Posts Tagged ‘Rita Bompadre’

Roberto Concu

7 aprile 2021

 

 

  

“Fedeltà del gelso” di Roberto Concu (AnimaMundi Edizioni, 2020) è una raccolta poetica gentile, una risposta saggia alla vita, nella costante corrispondenza alla fiducia e all’origine delle parole, il bagaglio sentimentale trasportato dalle stagioni e da ogni benevola esperienza. I versi ricompongono nello spazio metafisico i richiami profondi ed istintivi della terra, nella fantastica distrazione che è l’eredità di un incanto e il premuroso legame con la realtà, l’eterna sospensione che dilata la nobile consistenza del tempo ed occupa l’educata e naturale familiarità ai luoghi e alle persone, con l’immediatezza dei sentimenti e la spontanea armonia con la natura. Il poeta intrattiene miracolose sensazioni, assolute ed improvvise circostanze poetiche che ispirano la trasposizione simbolica del gelso, osservato in tutti i suoi mutamenti e trasferisce le similitudini originarie arricchendo significati alla vita. Roberto Concu si descrive fedelmente nell’accoglienza riservata ai suoi versi, teneri, candidi e immaginifici, dove gli accadimenti umani si identificano con la sorprendente e determinante urgenza della vita, nell’impeto entusiastico di creare un componimento poetico dell’anima che trae la sua forza dalle suggestioni dei pensieri e delle immagini. Il libro intreccia l’autentica manifestazione della verità poetica, il sentimento delle cose, il senso di stupore e meraviglia nei toni semplici e rapidi dello spirito libero, un intimismo espressivo e crepuscolare, l’attimo presente oltre le stagioni che aprono l’anno naturale, i luoghi del cuore esposti allo scorrere inesorabile del tempo, in una cortina di ombre e luce, di gioia e di tristezza. Una letteraria e nostalgica bellezza degli spazi, il compimento di un’alleanza emotiva, il valore estetico dell’illuminazione che non consuma e non inganna la memoria di ogni vissuto. L’autore assapora la grazia degli incantesimi e la naturale abitudine della realtà quotidiana,  rifugiandosi negli interni del silenzio, ritrovando la confidenza diffusa delle atmosfere e dedicando il tempo ai sogni, proteggendoli e coltivandoli al di là dell’indifferenza dei tempi. Spirito romantico, nel caldo e ammantato colore della speranza, lo spirito poetico giunge ad una meta riservata, privata, lontana dai clamori del mondo, adagiando l’atemporaneità dei valori affettivi, proiettando nel cuore di un destino che pulsa e batte gli attimi della vita, scandita dal torpore e dalla compiacente indolenza assopita di chi sa vivere altrove, altre vie, altri destini. L’energia espressiva ed ospitale delle parole accompagna la delicatezza dell’appartenenza, con la generosità della contemplazione per i frutti che la poesia dona, cinge il legame con l’evocazione dei sentimenti, stringendo l’alleanza con la bellezza di ogni destinazione umana.

Rita Bompadre

Mattino.

Nella sacralità del silenzio

odo il canto

della figlia del giardiniere

un’onda di mistero

mi commuove.

O dolce, ridente Saffo

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Nuovo gennaio.

Spoglio il gelso –

monaco fedele al voto –

la verità oltre la parola

esige il medesimo linguaggio

spoglio

Foglie parole

ammucchiate

agli angoli del cortile

Come transita in fretta

la luce nell’ombra

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Parola è il volto

presenza che si auto-nega

sino a non mostrarsi più

e spingerci

laddove il dolore

è conoscenza

la voce un passo

tra possibile e impossibile

Mostrare il volto

le cose

il loro –

osceno

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L’inizio della pioggia

accorda il giorno

con la pelle tesa delle foglie

Rifuggono i merli e i

passeri venuti a beccare

le briciole sul balcone

Matura la luce

allo stesso ritmo secolare

della pioggia

tutto è pace e desiderio

prima che il mondo si risvegli

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Un nuovo alfabeto

oltre l’egoismo

l’oscuramento

la corruzione –

Aleph e Ghimel –

fedeltà e primavera

una nuova voce

con cui

manomettere

il nome d’ogni cosa

riconoscere

la sacralità del silenzio

davanti al muro del Mistero

Attilio Bertolucci

27 gennaio 2021

 

“Il nostro desiderio di diventare rondini”- Poesie e lettere di Attilio e Ninetta Bertolucci, a cura di Gabriella Palli Baroni (Garzanti Editore, 2020) racconta l’incanto intimista della dimensione sentimentale senza confini, in ogni gentile e tenue sfumatura, attraverso la rappresentazione lirica di luoghi, ambienti e ricordi abituali e la descrizione spontanea di un’elegia degli interni intorno a domestiche e familiari rivisitazioni romantiche. I testi, composti dalle poesie e dalle lettere che hanno congiunto costantemente l’alleanza emotiva dei protagonisti nel miracolo dell’amore e nella solennità della poesia, manifestano la partecipazione appassionata alla bellezza, leggera e sensuale delle dichiarazioni d’amore. La consapevole riconoscenza di un’infinita confidenza di complicità, celebra la lealtà della memoria nell’esperienza sensibile della tenerezza. Le parole, patrimonio dell’anima, concedono la percezione di un tempo ulteriore nell’esistenza, evocano  l’idea di una vita prolungata, nella compiacenza felice di narrarsi il mondo interiore con l’intento comune di divulgare l’eternità. Il libro promuove gelosamente il consenso a custodire la sorgente degli affetti e a proteggere la relazione con la realtà. Le poesie di Attilio Bertolucci dischiudono i periferici collegamenti degli orizzonti e sconfinano nell’armonia medianica della voce interpretativa e dello sguardo narrativo. Il riassunto artistico, dolce e temerario della vita si intreccia al vincolo del possesso biografico accompagnando la fiduciosa empatia del filo di continuità, la somma amplificata di ogni eloquente promessa sostenuta da impronte invisibili nelle emozioni d’amore, nella generosità del desiderio. L’affabilità amorosa che unisce Attilio e Ninetta Bertolucci nelle lettere, congiunge l’elemento distintivo della stabilità, scrivendo e fermando su carta la sintonia emotiva, con un’accordo d’intesa verso un tragitto privato di crescita umana e spirituale, un’unione solida e resistente in cui la conoscenza reciproca del rispetto sostiene sempre la pienezza esistenziale e mantiene la sensibile espressione dell’accoglienza e della presenza benevola della quotidianità. Il libro è un ideale tangibile di donazione alla soave amorevolezza, nella virtù necessaria ad esaltare la dedizione di chi amiamo e a riconoscere la solidarietà. La speranza nutre la grazie reciproca di ogni comunicazione leggendo, nella prospettiva dei sogni e nella gioia di vivere, la tendenza della volontà ad aggiungere forza comprensiva nella storia e a raggiungere il privilegio naturale di condividere il tempo, sostenendolo a vicenda. La disponibilità alla progettualità  nell’unione è l’esortazione principale del libro ed  invita ad un impegno verso l’essenziale, dolce e magica percezione del mondo affettivo. Il titolo del libro “Il nostro desiderio di diventare rondini”,  preso da una lettera scritta da Attilio a Ninetta, è metafora e simbolo dell’amore coniugale, un aspetto segreto della semplicità e della saggezza, strettamente legato alla predilezione per un atteggiamento capace di riconoscere la purezza del corteggiamento. Il rinnovamento dello spirito libero che incrocia l’anima incoraggiando l’impulso al viaggio da compiere insieme abbracciando l’unicità di volersi bene.

 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

 

Amore a me…

 

Amore a me vicino

di tua crudeltà mi consola,

fuori è notte e cade

una dolce pioggia improvvisa.

 

La famigliare lampada rivela

le intime e care cose,

amore parla e parla di te

sommesso, come acqua fra erbe alte.

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Madrigale

 

Sì: ho colto i garofani alteri

delle tue guance,

e avevano corolle sì rance

con sì bizzarri screzi neri…

 

Ma sotto i tuoi occhi

son cresciute viole,

come di marzo al primo sole,

sulle rive dei fossi.

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La rosa bianca

 

Coglierò per te

l’ultima rosa del giardino,

la rosa bianca che fiorisce

nelle prime nebbie.

Le avide api l’hanno visitata

sino a ieri,

ma è ancora così dolce

che fa tremare.

È un ritratto di te a trent’anni,

un po’ smemorata, come tu sarai allora.

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Questa sera il sole…

 

Questa sera il sole tramonta nei tuoi occhi

l’inverno vi si spegne, lenta brace tranquilla.

Così la gente indugia per le strade che l’ombra

non ha toccato ancora, ma il fumo appena

da umili camini intimamente annuvola.

Tu lascia che ristagni sulle case ed offuschi

i lontani del cielo che scolora.

Finché un’altra pena

porti la notte, vigilia della primavera.

 

L’amore coniugale

 

Ma se la pioggia cade

la camera s’oscura…

L’amore ancora dura

che le gocce più rade

la finestra più chiara

i tuoi occhi più neri

e oggi come ieri

come domani. Amara

sui tetti umidi brilla

la giornata nel sole

che si volge sulle viole

risorte stilla a stilla.

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Non

 

Non mi lasciare solo se io

ti lascio sola

e intorno a te la luce

è quella che fa piangere

dei giorni ordinari,

 

non allontanarti con passo

fiducioso in direzione

dell’estate e non

considerare rassegnata

la fatalità delle averse e del sole,

 

non acquistare viole in prossimità della casa.

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I nostri corpi

 

I nostri corpi, cara, in questo letto

famigliare nell’aria ferma dell’amore

mentre al di là delle finestre chiuse

le stagioni piangendo se ne vanno.

 

Ma il ritorno dei cieli nuvolosi

e fioriti della tarda primavera

ombrerà i muri la luna errando

sperse lucciole sulle nostre salme.

 

Umeed Ali

24 settembre 2020

 

“Candele dei sentimenti” di Umeed Ali (Morlacchi Editore, 2017) è una fonte luminosa, un’invocazione espressiva ed immediata di calore e di energia, un’identità poetica di un diario umano in cui atmosfere malinconiche e drammi affettivi intrecciano la trama errante ed istintiva dell’autore, conterraneo di delicata reattività emozionale, coinvolto nella fiducia leale del proprio percorso e partecipe delle attraenti attese lungo il cammino della vita. Il poeta esplora gli eventi autobiografici con rara e preziosa poesia, ogni frattura della sua sorte delinea la transitorietà e l’instabilità delle reazioni umane e schernisce la beffarda contraddittorietà della fortuna. I versi imprimono solidità ai sinceri sentimenti, intuiscono la spontanea commozione dell’anima, donano amore e ricambiano solitudine, testimoniano la consistenza intima di ogni tensione emotiva. L’estrema sensibilità dell’autore è la sua riconosciuta qualità, la validità dei suoi principi è la forma d’arte in cui si mescolano la percettibile apprensione per i desideri, le passioni, i viaggi del cuore, gli orizzonti sperati. Umeed Ali assorbe pensieri e suggestioni e libera il respiro creativo in un equilibrio di comprensione. Il nomadismo esistenziale, l’insensibilità e il disagio interiore amplificano l’inquietudine della lontananza, il benessere poetico allevia la necessità di dimenticare il dolore. Il legame con i ricordi offre occasione di riflessione, nell’integrazione della salvezza avvolta da un intenso alone di nostalgia. Il poeta conosce la poesia migrante, quella che ha la volontà di spostare il luogo in cui è possibile una condizione di vita migliore, il connubio efficace tra parola e comunicazione visiva nel linguaggio incisivo e devoto alla sincerità. La poesia sorveglia l’atteggiamento sociale, rivela l’intuizione dell’altruismo evocando la sua sostanza popolare nella destrezza democratica delle parole. “Candele dei sentimenti” è una vera e propria rivincita all’amore non corrisposto, una scommessa vinta senza pregiudizio, il coraggio di vivere il proprio destino. La poesia regala la grazia di un privilegio che consente di sottrarsi all’obbligo delle difficoltà quotidiane e dell’indifferenza. Il poeta occupa la dimora della solidarietà, affiancando l’essenza delle vive opinioni alla comunità umana, dove l’universalità di ogni legame con gli altri, è un vincolo naturale e spirituale, un legame reciproco di affetto e di benevolenza. La comunanza di ideali e di aspirazioni è la persuasione che esorta un insegnamento ricco di spontaneità e di tormento, di responsabilità civile e di speranza morale. La nobile consistenza dei versi rende concreto l’incanto estetico conservato nella coscienza e nell’indipendenza intellettuale con leggera e raffinata educazione. Umeed Ali non è mai mancato all’appuntamento più importante della vita: quello con se stesso. La pura metafora del viandante che si scontra con l’asprezza e la durezza, attraverso l’innocenza e la purezza rafforza la tenerezza sfrontata e il disprezzo compassionevole e raggiunge ogni autentica forma di conoscenza, dislocandosi dai luoghi comuni e includendo la sfuggente verità dell’interiorità (per conoscere meglio l’autore: https://www.facebook.com/Poeta-Umeed-Ali-1423316137720940/).

 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Una vita scomoda

 

Quasi sempre una battaglia.

Mi assillano le difficoltà quotidiane,

diverse volte ho fatto qualche viaggio duro

in cui ho dovuto camminare scalzo sulla neve

diverse volte ho dovuto vivere dopo la morte.

Eppure spesso sono morto vivendo

solo un po’ di coraggio è rimasto in corpo

con quello devo vivere il mio destino.

 

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La mente

 

Quando la mente

ti dà consigli sbagliati

ti porta su strade oscure

poi

compreso il cuore

tutto il corpo

comincia a soffrire

e con piccole scuse

si comincia a piangere.

 

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Consapevolezza (improvvisa)

 

Ho scorto le mie labbra

sanguinanti

le vedo

limpidamente capisco di aver baciato

una rosa

piena di spine.

 

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Sentimento

 

Questo errore del mio cuore

mi è costato tanto, senza pensare

alla reazione

delle mie parole.

Amore estraneo

mi piaci immensamente.

 

 

 

Che bel consiglio

 

Mi rivolse uno sguardo profondo

mentre stavo perso in un mare di pensieri

mi disse con sorriso naturale

devi usare il cervello più del cuore

non ti devi innamorare del dolore.

 

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Oltre l’amore

 

Non voleva me

non facevo per lei

i sentimenti contano poco

vale solo il gusto

perché tutti chiedono

qualcosa oltre l’amore.

A volte, i sentimenti

non sono abbastanza.

 

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Le più belle cose

 

Le più belle cose

che ho visto nella vita,

il tuo bel viso

e il tuo sorriso.

 

Daniele Vaienti

13 Maggio 2020

Foto libro La notte passerà senza miracoli Daniele Vaienti

“La notte passerà senza miracoli” di Daniele Vaienti (Edizioni del Faro 2019 – Collana “Sonar. Parole e voci” diretta da Paolo Agrati) è il libro d’esordio del poeta e performer cesenate attivo nel circuito dei poetry slam e della recitazione, dettato dalla libera e smaniosa tenacia descrittiva, ritmata in un andamento sonoro che emana le sue radici nella misura tagliente e drammatica dell’umanità celebrata come “un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo”(Jack Kerouac). I versi ricercano l’esistenza della familiarità e si riappropriano delle espressioni private, quotidiane e semplici, comuni alle confessioni emotive che rivelano il rifugio consolatorio di ogni esperienza ideologica e pratica, tangibile e autobiografica. La diffusione della poesia è la magnetica registrazione esistenziale incisa su materiale resistente all’usura del tempo. La deformazione di visioni concrete e carnali, (una foto, le sigarette, l’autunno) permette di immaginare una licenza onirica e reale, in cui la vita è il passaggio comunicativo di ciò che si scrive con passione e per la propria felicità. La scrittura ipnotica e confidenziale di Daniele Vaienti, è una benevolenza dell’ebbrezza, nella padronanza di un vissuto in cui la tecnica e la battuta serrata ed incisiva decantano un’autonomia sentimentale che tormenta le imprevedibilità e le contraddittorietà degli affetti, gli ostacoli della disperazione nella loro profondità allusiva. L’intensità scritta oltre i versi segue il distacco dalla poetica convenzionale e si nutre dell’improvvisazione letteraria coinvolgendo i simboli emotivi del magico vortice teatrale, compagno, in ogni commento, delle risorse emotive del poeta. Il poeta esiste nell’istantaneo presente liberando l’agguato della nostalgia e del ricordo nelle vibrazioni svincolate dei sentimenti. I testi catturano l’inviolabilità dell’amore, contro l’inevitabile sconfitta del mondo e la lacerazione delle sue costrizioni ed esortano alla necessità di una nuova concezione di beatitudine, di salvezza verso il richiamo alla vita autentica e alla complicità dell’istante. La scoperta di sé stessi, del pensiero assolto dai pregiudizi, dei valori umani, della coscienza collettiva è il traguardo di una compiuta affinità poetica con il viaggio individuale verso un’assegnazione alla speranza. L’esigenza artistica nasce da un desiderio di libertà di espressione, di dinamismo vitale e indagando nel senso del bene comprende l’universalità dei contenuti e la ricerca intima del tutto.

Rita Bompadre

Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

 

Nient’altro

 

Si tratta di imparare

l’esistere

senza la pretesa

d’essere.

 

Accadere,

attenti

a non cadere.

 

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Quel silenzio

 

Sparo sorrisi a salve

contando i treni

persi e da perdere

per riuscire a scordare

quella voce che assente

alza di una tacca

il volume del silenzio.

 

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Autunno

 

Cosa me ne dovrei fare

di questo autunno

bagnato

che fa paura

tutto sbagliato

come la mia punteggiatura

questo autunno

che ha tolto il sorriso alla città

che ci si abbraccia per necessità

ché fuori fa freddo

e dentro

non si può fumare.

 

Ecco

di questo autunno

cosa me ne dovrei fare?

 

 

 

La foto

 

Conservo una foto di noi sui polpastrelli

tu che mi saluti, mi abbracci e dici:

“torna a trovarci”.

 

TrovarCi

 

Ti nascondi dietro un plurale

di gente che non importa.

 

Io

codardo più di te

capisco

non dico niente

conservo la foto.

 

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Occhi chiusi

 

A volte

quando chiudo gli occhi

capita

che poi non vedo niente

e fa paura.

Ci sono sogni mancati

e sogni mancanti.

La differenza è enorme,

credimi.

 

Daniele Vaienti, alias Gnigne, è nato a Cesena nel 1984. A giugno 2017 insieme ad altri amici fonda Voceversa, gruppo col quale organizza Poetry Slam e altri eventi di poesia. Poeta e performer, attivo nel circuito dei poetry slam e della recitazione, prova della quale ha fornito durante le riprese del film “Never Apply Salt to Attract a Potential Lover” girato a Cervia (dove sarà presentato in esclusiva a luglio 2020). La notte passerà senza miracoli è il suo esordio letterario (Edizioni del Faro 2019 – Collana “Sonar. Parole e voci” diretta da Paolo Agrati).

 

Antonia Pozzi

18 aprile 2020

Foto libro Tu sei l'erba e la terra Antonia Pozzi

“Tu sei l’erba e la terra” di Antonia Pozzi (Garzanti Editore, 2020) è una dichiarazione indistinta di solitudine sfumata nel disincanto dell’anima, appassionata e struggente, in un’unica e sconfinata poesia d’amore che la poetessa ha rivelato per tutta la sua breve vita. La nostalgia, l’arrendevole passione, la ritualità evocativa delle sue confessioni, sono il terreno propizio custodito nei versi, avvolti da un’apparente quiete di grazia e rassegnazione, assorbiti nell’essenza crepuscolare e nella dissolvenza espressionista della malinconia. Le parole, commosse ed orgogliose, sostengono la perdizione dell’assenza. La poesia di Antonia Pozzi accoglie il sortilegio dell’impulsività  avvicendando il ricordo di una condanna sentimentale, nella sua passione per il suo amato professore, con il suo corteggiamento infelice e tormentato, consumato dal dolore e da un’aspettativa non corrisposta. I testi sono salvifico intervallo nella dilatazione emotiva e richiamano l’autentica e trascinante forza magnetica della natura, conforto originario di serenità e grembo di affinità romantica, oltrepassano le stagioni ostinate delle promesse e della dignità riconosciuta “sulla via dei luoghi amati”, dove l’avvenenza sussurra, sincera e fedele, l’estetismo poetico nello specchio dei movimenti sinuosi delle adorate montagne. La poetessa è testimone della riservata e rigorosa decadenza che addensa l’ostilità delle ombre e scava nelle atmosfere desolate dello spirito. Il mondo, elegantemente violento e superbo, è fatto di desideri e illusioni, si nutre di lacrime e di attese e la poesia visiva di Antonia Pozzi è un’immutabile e rarefatta inquietudine scandita dallo squilibrio degli indugi. Il destino della poetessa non ha via d’uscita se non nell’unico finale possibile e stringe intorno a sé l’esasperata povertà della sostanza di un sogno infranto, di una lacerante lusinga di chi desidera il ritorno alla vita, al vivere in poesia. I versi ascoltano il respiro di una  sacrificata sensibilità, affondano nella memoria il rovescio di una pena abbracciata all’esistenza ferita. Le poesie di Antonia Pozzi giunte solo postume tornano a far luce e rumore da “un’esile scia di silenzio”. Presagio rappresentativo è la fatalità improvvisa di chi muore giovane e suicida condividendo nell’intreccio al male di vivere che accomuna altre importanti poetesse, l’impossibilità di colmare il vuoto interiore, premeditato nell’incompatibilità della disperazione di una morte intenzionale.

Rita Bompadre

                           

                           

                              

Lampi

Stanotte un sussultante cielo
malato di nuvole nere
acuisce a sprazzi vividi
il mio desiderio insonne
e lo fa duro e lucente
come una lama d’acciaio.

S. Margherita, 23 giugno 1929
 

                                  
                              
                         

Sfiducia

Tristezza di queste mie mani
troppo pesanti
per non aprire piaghe,
troppo leggére
per lasciare un’impronta –

tristezza di questa mia bocca
che dice le stesse
paole tue
– altre cose intendendo –
e questo è il modo
della più disperata
lontananza.

16 ottobre 1933
                          
                         
                     

Pensiero

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.

maggio 1934
                           
                      
                  

Convegno

Nell’aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora – in lontani istanti –
sul mio volto.

29 maggio 1935
                          
                           
                        

Brezza

Mi ritrovo
nell’aria che si leva
puntuale al meriggio
e volge foglie e rami
alla montagna.

Potessero così
sollevarsi
i miei pensieri un poco ogni giorno:
non credessi mai
spenti gli aneliti
nel mio cuore.

8 giugno 1935
                             
                          
                                   

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

Rita Bompadre

15 marzo 2020

Foto libro Nulla di ordinario

 

Il libro di Michal Rusinek “Nulla di ordinario su Wislawa Szymborska” (Adelphi Edizioni) è una memorabile e privilegiata visita alla spontanea ed affabile dimora della poesia, luogo devoto dell’ispirazione e placida permanenza dello stupore e dell’immensità, nell’inattesa meraviglia di  ogni appuntamento persuasivo con la vita. La vita di Wislawa Szymborska si intrattiene in un gradevole colloquio seguendo lo sguardo unico sui suoi versi, ospiti graditi che infondono viva fiducia e compiuta ammirazione. Michal Rusinek, il suo giovane segretario, insegue testimonianze e fedeltà per più di quindici anni accanto ad una fascinazione privata e muove ogni particolare curioso ed inedito, confermando la singolarità degna di memoria che nutre la biografia della poetessa. Le parole, parole di poesia, ripercorrono attraverso l’intensa partecipazione affettiva il contenuto di un’incondizionato amore per il talento, per la capacità intellettuale non comune e rincorrono la vivace tradizione di irresistibili esperienze letterarie, sensibilizzano il desiderio di fermare nel non luogo della scrittura lo “smisurato teatro” dell’esistenza. La luminosa gioia della storia narrata aggira e cattura la sorgente avventurosa dell’animo umano, riconosce lo sguardo felice e carezzevole che si sofferma sugli aneddoti spiritosi e stravaganti legati alla poetessa, sulle sue provvisorie abitudini di traslocare, sulle sue amabili qualità nel cucinare, sulla squisita disponibilità alle cene e alle lotterie, sulla passione per i collage artistici. Le gradite atmosfere della vita quotidiana cedono alla fantasia delle immagini, alla voluta segretezza della complicità, nelle conversazioni e nei comuni interessi, nei suggerimenti letterari e nelle dichiarate risate che hanno caratterizzato il legame distintivo tra Michal Rusinek e Wislawa Szymborska. Leggere Wislawa Szymborska è una scelta e un’opportunità elegante a mantenere il dubbio”stupefacente” per la grande compiacenza del mondo, per proteggere la propria affinità, assecondare la propria esclusività, adottare in ogni intonazione un modo di essere e di comportarsi. La dilatata imponenza del suo linguaggio, convince il rispettoso gioco delle parole con acuta ed ironica filosofia e respira nella struggente inevitabilità la profondità dell’intero ventre della poesia. L’immutato elogio della poetessa da parte di Michal Rusinek descrive un’eccentrica nostalgia dei luoghi e delle persone che accoglie l’ombra di un passato non perduto ma che esibisce la veloce, inafferrabile ostinazione della volontà a ritirarsi nell’inconfondibile senso dell’umorismo. La poetessa assorbe l’aspetto meditativo con la leggerezza raffinata, è delicatamente distante da tutto e dove “ogni parola ha un peso non c’è più nulla di ordinario e normale”. L’amicizia che ha convinto il segretario a seguirla fino alla fine ha lo stesso bisogno di solitudine che imponeva la poetessa nel momento in cui nascevano le sue poesie, per rendere universale il rituale attrattivo di ogni riservata confidenza.

 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

Wislawa Szymborska

Chandra Livia Candiani

19 febbraio 2020

Foto libro Vista dalla luna

“Vista dalla luna” di Chandra Livia Candiani (Salani Editore) è un invisibile ed impalpabile itinerario intorno alla consapevolezza del mondo rappresentato con la luminosità sotterranea dell’accorata dignità dell’infanzia. La poetessa diffonde la luce attraversando la coscienza dell’intenso vedere oltre e trasportando il bagaglio sentimentale nella materia spirituale e reale, nella trasposizione simbolica di oggetti e di immagini, nell’astrazione di un sentire profondo e vicino ai bambini, percepito con i loro occhi, nel vivo conflitto emotivo. Gli impulsi e le incessanti aritmie del cuore irradiano la sensitività, orientano nell’altrove le sensazioni di ogni vulnerabilità e contro le minacce l’autrice pone empaticamente il suo accento poetico come sostegno e libera la rabbia dell’ignoranza ricambiandola con la saggezza. Lo stile ancorato alle sofferenze e alle speranze esprime la nobile consistenza di chi, esente da colpe ed incapace di concepire il male si affida all’istintiva familiarità dei luoghi e delle persone amate. I bambini con la loro evocativa presenza sono consumati dalla pura discrezione che non trova giustificazione al dichiarato dolore ma che macera ineluttabilmente l’indiscriminata e fredda crudeltà nelle parole, accordate alla scarna attualità. La poetessa intraprende una ricostruzione letteraria decostruita e disarmante, deteriorata dalle alterazioni umane ed il lato oscuro delle cose così come delle persone attanaglia e avvince la verità più crudele. L’unica protezione in funzione di difesa è il sogno, rifugio nella parte migliore di ogni privata conquista dell’anima. L’invito ad intraprendere la via della comprensione è un’esortazione all’indulgenza astratta dalla realtà degli eventi che conduce ad un’esigenza interiore di desiderio di riscatto e di bene. Le sentenze affettive confermano una forza linguistica universale, nell’ingannevole metafora di ogni fiaba apocrifa  i bambini sono i profeti dall’ autentico significato e, capaci di decifrare gli enigmi degli adulti, interpretano una significazione intima elevando l’incisività dello spirito riflesso contro gli ancestrali richiami dagli abissi di ogni negazione alla sensibilità.

Rita Bompadre
“Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

Dorme ai piedi del tuo letto Io
come col padrone il cane
che non gli importa se sia buono
o malvagio ma inflessibile lo vuole
duro agli occhi degli altri,
per sé regale.

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Signora del Suono
concedimi un tempo inutile
per imbandire una tavola
vuota e servire ai convitati
Questo silenzio, non un altro
attimo, ma la fragorosa apertura
proprio di Questo.

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La bambina è blu.
Come le ombre sulla neve.
Conserva le parole in un sacco
buio
apre le parole al vento.
Come una scolara, non vista,
in cortile
parla con l’aria.

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La bambina.
Ogni anno una nuova cicatrice.
Le parole
nel forno
diventavano piume.
Nel forno
entrava un destino
e usciva uno spartito
musicale.

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Non c’è
nel bambino
parola.
Un silenzio
gli dà la mano.
La stringe.
La sboccia.