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Claudio Pagelli

20 maggio 2017

foto claudio pagelli

Inediti

                                      

                                                                   

“La mosca”
                        

scarta all’improvviso

un angolo di novanta gradi nell’aria

salvandosi dallo schianto –

resta il suono rauco di un applauso

le manti giunte nel rito fallito della cattura

lei già presa in altri giri, altre capriole

fra i bracci bianchi del lampadario

con i suoi occhi grandi a scrutarmi dal soffitto…
                               

                                

“La zanzara”
                                 

una vecchia signora

col k-way giallo

e uno zaino a tracolla

cerca le castagne

cadute a settembre,

scarta col bastone

quelle marce

con le mani raccoglie

quelle buone…

poco più in là

una senegalese

con le giarrettiere nere

attira l’attenzione

di un furtivo passante

trenta euro per l’amore

gli dice col suo sorriso di gatta

scostando dal volto un insetto,

forse una zanzara

sopravvissuta al primo freddo…

                                                

                              

“La cimice e il codirosso”
                                    

è la stagione della cimice cinese

che pare  si riproduca più velocemente

di quella comune,  di quella verde

tipo oliva depressa nei bar di periferia…

si dice che la natura sia in ritardo

che ancora non sappia bene cosa fare –

assecondare la sostituzione naturale

o creare un codirosso meno schizzinoso

davanti a una variazione di colore…
                                      
                                             

“La lucertola”

volevo solo aiutarla

invece l’ho condannata

priva della zampa sinistra

e la coda già recisa

avrei dovuto capire

che portarla sotto il sole

sarebbe stato fatale,

che l’amore è un errore

quando ci si crede dio

anche solo per un attimo…
                              

                                 

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975.

Autore de “L’incerta specie” (LietoColle, 2005, prefazione di Manrico Murzi), “Le visioni del trifoglio” (Manni, 2007, prefazione di Fabiano Alborghetti), “Ho mangiato il fiore dei pazzi” (Dialogo, 2008), l’e-book “Buchi Bianchi” (Clepsydra, 2010), “Papez”(L’Arcolaio, 2011, prefazione di Andrea Tarabbia) e “La vocazione della balena” (L’Arcolaio, 2015, prefazione di Guido Oldani).

Con opere di Emanuele Gregolin, Gianluigi Alberio  pubblica inoltre  alcune plaquettes artistiche a cura di PulcinoElefante.

Premiato in numerosi concorsi letterari di interesse nazionale, sue poesie compaiono in cataloghi d’arte, riviste di settore e siti a tema.

Recentemente tradotto in spagnolo a cura di Diego Tapia, pubblicato sul Periodico de Poeisa U.N.A.M.

Laureato in Giurisprudenza, dal 2004 è Presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto (www.helianto.it).