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Antonella Pizzo

28 febbraio 2018

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Antonella Pizzo

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Antonella Pizzo

18 maggio 2015

 

 

 

Siamo davvero cosa di stelle?
Polverizzate stelle di cose sbriciolate
gravide di sale d’oceani disseccati
pioggia di marte che soffoca
negli anfratti la disperanza
nei tunnel le navi preparate e noi
imbraco e laccio
di lacrime dense di novellose storie
chi lascia le ossa chi i natali
oh morir d’amor d’amor morire
dormire e poi lasciarsi andare
oh la pula di farro e il raccolto
nell’elastico del tempo a catapulta
oh la pula, la loppa, le scorie
il perso e il ritrovato
nel vento il perturbante

 

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Antonella Pizzo

21 ottobre 2014

Antonella Pizzo

 

 

2014

Tu che sai tutto e tutto hai fatto
creato e ricreato a piacimento
per chi non sa e non conosce i segni
la brina la brezza il vento
i nodi e delle maree la forza e la fatica
perdona i nostri errori e le mancate scelte
e la violenza della nostra rabbia
che si riversa sul sale tramutandolo
in polvere
in cosa vana

***

dove sta il senso
in un funerale
in una valle buia che dovremo attraversare
nella velocità con cui il software cambia
nello scompenso, nel particolare
nella canzone cantata e
e poi stonata
a volte involontariamente sovrastata
ma tu che apri i cuori e irrompi
nell’odore d’erba che dalla finestra entra
vinci lo stantio e i cardini gorgheggi
tu infinita pazienza induci
e taci , sembra, poi allarghi il petto e di gioia
liberamente invadi

***
Tu mi sai di luminosi e intrecci
di piedistalli rovesciati e sale
sai di gioia che allaga e che trabocca

***

Ho un catamarano in testa, un gran veliero,
una canoa con dentro degli indiani
una tortuga con sopra dei pirati
un tipo strambo mi ha spiegato come è stato
che mettendo tre pensieri in croce dormendo sul divano
alle cinque m’è venuto dentro un sogno strano.
Sorseggiando un the freddo mi sovviene pure
che quella donna vestita di viola voleva che mi buttassi sotto
un volo alto sei metri – risposi – non credo di saperlo fare
ma lei insisteva, e mi propose un doppio volo con affondo preciso nel profondo.
Stringiti forte a me che so volare, tu chiudi gli occhi e poi saltiamo giù
abbi fiducia in me che lo so fare.
Sarà come sarà ma credo che sia meglio per me lasciare stare
starmi tranquilla ad aspettare che arrivi il giorno mio per scivolare
che negli abissi assai non so nuotare.

***
Di tutto delle stelle del cielo
chiaro d’una potenza oltre luce
spirali a pulviscolare nei campi
i sogni che arrivano di giorno a volte
si invertono le ore e il tempo ci precede
si cauterizza ogni errore e si perdona
ogni parola infetta si sana
quando nel poi nel dopo nel sempre
parabolando in volo
una mano si apre a raccapezzarti.

***
Si apriva la valle, si rivolgeva lo sguardo
nei limiti della nostra malizia
sottili fili incastrati nei denti
tu andavi fiera del tuo mutamento e l’ancheggiavi
tutto e delle labbra lo sdegno si incrinava

***
Ti chiamo forte ma forse forte non è troppo
dovrei chiamarti piano sussurrarti o non chiamarti
solo aspettare con un cuore aperto
ma non so dove sta il cuore e che cos’è
se un muscolo involontario dicono
o è l’anima che dall’esofago allo stomaco arriva
se questo corpo serve per chiamarti
ti chiamo come so e come posso
ti chiamo con le mani, con i polsi
con le dita ti reclamo e ti declamo in versi
a capofitto, nel riposino che faccio nel divano
un pomeriggio come tanti
dopo l’ufficio e la merenda insana.

***

2012

Siamo davvero cosa di stelle?
Polverizzate stelle di cose sbriciolate
gravide di sale d’oceani disseccati
pioggia di marte che soffoca
negli anfratti la disperanza
nei tunnel le navi preparate e noi
imbraco e laccio
di lacrime dense di novellose storie
chi lascia le ossa chi i natali
oh morir d’amor d’amor morire
dormire e poi lasciarsi andare
oh la pula di farro e il raccolto
nell’elastico del tempo a catapulta
oh la pula, la loppa, le scorie
il perso e il ritrovato
nel vento il perturbante

***

piogge e spilli sulle pareti estese
di mappe e mondi mai conosciuti e visti
che sulle gobbe sostavano in oriente e alle gelosie intinte
crepitano di cosa andate
sanno gli insetti il segno il sale e la caverna
delle formiche il passo cadenzato
di pupe e di crisalidi la danza
la storia ci trattiene
impasto di rimorsi e pentimenti
ci tiene stretta alle feritoie
da dove passa un sottile taglio