Enrico Marià

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Incontrare le parole di Enrico Marià è trovare conferma che la bellezza non si crea, la bellezza esiste, aspetta solo d’essere rivelata. La bellezza esiste per chi sa trovarla per sé o ne è investito, anche per gli altri se ad acciuffarla è un artista o un poeta. In questo caso la capacità di Enrico Marià è qualcosa di sorprendente nell’idea meno abusata e logora del termine, se, l’indissolubile separazione tra l’esito evocato nel testo e la definizione dell’atto che l’ha generato, non frappone nel divario nulla di simile a un’intenzionalità stilistica capace di schermirsi, piuttosto intraprende un’adesione al vero che adopera il linguaggio in modo sincero, diretto, onesto. C’è un sentore di forte pulizia immaginale percorrendo i suoi versi che sembra congelare le ambientazioni alla luce di una potente proiezione razionale, abile a sezionare anche (paradossalmente) ogni più piccolo cono d’ombra. Una specie di volontà kamikaze capace di puntare/allargare un faro indagatore ed essere/divenire allo stesso tempo carta assorbente per una materia che così scioglie i suoi grumi più duri, in una liquidità d’emozione cruenta e travolgente, come la verità, la poesia.

(Doris Emilia Bragagnini)

 

Cosa Resta. Enrico Marià.

“… una poesia che raggiunge alti risultati trovando un equilibrio precario e rischiosissimo tra giornalistica registrazione di fatti ed estrema compressione dei versi, con frequenti faglie e salti di isotopia.” (dalla prefazione di Mauro Ferrari)

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***

.

Pagato l’euro
danno sapone
un asciugamano
e quindici minuti
d’acqua calda.
Il tizio vicino a me piange;
questa la nostra parte nel mondo
in fila ai bagni pubblici,
prede che aspettano
di sporcare
col sangue la vita.

.
*

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La tomba di Claudio
è lapide nel fango.
In tasca la sua ipodermica –
per farmi non uso altro;
uccidere la morte
penso questo su ogni buco.
In riformatorio a mio padre
sfondarono i denti
perché non mordesse
mentre succhiava;
con me ha fatto lo stesso,
sussurro soffocato
che non arriva a parola
solo nell’eroina
non tremo
davanti alla vita.

.
*

.
Se quando esci sei solo
torni a rubare;
corpi annichiliti
sordi a ogni cosa
ti scarcerano a mezzanotte.
Alle pensiline di Marassi
Stefano senza denti
si mastica le gengive;
il desiderio è essere
dimenticati dal mondo,
infiniti nessuno
per sempre cadere
niente nel nulla.

.
*

.
Cristina vende i capelli
e il suo latte materno,
da cena ci spartiamo
una latta dei cani;
intuire la verità
è peggio che saperla,
amore della morte madre
ti prego stringimi
facendo di me l’istante
di un tuo bianco frammento.

.
*

.
Tra le braccia del vento
noi polvere alzata
di corpi caduti;
vita agli occhi invalicabile
della morte l’infinita fame.

.
*

.
Le madri, pancia,
tette distrutte,
scarafaggi in dispensa.
Gli occhi non hanno
che il filtro delle palpebre;
davanti alla violenza
esserne testimoni
esserne carne, memoria.
Il corpo modellato dai tagli
è ricerca di un posto
è l’odio per se stessi
l’affondare per riemergere;
mare che precipita
noi la vita dei morti
la morte dei vivi.

.
*

.
Fuori dal San Martino
dimesso da un’overdose
mia sorella mi abbraccia,
mi stringe a sé
tentando di tenermi insieme
come quando si cerca
di trattenere l’acqua
con le mani a scodella.

.
*

.

Enrico Marià è nato nel 1977 a Novi Ligure (AL), dove risiede.
È redattore di Puntoacapo Editrice, dove figura nello staff di CollezioneLetteraria. Ha pubblicato le raccolte: Enrico Marià (Annexia 2004); Rivendicando disperatamente la vita (Annexia 2006); Precipita con me (Editrice Zona 2007); Fino a qui (Puntoacapo Editrice 2010, II ristampa); Cosa resta (Puntoacapo Editrice 2015). Presente in numerose antologie tra cui Genovainedita (Galata 2007); Dolce Natura, almeno tu non menti (Editrice Zona 2009); La giusta collera (Edizioni CFR 2011); Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (Puntoacapo Editrice 2012); Poeti di Corrente (Le Voci della Luna 2013); Cronache da Rapa Nui (Edizioni CFR 2013; Poesia in provincia di Alessandria (Puntoacapo Editrice 2014); Bukowski. Inediti di ordinaria follia (Giovane Holden Edizioni 2014); Ad limina mentis (deComporre Edizioni 2014). Nel 2013 è stato inserito da Pordenonelegge nel censimento della giovane poesia italiana dai 20 ai 40 anni. Nel 2012 ha partecipato all’e-book scaricabile gratuitamente La droga: un’ispirazione? O l’ispirazione: una droga?. Suoi testi compaiono su riviste e nel web. Collabora con il blog “Corrente Improvvisa”.

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2 Risposte to “Enrico Marià”

  1. Antonino Caponnetto Says:

    Poesia che è coraggio di guardare in faccia l’umana sofferenza, di viverla dentro di sé, poesia vera e senza orpelli, che sempre, nel tenersi accostata alla morte, ne denuncia implicitamente i fautori. Poesia come difesa estrema della vita.

    Liked by 3 people

  2. Marco G. Maggi Says:

    Qui la poesia si trasforma nell’unico rimedio ad una sofferenza inestinguibile, che insegue il lettore dentro i confini di un viaggio allucinato, diventandone il timbro, il visto d’uscita, sopra il passaporto.
    Marià esplicita il passaggio attraverso il guado tra la vita e la morte e proprio per questo la sua poesia è un inno alla vita: testimonianza dura e cruda, della volontà umana di superare ed andare oltre se stessi,con coraggio ed umiltà, nonostante.

    Liked by 2 people

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