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Nives Corbati

19 marzo 2019

cover Nives Corbati

 

 

 

 

 

Capita di leggere cose scritte da autori sconosciuti e di restarne piacevolmente coinvolti.
Questo vuol dire che la poesia attrae ed è appannaggio di tutti.
Qui ci affacciamo su panorami variegati, accogliamo altre menti, ne condividiamo il pensiero poetico, animiamo discussioni se occorre, ci viene offerto comunque un diverso modo di esprimere l’umano sentire e lo spirito che lo anima. 
Possiamo percorrere sentieri lontani da strade maestre, nel paesaggio che muta di continuo, tuttavia, come in ogni viaggio, qualcosa o qualcuno ci arricchisce, qualcosa o qualcuno ci abbandona, qualcosa o qualcuno ci affianca.

 

cb
 

Libri in sosta protratta

Leggere qualche rigo e chiudere
il tempo ha diradato il battere
l’orologio sul muro quasi tace
amarli tutti
con i rimandi ragionevoli
con le futilità segnate ai bordi
compresi i tratti di chi sviene
per un profumo di giacinto pallido.
Dirne di cose ma la mostra
dei mercatini stanca, ci si avvia
per altri infioramenti:
alcuni sanno di periferia distratta
anche di dislessia
fotografie di gruppo
riguardarle e promettersi
di far tesoro dell’insonnia
lasciare acceso il lume in capo al letto.
Letto.

 

Giornate
di sconfitte
quando si cavalcavano dolori
ed un vestito stropicciato
era un ripiego per non stare nudi.
I numeri ferivano
ma non un grido mentre si cadeva
il tonfo lontanissimo
mentre gli dei dormivano.
Nottate
di raccolte
sogni da scribacchino
intermittenze tra le dita e il cielo

 

Piove

Gocce pronunciate sui vetri
immaginarie carte prive di senso
calcoli e detriti
ore pesanti
senza un ombrello andare sotto l’acqua
fare incetta delle cose migliori
le peggiori lasciarle sulla strada.
Meglio restare
immobili al cadere della pioggia
mentre si aspetta un varco per fuggire
verso benigni lidi.

 

Vuoto

bolle d’inedia
sarebbe cosa utile
ribaltare coperchi di silenzio
apparecchiare spiagge di frammenti
polvere di conchiglie
velette paravolti
il pensiero ha la sua stilla di sangue
cerebri ictus
rosa purpurea_mente invasa
ritarderai di qualche passo
mai
troverai spinevirgole efficaci
punti salienti e
da un’estensione acustica
onde sonore libere
dalla gabbia toracica.

 

Tanto per dire

C’era una sottrazione di candore
per leggere la fronte sottintesa
un arco di trionfo il sopracciglio
sovrastava lo sguardo.
Chi se ne andò
sapeva come perdere la strada
perché nel non ritorno
solo nel non ritorno sconfiggeva
disordini del tempo:
due cuori gli battevano nel petto
uno per dire t’amo
l’altro per dire vattene lontano
e l’uno e l’altro a chiudere le braccia.
Parole bianche di sapore e lievi
sapevano di zucchero e misteri
proferivano frasi di cannella
che a trattenerle in bocca si poteva
assaporare il sole.
Perché scrivere versi?
perché tanto pensiero
se basterà morire per rendersi immortali?

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