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Elina Miticocchio

6 ottobre 2017

Le stanze di elina miticocchio

Elina Miticocchio, Le stanze del vento. Prefazione di Angela De Leo
SECOP edizioni 2016

 

Io sono qui

 

Sotto di me vedo passare uomini solitari

Nessuno incrocia il mio sguardo

Il mio sguardo è una preghiera per il mondo

e per il prato

Sul prato un giorno vorrò stendermi

a braccia piccole e aperte

chiamerò il cielo

senza parole, senza domande

Non avrò stanze di solitudine

Solo nel viaggio il saluto

e un segreto al posto del buio

Sarà compimento

(pag. 57)

 

 

Sono nata sull’acqua

Sono nata sull’acqua

protetta, odorosa di fiori innocenti

quasi dipinta nel semicerchio di un arcobaleno

 

la mia prima stanza è stata mia madre

la sua paura che non vedessi la luce

 

avevo sete di terra e di foglie

– non ho avuto figlie

trasparenze che ho acceso

come passaggi lunari

 

ora cammino e invento

piccole lanterne e preghiere

per rischiarare il buio della casa

(pag. 71)

 

**

 

Sto seduta su una foglia

Sto seduta su una foglia in cima all’albero dei sogni.

Non ho freddo e neppure caldo posso ascoltare

piccoli suoni. Tutto si allontana. Mi sospendo. Sto in

ascolto. Mi sento leggera.

La vita in me ricuce un pieno di luce in cui vago.

Vado.

La memoria ha i colori del legno e vola come ape

bambina. A volte cerca riparo tra i battiti del cuore.

Ormeggia in abiti di silenzio.

Poi una parola cade dal ramo.

È di nuovo cielo.

Forse un nuovo pane di accoglienza.

(pag. 84)

 

 

 

 

 

 

Lo spazio che si apre davanti agli occhi

Ha spicchi di colori a tempera.

Questa notte gli artisti della natura

Hanno lasciato qualche secchiello di colore.

Vado a recuperarlo. Qui ci sono tanti bambini.

Tanti adulti che non guardano il cielo.

Chi insegnerà ai bambini che la prima bellezza

Viene dal creato?

(pag. 135)

 

 

 

 

 

Terra che è prato

 

Ricco di erbe

terra che grida

fatta di sassi

terra conoscenza

terra nazione

terra delle persone

Ad ogni passo che faccio

c’è una terra

è dappertutto

seguo i suoi segni

alberi pesci frutti

perfino le foglie

chiamano il cielo

Il respiro del mondo

(pag. 136)

 

 

 

La pace

 

Perché l’uomo perde i suoi occhi?

Perché non ama

Che sé stesso

E diventa un riflesso scuro scuro

La pace è quella luce che ci fa chiamare

Da un luogo lontano da un grembo all’altro

Fratelli

 

(pag. 138)

 

(Poesia presente nella terza edizione dell’antologia Cieli bambini, a cura di Livio Sossi, Secop Edizioni, 2014)

 

 

 

***

Il corpo vive d’aria

germoglio di un piede celeste

nuvole e rondini, soli

nella notte pianto di perle

oltrepassano la mia mano

e come scia di sonno

a c c o g l i e r e

cogliere il seme nel luogo dei semi

farne un cesto d’albe

e d’una parola un battito

poiché le parole sono s o r s i

bianchi ciottoli frettolosi

Ascoltali all’interno all’intero

(pag. 145)

 

 

Canto della meraviglia

 

Metto gli affanni e la solitudine

e gli occhi grandi

al riparo dagli sguardi d’inverno.

Oggi il mio cuore cuce una carezza

e il silenzio incanta

la casa e l’aria

il respiro delle cose riunite

come frutti maturati tra le dita.

Il sottile filo ricama acqua

che non sente il freddo della notte.

Ogni cucitura ripete

la vastità della piccola gioia

che tengo raccolta dentro.

(pag. 152)

 

Elina Miticocchio nasce a Foggia nel 1967, dopo gli studi classici si è laureata presso la facoltà di Giurisprudenza di Bari.

Autrice di poesie e racconti, appassionata di arte pittorica, scrive su un blog personale dal titolo “Imma(r)gine” nel quale raccoglie, oltre a suoi testi, voci di altri autori e illustrazioni. Ha collaborato al blog CarteSensibili.

Nel 2014 è selezionata per far parte di una plaquette dal titolo “Le trincee del grembo” – Dodici prove d’autore al femminile – dell’Associazione Culturale LucaniArt.

Nel mese di maggio 2014 pubblica, per la casa editrice Terra d’Ulivi, la raccolta poetica dal titolo “Per filo e per segno” e nel giugno 2015 la plaquette dal titolo “Semi di parole” per i tipi dell’Associazione Culturale Exosphere PoesiArtEventi, nella Collana Exosphere Plaquettes.

E’ presente nell’antologia di poesia italiana contemporanea per ragazzi dal titolo “Cieli bambini”, edita nel 2015 dalla Secop Edizioni e curata dal Prof. Livio Sossi.

Fa parte dell’antologia Sotto il cielo più largo del mondo. Trenta poeti dauni, edita dalla casa editrice Besa nel 2016.

Nel dicembre 2016 ha pubblicato la silloge poetica dal titolo “Le stanze del vento”, prefazione di Angela De Leo per la collana “I Girasoli”, edita dalla Secop Edizioni.

Sue poesie sono state pubblicate su diversi blog letterari ed antologie edite da LietoColle Edizioni.

Attualmente vive e lavora a Foggia presso l’Ufficio V – A.T. di Foggia.

 

 

 

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Elina Miticocchio

21 marzo 2015

Elina Miticocchio

Ho un’immagine in mente quando penso ai versi di Elina Miticocchio. Un’immagine che in me si è fatta strada lentamente, come uscendo dalla nebbia finalmente definendosi. Non ricordo quale maestro profumiere raccontasse che il segreto di una fragranza avvolgente ma allo stesso tempo discreta, fosse l’alimentarne il desiderio mediante la necessità di avvicinarsi per percepirla meglio. Elina Miticocchio nei suoi testi, dosa, al limite dell’impalpabilità, ogni più piccolo alito di suggestione, ogni piccola vibrazione che si riveli attraverso un universo dal sentore animista, tanta la delicatezza, il sacrale sottovoce cui sono tratteggiati gli argomenti. Un viaggio trascendente fatto di passi e passi piccolissimi (come un ricamo), in punta di piedi attraverso un percorso privo di riferimenti direzionali ma che li sfiora tutti, guadando gli elementi naturali (terra, fuoco, aria, acqua) e la disponibilità degli eventi attinti alla fonte dei ricordi personali. Colpisce l’umiltà della disposizione all’ascolto, alla raccolta della messe di “segni” che sanno rendersi disponibili come embrioni sensoriali e di pensiero. Elina Miticocchio non detta, non suggerisce, non chiama in prima persona, si fa piuttosto mediatrice di qualcosa che è dentro e attorno, suo e di tutto/tutti. Evidenzia ciò che ha bisogno d’essere evocato al fine della migliore intuizione, comprensione, ricerca. Lieve (ma non fatua) come il battito d’ali di una farfalla, la sua poesia si offre contemplativa, senza schiamazzi ad alimentare quella logica del caos capace di farsi movimento interiore, tempesta o moto placido, così come ognuno sarà portato a percepire, proiettare nel proprio immaginario, avvicinandosi

Doris Emilia Bragagnini

.

 

*

 

Nell’istante tutte le epoche
Nuvole e sogni si spostano
lente un respiro di Luce
(mi) fa luce

La retina pesca dai fondali
dell’iride la terra delle nuvole rimbalza
una tana d’ore
fino al mattino dentro l’aria di verdi altipiani
in ferie il tempo è fuggito
lontano

 

*

 

Annodato a questo giorno
luminescenza segreta
c’era un mistero
fiori che sognavano di migrare
senza radici partire e poi
entrare nelle tasche di un bambino
o anche in un’isola di vetro

Anno dato
incubatoio.

 

*

 

Ho avuto case ad abitarmi
nessuna cosa è perduta.
Le tue stanze senza porte avevano oblò
non troppi mi sarebbe parsa una prigione
così l’ho scambiata per una nave.
Anche di notte faccio ritorno
senza parola approdo appiglio
sosto e attendo
spengo la luce tesso illusioni
filo il miracolo d’onda immobile.

 

*

 

La parola spesa
presa all’amo divenne
guerra e sole
e non valse una cornice
per disegnare i volti
stretti schiacciati nella valigia
di cartone le scritture esuli
naufraghe in perenne ascolto di voci
affogate in mare
un perimetro brevissimo di carta bagnata

 

*

 acqua che goccia attenta
narra di rami
neri e scomposti nel chiaro celeste

 

come tutto è lontano
come è
vicino come silenzio
e bianco il dorso della mano
del piede circonda

poi si apre
sospeso il cielo
il giorno

 

*

 

Tra code di luce il giardino
e una sera di corde
aperte crepe in un cristallo
Della falce della luna
delle mani al cielo
recito il bianco.

Del viaggio e del labirinto
della stanza
di mia madre

conto i passi
e germoglio figlia
un canto che rinasce.

 

*

 

Abbaglio di lume
gittata di stelle
coraggio della carne
la vita si svolge nel retro

la neve è solo un’invenzione degli adulti
non scrive alla finestra
accendi la luce
chi teme il viola
della neve ha solo paura
del suo cielo del suo fiato

stanno tornando
le bambine dai capelli rossi
di fuoco ceppaie e di vento appigliano
destini in un sonaglio

al gancio stretto
appende vita la ragione
un rosso  crepitante   di papaveri in fiore.

 

***
Elina Miticocchio nata a Foggia l’11 maggio 1967, dopo gli studi classici si è laureata presso la facoltà di Giurisprudenza di Bari.  Nel 2014 è stata selezionata per far parte di una plaquette dal titolo “Le trincee del grembo” – Dodici prove d’autore al femminile – dell’Associazione Culturale LucaniArt. Nel maggio 2014 ha pubblicato per la casa editrice Terra d’Ulivi la raccolta poetica dal titolo “Per filo e per segno”.
Cura il blog “Imma(r)gine”.