Maurizio Manzo

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“ Rizomi e altre gramigne” di Maurizio Manzo

Maurizio Manzo ci ha fatto conoscere opere di buon livello, aspre, a volte fiere e feroci, non risparmiandosi e non risparmiandoci.
Il materiale visionario che ha sempre usato è di quello umile, quasi di scarto a dimostrazione che anche i rifiuti sanno lunghe storie di noi, le conoscono a menadito, se si ritraggono è per pena, oggi fa moda dire misericordia. Non è attaccato alle sue poesie, le trovo di frequente qua e là, dunque vuole comunicare, gli urge dentro un male che condividiamo in tanti e il suo dettato, di facile comprensione, senza astruserie, sembra sottolineare che è uscito dalla fase autarchica per affermare le sue verità.
Il poeta ha ritenuto di dover far precedere il libro da una veloce spiegazione di cosa sia il rizoma ( contenitore di succhi, riserva), quanto alla gramigna sappiamo quanto sia infestante ma anche quanto sia resistente, di come ampli il territorio impedendo ad altre erbe di convivere con lei. La battaglia tessuta con l’endecasillabo prepara il lettore ad una poesia antilirica. L’endecasillabo è il signore dei versi, il più musicale e s’appiccica a chi lo frequenta (e chi ha compiuto un corso di studio normale ne è venuto abbondantemente a contatto) e toglierselo dalla mente e dal proprio ritmo è un processo lungo e faticoso.
Ne parlo per esperienza diretta : all’inizio l’ho dovuto frammentare che è l’esatto contrario di quello che fa Manzo che lo raddoppia stirandolo fino al margine della riga. Ne nasce una poesia quasi prosastica che tuttavia non perde la facoltà ritmica e la seduzione semantica.
Il libro “Rizomi e gramigne”, come altri del poeta affondano in esperienze dolenti e, credo sentendosi più al sicuro dietro questo verso, lascia andare un io che paga e ha pagato il male che l’uomo incontra nel suoi tragitti esistenziali, quindi a volte palesemente si confessa, altre si rivolge al tu, altre ancora al mondo. Proviamo a leggere una poesia intera e lo stralcio di un’altra:

OSSA
Si prosegue a salti fugacemente, anche ascoltare richiede sforzi immani
si parla solamente a e per sé stessi, tu ascoltavi il suono del mio cammino
stonato e fatto di sincopi stolte, quando si avvicina la vita è tardi
l’ora di piegare i panni e cambiarli, ma manca al solito l’armadio giusto
e gli scheletri hanno l’osteoporosi, buttare cose frantumate è semplice

……………………………………………………………………………………..
poi ci sono i Tg gli urli veri, ma il dolore non si somma s’accoda.

Trovo che questi versi siano onesti, veri, che non celino la loro potenza, che esplicitino una realtà personale e sociale a ciglia asciutte, col dolore che grava ovunque e che l’uomo non sempre è in grado di sopportare.
Ma tutto l’e-book vibra di questa malinconia ritrosa, a volte impacciata, che procede oscurandosi e mutando impercettibilmente in angoscia.

CALCO
Appena in tempo smetti di sperare, ricalcare quello già disegnato
essere inseguiti pensi sia bello, non tutti però vogliono abbracciarti
la strada non è stabile sui piedi, a rotolare la vita inizia presto
le vertigini spargono colori, gli occhi sporgono di meraviglia
si calcola il mormorio la durata, tra urlo e sorriso un calco su ciniglia.

Credo che questi versi, così amari e così belli si porgano come una lucida testimonianza del percorso compiuto da Manzo: l’uomo c’è, impercettibilmente dura e si stringe gli attimi del sollievo per sopportare quelli della sofferenza. Dice di sé, Maurizio, dice di noi, senza alcuna presunzione di additare, di colpevolizzare: dalla stessa terra un’umanità varia si esprime in molti modi, c’è anche chi non riesce neppure a fare questo.

Narda Fattori

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2 Risposte to “Maurizio Manzo”

  1. maurizio manzo Says:

    L’ha ribloggato su ilcollomozzoe ha commentato:

    stonato e fatto di sincopi stolte, quando si avvicina la vita è tardi
    l’ora di piegare i panni e cambiarli, ma manca al solito l’armadio giusto
    e gli scheletri hanno l’osteoporosi, buttare cose frantumate è semplice

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  2. mauro pierno Says:

    L’ha ribloggato su RIDONDANZE.

    Mi piace

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