Blumy

by

blumy

                     

Si svela una malinconia non reticente in queste poesie di Blumy che lacrimano un canto sommesso di buone immagini, precise, ma non innocue né ingenue.

Blumy ci rivela una lunga confidenza con la poesia e anche con il suo strumentario retorico, poi però pare dimenticarsi di tutto e lasciare correre l’emozione , il pensiero e la visione nella discesa senza appigli di una solitudine dolente, di un rimpianto non celato, di un sogno che il vento della vita ha abbattuto senza riuscire a prendere il volo.

Questo breve rosario di poesie si apre con una lamentazione sulla madre perduta, fragile donna, forse fragile amore, ma comunque riparo contro le tempeste della vita;  la madre, per i tanti poeti che l’hanno cantata assurge a dimensioni tragiche o ludiche, amorose e /o nostalgiche, mai superflue perché le madri sono il canto e il pianto di ciascuno di noi, sono il nido e l’assenza, oppure il  nido che il tempo ha svuotato e allora ci mancano appigli, forse il respiro di cui tingeva l’aria..

E’ molto dolcemente dolente la madre ritratta da Blumy, una madre quasi ossimorica, ma donna per una figlia che con dolore ha lacerato il cordone ombelicale.

Ma così è la vita: un andare per sottrazioni successive fino a trovarsi quasi niente del pieno di sogni e sentire aspra la mancanza, avvertire che si sono persi i piedi per salire fino alle stelle. La teoria dei fallimenti perdura e tanto più perdura quanto più si era sognato:

 “Non è così, io lo so che son caduta embrione
e poi bambinastella con le braccine tonde
e già grumi di pianto dentro agli  occhi

 

e nostalgia del tempo che non era ancora
tempo, ma una favola nuova, una nuvola in testa”

La confessione non è resa per rendere conto a nessuno: la poetessa è a se stessa che deve rispondere , forse per placare l’ansia, forse  per trovare risposte, forse solo per fare chiarezza. E questa nudità impudica si smuove e ci commuove, ci spinge a fare i nostri conti, di pone davanti allo specchio delle fragilità personali.

Ma Blumy è donna di coraggio oltre che poeta, donna d’onore si direbbe  in altri campi , e allora, pur non giocando mai al massacro, al contrario, tenendosi sì al centro ma senza indicare e chiamare correi,  fruga  dentro di sé, e in una danza di veli che ad una ad uno cadono può permettersi di dire:

“Con ferocia ho nidificato
dentro una casa piena di rughe
di rune ruscelli piccoli laghi
storie di navi che salpano
portandosi via un volto una voce

….”

Di Laura nella poesia dallo stesso titolo non sappiamo niente di biografico, sentiamo il  dolore furioso di chi tiene lontano cavalcando venti tempestosi e l’impotenza della poetessa “con le mosche tra le ciglia”, quindi di vista confusa , ronzante, fastidiosa. L’incapacità, l’impossibilità, di agire verso chi ci è caro per sottrarlo ai mali che infestano la vita.
Poetessa isolana, ogni nave in porto è vuota di sogni e ogni nave che salpa ruba una voce e/o un volto.

All’inizio di questa breve nota  ho definite queste poesie caratterizzate da “ melanconia non reticente”; in questa ultima riga riconfermo quella che era stata la prima impressione, aggiungendo però la padronanza di una voce che non si piega al lamento, che mira direttamente al cuore e all’intelligenza, perché la sola intelligenza è insufficiente alla comprensione né il solo cuore è reggerebbe l’urto degli eventi. Inoltre, svelato, il dettato e la sintassi poetica è salda, padroneggiata, ferma, perfino morbida nella quotidianità delle parole.

 Narda Fattori

                     

Come le stelle e la luna sopra noi
Madre che stai dentro le mie tasche
o tra le pagine di un libro;
tu ch’eri passero fragile
e ombrello che mi riparava,
cancella, ti prego, la ruga dell’assenza,
svuota del silenzio queste stanze,
regalami parole e sorrisi e la luce che consola
come quando gli occhi guardano in alto,
e altro non si sente che il respiro del mondo,
il rumore lieve della vita che si muove
come su un filo sottilissimo,
così come camminano le stelle
e la luna sopra noi.

 

 
Nuvola
E ancora sento che non c’è direzione
nemmeno un seme  che il pugno getta nel terreno
ha l’incertezza l’imbroglio del non saper dove andare

cadere sì, cadere inutilmente, senza un progetto
a lungo termine, qualcosa di chiaro, illuminato.

Non è così, io lo so che son caduta embrione
e poi bambinastella con le braccine tonde
e già grumi di pianto dentro agli  occhi

e nostalgia del tempo che non era ancora
tempo, ma una favola nuova, una nuvola in testa

E poi dentro la pancia di mia madre
e poi e poi  bisognava cacciarla via,
farla scoppiare prima che fosse pioggia e temporale,
quella nuvola che poi sono diventata

               

Polvere e vento

              
E dimmi: quanto di questa polvere,
del vento che la scuote e la trascina via,
quanto io sono polvere,
quanto sono quel vento
che mi fa tremare, allontanarmi,
disperdermi dentro l’aria gelida
che ingoia il  paesaggio, le cose,
le case, la fretta inutile delle strade,
le storie dentro le stanze,
i gemiti i silenzi le parole
che vanno via, si scompongono
mentre la bocca le pronuncia;
quanto io sono il vento che cancella,
la polvere che s’alza
come se avesse vita propria
e poi rimane, s’adagia sulla terra,
arresa, stanca, invisibile quasi.
Quanto sono polvere e vento.

                 

Erosioni

La casa dove vivesti
ha fenditure ove nidificano
le formiche della memoria

(camminano dentro la testa,
portano via, a mucchi, lentamente,
i grani di passate stagioni
e accumulano, per un inverno che è già qui).

Nelle stanze più interne,
quelle costruite nei tuoi recessi più profondi,
ci sono crepe che si allargano,
erosioni che saranno voragini,

Fino a che non ci sarà che il vuoto,
un buco nero,
come per la morte di una stella.

E chi passerà dopo di te
vedrà ancora l’indifferenza
delle formiche che non ricordano,

la piccola anfora del tuo corpo
le sue minuscole incisioni indecifrabili.

                      

Ho nidificato

Con ferocia ho nidificato
dentro una casa piena di rughe
di rune ruscelli piccoli laghi
storie di navi che salpano
portandosi via un volto una voce
qualcuno in gennaio
che senza avvisarmi partiva
lontano lontano in quel dove
io annaspavo fluttuavo
e ancòra ondeggio mi lascio
predare ogni giorno ogni anno
degli anni dei giorni i ricordi
che stanno a mezz’aria  a colori
acquarelli cortometraggi
dove la fine è l’inizio
E dove io torno bambina
appesa a una mano
che non è la sua.
Io cerco mia madre.
e vorrebbero portarmi via
dalle mie ragnatele  dal buio
dove cammino sonnambula
sveglia. Ah, lasciate che ancòra
non salpi,  lasciate qui l’àncora
dei miei cinque anni.

             

Laura

Laura è il bosco e il colle
è Il vento corrucciato di maestro
che galoppa con tori di nuvole
è Il tuono tempestoso
la voce cupa della notte
Laura corre sopra la mia testa
parla della sua figlia folle
persa tra i canali di Amsterdam
io la guardo con le mie mosche tra le ciglia
e ascolto in silenzio la sua ira
Laura che non si placa
nemmeno dentro il buio

Come un passero dalle remiganti tagliate.

                          

Famiglie

Dall’alto mia madre gestisce le maree,
è madreluna, madre che io non sono stata,
io che m’ingravido di nuvole
e mi rovescio sopra il mondo

mi disfaccio in pioggia in pianto
sono fiume senz’alveo
che s’infogna si perde trascina con sé
memorie intatte, e il tempo ch’è franato.

Indisturbata, quasi dea, da trent’anni
mia figlia sta sopra la credenza
mi guarda assente imperturbabile,
marmellata di fragole e lamponi.

                    

Blumy nasce in un’isola antichissima del mar Tirreno, dove Arabi, Fenici, Cartaginesi, Spagnoli hanno lasciato qualcosa di sè. Ichnusa è l’orma di Dio su quell’isola e lei crede all’orma, crede al sandalo e non crede al Dio.
Scrive i suoi vuoti, le sue domande senza risposta, le sue perdite, le sue sconfitte, la sua solitudine e i sogni andati a morire altrove.

I suoi blog: Lettere senza destinatario   e Visioni

             

              

              

                     

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18 Risposte to “Blumy”

  1. marinaraccanelli Says:

    Leggo da tempo la poesia di Blumy, tanto da riconoscerla come una voce familiare, una di quelle che mi hanno fatto amare la poesia – al di là dei grandi nomi irragiungibili – come una forma espressiva ineludibile, da parte di chi si sente spinto ad adottarla.
    Ho tentato varie volte di definire la voce poetica di Blumy, senza peraltro riuscirci.
    Ora leggo questa presentazione di Narda, e la trovo talmente lucida, incisiva e allo stesso tempo partecipata con intensità emotiva, da poterla condividere punto per punto.
    Un complimento forte a tutte e due da parte mia
    marina

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  2. marinaraccanelli Says:

    Reblogged this on mioblogdeiblog.

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  3. Blumy Says:

    Grazie, Narda, della tua lettura precisa e della capacità di leggere le parole anche oltre l’apparenza. Mi hai commosso.

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  4. Blumy Says:

    grazie, Marina. tu mi sei amica da molti anni e , anche se , ultimamente, ci ‘sentiamo’ poco, c’è un filo sottile tra di noi, quello della compartecipazione e della comprensione della poesia che altro non è che un modo ‘diverso’ di raccontarci.

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  5. zinetti Says:

    Un’intelligenza dei sentimenti, come rileva Narda nella sua introduzione. è poesia sottile, una lama dolce che affonda nel quotidiano e nelle favole. Belle belle.
    Liliana

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  6. Blumy Says:

    grazie, lil, d’essere entrata in questo giardino a prendere il tè con noi (se c’è riferimento alla bella Poesia di Livia ‘Chandra’ Candiani, è stato assolutamente involontario; anche se … )

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  7. baci Says:

    poesie splendide Blumy, lo sai quanto mi sono sempre piaciute le tue, quanto mi commuovono, sanno commuoverci tutti. Ma la poesia non deve solo commuoverci ma penetrare dentro chi legge allo stesso modo di chi,possedendola, la scrive, la trasmette. Questo immenso dolore struggente di Blumy è espresso con stile trattenuto e sommesso, privo di enfasi, ricco di quella sapienza di chi lavora assiduamente e infaticabilmente sui propri versi.
    Un abbraccio a te, cara, e un altro a Narda che sa commentare al meglio tutto quanto riguarda la poesia ( e altro).
    lucetta

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  8. domenica luise Says:

    Condivido in pieno la bella introduzione di Narda Fattori: non è una poesia ingenua, c’è ben altro sotto, che comunque emerge e riemerge ed emerge ancora fino a che il dolore della vita svuota talmente quella bambina dalle piccole braccia tonde, da renderla simile alla nuvola dei sogni iniziali, nuovamente nuvola trasvolante, senza catene a trattenerla né legami, che sono tutti caduti ad uno ad uno. È l’esperienza umana personale nella storia universale di tutti gli esseri umani, si cresce così, insieme e da soli contemporaneamente, a qualcuno viene dato il dono della poesia per potere esprimere l’esprimibile, il resto rimane segreto, immaginato e messo in comune dalle parole-simboli.

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  9. Sara Ferraglia Says:

    “L’isola” di Blumy, fin dalla lettura dei soli titoli, si dischiude come un bocciòlo: polvere e vento, stelle e luna, erosioni, nuvole e nidi sono il cuore pulsante suo e della sua terra.
    Dall’isola , tutti gli elementi si espandono amplificandosi e allora nasce il canto di Blumy e si fa grandioso quando si apre in certe immagini : “Dall’alto mia madre gestisce le maree,è madreluna,”
    Una poetessa che amo.

    Sara

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  10. Abele Longo Says:

    un incanto.

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  11. cristina bove Says:

    grazie a Blumy per aver arricchito dei suoi versi questo giardino
    e a Narda per come sa evidenziare l’anima della poesia

    cb

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  12. Blumy Says:

    grazie a Lucetta che è sempre troppo generosa nella lettura e nel giudizio della mia poesia , su cui non lavoro affatto (magari lo facessi !) ma che nasce da una gestazione brevissima e che mi lascia spessissimo scontenta.

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  13. Blumy Says:

    e grazie a Domenica Louise con cui, probabilmente, ci siamo ‘incontrate’ su facebook, attenta e generosa lettrice.

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  14. Blumy Says:

    Mi fa sempre piacere riincontrare Sara, con la quale abbiamo condiviso l’esperienza di Viadellebelledonne; Sara che ha una poesia da cui traspare il grande cuore e la fragilità che la contraddistingue.

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  15. Blumy Says:

    grazie ad Abele, in una parola, riassume tutto. (ma, anche lei, non sarà troppo buona? )

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  16. Blumy Says:

    e, naturalmente, un ringraziamento particolare a Cristina, che mi ha accolto nel suo bel giardino …

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  17. Blumy Says:

    mammamia, che bello ritrovarvi ! 😀

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