altra fronte ancora / e ancora prima / che precipiti il sole”
La Ferramosca pronuncia in questa silloge un j’accuse chiaro sul sangue che gronda per avidità sulla terra e non riesce a concimarla: sarebbe così trascurabile il prezzo della pace. Ma il chiodo che si insinua è sempre lo stesso: dove sarà il verso dove?
Il verso dove forse è nelle due poesie che seguono, dedicate ai bambini, al parto, quando la madre si estingue e si fa immensa per donare la vita. E pure le poesie che seguono grondano di bellezza, della pienezza del poco, sono cornucopie di piccoli ardori, di gentilezze, sono quelle che fanno degna la vita.
Le poesie che seguono si occupano della lingua o, meglio, della parola che i tempi hanno corroso, contagiato con le malattie dell’avidità; un poeta non può non occuparsi del suo strumento di lavoro specie quando sente che stride, che non ha più forze e che rimbalza sui marciapiedi, negli ipermercati e si smarrisce; Annamaria vorrebbe curare la parola, estrarla dai miasmi, riportarla alla luce vergine e innocente, farla ritornare semplice e umile come un cesto di vimini. Nelle poesie di questa sezione si avverte che la lingua ha sollevato l’umanità e la poetessa ama la gente, ama la conquista delle vibratili sillabe, la comunità che sanno creare.
Tuttavia oggi ci ritroviamo alle origini, ai balbettii e alle primigenie domande, così il libro si conclude con una domanda che non si nasconde: “ ci sarà un punto segreto su cui far leva / dove affondano le radici / si assestano le fondamenta / termine di terra cielo confine limpido / dove culmina la vertigine ammicca il demone / da cui spiccare il volo / nella chiarità o nell’abisso?”
Lungo questo percorso speculativo Annamaria ha toccato eventi personali e figure cosmogoniche, quindi ha piegato la lingua e le parole a nuovi significati.
Il libro, di godibilissima lettura, ricco di chiare visioni, di nuovi semantemi, di riflessioni compiute sulla sua esperita verità con lo sguardo che coglie e rivela dietro le miserie lo splendore residuale, resta fra le opere più stimolanti nella produzione di questo nuovo millennio.

Narda Fattori

 

 

Ciclica           La Vita Felice, 2014, collana Le Voci Italiane
                          

dalla sezione Techne

 

scelgo mi piace e condivido
soltanto se
la posa non è teatrale se intravedo
il capo rasato sotto la pioggia
la stanza fiammeggiare
allontanarsi il punto cieco

l’urto mi chiedi l’urto ma
sei virtuale un’ipotesi una
finestra sul vuoto poi non so
quanto davvero vuoi
farti plurale
dimmi se chiami per conoscermi o solo
per riconoscerti
chiami chiami dai tetti
da eccentriche lune chiami da
nuvole pure dal basso chiami
voce di fango che mi macchia il petto
segna la fronte pure
si fa lacrima cristallo che
taglia il respiro

stiamo come in un rogo a far segni attraverso le fiamme
malferme sagome stordite da mille nomi
la lingua disartícola e l’audio
sarebbe comprensibile soltanto se
intorno il rumore attutisse
se fossimo
puro pensiero silenziopietra
statue serene dal sorriso arcaico
ai piedi un cartiglio e
                                 lampi negli occhi

                                  

trasporto in files

tutte quelle diapositive ormai pelle da macero
impallidite in pile
forme disperse disperate da deportare
in fili d’aria files

un laser ti trafigge inesorabile
ti copia-incolla eri
così smagrito avevi
occhi di pianto e sorridevi
la postura inchiodata dal clic non sapevi
di accecarmi
il tuo respiro per anni conservato
in raccoglitori di plastica
concluso

per quali occhi salvato il tuo calco?
per quale tempo del riepilogo? del senso?
chi svelerà il mistero di un sorriso etrusco?
tutto quel sole sulla pelle
e il cuore in ombra

per chi ancora resistere durare ancora
di dura fine
                        fine hard disk

***
                                 
                                     

dalla sezione Angelezze

remi per itaca


                           

E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso.
Sei diventato così aperto e saggio,
che avrai capito cosa vuol dire Itaca.
K. Kavafis

sarmenti dalle viti
in duello con l’aria
uno strappo deciso li stacca — dente bambino —
deve ac-cadere prima che il legno s’addensi
e animelle sulle biforcazioni
deboli getti anch’essi da allontanare
animule respinte
con rabbia lanciano la loro delusione in terra
strato dopo strato fino alla vigna-nadir
(all’altro orecchio del mondo
                                   tutto sarà compreso)

in questo braccio di appiantica un laerte
versa linfa nei rami si avverte
lo scroscio sottile lontani i remi di ulisse
l’angoscia l’esilio (qui la tortora ancora
sul nido a ripetere)

la casa è vicina alla cava di selce
perché sia graffito sul muro
il presagio vignarinascita
e sia compreso il tempo
compresi anche noi con il nostro
tozzo di paneolio e il bicchiere d’ebbrezza

la vita così simile a questa
nebbia etilica chiara di voci
il cielo rossoacceso
e in petto un’onda larga

così trascurabile
il prezzo della pace
                                  
                                     

alberi

non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza
dispiegate nei rami
gli alberi sono bestie mitiche
invase dall’istinto fieri suggerimenti
restare accanto
non per generosità ma per pienezza
— intorno l’aria splende in rito di purità —
la terra tenere salda
perché sia quiete ai vivi

gli alberi hanno strani sistemi di inscenare la vita
prima di descrivere la morte
s’innalzano
con quei loro nomi di messaggeri
le vie tracciate sulle nervature
lo sgolare dei frutti
sii migliore del tuo tempo dicono

devo
far correre quest’idea sulla tua fronte
devo
e tu su altra fronte ancora
e ancora prima
                            che precipiti il sole

                         

                                

cartapesta

tutta quella polpa d’albero che attraversa le dita
fango stropicciato in attesa di un eden

un’animula addensa dentro la pasta
grida la nascita un nome
esige un’identità inattaccabile
nel segno dell’offerta
e l’abito giusto cerimoniale
anche se ha scelto d’essere un pastore
ancora senza gregge oppure
una raccoglitrice di frutta nel gesto di offrire
tre grappoli d’uva come gioielli

chiede un vestito dai toni caldi
durevoli
un vestito per piccole persone
che sanno come restare imperturbate
lungo il tempo dentro una ferma felicità

loro conoscono la Carta
la via l’approdo il verso dove
***

                             

Dalla sezione Urti Gentili
                          

sotto la nuova luna

è già notte artica sotto la nuova luna
luna che bruca interroga
quali parole restano per quale
sovrappiù di voce?

inflessibile lampada scandaglia
il fondo della retina nella rete s’impiglia
eco indistinta che martella voci
quale verginità di suono a spaccare il fondale?

sulla banchisa alla deriva l’orso
dondola il capo con moto autistico
nell’impaziente attesa della fine
nessuno accorre
al gridoghiaccio indurito in gola
all’ultima domanda nessuno
dalle città febbrili dai multipiani ciechi
dagli abitacoli che schizzano sulle autostrade

solo fruscii lontani oltre le dune
dall’erba rada e bassa
lenta nel crescere per ostinatezza del resistere
mentre lupi si azzannano
che più non riconoscono la stessa specie
nel bosco che sussulta
ingoia stelle come rimorsi

al largo
monta un fragore mediterraneo cupo
come di gorgo
si annega ancora sotto la nuova luna
in quel mare-di-mezzo che mediava
un tempo tra buio e luce
                                  
                                

mai più riproducibile o seriale
questa lingua vorrebbe solo arti-colare
bellezza tornare alla prima neve
all’origine sillabica del fiume
puro occhio

con la lingua vorrei solo esultare
soffrire delle cose sulle cose far luce
anche feroce — sventagliando laser —
o velarle le cose di compassione
coprirle scoprirle interrogarle
romperle corromperle
ammalarle infettandomi guarire
restandomi nella voce — irrimediabili —
i segni del contagio e della cura
                                        
                                      

urti gentili

mi manca la lingua mi manca
quella timidezza di vocali aperte
di zeta dolce nel grazie
un incurvarsi della voce in gola
come a piegarla fossero le pietre
salentine del ricordo o forse
una malinconia residua della nascita
ingorgo che resiste
allo sperpero del vivere

furore dei cieli di una volta
grida bianche dei dolmen che insistono
nel vedere il mattino sorgere
sulle rovine ogni volta
qualunque sia l’inclinazione della luce

                                          

mi manca quella strana paura
prima di ogni viaggio
come un sottile rifiuto della distanza
come di albero che impone alle radici
un limite all’espandersi e si concentra
sulla cura dei frutti

pure amo
tutto questo calpestio di genti nella città
l’impasto lento di animelingue
il rompersi dei meridiani l’inarcarsi dei ponti per
                    urti gentili
questo annodarci annodando
i cesti della fiducia con antiche dita

***

Ciclica è un libro aperto, parola sempre tesa all’incontro, in continua ri-costruzione. Chi volesse continuare il dialogo aperto su queste pagine, può scrivermi a ferrannam@gmail.com.

***

 

ANNAMARIA FERRAMOSCA
di origine salentina, da molti anni vive e lavora a Roma.
È stata per alcuni anni cultrice di Letteratura italiana all’università Roma3.
Ha collaborato con testi e note critiche alle riviste Poesia, Le Voci della Luna, La Mosca di Milano, La Clessidra, Gradiva e con vari siti web di settore, come blanc de ta nuque, Rebstein- La dimora del tempo sospeso, poiein. Fa parte da 4 anni della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa, che seleziona e diffonde nuova poesia italiana su proposta dei lettori.

Ciclica, edita da La Vita Felice per la collana Le Voci Italiane, è la sua settima raccolta di poesie(con nota critica di Manuel Cohen) booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=YhgOlqL-xN8
Altri libri di poesia pubblicati : Curve di Livello, 2006, Marsilio, pluripremiato, selezionato nella rosa del Camaiore, finalista ai Premi Pascoli, LericiPea, Lorenzo Montano. Ripubblicato di recente in e-Book da http://www.larecherche.it, è scaricabile gratuitamente.
                                
Per Empiria ha pubblicato Paso Doble, una raccolta di dual poems (poesie a 4 mani), coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, sua traduttrice in inglese. Porte / Doors, Edizioni del Leone, del 2002, tradotto da A.M.Serrano e Riccardo Duranti, è infatti in versione bilingue e ha avuto diffusione in area anglofona.
                                      
Nel 2009 le viene pubblicato a New York da Chelsea Editions un volume antologico di poesie edite con una raccolta inedita, dal titolo Other Signs, Other Circles, (Altri Segni, Altri Cerchi ) nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, libro che ha ricevuto il Premio Città di Cattolica e recensioni anche su riviste americane (World Literature Today, Fire, Freeverse, Gradiva). La Poesia Anima Mundi, con una silloge inedita dal titolo Canti della prossimità, è una monografia completa curata dal critico Gianmario Lucini per puntoacapo nel 2011.
                                      
Quella di A.F. è voce inclusa e registrata nell’Archivio della voce dei Poeti , per Multimedia, di Firenze.
Per la poesia inedita A.F. ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano e nel 2012 il Premio Renato Giorgi. Suoi testi sono stati tradotti, oltre che in inglese, in francese, tedesco, greco, albanese, russo, romeno.

Annamaria Ferramosca

9 febbraio 2013

Che Annamaria Ferramosca abbia eletto come rifugio Marina Serra, ha influenzato non poco la mia percezione della sua poesia. Me la fa amare particolarmente (c’è tutto un immaginario della mia infanzia salentina legato a Marina Serra, con la sua torre d’avvistamento e la leggenda della Madonna dell’Assunta che ogni 15 agosto smuoveva le rocce e inghiottiva il malcapitato di turno). Leggo la poesia di Annamaria come un’onda di suoni, nel ritmo in cui si raccoglie e si apre, nella sospensione che crea (persino gli spazi tra le parole rispondono a un disegno armonico e Annamaria li traduce mirabilmente quando legge le sue poesie). Mare abitato da miti  e archetipi ma anche passaggio, ponte verso l’altro, “quando si scopre” come dice Franco Cassano, “che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano”.

“Marina Serra. Assalto / di un’alba nitida, capace / di spingere i monti d’Albania/ fin qui, sotto il balcone/”, (da Mediterraneo in‘Curve di livello’).

Mare che si fa viatico, augurio, e “buona sorte” nel Salento vuol dire anche “grazie” (“bona sorta”), un grazie alla vita, la speranza che Annamaria pone in chi nasce, nelle nuove generazioni: “Così i bambini parlano impastando la terra/ con minimo dolore necessario”. Sono queste le coordinate che tracciano l’anima del mondo e si affidano alla nostra capacità di ascolto. E’ l’ascolto che permette di individuare le voci di dentro, costruire la memoria dal continuo divenire delle cose.

E non è un caso l’omaggio a Rainer Maria Rilke . Il flusso magmatico di Rilke che nell’ottava elegia s’interroga sulla nostra finitezza contrapposta all’eternità del mondo animale che non teme la morte, trova come controcanto l’anima mediterranea, con  le sue ferite, di cui Annamaria si fa partecipe con forza e consapevolezza.

Poesia dal grande impegno “ecologico”, che si sgancia dall’Io per farsi vissuto comune. Mondo-donna che si schiera e si leva come speranza di salvezza, inno-preghiera per una “madreterra” da amare e difendere.

Abele Longo

                   

Da Canti della Prossimità, silloge contenuta in
Quaderni di Poiein, n. 5, Annamaria Ferramosca La poesia “Anima mundi”, Edizioni puntoacapo, 2011.

                   

               di voce attesa

una specie di lamento sottile
un gemito piccolo di gioia
come un timbro distorto per l’iridescenza delle acque
è la voce embrionale che attraversa la bolla salina
risuona nelle vene alla madre
e preme e le canta la sua elementare infanzia
chiede di sfolgorare in concerto nel giorno
dell’uscita luminosa      quando
il minuscolo corpo verrà adagiato
sull’ addomepianeta che riconosce

l’emissione di onde alla madre si compie
per distacco di corone vocali sottili come aureole
e lei interpreta e trema e costruisce
un paesaggio di case-alberi-strade
divinazione al primo cammino
lei avvia un’assertiva preghiera
salute prima poi bellezza e buona sorte ex aequo

tutto accadrà dovrà accadere
per volontà- rito-destino
o solo
               per un in-cantamento

             

                        

***

      infravoci
( lungo le Gole di Celano)

come una vestizione rituale
la salita del greto         il tremendo
inizia già sulla bocca       in alveoli rupestri
antiche ossa d’uomo fuse alla pietra
come per un ritorno

lungo la marcia abbandonate a valle
parole opache di città
galleggiano le vive, torrentizie
nell’odore di muschio i grandi temi
ridursi a domande minime       a silenzio

il nostro vuoto è voragine
in verità vorremmo noi risarcire
alberi e pietre per il grande zero
di verbosenso
– il loro è tuono, di fronte a un balbettio –

questa dis-lingua che solo sa asserire
non penetra
il nodo siliceo, il chiaro di linfa
non traduce
la vena d’acqua che riga la terra
la curva dei rovi verso il sole
la perfezione lenta dello scarabeo
                    infravoci
( le foto svelano
retrosorrisi di foglia, leonardeschi )
voci incompatibili con il cumulo d’angoscia
che deborda dagli zaini, destinate
ad essere soltanto interpretate
per questo amate, per questo essere mute

vi offro ogni mio smunto colore
ogni mio grado termico ogni onda
in cambio imbrattatemi di polline i capelli
fatemi ramo spuntone di roccia
spirito di capriolo sul dirupo

***

                       

                       

da Curve di livello
Marsilio, Collana elleffe, 2006

Forse con una donna

Lasciarla far luce
con le sue lanterne, vigile
sulle alte mura trasparenti
lasciarla apparire e sparire
come lei vuole
dosare i richiami
perché possa appartarsi
in qualche sua giungla di luna

Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole

Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose

Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento

Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
( ora più aperte sul mondo le porte )

           

***

        Sull’ottava elegia di Rilke

La casa ha finestre sul mare
per ricordare l’origine
il vortice la calma le vele millenarie
i ritorni che volgono in commiati
partenze per altri oceani

Il giardino ha pini d’aleppo e olivi
per ospitare chi non sa della morte:
insetti e uccelli, volpi
notturne, a volte – immobili-
guardano anch’esse il mare
come per un abbaglio misterioso
– gli animali mai fissano
la morte negli occhi –
noi l’abbiamo a fianco e miopi
vediamo il cielo accendersi di fuochi
e i luoghi dove
lei ciecamente piove

La rosa veloce sfoglia
in silenzio le spine si preparano
a penetrarci le carni
il mare a sommergere il disordine
gli abbracci misti a spari nonostante
l’angoscia suonata a stormo
dalle cicale sui rami

Dai pini volano
rondini al sud, imperturbate

***

da Porte/Doors
Edizioni del Leone, 2002

                  

Parlare come nascere

Voce che inseguo da più notti invano
Ne so bene l’attesa
e l’urto lancinante e l’onda
propagata lungo le strade a nord del cuore
Arriva
ed è squillo di bimba :
– Noi siamo come un violino, vero ?
Le parole
volano come la musica dalla bocca
e la lingua è l’archetto…
Ma se piango,
il legno del mio violino è come
un ramo sotto la pioggia?

Parlare come
nascere agli altri, ogni volta
venire
alla luce – bianca – dove
bianchezza è l’universo offerto delle note
brusio d’angeli sopra Berlino
sopra le regioni
fuori dal dubbio fuori dagli equivoci
Così i bambini parlano impastando la terra
col minimo dolore necessario

Parlare come
vivere con-dividere
ritmi segreti di qualche dio dei simboli
vibrazioni protette fino a un termine
dove la voce sarà oltremusica
pura illimite
si lascerà
talking about – parlar di tutto
whispering – sussurrare
missing – annullare, perfino
(rumore di rugiada nella notte)

Domani, domani, quando?
Oggi piove
sopra il legno dei rami
Una sola parola
può uccidere, ancora
Una nota
far tacere un violino

                   

***

           Ragno in goccia d’ambra

Se è vero
che la parola vera nasce dal silenzio
voglio tacere. Fino
ad un silenzio compulsivo
Dopo
Dopo lo sperpero dei segni, dopo
la purificazione delle stanze, spenta
l’ultima scintilla sullo schermo
soltanto pietre
da interrogare

Dure. Come irremovibili
speranze. Dure
come disperazioni
Scoprire l’atteggiarsi possibile
della bocca a grido
nel contagio dell’ambra che rafferma
un minimo urlo di Munch

Era
stella viva tra i rami
immobile nel possesso della ragnatela
signore dell’equilibrio nella fragilità
stratega del fulmineo, fulminato
Urlo nel tuo silenzio, taccio
nel tuo grido
ragno in goccia d’ambra

***

da Other Signs, Other Circles
(Altri Segni, Altri Cerchi)
Poesie edite e inedite 1990-2009
Chelsea Editions, New York , Series Contemporary Italian Poets in Translation, 2009
Introduzione e Traduzione di Anamaria Crowe Serrano

Una linguasilenzio felice larga piove

una linguasilenzio felice larga piove
penetra cantapetali dentro nel
dentro innocente sanguelinfahumus
permea senso senza
metallo che risuoni

da muro a muro da spina a spina
i dispersi al tocco sussultano si stringono
di fronte è la gelida notte
lontane le due torri come mammuth
emersi domani dalle nevi

ecco che galleggia sopra di me un Atlante
di sperdimento avvampa
così intensa la musica
ha forma d’arpa il telaio
tutti quei pesi di terracotta
a piombo come ghigliottine
ora stanno in levità di vibrafoni
nel primitivo piegarsi delle spighe
spose che vanno, culle
luce sul confine tra carezza e lama

abbiamo consegnato le ferite
insieme alle armi, preferito la festa
le lunghissime tavole sonore
il miele delle nozze diffuso
tornare nudi su terra nuda
farsi gola d’agnello mille volte
se occorre ancora sangue
per il gocciolio della fine

porte del mondo che ritornano alberi
città come campi da seminare
illuminati a regno piove
un silenzio-beatitudo
sonno infantile, lava che pietrifica

una fila di pietre da riscrivere
     

              

Annamaria Ferramosca è nata a Tricase (Lecce). Vive e lavora a Roma.
Sostiene e partecipa ad eventi di poesia abbinati alla solidarietà internazionale. Collabora da molti anni con testi e note critiche alle riviste Le Voci della Luna, La Mosca di Milano, La Clessidra.
Fa parte della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa http://www.poesia2punto0.com/category/poesia- condivisa/ e con vari siti di poesia in rete, tra cui clepsydraedizioni, che seleziona in anonimo nuova poesia italiana contemporanea.
Ha presieduto il Premio di Poesia De Palchi-Raiziss e fatto parte della giuria del Premio Davide Maria Turoldo.

Ha pubblicato in poesia:
Other Signs, Other Circles, raccolta antologica di poesie 1990-2009, Chelsea Editions, New York, collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, 2009, Introduzione e Traduzione di Anamaría Crowe Serrano, Premio Città di Cattolica;
Curve di livello, Marsilio, 2006, Premio Astrolabio, Castrovillari-Pollino, Premio Int.le per l’Integrazione Culturale; finalista ai Premi Camaiore, Lerici Pea, Pascoli, San Fele, Montano;
Paso Doble, Empiria, 2006, raccolta di dual poems, coautrice Anamaría Crowe Serrano, traduzione inglese di Riccardo Duranti;
Porte / Doors, Edizioni del Leone, 2002, traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, Premio Internazionale Forum-Den Haag;
Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001
Il versante vero, Fermenti, 1999, Premio Opera Prima Aldo Contini-Bonacossi
Canti della prossimità, silloge contenuta in La Poesia Anima Mundi, quaderno monografico a cura di Gianmario Lucini, puntoacapo editrice, 2011.
Suoi testi sono inclusi nei volumi collettanei: Pugliamondo, 2010 e La Versione di Giuseppe, 2011, entrambi per le Ed.ni Accademia Terra d’Otranto-Neobar, e in Poeti e Poetiche, CFR, 2011.
Ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano e nel 2012 il Premio Renato Giorgi per la poesia inedita.

Testi ed interventi critici sulla sua scrittura appaiono su numerose riviste, tra cui Poesia, Hebenon, Gradiva, Italian Poetry Review, La Mosca di Milano, La Clessidra, L’immaginazione, Le Voci della Luna, Poiesis, Pagine, e in traduzione inglese su: Freeverse, Gradiva, Italian Poetry Revue, World Literature Today, Salzburg Poetry review, Fire.

E’ inclusa nelle antologie: “L’altro Novecento”, 1999, “Appunti critici”, 2002, “Poeti italiani verso il nuovo millennio”,2002, “Inverse”, 2006, “ Tradizione e ricerca nella poesia Contemporanea”, 2008, Blanc de ta nuque- Uno sguardo dalla rete sulla poesia italiana Contemporanea (2006-2011),2011.

Hanno scritto sulla sua poesia: Donatella Bisutti, M. Grazia Calandrone, Marcello Carlino, Alfredo de Palchi, Donato Di Stasi, Marco Ercolani, Stefano Guglielmin, Giorgio Linguaglossa, Gianmario Lucini, Dante Maffia, Sandro Montalto, Gregory Pell, Plinio Perilli, Franco Romanò, Cesare Ruffato, Paolo Ruffilli, Fabio Simonelli, Donato Valli.

Testi di A. Ferramosca sono stati tradotti, oltre che in inglese, in francese, greco e albanese.

Testi, recensioni e commenti critici in rete su:
http://annamaria.ferramosca.literary.it ,
http://golfedombre.blogspot.it/2008/04/lanimale-la-poesia.html
http://golfedombre.blogspot.com/2011/10/annamaria-ferramosca.html
http://golfedombre.blogspot.it/2012/07/amferramosca-i-canti-della-prossimita.html
http://rebstein.wordpress.com/2008/03/14/luce-da-ognuno-a-tutti-i-annamaria-ferramosca/
http://rebstein.wordpress.com/2008/04/02/luce-da-ognuno-a-tutti-ii-annamaria-ferramosca/
http://rebstein.wordpress.com/2009/12/04/other-signs-other-circles-di-annamaria-ferramosca
http://rebstein.wordpress.com/2010/12/08/salvare-le-voci-le-mappe/
http://neobar.wordpress.com/2011/06/05/annamaria-ferramosca-canti-della-prossimita/#comments
http://neobar.wordpress.com/category/uncategorized/poesia/annamaria-ferramosca/
http://neobar.wordpress.com/2012/03/07/donne-e-scrittura-annamaria-ferramosca/#comment-6705
http://oboesommerso.splinder.com/tag/progetto+lettura+55+aferramosca (audio)
http://www.vicoacitillo.it/poetivc/ferramosca.pdf ;www.chiaradeluca.com/Annamaria Ferramoscahttp://cartescoperterecensionietesti.blogspot.com; http://english.chass.ncsu.edu/freeverse/Archives/Spring_2008/poems/A_Serrano.html