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Giovanni Baldaccini

14 giugno 2017

 

Metafisiche a terra

 

Le poche cose che so di lei

Le poche cose che so di lei
che poi non mi ricordo
come una nuvola adagiata
che ci sono caduto dentro
ma non mi ricordo
e vento non ce n’era
si restava appoggiati
e la sera una mancanza enorme
che di sera le nuvole scompaiono
e scomparivo.

 

terza giornata di sciocchezze enormi

Ora non c’è una piega in questa stanza
che non abbia vissuto le giornate
che ti tracciano gli occhi
né angolo che ignori
i nostri inseguimenti nella sera
dove vanno gli amanti
o chiacchiere avventate che non sappia
mentre ti scrivo quello che non so
di questo mondo
piccolo
insoddisfatto
a rotazione.

 

Inedita

Siamo venuti dove si riposa
sperando tu non debba mai appassire
un amore da dire
il tuo silenzio.
E ascolto.

 

Il posto delle piaghe lucenti

Sollevami le ali sulla schiena
e guardami il dolore
che si ricordi di formare figli
che mi portino pace
che Cristo s’è fermato in questa casa
e non posso dormire.

 

Senza filo

Telefonami possibilmente a primavera
quando i cisti preparano i boccioli
e le viole si svegliano
ai salti delle rondini
chiamami verso sera
quando avrò espulso il vuoto che mi copre
e potrai riconoscere la voce
che altrimenti sembrerebbe l’avamposto
di una città perduta
un temporale
un transito di sogni senza voglia
ma non farmi aspettare più di un anno
che non saprei distinguere tra i giorni
di un’attesa stentata
ma se vorrai non farlo non chiamarmi
e farò finta di telefonarmi
quando viene l’estate
e i cisti hanno riposto lo splendore
e la sera le viole.

 

Senza una goccia di vino

Credo che del tempo si possano dire molte cose
e definirlo ad esempio
lineare o circolare
perfino inesistente
al di là di una coscienza
che lo contempli nella categoria dell’esistente.
Secondo me può essere alto o basso:
alto quando ti sfugge
basso se ti schiaccia
in quella stasi che chiamiamo noia.
Da ciò consegue che la morte
deve essere una noia terribile.

 

Pensieri involontari

Come di temporale né riparo
che ti bagna la faccia e meravigli
s’allaga e s’allarga quando scoppia
tutti quelli che siete
senza oblio
che poi sarebbe come una mancanza
che ti presenta il conto
e s’allaga, s’allarga, si riempie
piove d’incontro
e i fazzoletti li ho portati ai morti
l’altra sera al convento dietro casa
e la pioggia
ha un rumore di passo
di quelli che si sentono la sera
scrivi o non scrivi: scrive
porta via
e me la bevo dentro una bottiglia
al fondo
senza lasciare traccia
né goccia
altrimenti domani piove ancora
la faccia, il firmamento, la stesura, l’astro, l’aurora, la vescica rotta
la mia nutrice vecchia, la portiera, i secoli, l’ottundimento
l’aria, la notte, le bugie, la luna
bagna
questa precarietà delle stagioni
e non so come dirtelo.

 

Samarcanda

Quindi mi trovo in piazza paradiso
senza alcuna ragione
e non saprei orientarmi
se non fosse la polvere che mi ricopre i piedi:
forse stelle.
Noi restavamo ignoti
e il viso mi sembrava la stanchezza
di una ripetizone che conferma
ma non dai garanzie
quando i cigni volano l’inverno
per sostenere l’integrità dei gelsomini
e la penombra
una fuga instancabile
di questo immenso privo di confini
da dove ci scrutiamo nel passaggio
d’ore d’affitto
vento a scivolare.

 

 

Angolo

Spostati verso un angolo di luna
che mi serve uno spazio categorico
per rovistare
e una bandiera bianca per cadere
nel caso non ti trovi.

 

 

 

Giovanni Baldaccini, psicologo e psicoterapeuta, consulente A.I.E.D. di Roma; traduttore di testi psicoanalitici per le case editrici Astrolabio e Liguori; è autore di alcuni articoli pubblicati su Rivista di Psicologia Analitica e Rivista Fermenti; ha pubblicato per la Fermenti Editrice la raccolta di racconti Desiderare altrimenti, il romanzo L’osservatore e la raccolta di aforismi, poesie e racconti 3 d’union insieme a Luciana Riommi e Antòn Pasterius; Il quasi nulla il praticamente tutto, Antologia, AA.VV.; ha pubblicato “Lettera dal Ponto” in AA.VV. Monologhi da camera e da volo per Perrone Editore; è autore di due presentazioni di mostre fotografiche svoltesi a Roma e Parigi; ha pubblicato con La Recherche l’e-book “Tre notti” e l’e-book “Oltre il varco di notte”. Alcune sue poesie e saggi sono presenti in rete su “Il giardino dei poeti”, “La Recherche” e “L’EstroVerso”. Cura il blog personale “Scrivere per immagini.
Vive e lavora a Roma

Giovanni Baldaccini

23 ottobre 2016

Oltre il varco di notte

LaRecherche.it [Poesie immagini prose brevi]

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baldaccini

Inediti

 

Cose appena d’amore
                          
                         


Senza altrimenti

Amo la solitudine del tuo pensiero
la tua diversa fonte
il tuo sostare
in un credo capace di smentire
amo di te l’essenza
le tue nuvole a getto
che trasportano il mondo
lungo passaggi di definizione
e la dissomiglianza
dall’esistenza inabile
senza connotazione di frontiera
mentre ti affermi stabile
nella mutevolezza che conferma
l’enorme vastità del tuo dissenso
come un’inesistenza nella vita
la sostanza
nel sonno che sorveglio
mentre ascolto il respiro
che si muta in linguaggio
per avvertirmi della tua esistenza
che conferma la mia
senza altrimenti.
                               

                            

Senza farne parola

Non c’è ancora nessuno questa sera
ed io mi chiedo cosa penseresti
di questo vuoto intenso
se il tuo sentire ancora mi parlasse
del senso
e il mio dissenso
dove spesso mi seguo
per il gusto malato di inseguirmi
ma non c’è ancora nessuno
ed ignoro
se mi verrai a trovare con gli amici
o resterà la solita mancanza
o magari sarò io
a mancarmi
come è molto probabile
dato che non riesco mai a capire
se davvero mi manchi o se non sia
il mio sentire autistico
che in qualche modo o altrove qualche sera
mi porterà un rimpianto
o forse un soliloquio
che ti dedico spesso
senza farne parola.
                        
                                

Crepuscolo

Ce ne andiamo divisi
come due sconosciuti
e il tuo vestito non è rosso
come il tramonto in fondo
ma non saprei distinguere
tra le cose che cadono intorno
e il volo degli uccelli verso casa
malinconici
come la sera quando aspetta il sole
e le cose da dire
che non sai mai da dove cominciare.
                           

                                    

Suggestioni

Ti ho amata a dispersione aperta
che neppure la vita
a pioggia
a dimensione diseguale
quanto le forme dell’immaginario
neppure che tu fossi un’illusione
che vaga altrove e costruisce mondi
io ti ho amata reale
e questo mi stupisce.
                            

                           

Le notti belle

A Parigi
c’erano le candele
per traversare ponti dal mio letto al tuo
e tetti con le stelle.
Verso l’alba
qualcosa ritornava
a rimestare le mie rimanenze
su pochi appunti persi tra i cuscini
sai quelle forme a caso che camminano
senza arrivare mai
e non sai come dire.
Poi scendevamo scale d’illusioni
a scaldare castagne sulla Senna
e i fiori che compravo
avevano un odore di cipolla
acre
come un sorriso sperso
tra i riflessi dell’acqua
concessioni
che sanno di sparire.
Qualche volta diverse
grida al suolo
ricordavano sogni andati a male
e le cose
che non sanno tornare
perché l’inconsistenza le spaventa
e dubbi
cianfrusaglie
vecchi libri
riempiono le casse
d’anni
che s inseguono in alto
mentre mi sento nudo
quando serro l’armadio e i tuoi capelli
perché non ho più perle per i fili
e spesso non riesco a dormire
mentre ripenso a tutte le stampelle
dove appendo le sere.
                           

                            

Nostalgia

Appena vento
forse
nostalgia
senza di cosa
né ripensare
attesa
e tu che mi domandi scosta l’orlo
di questa sera lunga
che la dimenticanza sa di viole
e cade il ricordare.
                                  

                          

Madre

Quando passano i giorni e tu ti adegui
a un lento scavalcare questa vita
senza attesa
io mi ricordo Madre di morire
e ti tengo le mani


L’Autore

Giovanni Baldaccini, psicologo e psicoterapeuta, consulente A.I.E.D. di Roma; traduttore di testi psicoanalitici per le case editrici Astrolabio e Liguori; è autore di alcuni articoli pubblicati su Rivista di Psicologia Analitica e Rivista Fermenti; ha pubblicato per la Fermenti Editrice la raccolta di racconti Desiderare altrimenti, il romanzo L’osservatore e la raccolta di aforismi, poesie e racconti 3 d’union insieme a Luciana Riommi e Antòn Pasterius; Il quasi nulla il praticamente tutto, Antologia, AA.VV.; ha pubblicato “Lettera dal Ponto” in AA.VV. Monologhi da camera e da volo per Perrone Editore; è autore di due presentazioni di mostre fotografiche svoltesi a Roma e Parigi; ha pubblicato con La Recherche l’e-book “Tre notti” e l’e-book “Oltre il varco di notte”. Alcune sue poesie e saggi sono presenti in rete su “Il giardino dei poeti”, “La Recherche” e “L’EstroVerso”. Cura il blog personale “Scrivere per immagini.
Vive e lavora a Roma.

Giovanni Baldaccini

25 marzo 2014

giovanni baldaccini

ritrattistica a tempo

Racchiuso verso te partire allora
diversamente statico tra noi
considerando appena la valigia
del mondo che succede
nelle ripetizioni da portare
e le foglie di sera
attimi
come fanciulle brevi tra le dita
quando ti sfoglio i petali
le ore
i medaglioni chiusi
le incisioni
ritrattistica a tempo
colature
strette nelle cornici della sera
che passa
mentre mi saldo all’anima
e la cena tra poco
nella solita stanza col camino.

verso ancora

Aspettami sotto casa
verso dopodomani o ancora
e se il cielo è di pioggia
indossa
qualche nuvola sparsa.
Poi la finestra è aperta
e le domande
tirale sottovento
altrimenti gli odori copriranno
tutto il gusto d’amaro.
Non assicuro niente:
tu rimani
e l’ombrello appoggiato contro il muro
legaci fazzoletti
e vento
che lo gonfi di sera
come una spedizione di confine.
Mandami qualche cosa da scordare
ciclamini
un biglietto forato.
Io non lo so se vengo:
capirai.

Lontano

D’altronde conoscevi
l’anonimato della porta accanto
e l’iceberg
dove a volte m’imbarco
ma non sapevi se sarei venuto
quando le scale cadono
senza vento di sera.
E tuttavia
scrutavi nella posta
recapitata da anni precedenti
in cassette e cortili
dove le palizzate chiudono
e il mare non arriva.
Dunque come potevo
attraversare
dove l’acqua si scioglie
e le rondini fanno naufragio
né scriverti
perché l’inchiostro è scuro
e senza luce
le parole non scorrono lontano.

flusso
e contumaci versi di notturni
rapaci d’alto volo
lievitavano ombre nel cervello
teso verso distanze non colmate.
Rimbalzavano scrosci i miei ricordi
nel vento che solleva
creste
fino approssimazioni d’incompiuto
e decadenti
come quando è d’inverno
colme di neve foglie dentro gli occhi.
Impossibile coglierti
se mi circondi.
Io non ho spento questa luce assente
né sono
diverso da alternanza
di viaggi e soste
malvolentieri accolte nella casa
dei giorni
nella ripetizione che attanaglia
né sfogo
di racconti di sera
inviti
lungo il fruscio del vento.
Vorrei scriverti ancora…
… scriverti
vorrei…
ma la penna si piega
e la parete
non offre sufficienti scrostature
per risalire
lungo un’ombra di sonno.
Deluso
tentavo trasfusioni…
… e sale… scende…
… eterno defluire…
… io…
… non vedo più nulla.

inedito

Fulminanti e grottesche
creature in cielo d’ocra
spargono
forme d’avviso
a terra
lingua a pioggia
come l’anima al freddo.
Briciole
dietro l’assurdo
sperdutamente intenso
scorre
a lume di candela la bufera
dentro la casa futile
luna assente
sempre imprecise: stelle.
Fonti d’azzurro altrove:
tu declini
io m’assopisco inedito.

Giovanni Baldaccini