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Cristina Prina

30 ottobre 2017

   

Leggendo i versi di Cristina Prina mi son fatto l’idea che sia una donna che la notte dorme poco. E quando si dorme poco di notte o si ricorda troppo o si scrivono poesie. Le due cose a volte si sposano. Di notte si colgono meglio i particolari. La gamba di una sedia ad esempio che la poetessa contrappone al “fulcro della galassia più distante”. La notte non risolve i problemi li dilata “Raggiungerò il mattino…con questioni irrisolte…prima di tutte…l’atavica questione del senso della vita”. Personalmente amo i poeti che non indicano vie e non trovano soluzioni. Cristina fa parte di questa categoria. Infatti scrive di “fantasmi che trapassano le poche sicurezze”. O anche quando parla di “un sobrio disinganno accattivante”.
Poetessa a tratti ruvida. Scrive come un uomo potrei dire. Dimenticando che ora molto spesso gli uomini scrivono come le donne. O forse la questione è che la poesia non ha sesso. Poetessa spiazzante :”…Riconosco i pesci: sono quelli senza ali…”. Oppure: “…La saudade del vivere mi affida ai capricci del destino…”.
Partendo dal fatto che la poesia è un gesto d’amore, Cristina scrive raramente in maniera esplicita dell’amore. Avrà preso delle gran bastonate. Non lo so. Comunque leggo tanta sofferenza nelle sue parole. Una potente incazzatura coi tempi in cui viviamo. Il disagio. La rabbia. Il senso di impotenza. Amarezza. Voglia di menar ceffoni. Incantato disincanto. Voglia di vivere e stanchezza di vivere. Questi sono alcuni degli ingredienti cari ai poeti.
Cristina “suda apatia”. Si “trascina nelle stanche domeniche di luglio”. Cerca qualcuno che le insegni “l’arte del bastarsi”. Citando i suoi versi riconosco la disperata ricerca di una vita serena. Che altrettanto il poeta sfugge perché se va tutto bene di cosa scriviamo? Dove andiamo a pescare il nostro angolo di depressione quotidiana? In un racconto Buzzati parla di un uomo che muore e va in paradiso. Dove tutto è uguale a dove viveva. Ma. Tutto è perfetto e pulito. Tutti sorridono. E soprattutto non esistono i problemi. Un altro uomo lo avvicina e gli dice: “Ma non hai ancora capito che sei all’inferno?”

Enrico Nascimbeni

 

 

“Indolenza”
(le solite cose)

In questo dimenarsi
s’avverte il senso dell’inutilità
Squarci su tele d’infimo valore
e la palpebra si ricompone
mentre l’opacità si schianta su di un lampo
Ma esaltazione illumina
pareti viscide del tunnel
non è stella polare
nè incarna via d’uscita
E torna il buio
del rimbombo dei passi senza direzione
la solita sconfitta
di un entusiasmo orfano.

 

“Piove. Non piove. Intanto siamo vivi”

Piove smania
sulla pelle senza memoria
piovono sbadigli
insofferenza e ansia
Piove di tutto
tranne la rinfrescante certezza delle gocce
Il venditore di ombrelli
s’attarda nella piazza
Nemico sole
da mantener distante
vale la pena tentare di spiegarlo
Pelli di luna
anziani senza meta
turisti vagabondi che sembrano dissolversi
– Compratevi un ombrello! –
Una ragione accade
quando non resta altro.

 

“Tacere non basta”

C’è di mezzo un perdono
non so se da donare
o da doverlo supplicare con pazienza
All’orizzonte, le barche sembrano già mattino
e nelle tasche non trovo più
nemmeno una moneta
nessuno sconosciuto con false caramelle
Ma in questo chiasso
di volontà distrutte e propositi defunti
io sento l’eco di un perdono
che minaccia di piovere
di terra e deserto
quelle piogge d’estate
con la rabbia sudata
e i vetri senza scampo
Sento
che c’è di mezzo un perdono
per tornare al silenzio.

 

“Dentro un addio”

Si annuvola
sul limitare di una fuga di sguardi
raggi obliqui a chiudere
L’ora di rifugiarsi
nelle antiche dimore
dove la luce si mostrò feconda
Sterili ombre
gravano sul selciato
umidi passi
orme di sconfitte
Occhi bagnati ingannano la pioggia
mentre una schiena predice il futuro.

 

“Che la notte sia con noi”

Siamo qui
a tergiversare di assurdi controsensi
memorie sottaciute
sottratte ai nostri errori
la luce prende il posto del livido chiarore
il giorno ci somiglia
per genesi forzata
Il buio sembra un’eco del nostro disimpegno
trattiene le emozioni
e lascia a noi lo specchio
Un camion
per la strada si arrende
al giorno nuovo.

 

 

“Effimero notturno”

Istanti di pacata solitudine
succede che ingannino la noia
Accade di notte
quando il tempo acquista di valore
le finestre sorridono ai passanti
e le note si fondono con la malinconia
Non rituale, non v’è solennità
diversivo
o solo un’intuizione
Ma succede di notte
nei luoghi illuminati dalle lune dei poeti.

 

“Noi, alternativi a noi”

Cosa c’entra poi l’amore
con questa scatenata solitudine,
usiamo uno pseudonimo
un nome di battaglia
che so
un diminutivo
Chiamiamolo abitudine
rifugio delle ombre
sublimazione di pochi e improponibili pensieri
Diamogli forma
incorniciamolo dopo averne sfumato i contorni
col polpastrello delle solite giornate
e poi
per correttezza
ma forse per maestria
leghiamolo al futuro
con un robusto elastico di umili pretese
e semplici risposte.
Lo chiameremo eroma,
inverso eppure identico
ai nostri desideri,
eccentrico e diverso
da ciò che mai saremo.

 

 

CRISTINA PRINA – autrice.

56 anni, romana, narratrice, poetessa, compositrice di haiku.

Dal 2010, vincitrice di vari concorsi con relativo inserimento in una decina di antologie, sia nella narrativa che nella poesia.
Tra i più recenti:
– Finalista al concorso Giri di Parole – Palermo 2010
– Nel 2012, ha partecipato al premio Calvino con una raccolta di racconti, valutata molto positivamente dai giurati, tramite una scheda tecnica inviata a tutti i partecipanti
– Premio speciale della giuria per la raccolta di racconti Tracce di me, al concorso Il Fiorino, luglio 2015 – Monterotondo
– 1° premio per la poesia, al concorso Invito alla Poesia, agosto 2015 – Trieste
– 1° premio per il libro edito Contorni da sfumare (poesia) al concorso Athena Spazio Arte 2015, ottobre 2015 – Piombino
– Menzione d’onore per una silloge di poesie, stesso concorso
– Menzione d’onore per un racconto, stesso concorso
– Menzione d’onore per un racconto, al concorso Divagazioni d’Arte 2015 – Roma
– 1° premio per un racconto inedito, al concorso Athena Spazio Arte 2016, novembre 2016 – Piombino
– Menzione d’onore per una silloge di poesie, stesso concorso
– 1° premio per un racconto inedito, al concorso Divagazioni d’Arte 2016 – Roma
– Selezionata dal Premio Chiara Inediti ed.2016 per la realizzazione di un’antologia contenente otto racconti, tra i quali il suo: E gli alberi hanno altro a cui pensare.

Ha pubblicato un libro di racconti, frutto di un progetto curato personalmente, insieme ad altri autori: Senza Appuntamento.
Ha pubblicato un libro di poesie Contorni da sfumare, nel luglio 2014.
A febbraio 2016, è stata pubblicata gratuitamente la sua raccolta Tracce di me, segnalata dalla giuria nel concorso Il Fiorino.
A ottobre 2017, viene pubblicato il suo secondo libro di poesie: L’ingenuità delle foglie.

Fondatrice e presidente dell’Associazione Culturale La Nicchia, ha organizzato il concorso Apriamo un varco, giunto ormai alla sua terza edizione.

Dall’agosto 2015, collabora con le giurie di vari concorsi letterari.

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