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Luigi Finucci

28 marzo 2022

 

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POESIE INEDITE
(saranno di prossima pubblicazione per Seri Editore)
Il tema gira sulle “solitudini

 

 

La prima notte al mondo
ho piazzato una tenda al Polo Nord.

La luce lunare splendeva ovunque
e il ghiaccio si scioglieva
solo in determinati punti.

Ero spoglio e sotto di me
le foche nuotavano aspettando
il mio essere cacciatore.

Il silenzio d’altronde
non si può ricordare.
                              

                          

La percentuale che un meteorite
colpisca la terra è lontana
dal nostro vivere quotidiano.

Acqua solida che vaga nello spazio
può essere pericolo e opportunità:
porta con sé vita e morte.

L’impatto è la decisione definitiva
che una specie debba smettere
di esistere, e un’altra nascere.

Non dovrebbe essere lasciato
al caso. Così la fede è l’unico
appiglio che difende dal caos.

 

 

La gravità è una cosa che fa pensare,
fa compagnia per tutta la vita.
La senti sulle spalle eppure non grida.
È un’ombra silente, una catena e una piuma:
lancia uno sguardo o una palla e
prima o poi li troverai a terra. Qualcuno
ha detto che oltre lo spazio si annulla
ma chi può dirlo?
Forse un pesce o la memoria. A detta d’uomo
sulla luna non si sente, ma c’è,
così leggera che non fa rumore.
Non lascia soli nessuno
nemmeno una barca alla deriva.

 

 

Tra gli anelli di Saturno c’è una distanza
come gli elettroni di un atomo.

Procedono intatti in tondo
attratti da un nucleo,
senza sentire la disperazione
tutta intorno, buia e infinita.

Sulla superficie, la temperatura
arriva a centinaia di gradi
sotto lo zero e la vita
non riesce ad imporsi.
Per fortuna dico,
una solitudine così
non sarebbe sopportabile,
nemmeno da un batterio.

Eppure l’occhio umano
reputa questo pianeta
tra i più belli. Solo da lontano
da molto lontano, mi ripeto.

 

 

Nel caos della mia mente,
ho assistito a scene da manicomio.

Un giorno ho sputato la medicina ed è
stato lì che ho visto una porta piccola.
Aveva i capelli neri, e sembrava ferita dalla vita:
cinque punti di sutura nei pressi del cuore.
Abbiamo provato a fuggire tutte le sere
con le mani, ci siamo illusi. Con la dolcezza
dei primi occhi.

Ora , c’è molta stanchezza. Le venature sono più evidenti
e sembriamo vecchi. Una cosa è certa, abbiamo provato
a salire sui rami dell’amore.
Caduti, le ossa si sono frantumate con la realtà.
Eppure le mani hanno trovato il modo di sfiorarsi, le mani.

 

 

E’ nato un bambino sulla terra,
tutti hanno descritto
l’evento come consueto.

Un essere piccolo scaraventato
su un globo sparso in un
indefinito spazio nero:
una catastrofe vista da fuori
diventa un miracolo.

Tutto il senso si racchiude
in una stanza di ospedale.
Il nascituro numero due
del venti aprile duemilasedici
non proviene dalla matematica.

L’unico comandamento a cui
appellarsi, è che l’uomo
assomigli ad un fiore.
Il fiore non reclama il diritto
di possesso, ma di dono.

 

 

 

Luigi Finucci
nato il 15/05/1984 a Fermo, nelle Marche, pubblica due libri di poesia: Le prime volte non c’era stanchezza – Eretica edizioni nel 2016 e Il Canto dell’Attesa – Ladolfi Editore nel 2018.
Ha poi pubblicato anche tre libri per bambini, in rima, per la Giaconi Editore:
L’aspirante Astronauta, Il paese degli Artigiani e Il mondo di sotto.
Collabora con alcune riviste e alcune sue poesie sono tradotte in diverse lingue, tra cui il rumeno e lo spagnolo.

 

finucci.luigi@libero.it

Luigi Finucci

8 marzo 2018

 

 

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“l’odore di una casa”

Confidenza, sussurro, dolcezza fin dalle prime liriche ispirano i versi di Finucci, i quali con tocchi di colori caldi sanno  le  situazioni rappresentate, sempre immagini dell’anima. Sembra di assistere a un colloquio sottovoce dell’io lirico con se stesso , il cui tono risente di un profondo sentimento di unità di orizzonti esistenziali.

La prima sezione reca come esergo il passo della Genesi in cui Dio benedice il matrimonio di Adamo ed Eva (“la strada di ritorno si trasforma/ insieme all’andatura”). Circola aria di gratuità e di serenità che si attua in gesti affettuosi, ricchi di contenuti e di significati, gesti minimi, mai assolutamente banali( il tocco/di una carezza), sempre potenziati da un profondo legame umano, che rende grande anche ciò che apparentemente può sembrare insignificante(“lo sguardo / segna un legame nuovo”)…La raccolta si presenta come un vero e proprio inno alla vita appartata…

                   

                 

Per questo l’uomo abbandona suo padre e sua madre e si unisce alla sua donna e i due diventano una sola carne”
Genesi 2,24

*

Quale strada grava
sulle spalle, di vetro frange
l’eco
in mille misure.

Nelle sere di maggio
c’è un tremolio frenetico
agli incroci.

L’unico chiarimento
di vita è sul tavolo

nel mezzo.

 

*

Hai steso delle briciole
per giorni di pioggia, le finestre
d’occhi curiosi il respiro
si è riposato l’indomani.

Abbi cura del silenzio
d’estate la memoria
si adagia sui lati
di una scelta mancata.

 

*

La montagna attende da un secolo
l’inverno: non è mai abbastanza
la cura con cui tutto è al suo posto.

Il sentiero è ripido
e non ci sono alberi;

il cambiamento porta scissione
scelta e lontananza,
conduce l’animo
nella foresta:
la strada di ritorno si trasforma
insieme all’andatura.

 

*

La carne richiama all’origine,
e si diventa quasi uomini.

Il legno diventa ponte
e l’aria si profuma all’incontro,
una mano si porge nel mistero
proprio come ieri, in solitudine.

Lo sguardo segna un legame nuovo
e quello vecchio è una radice da staccare
così il seme viene donato
in un giorno qualunque – in silenzio:

nelle ore notturne
s’arricchisce il fiore
spuntato per caso, sul tocco
di una carezza,
di una carezza.

 

*

Il sentiero si adagia tra i fili erbosi
come vento disegna il volo, a memoria
si torna in quel posto
fatto di movimenti continui:
i tigli hanno ombre lunghe
e le case sono poche.

 

*

Il funambolo è caduto, in equilibrio
tra i rami uguali su concessione
della notte.

La corda era resistente
paragonata al tronco, e le risa
allo scrosciare non hanno udito
il senso.

Si dilegua la folla, in silenzio
così la storia si ripete
e qualcuno perde la lacrima
greve,
il giorno dopo il sole sorge:
d’altronde la vita
sembra continuare.

 

*

Sei divenuto viandante, nessuno
ha chiesto il tuo nome
perché le tue gambe
sono cresciute per i sentieri.

Tra le case isolate
– solo –
hai chiesto il prezzo
di una stanza:
era così poco
rispetto alla solitudine
ritrovata.

 

*

È stata la notte – non ricordo
che l’albero aveva radici
ben piantate sulle pendici.

I passanti erano schegge, aculei
sui terreni dove con mio padre
avevo sepolto le parole che non ci siamo
detti, però le ricordo bene:
ho creduto di stare intorno
al fuoco e raccontare una leggenda
ma è stato solo un fallimento,
la pioggia è caduta come
un giorno qualunque, sulla fronte
e sulle case.

 

 

“Ancora in germoglio, non pronto
per il taglio,
si secca prima di tutte le altre erbe.”
 Giobbe 8,12

 

*

Nella piazza c’era il rumore
dei musicanti, senza tempo
cambiavano volto
alle madri senza figli,

-non pensare al tuo grembo-

il marciapiede era stretto
per restare seduti, perduti
tra i tombini si è fermata
la foglia e una moneta:

ci sono quasi tutti
e così
ci si dimentica dei sussurri
e del dono di dare germogli.

 

Luigi Finucci nasce il 15 05 1984 a Fermo,dove risiede.
Nel 2013 pubblica una raccolta di poesie intitolata “L’ultimo uomo” edita dalla Casa editrice Giaconi Editore di Recanati.
Nel 2014 è stato poeta in residence al festival “Armonie della sera” insieme ad Eugenio de Signoribus , nei posti più suggestivi delle Marche.
Nel 2015 sempre per la Giaconi, pubblica un libro illustrato di poesie per bambini intitolato “L’Aspirante Astronauta” sullo spazio e sull’importanza dei sentimenti.
Nel 2016 esce per Eretica Edizioni “Le prime volte non c’era stanchezza”, raccolta poetica.
Nel 2018 per Giuliano Landolfi Editore pubblica “Canto dell’attesa”.

Ora collabora con Bibbia d’Asfalto:Poesia Urbana e Autostradale, rivista di poesia contemporanea.
I suoi componimenti sono presenti in diverse riviste e blog ( Larosainpiù, Niedergasse, In.Arti.Poesia, Pastiche Rivista, Versante Ripido, Words Social Forum, Obiettori di parole) e  sono stati tradotti in spagnolo.